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Intervista a Riccardo Bemporad, liutaio e investigatore suo malgrado
Intervista a Riccardo Bemporad, liutaio e investigatore suo malgrado
di [user #9] - pubblicato il

Riccardo Bemporad, protagonista di due romanzi gialli scritti da Alberto Biraghi, è un ex poliziotto che ha cambiato vita. Oggi fa il liutaio e lo fa talmente bene da trovarsi tra le mani chitarre da sogno. Grazie a una fortunata coincidenza astrale siamo riusciti a metterci in contatto con lui per un'intervista in cui si parla di chitarre, auto, pistole e omicidi.

Intervista a Riccardo Bemporad, liutaio e investigatore suo malgrado

Riccardo, sei diventato famoso.
Mio malgrado. Questa idea di Biraghi di mettersi a scrivere libri gialli mi ha costretto a uscire dal mio mondo tranquillo e mi ha messo in piazza. Stavo meglio prima, spero che passi presto. 

Non credo, pare che sia in lavorazione la terza storia.
Lo so e non riesco a considerarla una buona notizia. Spero che lo sia per tutti i lettori di Accordo che hanno acquistato i primi due romanzi, ma io sinceramente starei meglio tra i miei attrezzi e le mie chitarre.

Parliamo di te. Urbinate, figlio di falegname, prima poliziotto a Roma, poi liutaio a Milano. Una vita complicata...
Complicata o no è la mia vita. Ho cominciato da poliziotto, poi a causa degli eventi che ho raccontato alla mia compagna Noomi Crespi nel secondo romanzo ("Fuoco e fiamme") ho deciso di dare una sterzata. Ho sempre amato la chitarra, l'ho suonata e l'ho riparata, poi da mio padre ho ricevuto l'amore per la falegnameria. Dedicarsi alla liuteria è stata una scelta quasi naturale.

Che liutaio sei?
Forse dovresti chiederlo ai miei clienti. Comunque nel libro si capisce, per fortuna l'autore non ha risparmiato le pagine in cui si parla di chitarre. Sono intransigente, a volte troppo, me ne rendo conto. Quando mi si chiedono lavori su cui non concordo, magari perché li considero inutili o dannosi per lo strumento, rifiuto di accettarli. Cerco anche di spiegare ai miei clienti che tante cose possono farle da soli, inutile portare a me una Les Paul per regolare il tendimanico, penso che un chitarrista dovrebbe essere capace di intervenire in autonomia. Lo dicevo recentemente al ragazzo che nel romanzo "Fuoco e fiamme" mi ha portato una magnifica Les Paul Guitar Trader dei primi anni Ottanta.

E i tuoi clienti cosa pensano di questo approccio?
La gran parte mi segue, in effetti la mia clientela cresce, passano di qua anche tanti nomi celebri e spesso sono costretto a rimandare qualche lavoro o a dare tempi lunghi, d'altra parte sono solo in laboratorio e già lavoro ben oltre il ragionevole. Comunque tratto tutti allo stesso modo, se arrivasse Bruce Springsteen per farsi cambiare le corde gli direi che deve imparare a farlo da solo. E sono certo che lui capirebbe. 

Hai uno specifico settore in cui sei specializzato?
Come sosteneva il mio maestro, Roberto Pistolesi, credo che un liutaio debba saper fare di tutto. Ovviamente ci sono lavori che mi vanno più a genio, in genere quelli sulle acustiche. Nel primo romanzo "Comfortably dumb" è raccontato il reset di una vecchia Marin 00-18 per il quale mi sono impegnato parecchio. Dove c'è da fare sul legno mi trovo più a mio agio che con fili e saldatore, ma anche su questo aspetto non mi tiro indietro e me la cavo bene. 

Quali sono le chitarre più importanti su cui hai messo le mani?
Ce ne sono parecchie. La Stratocaster blue sparkle anni Cinquanta di Christian Mastrangelo, quella che compare nel primo romanzo "Comfortably dumb", è sicuramente uno dei pezzi più rari su cui ho messo le mani, ma ce ne sono tante altre, acustiche ed elettriche. Ho messo le mani su Nocaster, D'Angelico, Martin pre-war, tante Gibson. Io le tratto tutte allo stesso modo, penso che la chitarrina coreana di un ragazzo alle prime armi meriti lo stesso rispetto di una Collings, quando ci metto le mani cerco sempre di sistemarla perché possa dare il meglio. Non hai idea di quanti smettono perché hanno una chitarra con l'action troppo alta e non riescono a suonarci. Insomma, Springsteen suona già e non smette di certo, un ragazzino che lascia la chitarra e va a fare altro è una perdita per tutti.

Ti è rimasta anche la passione per le armi però, parlaci della pistola che tieni in cassaforte. 
Non ho mai avuto particolare passione per le armi. Il fatto è che la Beretta in dotazione della polizia va bene se sei in divisa, ma è troppo ingombrante per stare sotto gli abiti borghesi. Quando sono diventato ispettore nel 1999 ho comprato una Glock 17, calibro 9 parabellum con canna da 114 millimetri, terza generazione del modello. Ha il fusto in polimeri, pesa meno di novecento grammi con il caricatore da diciassette colpi inserito e sembra un giocattolo rispetto alla Beretta. L'ho riesumata in un momento difficile dell'avventura raccontata in "Fuoco e fiamme" e sono contento di non averla dovuta usare contro qualcuno. È  già tornata in cassaforte e spero che ci resti a lungo, sempre che Biraghi non mi metta in qualche altra situazione scabrosa.

Suoni sempre? Cosa e con che chitarra?
Suono, ogni tanto, ma ho poco tempo. Quando mi capita di sistemare una chitarra particolare interesse dedico un po' più tempo del normale alla prova finale, soprattutto se è uno strumento nelle mie corde. La mia dotazione chitarristica comprende una Gibson J 45 del 1960 sunburst, una Telecaster del 1972 particolarmente ben riuscita e una Martin D-28 dei primi anni Settanta. Canta come una pre-War e penso sempre che meriterebbe ben altre mani a farla vibrare come si deve. Il mio repertorio varia: Springsteen, REM, Clash, Huey Lewis, Ramones. E poi parecchio country, mi piace il genere e mi piace l'amore del mondo country per le belle chitarre.

Che sensazione dà un mostro come la Mercedes del signor Colonna di Colleferro che ti ha prestato nel romanzo "Fuoco e fiamme"?
Hai detto bene: un mostro. Ma uno mostro docilissimo. Mi piacciono le auto e mi piace guidare, anche se guido poco e raramente in città, visto che a Milano si gira benissimo in bicicletta. La mia Subaru Forester ha vent'anni, la tengo in perfetta efficienza, ma esce talmente raramente dal box che devo tenere la batteria attaccata al mantenitore di carica altrimenti quando mi serve non parte. Invece salire sulla AMG GT  è un'esperienza unica. Sembra un'astronave, ha una potenza devastante, ma è anche docilissima. Sono vetture anacronistiche oggi, ma il vecchio Colonna ha una passione vera e per la sua generazione l'auto porta con sé valori ormai scomparsi. Lui può permettersela e fa bene a godersela. 

Progetti per il futuro?
Io vorrei continuare a fare il liutaio nel mio laboratorio di via Confalonieri a Milano. Ma devo sempre confrontarmi con la penna di Alberto Biraghi, il quale ha cominciato a scrivere il terzo episodio. Non ho idea di cosa abbia progettato per farmi perdere il sonno questa volta, come se non bastassero i due romanzi precedenti. Speriamo in bene, per ora so che c'è in ballo una Marti 00-45 prewar implicata in un traffico internazionale di diamanti, niente che possa farmi dormire sonni tranquilli insomma. Ho anche paura che Biraghi metterà in mezzo mia figlia Alessia, un angelo che amo, ma che mi dà il tormento. 

Allora grazie Riccardo, auguri per il tuo lavoro e soprattutto per le avventure poliziesche in cui ti trovi implicato tuo malgrado. Appena sentiamo Alberto Biraghi gli diremo di non farti penare troppo nel  prossimo romanzo. Però dopo che avrai incontrato questa 00-45 facci sapere come suona, mi raccomando.
Non mancherò. Un saluto a tutti.  

 
i gialli di accordo liutaio liuteria riccardo bemporad
Link utili
Romanzo 1 - Comfortably dumb
Romanzo 2 - Fuoco e fiamme
Romanzo 1 + Romanzo 2 autografati e con plettri Comfortably dumb omaggio
Roberto Pistolesi
La home page di Alberto Biraghi
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