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Bo Diddley G6138: la Gretsch che ha ribaltato le regole
Bo Diddley G6138: la Gretsch che ha ribaltato le regole
di [user #116] - pubblicato il

Niente buche a effe o curve abbondanti in cui imbrigliare le vibrazioni: la semiacustica di Bo Diddley ha riscritto tutte le regole della liuteria elettrica.
La forma di una chitarra è alla base del suo suono. Che sia la superficie vibrante di un top in un’elettrica o il volume d’aria spostato nella cassa di una archtop, tutto contribuisce a costruirne il timbro e le sfumature. Tuttavia, non è detto che le forme convenzionali siano le migliori. Almeno, è quello che deve aver pensato Bo Diddley quando ha legato per sempre la sua immagine a un preciso strumento: la spartana, squadrata, inimitabile Gretsch G6138.

Ellas Bates McDaniel, in arte Bo Diddley, è considerato uno tra i maggiori responsabili dell’evoluzione del blues in quello che sarebbe poi divenuto il rock n roll. Caratterizzato da uno stile unico al punto di guadagnarsi un nome tutto suo (la pulsazione ritmica del Bo Diddley beat è ancora oggi alle basi del genere), ha affiancato al suo linguaggio altamente riconoscibile una lunga serie di strumenti altrettanto peculiari. 

Le particolarità delle sue chitarre sono legate a doppio filo con lo stesso personaggio di Bo Diddley e persino il suo nome potrebbe aver trovato origine da quelle curiose sei-corde che lo accompagnavano sul palco.

Bo Diddley G6138: la Gretsch che ha ribaltato le regole

Le parole “Bo Diddley” derivano secondo alcuni da un nomignolo datogli dai colleghi, inizialmente con un fondo volgare, traendo spunto da un’espressione in slang che si traduce con “un bel niente”. Secondo altri, Bo Diddley  era il soprannome che si era guadagnato da ragazzo, quando praticava la boxe. Secondo altri ancora, e l’ipotesi sembra quella più accreditata, il nome deriverebbe dal diddley bow, uno strumento rudimentale a corda singola della tradizione nera, di cui la cigar box è diretta discendente.
Bo era appassionato di cigar box, ne aveva costruite diverse e, dilettandosi in esperimenti di liuteria anche più complessi, aveva esteso quello shape rettangolare anche al mondo della chitarra a sei corde. Quando, dopo aver suonato con soddisfazione una Gretsch, si rivolse in prima persona all’azienda per realizzare insieme uno strumento su sue precise specifiche, la forma della cassa era già scritta.
Diddley riuscì a convincere Gretsch - famosa per le sue archtop dalle forme voluttuose e per le solid body sinuose e agili - a costruire una chitarra rettangolare, esattamente come le cigar box e le chitarre che si era costruito fino ad allora con le proprie mani. Il laboratorio ne realizzò una e costruì poi sempre per lui due Jupiter Thunderbirds, di cui pare sia tuttora in possesso di Billy Gibbons, ma l’immagine di Bo era ormai legata a quella squadrata sei-corde tanto essenziale eppure tanto innovativa.
L’esperimento potrebbe apparire davvero fuori di testa, ma ai capi Gretsch piacque e ci volle poco perché la sua chitarra rettangolare diventasse un vero classico.



Per lungo tempo la Gretsch squadrata di Bo Diddley rimase un’esclusiva per l’artista, ma non mancarono le repliche e le versioni alternative che finirono inevitabilmente col diventare un modello di serie nel corso dei decenni.
Nel progetto originale, la chitarra aveva un fondo in mogano e un top in acero laminato per una cassa cava all’interno dallo spessore di soli due pollici. Bo volle montare a bordo due pickup DeArmond, tra i suoi preferiti, e scelse l’hardware Gretsch standard per l’epoca: un ponte fisso Syncro-Sonic con relativo tailpiece in metallo.

La chitarra, in finitura Firebird Red, fu la prima di una piccola serie di veri gioielli portati sui palchi di tutto il mondo e capaci di incidere note indimenticabili. In alcuni casi, sono apparsi in foto storiche come l’esemplare costruitogli nel 1977, con tre pickup FilterTron e Bigsby.

Bo Diddley G6138: la Gretsch che ha ribaltato le regole

Bisogna attendere il 2000 perché entri in catalogo su vasta scala la G6138, replica tutt’ora in produzione della chitarra costruita per Bo nel 1958.
Con una scala da 25,5 pollici, la G6138 sfoggia un manico in acero e una tastiera in ebano abbinati a un body storicamente corretto su cui siedono due pickup High Sensitive Filter’Tron. Il ponte Adjusto-Matic, preciso e stabile, poggia su una base in palissandro ed è abbinato a un tailpiece in metallo con G incisa.

Non sono mancate nel tempo versioni alternative per il grande pubblico, come l’edizione Electromatic, con ponte fisso in un unico pezzo manico avvitato e una cifra sul cartellino più accessibile.
Vera fusione tra una chitarra elettrica e una cigar box, il catalogo Gretsch ha annoverato anche la Mini Diddley, reinterpretazione con scala da 21,4 pollici e un solo pickup al ponte.

Bo Diddley G6138: la Gretsch che ha ribaltato le regole

Per gli appassionati di chitarre Gretsch, la Bo Diddley è divenuta una vera icona che ha stimolato in più occasioni la fantasia dei masterbuilder di casa fino a sfociare nell’edizione Roundup, in cui una fascia in cuoio cinge un body in pino lasciato nudo. Tornano i pickup DeArmond e si fa rivedere anche il ponte Syncro-Sonic, stavolta accompagnato da una vistosa borchia da cowboy in cima al tailpiece.

Bo Diddley G6138: la Gretsch che ha ribaltato le regole

Sicuramente atipica, indiscutibilmente riconoscibile alla prima occhiata, la Gretsch di Bo Diddley è riuscita a rompere ogni regola di stile, ergonomia e acustica legata al mondo della liuteria elettrica e delle chitarre semihollow in generale, entrando di diritto nell’olimpo del blues e del rock n roll accanto a modelli che non hanno bisogno di presentazioni.
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Commenti
di Sykk [user #21196] - commento del 01/08/2018 ore 12:44:21
La forma di una chitarra è alla base del suo suono... acustico!
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di Pietro Paolo Falco [user #17844] - commento del 01/08/2018 ore 13:12:0
Vero, ma la cosa si estende anche alle semiacustiche e, in parte minore, alle chitarre semihollow come quella in oggetto.
Ci sono persino degli studi interessanti che legano la resa sonora e il sustain di un'elettrica solid body alla superficie del top (una tesi di Dean Zelinsky secondo cui non sarebbe lo spessore del body a dare "peso" al suono, ma l'estensione del top).
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di TidalRace [user #16055] - commento del 05/08/2018 ore 17:32:08
Questa frase di Zelinsky coincide con le prove che fece mio padre negli anni '80, secondo lui un corpo piccolo e soprattutto corto aveva una minore resa di suono elettrico sulle basse frequenze.
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di fraz666 [user #43257] - commento del 08/08/2018 ore 11:59:48
orribile ma fighissima
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