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Che ci fa un session man con decine di chitarre da quattro soldi?
Che ci fa un session man con decine di chitarre da quattro soldi?
di [user #116] - pubblicato il

Non è un indovinello, ma una domanda spontanea quando si visita lo studio di Tom Strahle, che suona Squier e altre chitarre economiche su dischi che scalano le classifiche mondiali.
Si dice che un professionista, senza i suoi attrezzi, non è nulla. È altresì vero che un artista è in grado di trarre doti inaspettate da strumenti che l’uomo comune non reputerebbe all’altezza del lavoro. Questo vale di sicuro per Tom Strahle, chitarrista session man con esperienze in strumenti a corda di ogni genere, dal banjo all’ukulele fino al dulcumer.
Con all’attivo anche numerosi lavori nel campo dei videogame e delle colonne sonore cinematografiche, ha scritto musica per artisti in ogni parte del mondo, da Justin Bieber all’italiano Guè Pequeno (Ruggine E Ossa).

È proprio un brano di Bieber a dare il La per una riflessione inaspettata, smossa dallo youtuber Paul Davids.
Il chitarrista e content creator, già noto per l’attenta analisi sui trucchi di registrazione dei Red Hot Chili Peppers e per esperimenti audaci in cui ha messo a confronto strumenti di fascia diversissima con esiti inattesi, ha fatto visita al session man e compositore per conoscere meglio il lavoro “dietro le quinte”.



La canzone in questione è ETA. Una parte di chitarra bellissima, dolce, espressiva, armoniosa. Tutto molto bello finché si scopre che Tom l’ha registrata con una banale Squier Stratocaster usata, acquistata da Guitar Center per 99 dollari e con ancora le vecchie corde montate cinque anni prima.

La magia dello strumento, secondo Strahle, sta in un suono che lui definisce “funky”, un timbro scoppiettante e brillante che non ottiene dalla American Standard con pickup Noiseless che utilizza di solito.
Nel video, l’artista racconta come sia stata una visita presso uno studio di registrazione ad accendergli la curiosità verso gli strumenti economici, e come abbia scelto quella Strat tra le altre in negozio con un semplice test: eseguire un accordo di 9 con la tonica sulla quinta corda (il cosiddetto “accordo di James Brown”) e aguzzare l’orecchio per individuare se lo strumento reagisce nel modo giusto. Tanto è bastato per capire che il contenuto armonico dello strumento era esattamente quello di cui aveva bisogno per il brano.



Procedendo nella visione del video, si scopre che la Stratocaster da 99 dollari è solo la proverbiale punta dell’iceberg.
Paul Davids commenta “il bello delle chitarre economiche è che puoi comprarne tantissime”, e in effetti così è stato per Tom Strahle.
Ecco che spuntano chitarre di ogni genere, accordate nei modi più strani. Una con tutti Mi cantini, sei corde accordate in Re, una curiosa Squier Telecaster in accordatura standard ma con il Re sostituito da una corda più sottile accordata all’ottava superiore, sulla falsa riga di un ukulele con la quarta corda “rientrante”…
Tutto è all’insegna della sperimentazione assoluta, di quella in cui difficilmente ci si imbarcherebbe avendo tra le mani uno strumento più costoso. E invece qui il mezzo traghetta idee musicali, creatività e timbri che comunque portano con sé un fascino originale, di sicuro inaspettato e in grado di far riflettere qualsiasi fanatico dello strumento.
chitarre elettriche il suono musica e lavoro squier stratocaster
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