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Racer Café: intervista a Dado Neri
Racer Café: intervista a Dado Neri
di [user #116] - pubblicato il

Quando si sente parlare di dischi realizzati in collaborazione tra due o più grandi chitarristi, viene subito da pensare che il bassista venga emarginato in un angolino e gli si tiri qualche nocciolina di tanto in tanto. Per Racer Café non è assolutamente andata così! Dado Neri ha saputo cogliere l'essenza del progetto e destreggiarsi con maestria tra le acrobazie di Giacomo Castellano e Gianni Rojatti sfoderando al momento opportuno delle vere e proprie chicche.
Quando si sente parlare di dischi realizzati in collaborazione tra due o più grandi chitarristi, viene subito da pensare che il bassista venga emarginato in un angolino e gli si tiri qualche nocciolina di tanto in tanto. Per Racer Café non è assolutamente andata così! Dado Neri ha saputo cogliere l'essenza del progetto e destreggiarsi con maestria tra le acrobazie di Giacomo Castellano e Gianni Rojatti sfoderando al momento opportuno delle vere e proprie chicche.

Partiamo con una domanda dispettosa. Scommetto che a uno come te, che ascolta Primus, Public Enemy, Beastie Boy e poi Trip Hop di Massive Attack, Bjork, Chemical Brothers e Prodigy, quando hanno detto che avrebbe dovuto fare il disco di due chitarristi smanettoni, che si sarebbero spellati a suon di assolo di chitarra, ha pensato: "Oddio, suonerò ottavi per ore...che palle!" Come è andata invece?
In realtà conoscendo già Giacomo e avendo ascoltato i lavori di Gianni ho pensato: Yeah! Finalmente un disco dove non ci saranno da fare solo gli ottavi! A dirti la verità l'altra cosa che ho pensato è stata: ok, vediamo di essere tecnicamente in forma per suonare in maniera più disinvolta anche i passaggi più difficili. Così ho raddoppiato la mie routine giornaliera di studio. Quando infine mi sono arrivati i pezzi da registrare, ho ringraziato soprattutto il mio secondo pensiero.

Come sei finito nei "Racer Café"?
Tutto merito (o colpa) di Giacomo! Con lui avevo già lavorato da tanti anni e avevo già registrato il suo primo disco solista. Quando ha deciso di fare un disco con i Dolcetti, mi ha chiesto se ne avessi voluto far parte. Ovviamente neanche il tempo di finire la frase che gli avevo già detto di sì!

Racer Café: intervista a Dado Neri
Foto Giacomo Castellano

Racer Café è un disco dove finalmente il basso si sente bello forte. Sostiene e talvolta doppia le chitarre con una voce potente e distinta. Prima di tutto raccontaci che strumentazione hai usato e come hai fatto le riprese del basso.
Per fare un disco dove ci voleva molta personalità, ho scelto il basso con il suono più personale del mondo: il MusicMan StingRay! Ho suonato tutto su un 4 corde, usando diverse accordature visto le parti dei pezzi che toccavano anche il C# basso. Tutto pur di mantenere quel sound che oltretutto si sposa benissimo con la batteria di Erik e le chitarre dei Gianni e Giacomo a mio avviso.
Per le riprese ho usato una miscela tra il suono diretto nel preamp valvolare dell'Ampeg (svpcl) e una ripresa microfonica della testata Ampeg Svt Av con le casse Dragoon Massive. Le registrazioni sono state fatte in parte nel mio home studio e in parte in quello di Giacomo.

Ci daresti qualche dritta per aiutarci a fare uscire il suono di basso anche quando i chitarristi tra drop D, 7 e 8 corde si spingono su registri che sarebbero i tuoi?
Si tratta di perdere un po' di tempo tra equalizzazioni e modo di suonare. Il suono del basso reagisce in maniera totalmente diversa a seconda di quanto spingi le corde, di quale tecnica usi, di quale plettro usi e addirittura di quale corda usi. Quello che ho fatto, è stato cercare di fare uscire il mio suono suonando in maniera diversa parti diverse. In alcune parti ho spinto molto sulle corde, quasi a farle "sferragliare" così da uscire nonostante le parti doppiate di chitarra, in altre ho usato più delicatezza nel tocco per avere magari più basse, visto che gli arrangiamenti me lo permettavano. In altre ancora mi sono servito del tapping per far uscire l'attacco tipico di quella tecnica.

E poi, un buon fonico aiuta moltissimo nel gran finale (il mix e il mastering) per permettere di far sentire tutte queste sfaccettature. Per questo devo ringraziare la pazienza di Giacomo al mix e Tommy Bianchi al mastering.

In una tua recente intervista su Accordo, ti descrivevi come un bassista molto legato al crossover, genere che ti permette di esprimere tutte le tue influenze dove sicuramente hanno un ruolo prevalente quelle degli anni '90. Nei Racer Café infatti sembri perfettamente a tuo agio: scorrazzi tra metal estremo, alternative, progressive e addirittura direi quasi funk/reggae in certi portamenti ...
Beh appena sentito "Sagatava" ho chiamato Gianni e gli ho chiesto: posso fare degli accenni di reggae sulle strofe? Gianni mi ha risposto: figata! Fai tutto quello che vuoi!
Ovviamente dopo aver visto uno spirito collaborativo così alto e pieno di fiducia ho cercato di dare il 100% di creatività dove non ci fossero già degli obbligati da seguire e con continui confronti con Gianni e Giacomo per le parti definitive. E' decisamente venuto fuori un disco con delle parti di basso molto eclettiche.

Racer Café: intervista a Dado Neri
Foto Giacomo Castellano

Come hai lavorato con Gianni e Giacomo per coordinarti su parti, arrangiamenti e suoni?
Come già accennato nelle altre domande, è stato un continuo confronto su qualsiasi parte. Cartelle dropbox aperte, chat continue, telefonate notturne... Tutte le parti, arrangiamenti e suoni dovevano convincere sempre tutti.
Un'esperienza del genere, oltre a essere stupenda da un punto di vista emotivo, è anche molto utile e stimolante per migliorare come musicista. Devo dire che si è creata una vera e propria band da subito e questo ha creato un clima perfetto per registrare il disco.

E’ persino troppo facile chiedere a un bassista chi sono i suoi riferimenti in ambito fusion, jazz, funk. Invece si fa più fatica a individuare dei grandi bassisti in un ambito più rock duro.  Chi sono invece per te i riferimenti bassistici in questo genere?
Ce ne sono talmente tanti! Te ne accenno qualcuno: Tony Levin, John Paul Jones, Les Claypol, Mike Dirnt, Sting, Lemmy, Krist Novoselic, John Entwistle, Jeff Ament, SImon Gallup, Jack Bruce, Flea, Duff Mckagan, Jason Newsted, Adam Clayton, Cliff Williams, Darryl Jones, Doug Wimbish, Chris Squire, Paul Mccartney, Geddy Lee, Billy Sheehan, Geezer Butler, Stuart Hamm, Dave LaRue, John Deacon, Roger Glover, Bill Gould, Rex Brown, Tom Hamilton, Michael Anthony... devo continuare?

Nelle prime presentazioni e recensioni che si leggono del progetto Racer Café, si attribuisce gran parte dell’originalità di questo progetto alla sezione ritmica: tu ed Erik Tulissio; accompagnate due metallari ma senza suonare mai come una vera e propria sezione ritmica metal.
Sono molto lusingato di questa affermazione e devo dare una gran parte del merito proprio a Erik! Le batterie sono originalissime, il modo in cui Erik ha approcciato i pezzi mi ha fatto subito capire che è un musicista a 360° e tutto quello che ho fatto è stato assecondare il suo spirito eclettico cercando di creare una ritmica solida, ma mai scontata.

Raccontaci il portamento, il passaggio, l’arrangiamento o il semplice dettaglio che ti hanno impegnato di più, di cui sei più orgoglioso e che vuoi evidenziare
.
La pura verità? Sono orgoglioso di tutte le parti del disco, dall'inizio alla fine. Tutti i passaggi mi hanno impegnato moltissimo perché ci ho messo tutto me stesso nel modo di suonare. No fakes, 100% real.

E invece il tuo assolo preferito di Giacomo e quello di Gianni?
Senza dubbio il capolavoro che hanno creato sul finale di "The Core"! Prima parte Giacomo con un solo incrediblie da quanto è melodico, ma molto Rock al tempo stesso e poi arriva Gianni e sembra che siano arrivati gli alieni a completare l'opera!
E' veramente una favola quando ti trovi a creare una band con i tuoi musicisti preferiti! \m/

Racer Café: intervista a Dado Neri

Tutte le foto sono di Lorenzo Desiati Photographer
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