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Il twang del Quaio a Sanremo con Pelù
Il twang del Quaio a Sanremo con Pelù
di [user #116] - pubblicato il

Michele Quaini, il Quaio, è uno dei nostri eroi. Chitarrista sopraffino e da sempre attivissimo su queste pagine, ieri sera a Sanremo al fianco di Piero Pelù ha spettinato il pubblico dell’Ariston con una performance chitarristica sopraffina: suono, presenza e un twang sulle basse bello da piangere. Ci siamo fatti raccontare tutto. Persino del Kemper che mai avremmo pensato di vedergli alle spalle.

Quaio che voce! Sei stanco?
Guarda tra una cosa e l'altra abbiamo fatto le sette questa mattina. Siamo usciti dal dopo festival attorno alle due. Tra l'adrenalina del dopo esibizione che ti fa passare la voglia di metterti a letto, una focaccia, due birrette e quattro chiacchiere in un attimo si è fatto quell'ora. ...e poi c'era l'eccitazione del terzo posto. Ora, tra nemmeno un'oretta, saremo di nuovo in teatro a provare.



Dai raccontaci tutto: partiamo dalla Strumentazione...

Per una situazione come Sanremo sono stato praticamente simpaticamente costretto a utilizzare il Kemper. Sia chiaro, nessuno mi ha letteralmente obbligato a farlo, ma era davvero una scelta necessaria.

Da te che sei uno strenuo sostenitore della valvola però una spiegazione in più la vogliamo…
Partiamo dal presupposto che io sono stato coinvolto un po’ all’ultimo in questa situazione e da subito la produzione ha premuto perché utilizzassi il Kemper. Io ho cercato di dire la mia, proporre l’ampli ma ragionevolmente ho subito convenuto che il Kemper fosse la soluzione più idonea. Quando accompagni un artista in una situazione così devi pensare che sei l’ultima ruota dl carro: sali sul palco e hai otto secondi per essere operativo: se un tecnico mette male o dimentica il microfono, un pedalino non funziona… insomma non solo sono unicamente cazzi tuoi, ma rischi di far sì che l’artista che ti accompagna ne risenta. Con il Kemper arrivi, attacchi due cavi e tutto è a posto!
 
Tu lo conoscevi bene il Kemper?
No, e per come sono fatto non avrei mai accettato di salire su un palco del genere senza conoscerlo a menadito. Quindi, il giorno stesso che sono stato chiamato per suonare con Pelù sono andato in negozio e l’ho comperato!

Il twang del Quaio a Sanremo con Pelù

L’hai studiato molto?
Purtroppo non quanto avrei voluto. Ma la mia fortuna è che avevo già dei suoni pronti. 
Tempo addietro ho collaborato con Rigbusters per profilare dei miei suoni vintage. È stato provvidenziale ritrovarmeli pronti!

Che botta di…
Ma sì guarda! Mi sono ritrovato i profili dei miei ampli, fatti con le mie chitarre, le stesse che avrei usato. Tutto mi ha aiutato a sentire subito il mio suono realistico.

A proposito di chitarre, come le hai scelte?
In maniera molto naturale, provando. Piero Pelù è un rocker classico e proponendogli le Gibson ho subito fatto centro. Pelù è uno che sul palco ama respirare la storia e una Gibson mette subito in gioco sonorità iconiche che lui ama e riconosce.

Però, se si parla di rock allora ci si sarebbe aspettati più una Les Paul che una 335…
Invece l’idea di usare la 335 è arrivata proprio dal brano che aveva bisogno di una chitarra che fosse comunque potente, grossa ma che mi garantisse anche la possibilità di fare un suono molto twang. Nelle strofe di questo singolo come sentirai c’è un twang esasperato sulle basse. Inoltre, la Les Paul era già impegnata per il pezzo che suoneremo stasera, la cover…

Che sarà?
Figurati! Lo scoprirete stasera. Però posso dirti che ho la Les Paul accordata in C#... una pigna alla Foo Fighters! Comunque la 335 era perfetta.

Non hai pensato a Fender?
No, la Stratocaster avrebbe avuto troppa poca potenza e la Telecaster non abbastanza definizione.

Comunque il Kemper ti sta soddisfacendo?
Sì. Come sai, la figata è la possibilità di lavorare su dettagli e non smettere di metterci le mani. Facevamo prove a Roma e alla fine di ogni sessione intervenivo su dettagli minimi ma che alla lunga hanno fatto la differenza: alza di un dB un suono, abbassa di 2% il tremolo, dai il 3% di aria in più al reverbero…
Il Kemper è stato una bella sorpresa e ha dato la possibilità di gestire diversi volumi ma anche il morphing, che dà la possibilità di avere due suoni attaccati modificabili da gestire in tempo reale. Mi sono divertito e ho sfruttato al massimo queste potenzialità.

Il twang del Quaio a Sanremo con Pelù

Credi che un sistema del genere possa quindi finire per soppiantare una strumentazione tradizionale?
Non esattamente. Consiglierei anche ai ragazzi il Kemper di imparare a conoscere bene l'amplificatore tradizionale perché se non lo si sa usare si rischia la falla. Ci sono contesti in cui devi saper improvvisare, regolare tutto in pochi secondi e sapere come funziona davvero un amplificatore aiuta.
Bisogna riuscire a focalizzarsi e avere sempre una soluzione per far emergere la propria personalità. E non è una cosa che si impara in due ore con l’ampli accanto, ci vogliono anni di sperimentazione e conoscenza.

A proposito del palco di Sanremo. Con tutta la cura necessaria per un suono pronto all’uso, immagino sia necessario prestare molta attenzione anche a cosa si ha in spia…
Per ciò che riguarda Sanremo gli ascolti sono sempre quelli che sono, prove brevi senza tempo di fare i propri ascolti e quindi opto sempre per una soluzione basica: mi faccio mettere in cuffia il clic, la batteria, il basso e la voce perché preferisco un ascolto pulito e tecnico. In queste situazioni in cui ci sono molti microfoni diventa un rischio tenere tutto in cuffia, tra rientri e il volume acustico dell’orchestra. Molte cose cambiano, fai le prove a Roma, poi all'Ariston ma senza pubblico e con solo una parte dell'attrezzatura, quindi bisogna adattarsi.

Tra i suoni che hai messo a punto, cosa ti ha richiesto più tempo?
La produzione mi ha mandato le parti separate del disco e padroneggiarle è stato facile. Ma avere le parti separate ha aiutato anche a lavorare sui suoni, che mi hanno fatto davvero sudare.
In totale ho ricavato sette/otto suoni. C'è un delay sulla strofa che è un sidechain, quindi una pulsazione caratteristica. Inizialmente avevo provato con il Ring Modulator Moog ma, essendo analogico, crea sì quel movimento che vuoi, ma per farlo partire al momento giusto andrebbe sincronizzato con il computer quindi era complicato. Allora l'ho ricreato con un tremolo, ci ho messo un po' perché è un delay pitchato con ottava bassa e una alta e bisogna gestirlo bene nel mix.
Anche il twangone che domina le strofe è stata una bella ricerca perché volevo un suono “armeno”, una via di mezzo tra James Bond, Pulp Fiction e Danko. Sono contento del risultato.

Il twang del Quaio a Sanremo con Pelù

Parliamo di ansia da palco…
La preoccupazione più grande di salire sul palco dell'Ariston era che tutto funzionasse: chitarra accordata, Kemper pronto, hai solo dodici secondi per partire. Dopo l'agitazione iniziale ho provato solo adrenalina e divertimento. Piero ha fatto una bellissima performance, siamo arrivati secondi nella classifica della serata e terzi in quella generale, siamo felicissimi.

E il dopo festival?
Divertente anche il dopo festival perché siamo arrivati con Piero che voleva suonare una “The Passenger” che aveva proposto in passato per gli MTV Awards in un arrangiamento completamente diverso dall'originale. Poi arrivati lì Vittorio Cosma, direttore musicale del dopo festival, ha premuto per fare l'originale, completamente fuori programma. Mi sono trovato un combettino Fender di quelli di nuova generazione che aveva dentro delay che ho settato su uno slapback, reverbero che ho messo a zero e siamo partiti. Quindi appagante anche il dopo festival, Piero è davvero pieno di energia coinvolgente.
Quel palco è importante, quando lo calchi la prima volta capisci subito la sua importanza e la sua storia.

intervista michele quaini piero pelù sanremo
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