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L'etica e il valore dell'elettronica in un pedale
L'etica e il valore dell'elettronica in un pedale
di [user #17091] - pubblicato il

Qual è il vero costo di un pedale per chitarra? Il clone di un circuito famoso dovrebbe davvero costare pochi euro per la manciata di componenti che contiene? E, soprattutto, se il boutique costa tanto, come fanno i grandi produttori a offrire alternative valide a prezzi stracciati?
L'interessante articolo di RozzoAristocratico sul Wampler Tumnus fornisce un ottimo spunto di riflessione sul mercato dell'elettronica legato alle sei corde. Leggendo tra i vari commenti, all'occhio smaliziato di un addetto ai lavori non può sfuggire come alcuni luoghi comuni crescano sempre di più, denotando una cattiva informazione e, più in generale, una forte tendenza alle mezze verità. Allargare il campo d'azione a tutto il mondo delle sei-corde sarebbe un'opera titanica per le mie capacità e, soprattutto, per la mia pazienza: partire da un esempio pratico, come l'articolo citato sopra, risulta più agevole per chi scrive e più piacevole per chi legge.

Il Klon Centaur è tra gli overdrive più ambiti di sempre e chi lo ha sentito o provato sa anche il perché. In rete è possibile trovare una quantità imbarazzante di informazioni a riguardo, partendo dallo schema, passando per il suono e, infine, considerando anche i suoi limiti.

L'etica e il valore dell'elettronica in un pedale

Piccola parentesi sui cloni: perché clonare?
Il clone di un pedale può avere quattro possibili cause di natalità:
- un hobbysta che è in grado di costruirselo e lo fa per risparmio e soddisfazione personale
- un originale di successo, raro e costosissimo (fino all'irrazionale?)
- un clonatore seriale senza alcuna fantasia, originalità e/o dignità, magari con scarse competenze
- un'industria il cui unico scopo è copiare progetti altrui competendo sul prezzo e sullo schiavismo.

Il clonatore del primo genere (che ha tutta la mia stima e il mio rispetto) riconosce il valore di un progetto e decide di adottarlo. Il risparmio è in realtà metà dello stimolo che lo induce a creare il suo clone, l'altra metà è la soddisfazione (sempre identica) che si manifesta quando, con espressione ebete tipica dei padri fuori la sala parto, schiaccia per la prima volta il footswitch del "suo" pedale e lo sente emettere un suono: segue una lunga serie di riff fino allo sfinimento e foto pubblicate sui social network. Questo genere di clonatore (per fortuna) c'è e ci sarà sempre, e una piccola parte di questi si appassiona al punto di studiare sul serio quello che sta facendo e farne un lavoro serio. Analogman, per esempio, è uno di questi e si è meritato la reputazione che ha. Questa tipologia non va confusa con quella del clonatore seriale al terzo punto.

Alcuni pedali hanno un successo tale da raggiungere quotazioni di mercato superiori a dieci o venti volte il loro valore di vendita e, ad aumentarne il valore, spesso contribuisce una certa rarità. In questo caso, non è insensato riproporre un clone più o meno fedele ai prezzi di mercato per offrire le caratteristiche sonore dell'originale senza dover per forza contendersi, con appassionati e collezionisti, gli originali dai prezzi inaccessibili. Senza questo approccio, oggi alcuni suoni sarebbero fuori dalla portata del grande pubblico e, paradossalmente, potrebbero vacillare al ribasso anche l'appetibilità degli originali, tendendo questi a diventare sempre meno noti. Oltretutto, la presenza di questi prodotti ci consente di allontanarci dalle logiche del collezionismo che, in quanto tali, hanno motivazioni che transitano in diverse passioni umane, assegnando un valore economico alle cose secondo logiche non produttive: alla fine anche i diamanti e l'oro sono solo dei minerali, giusto?

La terza categoria, tra le più penose, è quella sulla quale basterebbe stendere un velo pietoso se non fosse che contribuisce, in larga parte, ad alimentare una disinformazione generale sull'argomento per svariate ragioni. Ogni volta che sento frasi tipo "questo pedale costerà sì e no trenta euro" oppure "novanta/cento euro sono un prezzo onesto" o, peggio, "con cento euro tizio te lo fa con componenti al top" mi rendo conto che la colpa non è di chi le pronuncia, ma di chi ci sguazza e nemmeno molto alla grande. Ritornando all'esempio pratico, vediamo cosa c'è nel Centaur originale.

L'etica e il valore dell'elettronica in un pedale

Potenziometri (CTS o PEC di cui uno stereo quasi introvabile a prezzi umani) che da soli valgono circa venti euro (avete letto bene), jack a frame chiuso Switchcraft per la modica cifra di sei euro, uno chassis adatto a ospitare lo stesso PCB (perché non è che si può disporre i componenti in qualsiasi modo senza rischiare capacità parassite e rumori fondo) per una cifra intorno ai dodici euro (Hammond DD size), un footswitch DPDT Carling che da solo costa dieci euro: siamo già a quasi cinquanta euro e per qualcuno questo dovrebbe essere il giusto prezzo di vendita! Volete sapere per farne uno che sia strutturalmente corretto (senza identicità estetiche per intenderci) quanto ci vuole di soli componenti? La cifra magica è settantasei euro! E non abbiamo ancora saldato nulla.
Vogliamo parlare del lavoro? Considerando il look più semplice possibile, ci sono circa quattro o cinque ore di lavoro per un esemplare che significa, nel caso siate dei fenomeni, ne produrrete al massimo due al giorno. Proviamo a scomporre questi fattori.

Realizzazione del PCB
Circa due ore di tempo è il minimo sindacale per realizzare, anche in maniera amatoriale, un PCB adatto allo scopo. Va anche detto che c'è PCB e PCB. Tra uno indegno e uno ben fatto c'è una differenza misurabile in soldoni e in durata, resistenza alla rilavorazione, ecc. Se si ha la fortuna di trovare in rete un master buono da dover solo incidere (se ti fidi di chi lo ha realizzato) buona fortuna con la realizzazione del master su lucido, la fotoincisione e lo sviluppo. Se non c'è la soluzione prèt-à-porter, allora un'oretta in più la si perde su Orcad o Circad a realizzarlo.

Requisiti minimi: un bromografo, una vasca di sviluppo e una stampante fotografica di qualità per la stampa del master. I promotori di breaboard, veroboard, PCB fatti con trasferibili, pennarelli o press'n'peel sarebbe meglio non prenderli nemmeno in considerazione: tra qualche anno, al primo guasto, capirete cosa sto dicendo oggi.

Foratura chassis
Se si è attrezzati (e fenomeni) è possibile ridurre i tempi a mezz'ora per un lavoretto fatto bene e rifinito nelle bave. Requisiti minimi: trapano a colonna con morsa a volantini, punte a gambo corte da metallo serie, segnaforo a percussione manuale, utensile rifilatura bave di qualità. Sono ammesse anche le dime cartacee, ma per realizzarle ci vuole un'ora aggiuntiva. Senza i requisiti minimi, tra fori storti e sbavature da foro, il pedale sarà incommentabile.

Assemblaggio PCB
I nostri fenomeni impiegheranno un'ora a posizionare i componenti e saldarli: requisiti minimi stazione saldante decente, stazione dissaldante decente, dima di piegatura per componenti assiali e supporto orientabile PCB da banco (non la classica terza mano). In mancanza dei requisiti minimi mi viene già da ridere e ci sono serie possibilità di raddoppiare i tempi e di dover ritornare sui componenti o bruciacchiati o saldati freddi.

Wiring pedale
Se gli step precedenti sono andati senza intoppi, con una spellafili e un po' di perizia nel saldare, in mezz'ora il pedale è pronto per essere messo in tensione e provato.

Test finale
Almeno mezz'ora per provare scrupolosamente che tutto vada bene è il minimo sindacale.

Se tutto va liscio, bravi fenomeni avere impiegato il tempo totale di cui sopra! Se qualcosa va storto smettetela di sudare e cercate l'errore. Requisiti minimi: un buon tester, un generatore di segnali serio e un oscilloscopio due canali. Signore e signori, un'ora di sbattimento aggiuntiva.
Adesso date voi un valore a queste ore.

Se il totale richiesto all'acquirente per un clone del Klon (a prescindere dal numero delle zampe) è intorno ai cento euro, state sicuro che dei componenti elettromeccanici di cui sopra vi è ben poco, troverete al massimo dei buoni potenziometri alpha (almeno si spera, per un totale di quattro euro circa) jack simil Switchcraft a frame aperto (costano la metà) un DPDT di origini ignote (due/tre euro circa) e al top ci saranno solo resistori e condensatori (che sul totale non incidono molto). Difficilmente troverete dentro un buon PCB e, sicuramente, capirete la differenza al primo guasto. Ovviamente l'assistenza o è inesistente o significa riportarlo all'artista che lo ha partorito sperando che riesca a rabberciarsi nel suo copia/incolla. Non si è parlato di finiture estetiche.

Rosicchiando qua e là, si riesce a scendere tra i quaranta e i cinquanta euro di componenti, diminuendo la fedeltà rispetto all'originale. Se uno vuole accontentarsi di dieci euro l'ora per il proprio lavoro, perché magari non è in regola e lo fa con mezzi di fortuna o poco più tanto per arrivare a fine mese, non sta a noi giudicarlo, purché abbia almeno la correttezza di non spacciare i progetti altrui per propri e di non dare intrisecamente o esplicitamente del ladro o del disonesto a chi svolge la sua attività legalmente, alla luce del sole, e con costi di post vendita e distribuzione importanti. Chi mette a paragone un clone rabberciato alla meglio, magari su veroboard o breadboard, con un originale spacciandolo per identico o migliore è più che un semplice incompetente: è un disonesto!

Fatto per bene, anche da chi lavora nel sommerso, un pedale del genere non può costare meno di centocinquanta/duecento euro e, da un buon artigiano, mi aspetto che sia fatto meglio rispetto a un prodotto di serie, sia come componenti sia come assemblaggio.
Una replica del Klon che si avvicini all'originale, fatta industrialmente, se appartiene a una fascia di prezzo che vai dai cento euro di un EHX (completamente industriale) ai duecento di un Wampler semiartigianale) è nel regolare, a mio avviso.

L'etica e il valore dell'elettronica in un pedale

Cosa guasta il mercato e l'informazione?
La quarta categoria è la principale responsabile della disinformazione e del mercato distorto. Prendete la terza categoria della quale abbiamo appena parlato, dategli i soldi, portateli nel sudest asiatico a comprarsi la fame di gente che vive in schiavitù in stabilimenti incuranti di ambiente, sicurezza e diritti dei lavoratori e avrete la quarta categoria, quella che mette sul mercato prodotti low cost sfruttando alla luce del sole esseri umani con la compiacenza dei Paesi che la ospitano.
Quello che mi fa incazzare di più, è che i produttori occidentali non puntano mai il faro su questo, ma si inventano strategie di marketing che puntano a presentare i propri prodotti come contenenti componenti al top o formule alchemiche perdute, piuttosto che avere uno scatto di orgoglio e dire chiaro e tondo: "per noi i pedali fatti per bene si fanno così, paghiamo il lavoro il giusto, paghiamo le tasse e ti diamo assistenza e, per questo, il nostro prodotto costa X!"

Non è nelle componenti che va ricercato il valore del prodotto, ma anche nella sua sostenibilità e nella sua accettabilità sociale ed etica: diversamente, presto diventeremo tutti cinesi!
La componentistica, gira e rigira, è sempre quella e il low cost non lesina più su questa, ma erode il proprio guadagno dalla dignità umana. Io stesso, in qualche mio articolo, mettevo in luce come in alcuni pedali e ampli low cost vi fosse tutto sommato una buona qualità costruttiva. Voglio essere onesto: quasi mi dispiace averli scritti!
Sfatare la credenza per la quale tutti i prodotti provenienti dall'est asiatico fossero robaccia era giusto, ma contestualmente avrei dovuto tenere ben presente che proprio questo rendeva ancora più evidente come il tutto si basasse sullo sfruttamento del lavoro altrui.
Si possono acquistare questi prodotti e non farsi tutti questi problemi, nessuno è obbligato in tal senso ma, una volta consapevole di quale sia la convenienza che ha scelto, dovrebbe farlo in silenzio senza dare dell'esoso o addirittura del ladro a chi produce ancora tra uomini liberi.

La chitarra è una passione prima che una necessita e le passioni andrebbero tenute pulite.

Tutto questo è una mia personale opinione, chiaramente, ma vi invito a meditare su quante delle cose che ci hanno appassionato di questo mondo, delle chitarre che desideriamo, degli ampli più ambiti e dei pedali più ricercati siano il frutto di uomini di ingegno e di un mondo meno schiavo del mercato di quanto lo sia oggi.
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