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L'etica e il valore dell'elettronica in un pedale
L'etica e il valore dell'elettronica in un pedale
di [user #17091] - pubblicato il

Qual è il vero costo di un pedale per chitarra? Il clone di un circuito famoso dovrebbe davvero costare pochi euro per la manciata di componenti che contiene? E, soprattutto, se il boutique costa tanto, come fanno i grandi produttori a offrire alternative valide a prezzi stracciati?
L'interessante articolo di RozzoAristocratico sul Wampler Tumnus fornisce un ottimo spunto di riflessione sul mercato dell'elettronica legato alle sei corde. Leggendo tra i vari commenti, all'occhio smaliziato di un addetto ai lavori non può sfuggire come alcuni luoghi comuni crescano sempre di più, denotando una cattiva informazione e, più in generale, una forte tendenza alle mezze verità. Allargare il campo d'azione a tutto il mondo delle sei-corde sarebbe un'opera titanica per le mie capacità e, soprattutto, per la mia pazienza: partire da un esempio pratico, come l'articolo citato sopra, risulta più agevole per chi scrive e più piacevole per chi legge.

Il Klon Centaur è tra gli overdrive più ambiti di sempre e chi lo ha sentito o provato sa anche il perché. In rete è possibile trovare una quantità imbarazzante di informazioni a riguardo, partendo dallo schema, passando per il suono e, infine, considerando anche i suoi limiti.

L'etica e il valore dell'elettronica in un pedale

Piccola parentesi sui cloni: perché clonare?
Il clone di un pedale può avere quattro possibili cause di natalità:
- un hobbysta che è in grado di costruirselo e lo fa per risparmio e soddisfazione personale
- un originale di successo, raro e costosissimo (fino all'irrazionale?)
- un clonatore seriale senza alcuna fantasia, originalità e/o dignità, magari con scarse competenze
- un'industria il cui unico scopo è copiare progetti altrui competendo sul prezzo e sullo schiavismo.

Il clonatore del primo genere (che ha tutta la mia stima e il mio rispetto) riconosce il valore di un progetto e decide di adottarlo. Il risparmio è in realtà metà dello stimolo che lo induce a creare il suo clone, l'altra metà è la soddisfazione (sempre identica) che si manifesta quando, con espressione ebete tipica dei padri fuori la sala parto, schiaccia per la prima volta il footswitch del "suo" pedale e lo sente emettere un suono: segue una lunga serie di riff fino allo sfinimento e foto pubblicate sui social network. Questo genere di clonatore (per fortuna) c'è e ci sarà sempre, e una piccola parte di questi si appassiona al punto di studiare sul serio quello che sta facendo e farne un lavoro serio. Analogman, per esempio, è uno di questi e si è meritato la reputazione che ha. Questa tipologia non va confusa con quella del clonatore seriale al terzo punto.

Alcuni pedali hanno un successo tale da raggiungere quotazioni di mercato superiori a dieci o venti volte il loro valore di vendita e, ad aumentarne il valore, spesso contribuisce una certa rarità. In questo caso, non è insensato riproporre un clone più o meno fedele ai prezzi di mercato per offrire le caratteristiche sonore dell'originale senza dover per forza contendersi, con appassionati e collezionisti, gli originali dai prezzi inaccessibili. Senza questo approccio, oggi alcuni suoni sarebbero fuori dalla portata del grande pubblico e, paradossalmente, potrebbero vacillare al ribasso anche l'appetibilità degli originali, tendendo questi a diventare sempre meno noti. Oltretutto, la presenza di questi prodotti ci consente di allontanarci dalle logiche del collezionismo che, in quanto tali, hanno motivazioni che transitano in diverse passioni umane, assegnando un valore economico alle cose secondo logiche non produttive: alla fine anche i diamanti e l'oro sono solo dei minerali, giusto?

La terza categoria, tra le più penose, è quella sulla quale basterebbe stendere un velo pietoso se non fosse che contribuisce, in larga parte, ad alimentare una disinformazione generale sull'argomento per svariate ragioni. Ogni volta che sento frasi tipo "questo pedale costerà sì e no trenta euro" oppure "novanta/cento euro sono un prezzo onesto" o, peggio, "con cento euro tizio te lo fa con componenti al top" mi rendo conto che la colpa non è di chi le pronuncia, ma di chi ci sguazza e nemmeno molto alla grande. Ritornando all'esempio pratico, vediamo cosa c'è nel Centaur originale.

L'etica e il valore dell'elettronica in un pedale

Potenziometri (CTS o PEC di cui uno stereo quasi introvabile a prezzi umani) che da soli valgono circa venti euro (avete letto bene), jack a frame chiuso Switchcraft per la modica cifra di sei euro, uno chassis adatto a ospitare lo stesso PCB (perché non è che si può disporre i componenti in qualsiasi modo senza rischiare capacità parassite e rumori fondo) per una cifra intorno ai dodici euro (Hammond DD size), un footswitch DPDT Carling che da solo costa dieci euro: siamo già a quasi cinquanta euro e per qualcuno questo dovrebbe essere il giusto prezzo di vendita! Volete sapere per farne uno che sia strutturalmente corretto (senza identicità estetiche per intenderci) quanto ci vuole di soli componenti? La cifra magica è settantasei euro! E non abbiamo ancora saldato nulla.
Vogliamo parlare del lavoro? Considerando il look più semplice possibile, ci sono circa quattro o cinque ore di lavoro per un esemplare che significa, nel caso siate dei fenomeni, ne produrrete al massimo due al giorno. Proviamo a scomporre questi fattori.

Realizzazione del PCB
Circa due ore di tempo è il minimo sindacale per realizzare, anche in maniera amatoriale, un PCB adatto allo scopo. Va anche detto che c'è PCB e PCB. Tra uno indegno e uno ben fatto c'è una differenza misurabile in soldoni e in durata, resistenza alla rilavorazione, ecc. Se si ha la fortuna di trovare in rete un master buono da dover solo incidere (se ti fidi di chi lo ha realizzato) buona fortuna con la realizzazione del master su lucido, la fotoincisione e lo sviluppo. Se non c'è la soluzione prèt-à-porter, allora un'oretta in più la si perde su Orcad o Circad a realizzarlo.

Requisiti minimi: un bromografo, una vasca di sviluppo e una stampante fotografica di qualità per la stampa del master. I promotori di breaboard, veroboard, PCB fatti con trasferibili, pennarelli o press'n'peel sarebbe meglio non prenderli nemmeno in considerazione: tra qualche anno, al primo guasto, capirete cosa sto dicendo oggi.

Foratura chassis
Se si è attrezzati (e fenomeni) è possibile ridurre i tempi a mezz'ora per un lavoretto fatto bene e rifinito nelle bave. Requisiti minimi: trapano a colonna con morsa a volantini, punte a gambo corte da metallo serie, segnaforo a percussione manuale, utensile rifilatura bave di qualità. Sono ammesse anche le dime cartacee, ma per realizzarle ci vuole un'ora aggiuntiva. Senza i requisiti minimi, tra fori storti e sbavature da foro, il pedale sarà incommentabile.

Assemblaggio PCB
I nostri fenomeni impiegheranno un'ora a posizionare i componenti e saldarli: requisiti minimi stazione saldante decente, stazione dissaldante decente, dima di piegatura per componenti assiali e supporto orientabile PCB da banco (non la classica terza mano). In mancanza dei requisiti minimi mi viene già da ridere e ci sono serie possibilità di raddoppiare i tempi e di dover ritornare sui componenti o bruciacchiati o saldati freddi.

Wiring pedale
Se gli step precedenti sono andati senza intoppi, con una spellafili e un po' di perizia nel saldare, in mezz'ora il pedale è pronto per essere messo in tensione e provato.

Test finale
Almeno mezz'ora per provare scrupolosamente che tutto vada bene è il minimo sindacale.

Se tutto va liscio, bravi fenomeni avere impiegato il tempo totale di cui sopra! Se qualcosa va storto smettetela di sudare e cercate l'errore. Requisiti minimi: un buon tester, un generatore di segnali serio e un oscilloscopio due canali. Signore e signori, un'ora di sbattimento aggiuntiva.
Adesso date voi un valore a queste ore.

Se il totale richiesto all'acquirente per un clone del Klon (a prescindere dal numero delle zampe) è intorno ai cento euro, state sicuro che dei componenti elettromeccanici di cui sopra vi è ben poco, troverete al massimo dei buoni potenziometri alpha (almeno si spera, per un totale di quattro euro circa) jack simil Switchcraft a frame aperto (costano la metà) un DPDT di origini ignote (due/tre euro circa) e al top ci saranno solo resistori e condensatori (che sul totale non incidono molto). Difficilmente troverete dentro un buon PCB e, sicuramente, capirete la differenza al primo guasto. Ovviamente l'assistenza o è inesistente o significa riportarlo all'artista che lo ha partorito sperando che riesca a rabberciarsi nel suo copia/incolla. Non si è parlato di finiture estetiche.

Rosicchiando qua e là, si riesce a scendere tra i quaranta e i cinquanta euro di componenti, diminuendo la fedeltà rispetto all'originale. Se uno vuole accontentarsi di dieci euro l'ora per il proprio lavoro, perché magari non è in regola e lo fa con mezzi di fortuna o poco più tanto per arrivare a fine mese, non sta a noi giudicarlo, purché abbia almeno la correttezza di non spacciare i progetti altrui per propri e di non dare intrisecamente o esplicitamente del ladro o del disonesto a chi svolge la sua attività legalmente, alla luce del sole, e con costi di post vendita e distribuzione importanti. Chi mette a paragone un clone rabberciato alla meglio, magari su veroboard o breadboard, con un originale spacciandolo per identico o migliore è più che un semplice incompetente: è un disonesto!

Fatto per bene, anche da chi lavora nel sommerso, un pedale del genere non può costare meno di centocinquanta/duecento euro e, da un buon artigiano, mi aspetto che sia fatto meglio rispetto a un prodotto di serie, sia come componenti sia come assemblaggio.
Una replica del Klon che si avvicini all'originale, fatta industrialmente, se appartiene a una fascia di prezzo che vai dai cento euro di un EHX (completamente industriale) ai duecento di un Wampler semiartigianale) è nel regolare, a mio avviso.

L'etica e il valore dell'elettronica in un pedale

Cosa guasta il mercato e l'informazione?
La quarta categoria è la principale responsabile della disinformazione e del mercato distorto. Prendete la terza categoria della quale abbiamo appena parlato, dategli i soldi, portateli nel sudest asiatico a comprarsi la fame di gente che vive in schiavitù in stabilimenti incuranti di ambiente, sicurezza e diritti dei lavoratori e avrete la quarta categoria, quella che mette sul mercato prodotti low cost sfruttando alla luce del sole esseri umani con la compiacenza dei Paesi che la ospitano.
Quello che mi fa incazzare di più, è che i produttori occidentali non puntano mai il faro su questo, ma si inventano strategie di marketing che puntano a presentare i propri prodotti come contenenti componenti al top o formule alchemiche perdute, piuttosto che avere uno scatto di orgoglio e dire chiaro e tondo: "per noi i pedali fatti per bene si fanno così, paghiamo il lavoro il giusto, paghiamo le tasse e ti diamo assistenza e, per questo, il nostro prodotto costa X!"

Non è nelle componenti che va ricercato il valore del prodotto, ma anche nella sua sostenibilità e nella sua accettabilità sociale ed etica: diversamente, presto diventeremo tutti cinesi!
La componentistica, gira e rigira, è sempre quella e il low cost non lesina più su questa, ma erode il proprio guadagno dalla dignità umana. Io stesso, in qualche mio articolo, mettevo in luce come in alcuni pedali e ampli low cost vi fosse tutto sommato una buona qualità costruttiva. Voglio essere onesto: quasi mi dispiace averli scritti!
Sfatare la credenza per la quale tutti i prodotti provenienti dall'est asiatico fossero robaccia era giusto, ma contestualmente avrei dovuto tenere ben presente che proprio questo rendeva ancora più evidente come il tutto si basasse sullo sfruttamento del lavoro altrui.
Si possono acquistare questi prodotti e non farsi tutti questi problemi, nessuno è obbligato in tal senso ma, una volta consapevole di quale sia la convenienza che ha scelto, dovrebbe farlo in silenzio senza dare dell'esoso o addirittura del ladro a chi produce ancora tra uomini liberi.

La chitarra è una passione prima che una necessita e le passioni andrebbero tenute pulite.

Tutto questo è una mia personale opinione, chiaramente, ma vi invito a meditare su quante delle cose che ci hanno appassionato di questo mondo, delle chitarre che desideriamo, degli ampli più ambiti e dei pedali più ricercati siano il frutto di uomini di ingegno e di un mondo meno schiavo del mercato di quanto lo sia oggi.
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Recensione del Wampler Tumnus
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di fenderpassion61 [user #13902]
commento del 10/01/2016 ore 14:31:55
Scusa eh...mi permetto di fare alcune osservazioni da ex utente di scatole di montaggio della GBC...chi ha la mia età "sa di cosa parlo".
Un conto è comprare i componenti su internet o, se li trovi, in un negozietto e un conto è comprarli all'ingrosso. Vuoi farmi credere che costano uguale?
Secondo: L'assemblaggio. Un conto è farne uno senza alcun tipo di organizzazione e un conto è farne migliaia con linee di assemblaggio organizzate. Non parliamo poi di pcb assemblate con componenti smd e linee pick and place perchè se le vedete in azione vi spaventate: sembrano delle mitraglie. Hanno i nastri con su i componenti che sembrano munizioni.
La conclusione è che la solita diatriba che di solito coinvolge gli artigiani (della qualità) che producono pedali secondo me ha un fondamento. Questo perché parliamo di organizzazioni industriali e non di ragazzini che se li fanno in casa. Sta di fatto che ci sono in circolazione cloni di pedali famosi a prezzi popolari che vanno praticamente come gli originali. Che poi un prodotto sia fatto a mano a me non me ne po' fregà di meno, alle mie orecchie non porta nessun beneficio. Non me ne vogliano gli artigiani ma il loro lavoro viene fatto in egual misura e a minor prezzo dalle industrie e non è solo questione di manodopera perchè se è vero che in Cina costa poco è anche vero che hanno una percentuale di scarto mostruosa quindi alla fine vince la serializzazione del lavoro.
Se ci mettiamo poi che non c'è nulla da inventare perchè, chi più chi meno, si rifanno circuiti noti vorrei sapere dove vanno a finire i soldi.

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di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 14:56:31
Visto che hai dimestichezza con l'elettronica,penso non avrai molta difficoltà a seguirmi più in dettaglio. I prezzi ai quali mi riferisco, per la componentistica, sono i migliori prezzi al dettaglio e, va da sè, ad un'industria o ad un'attività artigianale avanzata costano meno, ma non è che glieli regalino: ad essere buoni, se proprio hai un forte potere d'acquisto presso i produttori, puoi arrivare a dimezzarne il costo o ridurlo al 30% della cifra che ho stimato. Pertanto, come sola componentistica, all'ingrosso siamo tra i 20 ed i 35 euro.
Superata la fase dei componenti, i pedali vanno progettati nel dettaglio dell'esemplare e nel metodo di assemblaggio ed i guadagni sono ovviamente legati ai grossi numeri che un'industria è capace di coprire secondo le regole dei costi marginali. Questo consente al marchio industriale di spalmare costi di progettazione e costi fissi d'impresa su un numero impressionante di esemplari. Il caso appena citato è ad esempio quello di un EHX.
Se parliamo si un prodotto semiartigianale di qualità, tipo Wampler, chiaramente si arriva anche al doppio e, tutto sommato, non mi sembra irragionevole.
Scegliere tra artigianale ed industriale è un fattore personale che non discuto ed il tuo approccio legato alla resa d'ascolto non fa una piega ma, anche restando sulla semplice produzione seriale, c'è prodotto e prodotto a parità di schema e spendere qualcosa in più per avere un prodotto più solido e con un'assistenza più facile e diffusa ha senso, specialmente per chi con gli strumenti ci lavora.
Sul fatto che non ci sia nulla da inventare, mi trovi parzialmente d'accordo: se mi si spaccia un clone più o meno modificato del tubescreamer per tecnologia da 3/400 euro al dettaglio, sono d'accordo con te (ed a mandare a quel paese l'artigiano di turno o il produttore industriale siamo in due!) se invece restiamo sull'esempio dell'articolo, il klon centaur, parliamo di un progetto di forte originalità e con un circuito molto più articolato di un overdrive base (se hai dimestichezza, lo schema che trovi in rete servirà a farmi intendere meglio...). Lo stesso vale per l'artigianato: se un minimo di sovrapprezzo è legato ad un livello qualitativo di finitura/robustezza/ sonorità elevato, allora ha anche una sua giustificazione. L'artigianato non è sempre di qualità e talvolta si fregia di tale requisito per il puro e semplice essere artigianato. Sul discorso della Cina, mi dispiace contraddirti, ma è proprio la manodopera a basso costo e senza diritti, in un contesto senza regole ambientali e di sicurezza, a rendere i loro prodotti più appetibili economicamente: le economie di scala sono economie di scala e quando due industrie fanno gli stessi numeri, ma una delle due opera nelle condizioni sleali appena citate, la convenienza è tutta lì. L'articolo in questione non vuole essere una difesa ad oltranza dell'artigianato contro l'industria, ma è rivolto a dare dignità, rispetto ed etica alla parte migliore di entrambi i due mondi,
Rispondi
di fenderpassion61 [user #13902]
commento del 10/01/2016 ore 15:29:4
Sul discorso degli operai in Cina spesso (me compreso) si parla per sentito dire. Il problema è che diventa difficile fare confronti. Restando in Italia però non mi si può proporre un amplificatore in scatola a 450 euro, è una follia. Se poi vuoi la potenza ne devi pure comprare due perchè la verità è che uno non basta. E allora di cosa si parla? te lo dico io: di soldi...che non ci sono e quindi un po' di persone dovrebbero incominciare ad abbassare le alucce e scendere sulla terra perchè qui si vive così. Pertanto, a mio aviso, un prodotto deve sempre avere il suo prezzo compatibilmente con quello che offre e a chi è destinato altrimenti è fuori dalle mie tasche e anche da quelle di molti altri.
Non conosco Il Clone Centaur e, a dirla tutta, non so neanche come suona. Ti farei solo notare che se quando è uscito era una novità (che si paga) ora non lo è più e migliaia di persone lo hanno aperto per vedere cosa c'è dentro quindi non mi riesce difficile capire che si può rifare ad un prezzo inferiore. I componenti esoterici servono solo in impieghi sottomarini o militari negli altri ambiti sono pipponi strapagati.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 15:52:31
"un prodotto deve sempre avere il suo prezzo compatibilmente con quello che offre e a chi è destinato"

Questa è da incorniciare ed è impossibile non essere d'accordo.
Circa le tasche e le utenze alle quali sono destinate, non mi sembra irragionevole che un buon clone commerciale costi X ed un clone "pro" o quasi possa costare il 50% in più o anche il doppio (come negli esempi proposti da me).
Certo, il mondo delle chitarre è popolato anche da tanti "furbi" ed è a questo che serve il web e siti come accordo: sia a schiarirsi le idee su come non farsi spennare ingiustamente, sia a dare il giusto tributo a prodotti di qualità e con prezzi relazionabili a quello che offrono. Il resto è soggettivo e posso solo rispettarlo in quanto tale.
Rispondi
di fenderpassion61 [user #13902]
commento del 10/01/2016 ore 16:02:35
Tutto quello che ho detto sopra è ovviamente il mio modesto parere. I produttori sono liberi di proporre i loro prodotti al prezzo che ritengono opportuno e i consumatori sono liberi di acquistarlo o meno. Più semplice di così !!!
Quello che secondo me non va bene è illudersi, da entrambe le parti, che il mondo sia diverso. Un costoso pedale non ci trasformerà mai in provetti chitarristi e la nostra capacità di costruire un suono può, con meno risorse, produrre risultati migliori.
I discorsi che si fanno dovrebbero solo essere un po' più chiari e magari gli utenti sarebbero più in grado di capire se un prodotto è realmente più valido di un altro e, soprattutto, dove lo è. Invece spesso sento parlare di fluffa allo stato puro, sia in Italia che all'estero, così nel dubbio mi tengo le mie cose che funzionano e continuo a suonare felice intanto che i produttori si schiariscono le idee sul marketing.
Invece di spendere soldi in inutili pedali cambio più spesso le corde alla mia chitarra che ringrazia con un bel suono brillante.
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di barandrea [user #33283]
commento del 10/01/2016 ore 16:22:03
Non posso non essere d'accordo al 1000%
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di vicky [user #33863]
commento del 10/01/2016 ore 18:17:41
mi allaccio a questo commento per aggiungere una cosa che non hai menzionato (mi pare) nell'articolo iniziale: il costo dello chassis del Centaur originale.
Quando ho visto la foto ho fatto un salto sulla sedia: non è il solito Hammond standard, è un alluminio pressofuso (e massiccio) di design originale; il che vuol dire che molto probabilmente alla Klon (o chi per essi) hanno realizzato il disegno e soprattutto lo stampo per poter produrre tale contenitore, con costi a pezzo ben più alti di un comune Hammond.
Qui in Italia far fare uno stampo del genere ci vogliono almeno almeno 10.000 euro
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 18:43:34
Anche il vano di alloggio per la batteria farebbe pensare non ad un contenitore di serie, ma ad una realizzazione ad hoc. Potrebbe essere persino un prodotto disponibile in serie all'epoca, ma la robustezza suggerisce un costo più alto rispetto al classico hammond a parità di dimensioni.
Rispondi
di crunchyvox [user #33355]
commento del 03/03/2016 ore 12:03:57
...si e no... nel senso che non è facile stabilire il prezzo compatibile con quello che offre.
Ad esempio, prima parlavi di Analogman: il suo King of Tone (KOT) è uno degli overdrive più belli che ci siano, tanto che i tempi di attesa per averlo superano l'anno (ca. 14 mesi) al prezzo di ca. 350€ e i prezzi dell'usato superano quelli del nuovo arrivando fino a 500€ ed oltre.
Un Blues Driver della Boss con 50€ usato lo prendi, ed è un bel pedale, non suona male.
Però la differenza con il KOT c'è, chi può dire quanto vale questa differenza?
Analogman ha la sua filosofia di fare i pedali "per bene", fa quelli che riesce a fare senza cadere nella trappola della superproduzione, grande nei numeri ma incontrollata dal punto di vista della qualità, li fa in USA senza schiavizzare nessuno in Cina o in India, il prezzo è quello, se lo vuoi è così... Nell'articolo sono stati analizzati tutti i costi di un becero clone: pochi euro in confronto ai prezzi di pedali di boutique, ma... la ricerca e sviluppo? Un Hybrid Fuzz Driver di Skreddy (altro produttore che adoro) ha o no dei controlli che altri non hanno? Un ingegnere elettronico ci avrà sbattuto la testa un po' per inventarsi qualcosa del genere? Quelle ore costeranno qualcosa o no? Skreddy dovrà rientrare dei soldi investiti prima che tutti lo copino?
Sono tutti parametri da analizzare, se un produttore ci mette del suo o semplicemente ripropone un pedale vecchio di anni, se produce pagando le tasse in un paese dove viene rispettato il salario, la salute e la dignità dei lavoratori oppure no, che ne pensi?
Rispondi
di vicky [user #33863]
commento del 10/01/2016 ore 16:16:37
" I componenti esoterici servono solo in impieghi sottomarini o militari negli altri ambiti sono pipponi strapagati. " uhhh!!!!!, schhhhh! Fenderpassion, dillo piano che sennò cadono miti....
Caro mio, tu sei del 61, io del 67 (e dalla foto mi sa che sei anche tu un montanaro), qualche anno ormai lo abbiamo; la frase virgolettata aveva un suo senso 20-30 anni fa, quando la qualità della componentistica "normale" (e per normale intendo quella che acquistavamo normalmente nei negozi di elettronica) non era eccelsa, per cui quando trovavi le resistenze a strato metallico, i poliestere della WIMA o gli elettrolitici della ROEDERSTEIN (tanto per fare qualche nome) partiva la ola che durava una settimana.
Oggi non è più così, connettori a parte (qui si che la cineseria ha fatto danni), i componenti "normali" ormai hanno una qualità paragonabile a quella delle marche sopra citate. Solo per i condensatori, soprattutto gli elettrolitici, sono stati passi da gigante; grazie anche al fatto che la produzione elettronica di massa si è spostata molto verso l'alta frequenza: ciò ha comportato una richiesta elevata di componenti normali ma di buona qualità, e i produttori di componenti si sono dovuti adeguare....
Rispondi
di fenderpassion61 [user #13902]
commento del 10/01/2016 ore 16:28:56
Sono di Aosta...la montagna su cui sono nella foto è la testa di Crevacol sopra le piste di sci...che una volta non c'erano.
Tornando in topic Il mio parere è che oggi è possibile fare dispositivi buoni a prezzi umani. Vorrei sapere come hanno fatto a starci dentro col Nova System che ha un ottima qualità, sia costruttiva che sonora, e me lo sono portato a casa per 350 neuri...mah.
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di alexus77 [user #3871]
commento del 10/01/2016 ore 19:18:39
Beh, intanto il Nova System e' un vecchio progetto, e a livello industriale come per TC, questo conta, infatti nuovo anni fa costava ben di piu'. Ora il prezzo e' sceso, e giustamente, e comunque lo fanno in produzione di serie in Tailandia, mica a Boston, quindi con costi ben diversi.
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di fenderpassion61 [user #13902]
commento del 10/01/2016 ore 22:08:25
Se lo dici tu che è vecchio...io di novità del genere ne vedo poche. Parlo di multifix (che funzionano) per ampli. Ah si c'è l' FX8 della Fractal che costa SOLO cinque volte tanto, me ne ero dimenticato.
Quello che volevo dire è che un pedale (uno) NON può costare più di un multieffetto che è pure costruito come dio comanda. Anche appena uscito valeva tutti i suoi soldi e si sono degnati di venderlo a meno quando era "vecchio" come dici tu.
Rispondi
di alexus77 [user #3871]
commento del 10/01/2016 ore 22:31:49
Vecchio è vecchio, saranno un 6/7 anni che è sul mercato, e l'interfaccia tutto è fuorché intuitiva. Dal punto di vista sonoro, per il prezzo offre una soluzione decente, ma Line6 negli ultimi anni ha fatto prodotti migliori. TC, della quale resto fan ed utilizzatore, ha bisogno di aggiornare il Nova così come il G-Sys, se vuole restare un competitor credibile.
Rispondi
di kithara [user #24622]
commento del 15/01/2016 ore 16:45:54
Ti rispondo io, che il Nova System lo comprai praticamente proprio quando uscì e, essendo il secondo che lo comprò su Roma, me lo fecero cibare a listino pieno: 760 euro...
Rispondi
di fenderpassion61 [user #13902]
commento del 15/01/2016 ore 17:37:01
Questo meccanismo del prezzo nella musica succede spesso. La riflessione che faccio sempre io è la seguente: Ma quanto valgono veramente le cose che compriamo? Se un aggeggio da 760 lo mollano a 350 vuoi che non mi venga qualche pensiero? E lo stesso pensiero mi viene per il pedale da 300 euro vs il Nova System a 350. Ripeto: mah!
Comunque il prezzo lo fa molto la disponibilità del compratore di entrare in possesso dell'oggetto. Io stesso il NS a 600 euro non l'ho comprato ma a 350 si.
Rispondi
di kithara [user #24622]
commento del 15/01/2016 ore 22:07:25
Potresti avere ragione in virtù di ciò che, in 8 anni, è uscito dal 2008 ad oggi. Ma, ti ripeto, al tempo fui il secondo venduto da Bandiera a Roma...però, a 350 lo ricomprerei anche oggi!!! 😄
Rispondi
di mamuele [user #4349]
commento del 12/01/2016 ore 12:45:53
Tutto vero anche se proprio con progetti/componenti/assemblaggio militari sono stati costruiti la maggior parte degli strumenti con cui e' stata fatta la storia della musica moderna, in parte dovuto al fatto che agli albori della musica elettrica i componenti disponibili sul mercato erano gli stessi che venivano utilizzati nelle apparecchiature militari.. A volte passo ore a guardare affascinato foto della costruzione e cablaggio degli ampli degli anni 60/70, Hiwatt su tutti, delle vere opere d'arte.

Trovo sinceramente particolarmente caro il prezzo del nuovo modello considerando le tecnologie usate, il pedale potrebbe tranquillamente costare meno viste le potenzialita' di produzione e il fatto che l'azienda ha praticamente zero costi di marketing. Il ktr e' ormai a tutti gli effetti un pedale "di serie", ben suonante ma di serie.

I Klon Clones, credo siano tutti troppo cari e alla fine negli a/b test suonano diversi, magari di poco ma diversi.

Buona giornata
mamuele


Rispondi
di santa_man [user #8688]
commento del 10/01/2016 ore 14:46:06
90 minuti di applausi.....

Hold the line
Andrea
Rispondi
di mz2250 [user #40980]
commento del 10/01/2016 ore 14:52:39
Il soul food è made in nyc? Se è così con 80 euro di prezzo qualcosa incrina il tuo discorso visto che per quel prezzo per quanto simile riesce ad essere ad un klone forse non sono così necessari certi componenti da 20 euro l uno( all ingrosso sicuramente meno della metà...) comunque resta che il boutique come ogni cosa tira fuori cose buone e cattive, buone sono che certi pedali introvabili possono essere ricreati senza votarsi al mondo del vintage e senza spendere il triplo per il valore aggiunto dell'età dell'oggetto, e cattivi come l'em-drive emerson per esempio che ha circa 10-15 euro di componenti scarsi e un oretta o due di manodopera visto che son circa 7-8 componenti compresi jack e alimentazione lo si paga profumatamente, li sta a chi compra scegliere e valutare il valore di un oggetto, perchè spesso si cede all esoterismo di un pezzo per il gusto che sia in quantità limitate e/o prodotto da un guru dell elettronica musicale più che per un reale valore dell'oggetto. Comunque ora il botique è una moda, magari sarà passeggera magari resterà, io penso la seconda, ma sicuramente quando una cosa è di moda ci si marcia un po su.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 15:07:29
EHX può permetterselo per i grandi numeri sui quali può puntare grazie ad un marchio consolidato. Il Soul Food è quasi tutto in smd (quindi componenti già di base meno costosi) e questa tipologia di montaggio consente forti riduzioni di costi in manodopera, essendo fortemente automatizzata: una volta programmate le fasi d'impianto, i costi dello stesso anche se forti in partenza, vengono "spalmati" su un grosso numero di esemplari. Sul fatto che nel boutique ci si marci in qualche modo, non posso darti torto del tutto, ma non me la sento nemmeno di generalizzare, vista la forte qualità di tantissimi prodotti che questo artigianato è in grado di sfornare. Come facevi notare, st anche agli acquirenti essere informati e scegliere in modo smaliziato. Il web oggi lo consente.
Rispondi
di mz2250 [user #40980]
commento del 10/01/2016 ore 15:17:10
si appunto per questo il soul food dimostra che non è necessario spendere 200 euro di pedale e non è necessario sfruttare lavoratori sottopagati per creare un ottimo prodotto ( come quasi tutto ehx se stiamo bene a vedere, prezzi giusti e etica del lavoro eccellente), invce il mondo boutique lo vedo diviso così il 30% di produttori sono seri e sfornano sia prodotti storici che nuovi e creano una reale alternativa al vintage o alla grande industria(vedo mxr che commissiona il torino overdrive, per me è un ammissione di un colosso del fatto che il boutique è un mercato reale, era solo un esempio questo) il 70% sono misticismo e chiacchere che spesso si traducono in soldi che potevano essere risparmiati o meglio ottimizzati , questo sempre secondo la mia opinione di acquirente, non di produttore ovviamente.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 15:46:29
Quello che dici di EHX è correttissimo ed è questa l'industria di massa che vorrei. Spendere più di 100 euro, in tal caso, non ha senso se ai 50/100 euro di differenza proposti da produttori semiartigianali seri (come Wampler) non corrisponde a performance migliori (anche nell'ordine di poco, ma udibile...) ed una robustezza diversa (pensata anche per chi stressa maggiormente il pedale portandoselo in giro).
Sul boutique non saprei fare delle percentuali, ma di sicuro i produttori seri ed i produttori furbi sono ovunque, tanto nell'industria quanto nell'artigianato: come sempre, è il consumatore a dover essere sveglio ed informato! ;)
Rispondi
di mz2250 [user #40980]
commento del 10/01/2016 ore 15:54:37
Sisi infatti il discorso su chi compra era esattamente quello che ho detto prima io, sulla robustezza non voglio fare il fanboy perchè non lo sono, ma portandomeli in giro, visto che principalmente suono fuori casa( anzi in casa suono solo chitarra e ampli in diretta) e spesso anche senza pedaliera sotto ma direttamente buttati sul pavimento, per me i più sicuri da questo punto di vista sono ancora gli ehx , ho avuto molti loro pedali e ne ho ancora qualcuno fisso in catena, e non sono uno che ci va leggero con i pedali, alla fine se guardiamo bene alla loro storia non è nient altro che un produttore artigianale negli anni in cui non c'era un industria reale dei pedali, diventato poi un colosso, sicuramente la figura del fondatore Matthews è punto di riferimento per la prduzione e la qualità del marchio, rispetto a società per azioni o industrie senza una "faccia".
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 16:34:56
Infatti prima i loro pedali costavano un pelino in più ma, a onor del vero, molte loro realizzazioni oggi sono nella storia e questo è un fatto.
Che Matthews sia un grande è senz'altro fuori discussioni: faceva questo lavoro prima che io nascessi ed ha messo pedali nei rig di chitarristi che ho ascoltato crescendo....
Rispondi
di rockit [user #11557]
commento del 11/01/2016 ore 09:04:20
A SHG c'era un negoziante/distributore che stava svendendo sottocosto i pedali EHX perché il marchio, dopo aver distribuito appunto così nel nostro paese per vari anni, ha iniziato a vendere direttamente proponendo prezzi finali inferiori a quelli che prima faceva al distributore, lasciando così sul groppone i prodotti già acquistati a chi per un bel periodo ha aiutato il marchio a farsi conoscere dalle nostre parti.
Per cui sull'etica commerciale eccellente forse qualcuno avrebbe da ridire...
Rispondi
di mz2250 [user #40980]
commento del 11/01/2016 ore 11:13:38
non so la storia , ma detta così non si capisce neanche molto, se ha bypassato il distributore e ha creato una catena di distribuzione interna all'azienda non vedo cosa intacchi l'etica nella produzione, per di più penso sia stata una transizione non un taglio netto, ma ripeto non conosco la storia.

Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 11:19:17
Ma sei sicuro che abbiano rinunciato al distributore italiano? Ho visto che attualmente fanno ancora parte della distribuzione Stefy Line (che, se non sbaglio, tra l'altro ne assicura l'assistenza italiana). Con la distribuzione diretta abbassi il prezzo di vendita, ma diventa più complicato offrire assistenza.
Rispondi
di rockit [user #11557]
commento del 11/01/2016 ore 11:35:48
Secondo me hanno fatto come hai detto tu, passando al distributore unico e rivedendo i prezzi.
Rimane il fatto che la mossa, per quanto perfettamente corretta dal punto di vista dell'azienda, che abbatte i costi e fa chiarezza nella distribuzione, e anche dell'utente (che ha un listino unico e un chiaro riferimento), ha lasciato qualcuno con le giacenze di invenduto (ho visto che anche musicgallery ha passato i prodotti EHX nella sezione svendite, magari è un caso, ma torna, e mi pare strano del resto che il negoziante a SHG stesse raccontando una balla su quanto gli è capitato), quindi se l'utente ci guadagna, alla fine qualcun altro ci ha rimesso.
In linea con quanto dicevi tu nell'articolo: la mossa è giustissima, ma quando tiri giù il prezzo c'è sempre qualcuno nella catena (produzione o distribuzione) che vede i margini di guadagno sparire, per cui anche quando tutto è fatto in maniera ineccepibile di fatto se il prezzo scende ci sarà un cliente che paga meno, ma anche un negoziante che a fine mese ha incassi più bassi e deve tener aperto.
Insomma, le economie di scala funzionano, ma non sono a costo zero per tutti come a volte si potrebbe pensare.
Rispondi
di mz2250 [user #40980]
commento del 11/01/2016 ore 11:55:39
ma trovo proprio strano che la distribuzione ed importazione fosse in mano a più ditte, e se così fosse è limportatore da cui il venditore ha acquistato il pezzo che deve render conto, evidentemente stefy line faceva un offerta migliore a ehx per l esclusiva , non ci vedo niente di strano , la giacenza spesso viene svenduta ma è impossibile al prezzo minore dell acquisto all'ingrosso.
Rispondi
di rockit [user #11557]
commento del 11/01/2016 ore 12:18:21
Al di là del dettaglio sul prezzo di svendita, su cui mi sono probabilmente espresso male (e me ne scuso in primis con chi ora distribuisce EHX), il fatto è che per lungo tempo da noi EHX non aveva un distributore unico, ma più ditte che distribuivano autonomamente i pedali. Se guardi i vecchi numeri di AXE questo è specificato anche nelle loro prove dei pedali in questione, che lamentavano proprio per questo motivo l'assenza di un chiaro listino.
Quindi è verissimo che non c'è niente di strano nel fatto che abbiano messo ordine in questa faccenda, mancherebbe altro: però il succo dell'articolo che stiamo commentando è proprio che quando si fa un'operazione di ribasso del prezzo finisce che qualcuno ci rimette, per cui prima di imputare un prezzo alto a disonestà, è utile riflettere anche sugli altri fattori. Nella fattispecie, un cambio di politica distributiva (pienamente onesto e vantaggioso per azienda e consumatore) è finito a penalizzare i negozianti (altrettanto onesti) che avevano i prodotti a magazzino. Idem, tanto per cambiare nome, è successo tempo addietro con Gibson, che ha invertito al ribasso l'andamento dei listini, cosa ottima per i chitarristi, molto meno per chi aveva chitarre già in esposizione.
In sintesi: quando l'azienda cala i prezzi razionalizzando non è detto che l'operazione sia rose e fiori per tutti, qualcuno con buona probabilità ci rimette, e quindi oltre a benedire gli effetti sul nostro portafogli forse è utile riflettere anche sugli effetti collaterali, prima di essere felici al 100%. Questo mi pare fosse anche il messaggio del post originale, per quello ho voluto riportare la questione.
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 10/01/2016 ore 15:47:5
Potresti cortesemente dirci cosa ne pensi del Klon fatto da Giovanetti e venduto a 120e ?

vai al link
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di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 16:24:52
Preferirei parlare di realtà che conosco e che hanno una connotazione ufficiale e non so se il buon Giovannetti sia tale.Ti dico questo per diverse ragioni:
-il link al quale mi rimandi mostra un circuito realizzato secondo la vecchia scuola del DIY, cosa che fa pensare a pochissimi esemplari costruiti;
-la componentistica che vedo è di buona qualità, ma lontana dall'originale nelle parti elettromeccaniche (il pot doppio ad esempio, deve essere a tolleranze ristrette altrimenti c'è il rischio, a parità di schema, due pedali suonino diversi e non di poco);
-si parla di un true bypass e non ho la minima idea di come e se vi siano altre licenze poetiche ovvero se si tratta di un pedale "ispirato" o di un clone tout court;
-nonostante le tue buone intenzioni, c'è il serio rischio di fare anche involontariamente un torto ad una persona che forse nemmeno ha la pretesa di essere motivo di contendere, specialmente se lo fa in modo amatoriale e non ufficiale.
Pertanto, di Giovannetti, non parlerò né bene, né male, perché non posso per questioni di correttezza generale (non conoscendo la sua personale realtà come costruttore).
Quello che posso dire (a prescindere dalla fedeltà rispetto all'originale che non posso valutare con due foto) è che per quella cifra, se è un costruttore amatoriale e per pochi amici amanti dell'artigianale, è comprensibile, se invece mira a produrre più esemplari ed è infelice possessore di partita iva... è un autolesionista!
Non leggere solo sulle righe, ma anche tra le righe.
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 10/01/2016 ore 20:44:
Leggendo tra le righe, capisco che a parte i potenziometri che potrebbero rendere il suono diverso su ogni unità (leggermentissimamente diverso, e comunque al 99% impercettibile trattandosi di distorsore, non di unità reverbero), questo pedale fatto a mano senza economie di scala costa 120 euro ed è di buona qualità. Fosse fatto in serie, costerebbe molto meno, e fosse fatto in serie in cina costerebbe meno della metà, che piu o meno è quello che costano i pedali cloni della Joyo, i quali pedali - smontati - non sono fatti peggio di quel Klon.
La componentistica di precisione sui distorsori non mi impressiona piu di tanto..
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 23:50:48
Probabilmente non mi sono espresso bene.
Data la funzione del potenziometro in questione, non è impercettibile la differenza in termini di resa, ma diciamo pure che per il prezzo ce lo facciamo star bene: il pedale che mi hai indicato, al dettaglio, avrà circa tra i 40/50 euro di componenti al dettaglio.

Se come produttore amatoriale i miei costi sono tutti lì (ovvero non ho problemi di partita iva, conformità ce, raee, iva, ecc, ecc,) a 120 euro ci guadagno pure qualcosa, ma lo faccio a questo prezzo solo se non ho lo stress di una certa domanda (altrimenti lascio perdere le perfboard o le veroboard e passo ad un pcb serio come primo passo..) e/o se si tratta di un'attività accessoria rispetto alla mia principale.
Se invece sono un costruttore/artigiano e sto sul mercato nel pieno senso del termine e con i costi fissi che comporta, con 120 euro ad esemplare chiudo domani mattina perché da quei 120 euro devo dedurre il 22% dell'IVA e scendo a 93 euro, poi deduco i componenti e scendo a 50 euro, poi deduco le imposte e quello che resta lo devo dividere per le 4/5 ore medie che impiego a costruirlo: 5 euro netti l'ora?
La distinzione che ti invitavo a fare era questa ed era a prescindere dalla componentistica. Non è la bontà della realizzazione o la qualità dei suoi componenti che vanno giudicati quando analizzi i prezzi che propone il costruttore in questione: semplicemente non puoi portarlo come esempio, essendo probabilmente una realtà ancora a livello amatoriale, almeno sul piano ufficiale. Sulla componentistica c'è poco di cui impressionarsi e nel mio articolo in qualche modo questo traspare.
Spero di non essere frainteso, anzi auguro al costruttore in questione di riuscire a venderne 1000 al mese ed a mettersi in piazza in regime di competizione, ma realisticamente dubito che a quel punto potrebbe trovare conveniente realizzarli per venderli al prezzo in questione.
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 11/01/2016 ore 00:29:3
Ma le economie di scala le conosci? Un imprenditore serio che non sia un bottegaio fa un piano, mette nel prezzo anche l assistenza in garanzia, il rischio di impresa, e decide dopo quante unità va in break even. Oppure pensa di essere un artista e come tale produce e vive alla giornata specificando che non sono i suoi prezzi ad essere alti ma quelli degli altri ad essere troppo bassi. Ma almeno inventarsi qualcosa.. invece clone eticamente il lavoro altrui. Bah!!
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 00:53:08
Conosco abbastanza bene questo tipo di realtà e posso assicurarti che ai prezzi che citi ci esci solo se lo fai da semplice appassionato e per pochi esemplari (cosa che non implica essere dei cialtroni incompetenti,per carità...). Se decidi di farlo per lavoro e farlo solo per questo motivo (e sei pienamente in regola) semplicemente non ci esci.
Questo per la mia modestissima esperienza ed i conti te li ho fatti prima.
Se uno è in regola e si accontenta di guadagnare 5 euro l'ora (pari a circa 800 euro al mese netti) e decide di fare impresa (artigiana o meno che sia) liberissimo, ma mi domando se valga la pena farlo. Pensaci un attimo: tu lo faresti?
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 11/01/2016 ore 01:28:50
Io no, non lo farei. Io farei un piano economico, verificherei i costi di produzione partendo dalla PCB stampata in 500 esemplari, metà dei quali potrei venderli in kit, e l'altra metà assemblati. Negozierei i componenti non uno alla volta ma centinaia alla volta. Magari trovo qualcuno dietro casa che ti realizza non solo lo stampato ma anche l'assemblaggio ad un costo ragionevole, e lascerei il montaggio finale in casa, assieme alla verifica di qualità. Fatti i conti, vedrei se c'è mercato per un pedale che potrei vendere ad una certa cifra, calcolata per avere un margine diciamo su 250 pezzi, non su 25. Sotto i 250 pezzi vado in perdita (di tempo, economica, o tutte e due), sopra ci guadagno. E 250 pezzi sono ancora troppo pochi per parlare di impresa, ma va bene come esempio.
Guardandomi attorno, noterei che c'è una sovrabbondanza di distorsori ed overdrive, che oramai sono di ottimo livello stra-clonati e ben prodotti in cina, dove peraltro ormai si producono anche le chitarre Breedlove come avrai letto, le Guild, i maglioni di lana e il telefonino che hai in tasca, e partendo dal presupposto che quelli lavorano su volumi due o tre ordini di grandezza superiori ai miei, giungerei alla conclusione che questo mercato consumer, senza capitali e capacità organizzativa, e senza un vero prodotto innovativo, sarei fuori dal gioco. Io mi fermerei qui.
Qualcun altro andrebbe avanti e direbbe "Bene, allora mi invento il mercato per gli esterofili, la nicchia, il non-plus-ultra, tutto fatto a mano, componenti di prima qualità, e lo vendo a prezzo di boutique, fregandomene della grande distribuzione, del mercato consumer ecc. I miei clienti sono gente che è disposta a spendere per questo genere di cose, non molti clienti in verità, ma tanto non potendo assumermi alcun rischio di impresa, non avendo capitali da investire e neppure un vero e proprio prodotto, non posso fare altro. ".

Per qualcuno comprare questi pedali ha un senso, per me no.
Per dirla tutta, in un blind test probablimente molti pedalini cinesi sarebbero preferiti al boutique, o equiparati, e questa è una prova che mi piacerebbe proprio fare un giorno , in compagnia e solo per curiosità.


.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 01:38:31
Ed infatti anche io non lo farei! :)
Farei le considerazioni numeriche che hai appena fatto tu e punterei su un altro tipo di vantaggio, come ad esempio un progetto originale e diverso dal solito che mi ponga fuori da un mercato che non riuscirei a reggere e cercherei di impormi come eccellenza sui progetti, sempre originali, oltre che su una qualità costruttiva eccellente basata sull'esternalizzazione di parti del processo (specialmente i pcb) che risultino più convenienti da affidare a terzi più attrezzati di me, mentre curerei di persona le parti vitali del processo costruttivo in assemblaggio ed il controllo qualità per evitare cattivi risultati ed appropriazioni indebite.
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 11/01/2016 ore 02:33:37
Questo è parlare!
Ora, io sono di parte perchè per me i distorsori e gli overdrive sono come i dolci per un diabetico. Ma mi domando: è possibile che siano sempre le stesse cose ad essere fatte e rifatte? Evidentemente è quello che chiede il (micro) mercato di chi compra boutique.
Ma un bel chorus stereo analogico, un bel reverbero stereo..? Oppure roba alla Tech21.
Un bell'equalizzatore parametrico, magari,. Roba dove il suono entra ed esce pulito e una componentistica di assoluta qualità si sente, e ha un senso mettercela.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 10:49:3
Guarda. penso sia una questione di domanda ed offerta che incoraggia i produttori a non osare ed a stagnare sempre sui soliti pedali noti, cosa che però spesso ti colloca fuori dal mercato come prezzi e che devi giustificare in qualche modo.
Se sei onesto, ti impegni almeno a farlo a prova di esplosione nucleare, con un bell'aspetto custom e qualche extra feature che lo renda di categoria almeno pari o superiore all'originale, anche semplicemente come funzionalità.Ovviamente non chiedi 3 o 4 volte il valore dell'originale se in produzione, ma al massimo il doppio, mentre diventi addirittura appetibile se il pedale in questione è fuori produzione o ha prezzi inaccessibili.
Se invece non sai cosa dire e fai i copia incolla, allora ti inventi l'alchimia e le formule magiche, le tue componenti saranno tutte al top e saldate con l'ultimo rocchetto di stagno trovato nella tomba di Leo Fender! Anche a questa categoria ad alcuni piace credere: liberissimi,ma guai a portare il pedali tra le mani esperte di terzi! La delusione è in agguato. Ecco le differenze che reputo esistano tra artigianato serio ed un certo "boutique".
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 01:20:4
Giusto per essere più chiaro.
Il discorso che ti ho fatto finora è rivolto anche al tipo di prodotto che mi hai mostrato ed a come è assemblato in maniera estremamente artigianale: a parità di costruzione del pedale, se non vuoi assumere dipendenti facendo aumentare per forza di cose i costi, hai un numero limitato di unità che puoi produrre al mese.
Spero di aver chiarito il mio discorso.
Rispondi
di KJ Midway [user #10754]
commento del 11/01/2016 ore 10:06:2
Ciao Strato rispondo a te e rispondo a Joe, innanzitutto complimenti per l'articolo ci vuole coraggio... ma ogni tanto è bello ricordarle certe cose.

Tornando al diyer parlo per esperienza personale visto che ho un suo clone, premetto al tempo dell'acquisto non mi ponevo certe domande "etiche", la persona è innanzitutto onesta e disponibile, non è un costruttore amatoriale bensì un professionista con reale attività e p.iva i pedali te li vende scontrinati quindi da questo punto di vista niente da dire, ultimamente mi sono invece chiesto se sia giusto o no e quindi anche legale copiare circuiti, utilizzare gli stessi nomi e loghi e venderli pubblicamente, immagino di no ma immagino anche che sia un discorso di numeri, se ne vendesse 10.000 magari Marshall intenterebbe una causa per 10 pedali all'anno magari non perde neanche tempo.
In ogni caso il mio clone è arrivato e suona anche bene essendo un Fuzz, suona simile all'originale ma non uguale e qui ho già detto tutto.
Risultato ho speso la metà e sono metà soddisfatto, lo rifarei? no anche perchè se lo rivendo non se lo prende nessuno, mentre se avessi preso l'originale lo rivenderei allo stesso prezzo in 2 minuti.
Tornando al pedale per curiosità l'ho aperto e l'ho fatto verificare ad un tecnico competente, il risultato è che il progetto è praticamente un classico layout che si trova in rete come tutti gli altri pedali che copia (non mi viene altro termine) i famigerati transistor super selezionati a detta sua non ci sono e la costruzione è solo discreta.
Se vuo info aggiuntive mandami un pm.

Ciao
Ale
Rispondi
di lbaccarini [user #14303]
commento del 10/01/2016 ore 18:13:06
Argomento interessante e vedo tante competenze sopratutto in elettronica, io ne ho zero.
Una questione che ogni tanto mi è venuta in mente è anche però quella dei BREVETTI. Immagino che chi clona, non ovviamente a livello amatoriale, sia libero di farlo solo se il progetto non è coperto da brevetti? Ovviamente i brevetti scadono e non sono validi sempre in tutti i continenti, immagino lo scenario sia ampio per cui chiedo a qualcuno più esperto di me una opinione. Avevo per esempio sentito che Zvex in USA è molto battagliero in questo ambito (poi magari ha copiato anche lui, non so capire questa cosa guardando i suoi circuiti). Forse anche in questo ambito l'etica ci entra.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 18:40:11
La questione dei brevetti è complessa ed in realtà ben pochi possono vantare delle esclusive in tal senso. Mi spiego meglio: molte delle soluzioni costruttive legate al progetto di un pedale sono derivate in tutto o in parte dai parametri di funzionamento o, addirittura, dai circuiti esemplificativi dell'azienda che costruisce il tipo di integrato in utilizzo.
Ti faccio un esempio pratico.
Il PT2399 è un integrato pensato per l'uso come delay e, in quanto tale, il costruttore suggerisce anche i parametri di utilizzo tipici ed un range di componenti utilizzabili allo scopo: ora puoi farlo lavorare in mille modi diversi, ma il limite sono i parametri che il costruttore ha espresso nel datasheet (semmai è il produttore dell'integrato a poter vantare brevetti). Per le sue stesse caratteristiche intrinseche, apportando le giuste modifiche allo schema pratico di utilizzo ed utilizzandone in simultanea due o tre unità, è possibile anche ottenere simulazioni di tape echo o di un reverbero a molle: come stabilire dove iniziano le pretese per poter vantare un brevetto in tal senso da parte dei costruttori? Se così fosse, sai l'Ibanez quanti soldi avrebbe guadagnato solo dalle cause contro i suoi clonatori concorrenti?
Rispondi
di lbaccarini [user #14303]
commento del 10/01/2016 ore 18:44:18
Ho capito, immaginavo che fosse una cosa complessa.
Meglio così perchè immagino che questa cosa abbia beneficiato anche a noi utilizzatori oltre che ai vari costruttori e/o clonatori
Rispondi
di vicky [user #33863]
commento del 10/01/2016 ore 19:21:19
senza dimenticare che brevetti di 20 e più anni fa ormai magari sono scaduti e/o non più rinnovati, per cui.....
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 19:25:36
Ma, per quel minimo di conoscenza che ho, posso dirti che poco è brevettabile in tal senso: immaginiamo il danno che ne riceverebbero i produttori di circuiti integrati, ovvero, tizio inventa il 4558 per decine di utilizzi ed Ibanez brevetta un circuito che gira intorno a questo, limitandone un utilizzo ulteriore in tal senso presso terzi... si ucciderebbe un settore intero!
Rispondi
di alexus77 [user #3871]
commento del 10/01/2016 ore 18:50:56
Uno dei migliori articoli che ho letto su Accordo in anni. Bravo.
Ho una grande ammirazione per Bill Finnegan, e non ho mai capito i detrattori del Klon... per me sono un po' come quelli che insistono che le chitarre veramente buone costano tutte troppo (enfasi sul tutte) e che c'e' pieno di chitarre economiche dal suono miracoloso.
Ottima analisi sul discorso costi/prezzo, e aggiungo, per i Klon come per tutti gli altri prodotti, vale il discorso domanda/offerta, quindi se ce ne sono pochi in giro e la richiesta e' alta, e' ovvio che il prezzo salga. Comunque, come Finnegan stesso ha scritto sul suo ultimo pedale, "kindly remember: the ridiculous hype that offends so many is not of my making."
Riporto qui sotto un estratto da un intervista a Finnegan. Gran persona, vedasi specialmente il secondo paragrafo, e soprattutto modesto e onesto, mi spiace che non sia riuscito a fare soldi con il Klon, e per questo ho preso immediatamente un KTR non appena uscito, non tanto perche' magari un domani potrebbe rivalutarsi, ma perche' suona alla grande, e soprattutto perche' e' un suo prodotto, stessa ragione per cui non compro altri cloni, specialmente J-RAD, dopo aver letto la storia un po' piu' in dettaglio.

Finnegan built Centaurs—around 8,000 in total—by hand, on a cheap folding card table in a succession of small apartments for 15 years... Finnegan says he typically worked 55–60 hours per week in effort to keep turnaround times as short as possible, though he was hindered by the fact that the circuit was very labor intensive and time consuming... "For the last seven years or so of Centaur production, the retail price was $329,” says Finnegan, “and to be honest, my profit margin was not very sensible—no real business person would have considered, for more than a moment, doing what I was doing for the return I was receiving. Also, given that I live in Boston, it was impossible for me to hire people and expand: Real estate here is in short supply and very expensive, so there was no possibility of my renting commercial space to set up an actual shop."

What can you tell us about Centaur units that occasionally turn up on eBay with the claim that they are “new, with full warranty”—are they fakes?
I have a very close friend who is a single mom and whose job doesn’t pay all that well. Every now and then she needs a little help, financially. I’m aware of what the used units are selling for, so at some point after I discontinued the Centaur it occurred to me that—if and when she needed me to—I could build a Centaur and give it to her to sell on eBay and use the proceeds to keep going. This has worked really nicely, and I’ll continue to do it for as long as my old Centaur parts last. Since I discontinued the Centaur, a lot of people have asked me whether I’d consider building one for them—sometimes offering me pretty substantial amounts of money—but I’m not going to do that. The only Centaurs I build anymore are the ones I build for her, and I don't make or collect a single cent from them.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 19:09:50
Grazie per le parole gentili e per la chicca su Finnegan che aiuterà a conoscere meglio la realtà di costruttori artigianali brillanti: notare la differenza tra i prezzi sul mercato degli appassionati e quello retail praticato all'epoca dal costruttore. Tra l'altro, l'ultima volta che ho ascoltato un centaur è stato ad ottobre: Matt Schofield lo aveva in pedaliera ed io ero a "distanza di sputo" da lui (serata meravigliosa dalla quale sono andato via tra gli ultimi ma con un suo vinile autografato).
Rispondi
di alexus77 [user #3871]
commento del 10/01/2016 ore 19:45:31
Esatto, grande differenza tra retail originale e prezzo di mercato attuale. Facendo due rapidi calcoli, e senza contare tutte le business expenses, ho stimato che Finnegan avra' fatto circa 40-45 dollari all'ora lordi (quindi piu' realisticamente avra' fatto tra i 35-40 all'ora, sempre lordi), che a Boston sono decisamente pochi.
Se tanti grandi come Schofield lo usano, un perche' c'e'. Io vado sempre a vedermi Nels Cline quando passa in citta' per suonare jazz club col suo trio o da solo... anche li, Klon alla grande, e che suono.
Rispondi
di JFP73 utente non più registrato
commento del 10/01/2016 ore 19:02:03
Parlare di artigianale vuol dire tutto e niente. Ci sono gelati artigianali che fanno schifo e il fatto che li fqcciano personalmente non li rende migliori. La distinzione è banalmente tra oggetti che suonano bene e altri che non suonano bene. Molto spesso il discorso si risolve in sfumature, si trovano pedali che costano cento euro e suonano da nove e pedali che costano trecento e suonano da dieci. Il problema lì si risolve nel capire se si è disposti a spendere il triplo per wvere un risultato leggermente migliore rispetto a una prestazione comunque ottima.
Di elettronica non capisco un acca (il cambio della lampadina per me è un evento) ma lessi oltre dieci anni fa un'intervista su chitarre a pittman, guru delle valvole, nella quale sfatava tutti i miti dei prodotti boutique evidenziando come la produzione point to point possa creare problemi di incostanza dei valori a tester e quindi di prestazioni nonché problemi di non poco ocnto in sede di riparazione.
Ad ogni buon conto il buon Mad Hatter a Roma non a Shangai produce ottimi pedali artigianali a prezzi molto competitivi e enormemente più bassi di produttori esoterici
Rispondi
di vicky [user #33863]
commento del 10/01/2016 ore 19:26:32
"dieci anni fa un'intervista su chitarre a pittman, guru delle valvole, nella quale sfatava tutti i miti dei prodotti boutique evidenziando come la produzione point to point possa creare problemi di incostanza dei valori a tester e quindi di prestazioni nonché problemi di non poco conto in sede di riparazione. "

Mah io invece direi il contrario, se c'è una cosa che contraddistingue il point to point non è il suono, la potenza o cosa: è l'AFFIDABILITA'.
Ma si torna alla solita storia della domanda all'oste: "il suo vino è buono ma soprattutto quello della concorrenza è meglio?"
Rispondi
di JFP73 utente non più registrato
commento del 10/01/2016 ore 19:35:45
Ho riportato fonte e contenuto premettendo che io non ci capisco niente. Io provo la strumentazione e cerco di capire se mi piace e se il prezzo richiesto è per me accettabile. Ci possono essere chitarre che costano diecimila euro e li valgono fino all'ultimo centesimo ma io non sono disposto a spenderli.
Torno lì, secondo me la produzione di massa ha fatto un bel balzo in avanti e la lieve differenza qualitativa ha costi molto sostenuti. Poi magari c'è chi, io per primo, non ha quella sensibilità e capacità di percepire le sfumature di differenza e dice che i due prodotti sono identici ma uno costa cento e l'altro duecentocinquanta
Rispondi
di pickuppato utente non più registrato
commento del 10/01/2016 ore 20:20:2
Una PCB in vetronite o bachelite (che preferisco) dura quanto e più del point to point se hai la pazienza di stagnarla lungo tutte le piste, che in genere nei valvolari non sono molte e di contro sono di generose dimensioni. Garantisce stabilità nei collegamenti e diventa un gioco da ragazzi sostituire eventuali componenti.
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di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 20:36:21
Direi che un pcb ben fatto dura quanto (non più) di un point to point, per ragioni cronologiche più che altro...
La bachelite mi piace di più come colore ed ha un fascino vintage insuperabile, ma la vetronite è più facile da trovare in diversi spessori di supporto(ben oltre classici 0.8/1.6 mm standard) e con interessanti varianti sullo spessore del rame in micron (è possibile trovarne facilmente di superiori ai canonici 35 micron) che rende ulteriori saldature superflue, mentre resta sempre valido una buon trattamento con argento chimico.
La panasonic ne produce di ottima fattura e, come sottolineavi, ha un'ottima rilavorabilità grazie al forte grado di adesione tra vetronite e rame. A me i pcb ben fatti piacciono, ma non bistratterei per questo il point to point: molte costruzioni di questo tipo vantano montaggi di qualità militare che pochi pcb di ampli per chitarra raggiungerebbero.
Sui pedali, il point to point semplicemente è anacronistico e (imho )pura fonte di spennamento!
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di Inglese [user #31999]
commento del 10/01/2016 ore 20:48:32
Vorrei sottolineare il fatto che il montaggio su turret board o strip board (ed è questo che in realtà si propone) non è point-to-point anche se l'ignoranza e la volontà di sbandierare slogan, non tua, dei produttori, porta ad usare impropriamente i termini.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 10/01/2016 ore 23:53:36
Io quando penso al point to point penso a Matchless!

Se proprio vogliamo sconfinare nel porno, facciamolo per bene! ;)
Rispondi
di pickuppato utente non più registrato
commento del 10/01/2016 ore 21:01:0
Lungi da me l'idea di bistrattare il point to point... è troppo elegante e fascinoso ;)
E' che mi sono clonato per passione un valvolare e ne ho fatto due esemplari che sbatacchio da anni senza problemi.
Sui pedali è giustamente impensabile dal momento che usi anche un solo microchip diventerebbe un bagno di sangue!
Per riferirmi al tuo ottimo articolo (interessantissimo) riguardo i famosi potenziometri mi affido alla "rottamazione", da apparecchi anche stereo anni 60/70 li ricavo a costo quasi zero, generose dimensioni e una spruzzatina di disossidante tornano nuovi, dove posso li sostituisco agli attuali piccoli e di scarsa qualità.
Rispondi
di Inglese [user #31999]
commento del 10/01/2016 ore 21:09:48
Assolutamente da difendere il montaggio su turret board o strip board!
Se progettato come si deve non ha difetti rispetto ad un PCB che non siano di praticità di produzione e quindi di costo su scala.
Il point-to-point è un'altra cosa.
Rispondi
di Inglese [user #31999]
commento del 10/01/2016 ore 20:41:46
Bravo.
Discorsi che avrei voluto affrontare da tanto tempo ma credo sia come lottare contro i mulini a vento.
E' inutile difendere la verità dicendo a tutti che BabboNatale non esiste... è inutile aprire la polemica sul valore dei un oggetto quando anche il movimento "boutique" italiano ha preso una brutta piega.
Il mercato rovina tutto. Come nel calcio.
Troppi clonatori di tipo 1 si sono trasformati in clonatori di tipo 4 solo perché "si vende", "il mercato tira".
Troppi clonatori di tipo 4 sono nati solo perché avevano la possibilità e la struttura per buttarsi nella mischia senza troppi investimenti o rischi.
Troppi copia-incolla di "componenti al top", "resistenze impasto di carbone", "condensatori Sprague-Atom" (estendo il tuo discorso al campo ampli, ancora più grave viste le implicazioni di sicurezza e le cifre in ballo) supportati solo da ignoranza. Zio Nane, una volta c'erano solo quelle! in america Sprague Atom era general purpose che più non si può! Componenti che qui adesso costano un terzo al di là dell'oceano costano cinque volte questi riferimenti e vengono installati in ampli vintage come upgrade!
Nel tuo articolo io calcherei la mano sul costo di PROGETTARE.
Leggere "non c'è nulla da inventare" mi fa triste. Ci rendiamo conto che si diceva anche a inizio secolo dopo aver inventato il telefono?
Non c'è voglia, non c'è competenza, non c'è pazienza e non c'è entusiasmo.
Ben vengano i cloni cinesi che suonano decentemente e costano come nemmeno il contenitore se lo compri qui!
Ho paura che quello che ci può essere di bello in questo movimento possa soffocare sotto uno tsunami di giocattolini fast food chitarristici o TS9 moddati e allucinogeni e ipnotici.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 00:13:01
Tocchi una ferita aperta.
Prima di pensare ai costi di progetto (che forse solo le aziende possono definire così) i penserei al fascino della scoperta.Quando ho iniziato ad appassionarmi a questo mondo, il primo passo è stato confrontarmi sugli schemi considerati di riferimento dagli addetti ai lavori ed una volta capito cosa serviva a cosa (e perché) sono partite altre domande.
Alla sperimentazione di tipo pratico, sia sulle valvole che sui semiconduttori, è stata di grande aiuto quella in pspice (cosa che consente di intraprendere una realizzazione pratica solo dopo averne osservato il comportamento in simulazione).
Con questo approccio; ho avuto modo di verificare tante teorie e supposizione e di stabilire con rigore cosa delle mia conoscenze e/o intuizioni fosse giusto o sbagliato prima di realizzarlo. Allo stesso tempo, una realizzazione pratica andrebbe misurata con gli strumenti adatti allo scopo di verificare come le intuizioni si traducono in ciò che ci piace e ad investigare su quello che non è andato come da programmi. Questo tipo di esperienza, per un artigiano serio, per un progettista o per un tecnico addetto ai lavori fanno parte di un bagaglio di conoscenze irrinunciabili che possono essere addebitati come costo solo quando lo si fa per conto terzi: la cosa avvilente è vedere che non c'è il coraggio di osare soluzioni diverse, di mettersi in gioco con suoni originali, di far palestra di elettronica collezionando anche qualche insuccesso (fa parte del gioco).
Non c'è nulla da inventare? Non ne ho la certezza, ma sono sicuro che c'è molto da migliorare e non di poco, ma è una strada con una pendenza diversa.
Anche io trovo risibile la pretesa di farsi pagare un pedale dal progetto trito e ritrito 4 volte più del giusto solo perché lo si è assemblato a mano: l'artigianato non è tutto top quality solo in quanto artigianato. Dove quella qualità c'è, è evidente, si sente e si tocca, allora si paga anche per quello che vale (a mio avviso, in genere, non oltre il doppio di un prodotto industriale in serie).
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 18/01/2016 ore 16:09:34
Purtroppo >>> "non c'è nulla da inventare"
Rispondi
di Inglese [user #31999]
commento del 10/01/2016 ore 20:45:58
Scusate, aggiungo una cosa.
Da poco ho preso per mano l'edizione moderna del Klon, prodotta dal progettista del primo modello.
Se vedete sul suo sito dice che, vista la richiesta e i prezzi assurdi dell'usato, ha deciso di riprendere la produzione per poter offrire a prezzo contenuto la stessa qualità.
Il prezzo non è poi così contenuto in US, qui non ne parliamo, e il pedale è progettato per costare pochissimo, PCB tutto SMD in modo che "qualsiasi fornitore lo possa produrre" (cito il produttore), componenti da industria e assemblaggio minimo.
Ovvio, se può venderlo e guadagnarci ha ragione a farlo. Almeno ha l'onestà di dirti come stanno le cose.
Rispondi
di luvi [user #3191]
commento del 10/01/2016 ore 21:33:44
Arrivo tardi... ma condivido anche gli spazi tra le parole!!!

Bravo... :-)
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 00:20:23
In qualche modo ci siamo ritrovati dove ci eravamo lasciati sul Tumnus... ;)
Rispondi
di luvi [user #3191]
commento del 11/01/2016 ore 00:34:23
Esattamente... :-)
Rispondi
di mrc.mgg [user #198]
commento del 10/01/2016 ore 22:10:2
Io arrivo ancora dopo ... ma anch'io condivido al 100%.

Marco
Rispondi
di frank5150 [user #22607]
commento del 10/01/2016 ore 22:43:53
Buon spunto di riflessione strato78! da facente parte del primo gruppo (hobbysta autocostruttore) capisco bene cosa intendi trasmettere col tuo articolo... certo che di cloni del tube screamer a prezzi folli sene vede forse fin troppi ma meno male grazie ai forum come "freestompboxes" si riesce a smascherarli prontamente. il centaur è un valido od e un bel progetto ma non mi vuole piacere....
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 00:26:49
Guarda, proprio circa i TS ed i forum di autocostruttori, è d'esempio (circa bontà di un certo artigianato e la disonestà dell'altra parte) la storia di un costruttore brillante che ha reinterpretato il tubescreamer in un pedale suo (aggiungendo due elementi completamente originali rispetto all'impianto di base) e che oggi vende a circa 200 euro con una bella livrea blu (ci siamo capiti credo...) ed un noto marchio che vende lo stesso pedale (a quanto si dice un clone sfacciato di quello appena citato) al doppio del prezzo...
Rispondi
di frank5150 [user #22607]
commento del 11/01/2016 ore 08:21:53
Eh beh... proprio vero! tra l'altro storia simile per quell' overdrive famoso col simbolo dello yin&yang che è stato miseramente clonato e rivenduto a prezzo maggiorato da più concorrenti...
Rispondi
di Oliver [user #910]
commento del 10/01/2016 ore 22:48:07
Questi sono gli articoli da "Grande Accordo".
Pur essendo un totale buzzurro, elettronicamente parlando, ho goduto tutta la discussione dalla prima all'ultima riga. Una discussione seria, approfondita, garbata come dovrebbe sempre essere.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 00:42:45
Grazie! Considera che uno dei motivi per i quali ogni tanto accendo queste discussioni è dare soddisfazione ad un nostro comune amico di Formia che, altrimenti, mi accuserebbe di essere andato a lungo nel suo antro solo per consumargli i suoi preziosi togo pavesi, bere il suo ottimo caffè ed affumicarlo con le mie sigarette senza aver appreso nulla più di quanto sapessi prima nonostante ore ed ore passate insieme a non parlare d'altro! ;)
Rispondi
di Oliver [user #910]
commento del 11/01/2016 ore 00:51:35
Hehe. Mentre leggevo pensavo proprio a lui.
Rispondi
di gwynnett [user #9523]
commento del 12/01/2016 ore 16:55:47
sì, ma non ho più i TOGO
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 12/01/2016 ore 17:00:54
Adesso capisci perché ci vediamo più raramente? No Togo, No Party!
Un abbraccio.
:)
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 11/01/2016 ore 09:04:50
Condivido l'articolo, ottimo articolo pieno di verità, e condivido il commento.
Rispondi
di dfatwork utente non più registrato
commento del 10/01/2016 ore 22:55:56
Grazie per il.tuo articolo, interessante e condivisibile.
Rispondi
di giampus [user #16018]
commento del 10/01/2016 ore 23:16:47
Bellissimo articolo, e bellissima discussione. Apre un po' gli occhi a chi come me di elettronica non ci capisce molto. Sono sempre stato scettico sui pedali boutique, nel senso che è meglio andarci con i piedi di piombo, perchè parafrasando ciò che qualcuno ha già scritto sopra, una birra artigianale sarà pure artigianale, ma non è detto che sia per forza buona.

Al di là di questo, visto che si è parlato di costi di materie prime, assemblaggio, produzione, testing, e distribuzione, sarebbe bello parlare di costi di progetto. Cioè voglio valorizzare chi ha sperimentato combinazioni di op-amp, transistor, diodi, resistenze, condensatori, potenziometri, (quindi dispendio di ore e ore di lavoro e materie prime) per arrivare al successo di un prodotto. In questo campo non c'è la possibilità di effettuare simulazioni, neanche oggi con i mezzi che abbiamo. Pertanto un progettista può fare un progetto vincente solo sulla base di esperienza, tentativi, e soprattutto dopo aver attacato il jack e provato cosa esce realmente dall'ampli. O sbaglio?

Ecco, quando compro un pedale costoso mi piace contribuire a valorizzare anche il lato progettuale, al di là della scarsa reperibilità di un prodotto; oppure al di là del lustro e della ricercatezza che un artista famoso possa dare ad un determinato prodotto (pedale o chitarra che sia), e questo aumenta non poco la GAS (o la PAS in questo caso)...
Rispondi
di sidale [user #29948]
commento del 11/01/2016 ore 01:02:58
Ottimo articolo e bella discussione tra accordiani...questo genere di cose rende Accordo ricco gradevole e interessante!!!
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 11/01/2016 ore 08:44:52
dico la mia: intanto alle categorie definite all'inizio, aggiungerei anche una meno "clamorosa" ma forse la più comune: quelli che saltano sul carro del vincitore, senza grandi meriti ma nemmeno schiavismi o che. Insomma tutti quelli che clonano o imitano progetti preestistenti, ovvero il 90% di quanto finisce sul mercato. Non c'è vergogna, solo non tiriamo fuori tutte le volte i "costi di ricerca e sviluppo" se si cambiano due resistenze.
Poi, sento spesso parlare di "robustezza" del prodotto, anche qui, con il klon che avrebbe una enclosure dal mistico costo. Sarò fortunato, ma in 20 anni che suono gli unici pedali che mi han dato problemi sono i behringer, e me li han dati non rompendosi, ma subito. Non mi si è mai rotto un pedale, mai, nemmeno un vituperato Boss, ora, non so che ci faccia la gente, ma non sono fatti per essere lanciati dal terzo piano.. come dire, l'argomento solidità mi pare sopravvalutato.
Sul costo di produzione, sempre riprendendo metodologie, scelta di componenti come appunto l'enclosure, etc: alla fine quello che conta è il risultato. Se per montare un pedale ci metto 2 ore invece di mezza non è detto che sia un merito. Se scelgo un componente più costoso che non aggiunge molto o nulla, non è un merito. Citavo Electro Harmonix perchè hanno il merito di fare le cose "giuste": non sono verniciati in modo chic, e da quel che ho visto non sono fatti in enormi catene di montaggio, non ci lavorano 2000 persone, per capirci, ma riescono a tenere costi bassi pur essendo made in USA. Hanno automatizzato parte della produzione? Ma ben venga, voi vorreste una Panda verniciata a mano che viene il doppio?
Nei commenti l'autore ammette che il prezzo dei componenti se si lavora su grandi quantità può scendere in modo devastante, e non penso che in Wampler vadano a prendere le resistenze dall'elettricista sotto casa. Quindi i costi di materiale saranno enormemente inferiori, per certi pedali anche sotto i 10 euro (non dimentichiamo che un fuzz alla fine mi costa quasi come per dire un delay ma può anche avere un quarto dei componenti...).
E ultima cosa: io non ci credo che qualcuno provi un pedale finito per mezz'ora, tutti. Non esiste.
Rispondi
di Pearly Gates [user #12346]
commento del 11/01/2016 ore 09:42:37
Secondo me i prezzi scandalosi sono soprattutto sugli overdrive e distorsori.
Mi riferisco ad esempio Moolon, Vemuram, Suhr, Distillery.
Il nocciolo di un OD o DS in pratica è sempre lo stesso 2 o 3 diodi in antiparallelo che formano l'onda quadra.
Non è che c'è più molto margine di invenzione il metodo è quello sono tutti variazioni sul tema.
Ormai si arriva a 300 euro per certi pedali, circa 600.000 lire di una volta (così fa più impressione).
DIamo un valore ai soldi...
Cosa ci puoi fare in alternativa con 300 euro?
Quanto rappresentano in percentuale del tuo stipendio?

Comprare pedalini non è neppure un investimento.
Io comprai molti anni fa il Tc Electronic VPD1 costava 287 euro.
Quando sono andato a darlo in permuta ho dovuto pregare per farmelo valutare 100 euro.

Quindi non vale la pena, bisogna comprarsi una bella chitarra (nel senso che funzioni bene e che ci si trovi bene a prescindere dal costo) e un bell'amplificatore che suoni bene e abbia le caratterstiche che servono (dipende da persona a persona, se 1 o 2 o 3 o 4 canali loop effetti riverbero ecc. ecc.).
Di pedalini ne servono pochissimi.
E Soprattutto non si può risolvere con i pedalini un suono brutto in partenza.
P.S.
Per me anche comprarsi i cellulari all'ultima moda sono soldi buttati.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 11:11:33
Ehilà! Da quanto tempo!
Pearly quello che dici è condivisibilissimo, ma non me la sento di biasimare chi spende pure 300 euro per un pedale, ma solo se è un collezionista di vintage o se ha comprato uno di quei pedali (sempre più rari sulla piazza) che ha un'originalità tale nel suono e nella funzionalità da non essere accostabile facilmente ad altri.
Rispondi
di Pearly Gates [user #12346]
commento del 11/01/2016 ore 11:35:35
Beh se si va sul collezionismo...io non sono un collezionista...cmq già è forse più comprensibile.
Per veri pezzi di storia, magari sì.
Ma io non sono il tipo.
infatti ho comprato Helix (il futuro), all'inizio ero tentato di comprarmi una riedizione degli ampli SUPRO (che sono veramente belli e non esageratemente cari se paragonati agli ampli boutique), ma poi ho pensato che non lo avrei sfruttato.
Dentro a Helix c'è anche la simulazione del Supro quindi...

Secondo me cmq è meglio mettere il budget soprattutto nella chitarra e nell'amplificatore.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 11:41:16
Ho avuto la stessa impressione sui Supro! Se ne vedono ancora pochi in giro, ma hanno un gran bel suono ed un reverbero molto particolare (sui modelli che lo montano).
Rispondi
di Pearly Gates [user #12346]
commento del 11/01/2016 ore 13:54:56
Dietro alla riedizione dei Supro c'è Zinky
vai al link
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 11/01/2016 ore 12:32:1
Sono d'accordo, anzi, quando c'è l'accoppiata chitarra e ampli che funzionano, il resto diventa magicamente ridondante. Se uno dei due o entrambi non sono OK, sentirai sempre il bisogno di un OD più... "qualcosa".
E poi ripeto: se 100 euro un delay ci possono stare, un fuzz che è 10 componenti, proprio no.
Rispondi
di ziobob07 [user #11246]
commento del 11/01/2016 ore 12:28:41
bellissima discussione.. riflettevo su tutto questo proprio in questi giorni quando fra le mani mi è capitato uno zoom ms100bt aggiornato di overdrive e distorsioni cloni dei vari xotic rc, klon, ibanez ts 808 etc.. ebbene, da possessore di alcuni di questi ho potuto fare un confronto.. pedali da 300 e passa euro vs un pedalino digitale da 100 euro aggiornabile tramite app. Ebbene, sono rimasto a bocca aperta.. la differenza in alcuni casi era impercettibile (soprattutto per ibanez ts808hw e xotic rc! la prova devo dire è stata svolta con volumi da camera, (e come sappiamo su un palco le cose cambiano) però accidenti, è stato difficile da digerire all'inizio!
Rispondi
di dariosicily [user #40626]
commento del 11/01/2016 ore 13:09:00
Beh a volumi da camera è interessante... ma quando parliamo di RC booster parliamo di sfumature che fanno una enorme differenza proprio a volumi da live con la band... tutti i boosters - e soprattutto questo che ti dà una trasparenza meravigliosa - vanno valutati ad alto volume.

Difatti, lo stesso RC và settato in modo molto diverso a seconda del volume al quale suoni - e soprattutto in base al setup.

Io lo uso con Strato, Les Paul e persino con la acustica in contesti e setup molto diversi tra loro e non ho mai provato niente che costi meno e faccia lo stesso lavoro che fa quel pedale... indispensabile per me.
Rispondi
di ziobob07 [user #11246]
commento del 11/01/2016 ore 18:31:28
Gran pedale! Tenevo a precisare "volumi da camera" proprio per questo; spesso si fa l'errore di giudicare un od-muff o fuzz in base ad un prova fatta in negozio o in saletta, ma il vero banco di prova per me è il palco. Tuttavia devo dire che Lo Zoom mi ha impressionato anche in sala prove, poi certo niente sostituirà il mio analog man king of tone o lo xotic rc, ma ormai il logaritmo è una certezza e i nuovi processori digitali di questi pedali (strymon/eventide su tutti) sono destinati a prendere sempre più il sopravvento; costano di meno e garantiscono una resa quasi analogica permettendoti di gestire moltissimi parametri e di concentrare molti suoni in un solo pedale.. ps avete visto la strumentazione di luca colombo per sanremo?
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308]
commento del 11/01/2016 ore 12:47:04
Complimenti per l'articolo e per la discussione, anche perché è sempre interessante leggere i pareri di persone informate, o che bene o male conoscono i circuiti elettronici, e anche chi è solo un acquirente e giustamente si informa essendo un diretto interessato. Posso dire da piccolo produttore di pedali che i discorsi da fare sono molti. Senza tornare su costi e prezzi giusti o meno, cosa che valuterà sempre e solo l'acquirente finale, oltre al boutique vs industriale, cinese vs occidentale, mi preme approfondire altri punti. È vero che copiare non è bello, non lo era neanche a scuola, ma è anche vero che se si legge un datasheet di un IC si trova "paro paro" lo schema di un pedale. Chi copia chi? Due esempi? Death By Audio Robot e Love Pedal Purple Plexi. Non me ne vogliano, suonano bene, sono solo due esempi, ma guardate schema e datasheet e rabbrividirete... Restando sui cloni, chiunque abbia dimestichezza e abbia realizzato qualche clone, anche solo per provarlo su breadboard, sa che il TS9-TS808 è stato clonato e variato in mille modi, ma non comprendo come lo si possa pagare 4 volte il prezzo dell'originale... Qualcuno già l'ha menzionato, ma io faccio i nomi e chissene. Il Tommy, sicuramente migliore del TS, ci posso pure stare, ma il Vemuram?!!! Senza manco na scritta?!!! Bah... Almeno metterci un buffer interno o che ne so, un raddoppiatore di voltaggio integrato, almeno spiego in piccolissima parte il costo maggiore, ma neanche quello. Sul discorso del non si costruisce più roba nuova sono daccordo, ma è anche vero che molti circuiti sono talmente perfetti, hanno ispirato musicisti famosi e quindi noi chitarristi che inventarsi cose strane forse serve a poco. Nel mio piccolo credo che una buona idea, da me poi applicata, sia quella di creare un pedale come fosse di per sè una piccola sezione effetti. Spesso infatti costruiamo il nostro suono usando non un OD da solo, ma miscelandolo con altri effetti fino ad ottenere il sound che preferiamo. Prendiamo quindi un buffer di qualità, per ottimizzare segnale e frequenze, di seguito un preboost e un OD da tirare col precedente ed ecco un ottimo pedale. Non voglio e non pubblicizzerò nostri prodotti qui ma questo concetto è ciò che applico ormai da tempo ai miei progetti, che magari in alcune parti sono simili a circuiti esistenti e non lo nego, perché? Perché sono cresciuto con quei suoni e li adoro! Un'altra bella innovazione sarebbe sfruttare le nuove tecnologie applicate all'analogico. Ad esempio sogno di poter inserire la programmazione a preset di un OD tramite IC, o magari con manopole meccanizzate. Ovviamente è e sarà un sogno.... :(
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 11/01/2016 ore 13:01:35
Ciao e grazie a tutti per gli interventi. Ho solo un'obiezione sull'articolo, là dove inserisce il parametro della scelta etica. In primo luogo stiamo trattando di un elemento personale, ciò che io ritengo eticamente accettabile può non esserlo per il mio vicino e, su questa scorta, invito tutti ad allargare la prospettiva. Sarà per certo detestabile lo sfruttamento della manodopera, ma si potrebbe del pari non condividere che buona parte del prezzo di un prodotto italiano (ad esempio) vada nella tassazione. In primo luogo perchè potrei non condividere le scelte del governo italiano (stando all'esempio); ma anche perchè la tassazione italiana è superiore e di molto alla media europea pur non essendo i servizi allo stesso livello. Dunque se può esser giusto "boicottare" chi sfrutta la manodopera per far si che adegui le tutele dei lavoratori, può essere altrettanto giusto deprimere l'impresa italiana perchè lo Stato sperpera le risorse?
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 13:15:02
L'abolizione della quasi schiavitù di alcuni paesi e dei benefici che l'impresa ne ricava credo siano degli imperativi basati su diritti fondamentali. Discorso diverso è quello di un paese come il nostro, dove lo Stato vessa le aziende che, a loro volta, decidono in libertà se in un tale sistema di leggi e regole (spesso vessatorie) valga la pena o no fare la propria impresa.
Con un esempio pratico sempre relativo all'articolo in esame, posso dirti che secondo me un artigiano o produttore industriale che producano un clone ben fatto di un pedale come il Klon a prezzi oscillabili tra i 150 ed i 200 euro (a seconda dell'economia di scala che possono permettersi) può ancora competere (almeno sulla qualità) con altri competitors avvantaggiati dal produrre in paesi con regimi fiscali più leggeri, ma questo richiede qualche sacrificio e (specie per gli artigiani) l'accontentarsi di un margine leggermente inferiore rispetto alla concorrenza. Queste sono le scelte di chi fa impresa in Italia.
Circa il sistema fiscale, la patata bollente non la si può lasciare tra le mani solo di chi produce ma, essendo un problema diffuso, dovrebbe interessare l'intera popolazione e questo tipo di valutazioni etiche implicano un impegno politico di cui finora questo paese non è stato capace. Il ragionamento, implicando storia e politica di un paese malato come il nostro, forse non si presta molto ad essere incluso in questo topic, anche se sicuramente rappresenta una seria riflessione che tutti noi italiani dovremmo fare.
Boicottare quello che si produce nel nostro paese invece di affrontare un irrinunciabile cambiamento dello stesso, non danneggia solo i produttore ma, in senso lato, ci coinvolge tutti ed in tal senso, da domani rischieremmo tutti di essere disoccupati!
In sintesi, per me equivarrebbe a recidersi i genitali per far dispetto al proprio coniuge!
Rispondi
di vicky [user #33863]
commento del 11/01/2016 ore 13:22:54
straquoto tutto quello che hai scritto
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 12/01/2016 ore 11:36:07
Ciao, posso concordare con te sui principi generali. Rimane il fatto che se per te e me ed altri 1000 l'abolizione della schiavitù è un imperativo morale, può non essere così per altri 1000 diversi da noi. Quel che volevo significare è proprio che, mentre il costo ed il valore di beni materiali è un parametro oggettivo, non è così per le scelte etiche. La cosa non ha ricadute banali perchè tu stesso citi la ridistribuzione della ricchezza, processo che in Italia NON avviene se è vero, come è vero, che il 20% degli italiani detiene il 61% della ricchezza complessiva. Quanto indichi per l'Italia, poi, può esser vero per ogni altro paese: boicottare un prodotto cinese non farà altro che rendere più povera quell'economia con l'effetto che tu stesso indichi: creare disoccupazione. In sostanza credo che le questioni etiche vadano trattate con molta più prudenza ed assai a latere delle altre quando ci si accinge ad acquistare un pedale per chitarra. Infatti concordo con te che siano problemi da affrontare direttamente.
ciao
Rispondi
di dariosicily [user #40626]
commento del 11/01/2016 ore 13:04:45
D'accordissimo con la maggior parte di quello che ho letto sopra, quanta rabbia... io avrò speso finora almeno 1300 euro solo per la pedaliera, con la musica ne faccio intorno ai 300 al mese sudando nei locali... però ragazzi la verità è che il commercio non guarda in faccia nessuno, figuriamoci... io nella vita lavoro nel marketing per una industria che produce elettronica, e il lavoro è lavoro... quando faccio un prezzo, pensate che possa permettermi di pensare "mah.. mi pare giusto chiedere xxx perchè di più sarebbe sbagliato...". ?

La definizione di prezzo del marketing è : "somma in denaro che il cliente potenziale è disposto a pagare per acquistare il prodotto". Punto.

Quando si fa un piano di marketing, si valuta tutto e si stabilisce un numero minimo e massimo di pezzi da vendere in base alla propria catena produttiva e si fà un prezzo. Se la gente compra, il prezzo è "giusto".

Questo discorso vale per i prezzi stellari, non esiste un limite al prezzo, esiste la possibiltà di comprare o no, che ci piaccia o no.

Il discorso sugli sfruttamenti - e aggiungo lo sfruttamento meschino dei progetti altrui, che hanno valore intellettuale... - invece è un discorso a parte, fatto di viltà.
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di magheggio [user #10968]
commento del 11/01/2016 ore 13:22:22
So che diventeremo tutti cinesi, purtroppo... l'hanno deciso i capoccia a livello mondiale come Marchionne, Renzi, Obama, ecc... e noi non possiamo farci niente...
Detto questo io do una certa importanza all'aspetto etico di un prodotto... molti prodotti in campo non musicale non li acquisto più perchè provengono da multinazionali schiaviste, corruttrici ecc...
Sul piano musicale faccio un discorso comunque simile badando anche poi al portafoglio... acqisto tanto usato... per il nuovo compro molto online non solo perchè il prezzo è basso ma soprtutto perchè nei negozi fisici non trovo mai quello che mi serve, spesso mi chiedono di aspettare tempi infiniti e alle volte sono anche maleducati... pagherei volentieri un 5% in più per uno strumento trovato al negozio e provato o fatto arrivare in un paio di settimane ma quando mi si chiede di aspettare 6 mesi...
Però rimango scandalizzato quando vedo che alcuni liutai italiani realizzano chitarre a 4000 euro e passa... si parla di una spesa raramente superiore ai 600 euro per la materia prima e la componentistica al dettaglio... "con 4000 euro oltre che la materia prima ed i componenti mi compro anche la maggior parte dei tuoi attrezzi da lavoro!"
Un liutaio mi ha detto che ci mette circa 10 giorni, non proprio full time, per costruire una chitarra da zero... 400 euro al giorno mi sembra eccessivo...
Arriviamo alla follia pura poi quando si parla di chitarre reliccate di fabbrica... roba da TSO.
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di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 13:32:47
Ahia... qui c'è il rischio di innesco! ;)
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di RedRaven [user #20706]
commento del 11/01/2016 ore 14:01:50
A questo proposito leggevo di un liutatio berlinese che fa cose molto belle, tra cui un corso di liuteria. Il corso ha un costo a cui sommare i materiali per costruire uno strumento. Il suo listino, dal sito:

Approximate ranges of prices for the materials (in Euros):

Wood for the body 35 – 90
Wood for the neck 35 – 90
Tuner machines 30 – 90
Pickups (1 or 2? etc.) 80 – 160
Electronics, passive (no cost)
Electronics, active 60 – 80
Finishing with oil (no cost)
Finishing with lacquer 250
Bridge 30 – 100
Other (nut, case, etc.) 50 – 90

siamo tra i 700 e gli 800 di materiali, quadra. Sui 400 al giorno, sarebbero tanti anche considerato tasse etc, ma devo dire che in media per fortuna si viaggia sotto i 4000.

Poi fa anche la domanda, se è famoso o meno, e altre cose imponderabili.
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di magheggio [user #10968]
commento del 11/01/2016 ore 14:13:07
So di un corso di liuteria di Frudua in persona che viene lui a casa tua per 2 settimane (10 giorni) lo devi ospitare e campare tu in albergo e lui ti fa lezione 1 ad 1 per 6000 euro circa + acquisto attrezzi... sarei possibilista ad averceli...
Poi ci sono un paio di corsi a classi limitate con attrezzature fornite dal docente del corso di 10 giorni a circa 2500 euro e ti porti a casa lo strumento prodotto... se potessi li frequenterei...
Poi ci sono i corsi più brevi fatti con semilavorati sui 1000 euro...
Sono comunque anche investimenti per il futuro
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 11/01/2016 ore 14:14:46
Non discuto il corso, non pretendo di fare conteggi orari perchè si entra in altre cose, parlo di costo di materiali e di strumento finito fatto da lui.
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di magheggio [user #10968]
commento del 11/01/2016 ore 14:21:16
Infatti!
Io volevo proprio dire che se si parla di corso ci sono da fare altre considerazioni... ha senso sia spendere 6000 euro per lezioni private sia 2500 che 1000 dipende dagli obiettivi che ti prefigi di conseguire... però nessuno ti offrirebbe un corso con semilavorati a 6000 euro... sarebbe fuori mercato.
Sulla spesa per lo strumento finito costruito dal liutaio siamo certamente d'accordo. Ho cominciato io dicendo che 4000 euro (ma anche 3000) per una chitarra 6 corde non particolarmente "complicata" anche se personalizzata e costruita con perizia è troppo.
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di strato78 [user #17091]
commento del 12/01/2016 ore 11:18:03
400 euro al giorno per lavorare su una chitarra? Ho sbagliato mestiere!
Se ti interessa un corso e vivi a Roma, c'è un ottimo liutaio mio amico che ne sta organizzando uno e nella quota del corso comprende i materiali per la realizzare pratica di una chitarra, con la sua supervisione, che resta al partecipante.
Se tu o altri siete interessati, contattatemi con pm e vi dò il contatto.
Rispondi
di magheggio [user #10968]
commento del 13/01/2016 ore 10:11:45
Anche io ho sbagliato mestiere... ho studiato 10 anni e guadagno meno di 1/5...

Comunque avrei trovato dei corsi che corrispondono ai miei desideri, oltre al tuo, ma non posso frequentarli.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 13/01/2016 ore 10:23:30
Che dire... il nostro è un paese strano! Ieri sera, guardando dimartedì su La7, io e mia moglie ci siamo definitivamente convinti a trasferirci entro max due anni in UK.
Vivere in Italia, per alcuni, è diventato una cosa al limite dell'eroico!
Rispondi
di magheggio [user #10968]
commento del 14/01/2016 ore 14:12:40
Sono pienamente d'accordo.
Io anni fa ho detto a mia moglie che quando vuole scappiamo in Francia (che è il paese che le piace di più) ma non era molto propensa, ha un buon lavoro e... ci sarebbe il problema dei nostri genitori che non sono più tanto giovani...
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di mrnippo [user #31138]
commento del 12/01/2016 ore 11:19:38
parliamo di manodopera molto specializzata venduta a 400 euro al giorno. Non è una esagerazione, almeno nel mondo in cui mi muovo io (servizi IT). Un sistemista senior viene venduto, giusto per dare un' idea a cifre che vanno dai 350 ai 600 euro al giorno, altre figure costano ancora di più
Cambiando mondo: il meccanico di una concessionaria automobilistica chiede 40/50 euro l' ora.
Di conseguenza non mi sembra un' eresia il fatto che che una figura come quella del liutaio, che non si forma dall' oggi al domani, costi 400 euro al giorno
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di strato78 [user #17091]
commento del 12/01/2016 ore 11:23:31
Semplicemente non avevo idea!
Non è il mio campo e non discuto che possano essere meritatissimi, per carità!
Ormai in Italia ci siamo talmente assuefatti alla sopravvivenza che certi compensi ci fanno venire la bava a prescindere... ;)
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di mrnippo [user #31138]
commento del 12/01/2016 ore 11:35:11
certo, a prima vista possono sembrare cifre folli, è vero.
Poi c'è l' altro estremo della catena, restando in ambito chitarraio. Il mio insegnante di chitarra prende circa 18 euro l' ora dalla scuola in cui insegna (io pago 22,5 alla scuola).
Questa si che mi sembra una cifra assurda (intendo troppo bassa), visto che cosi come non ci si improvvisa liutai, non ci si improvvisa neanche insegnanti. In questo caso però è determinante il fatto che il mercato è molto inflazionato
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di screamyoudaddy [user #37308]
commento del 11/01/2016 ore 15:52:29
Gli attrezzi in effetti non li considera mai nessuno, come se nascendo tutti fossimo dotati di un kit di trapani, lime, cacciaviti, saldatori e quello che vi pare xD
L'RC è molto usato e suona davvero bene, anch'esso di ispirazione TS ma con evidenti differenze (stadio di amplificazione iniziale finale ed equalizzazione separata). Parlando di costi per la produzione purtroppo c'è anche il discorso relativo alla distribuzione. Se magari vendi a 150 è ovvio che il distributore dovrà avere un guadagno ed ecco che il tuo pedale costerà di più.
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di RedRaven [user #20706]
commento del 11/01/2016 ore 16:45:32
Il discorso di ricarico di distribuzione però vale uguale per tutti, in percentuale sul prezzo all'acquisto..
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di rockit [user #11557]
commento del 11/01/2016 ore 16:56:1
Vale per tutti fino a un certo punto, perché è uno dei punti in cui le case di grandi dimensioni fanno valere le economie di scala al massimo. E fanno valere soprattutto il proprio potere contrattuale: se un grosso distributore ti cala i margini abbassando i listini spesso la scelta per il rivenditore è tra avere un guadagno al limite del mantenimento o escludere i prodotti del distributore in questione, rinunciando in partenza ai clienti interessati a quei prodotti.
Per cui se un produttore non ha grandi numeri e/o offre ai negozianti un margine di ricarico un po' più onesto, in modo magari da consentire anche a negozi che non siano megastore di tenere il prodotto, la differenza sul prezzo finale si sente.
Rispondi
di uzik [user #25323]
commento del 11/01/2016 ore 16:19:20
uhmm... parlo da appassionato di chitarra e di elettronica che in passato si è arrangiato a costruire qualche overdrive partendo dal fabbricarne il circuito stampato con il bromografo e via dicendo tutto il resto. Beh, io dico che a livello di spesa "elettronica" è difficile, ma mooolto difficile superare gli 80 euro (parlo di overdrive). Questo è quello che posso dire onestamente.
I componenti, il case, la lavorazione, saldatura, foratura, testing e via dicendo per questo tipo di effetto non credo possa superare tale cifra. Ci sono un po' di accorgimenti su cui porre attenzione:
1) E' inutile montare dei componenti costosi usati per l'Hi-Fi perchè chitarra e amply non fanno parte del mondo dell'Hi-Fi. Chi lo fa (e ci sono molti boutique) è solo per giustificare il costo elevato.
2) Reperire i componenti originali è ora relativamente semplice (ebay ...ecc). Bisogna sapere come muoversi e molti non sanno neanche che (per esempio) i componenti più blasonati della Panasonic sono semplicemente trovabili come Matsushita, vero nome della casa giapponese.
Per chi non lo sapesse provate a cercare un JFET Matsushita invece di Panasonic.
3)Bando ad altre ciance che sommate però fanno, arrivo subito al punto più importante (almeno per me): Supponiamo come è detto che la spesa elettronica sia 100 euro. Bene, allora tutto quello che c'è in più è il costo dall'idea di chi lo ha costruito o inventato (e qui dipende se è un clone o un boutique ma accorciamo il discorso ad un overdrive di "propria concezione").
Quindi se vendo un overdrive a 300 euro, vuol dire che ti faccio pagare la mia idea, il mio progetto, il mio "copyright" ben 200 euro. Beh, per un overdrive 200 euro di "idea" sono davvero troppi.
E' solo un circuito di clipping con qualche capacità aggiunta. Poi, se tu compratore sei disposto a pagare la mia idea ben 200 euro... beh! Sarà sicuramente un affare per me. Ma obbiettivamente un circuito di clipping non può avere il peso di 200 euro. No dai, quello no.
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di RedRaven [user #20706]
commento del 11/01/2016 ore 16:48:30
Il punto è che se fai pedali di mestiere in modo serio, non compri su ebay i sacchetti di transistor. Se costassero 100 euro da produrre tu li pagheresti altro che 200 in negozio.. Da qui l'ovvia conclusione, che il prodotto in materia prima costa molto, molto meno, e la differenza è per l'amor del cielo, sacrosanto lavoro, e un plus incognito. Probabilmente guadagna più il negoziante del sig. Wampler, tra l'altro.
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di rockit [user #11557]
commento del 11/01/2016 ore 17:05:22
Vorrei aggiungere una considerazione: siamo uno dei pochi ambienti in cui si considera fondamentale il costo di produzione sul prezzo finale del prodotto in questo modo ossessivo.
Normalmente per qualsiasi tipo di attività vale la regola che vuole "compri a 1, vendi a 3", per cui il costo di materiali è circa il 30% del prezzo finito, il 30% va in spese, tasse ecc, e il 30% resta di guadagno lungo la filiera. Quindi nel più banale dei modi, un pedale che costa 50 euro di componenti dovrebbe andare via, come prezzo onesto, a 150 ivato. Eppure molti etichettano questo prezzo come una rapina...provate a fare i conti di quanto costano che ne so, i ricambi per il meccanico o il legno grezzo per un mobile, confrontate le percentuali e siamo lì, però nessuno si lamenta e si progetta da solo i pensili della cucina, anche se non è che richiedano competenze molto diverse da quelle per costruire una chitarra elettrica.

E in altri settori in cui nessuno si fa problemi i numeri sono ben diversi, molti jeans di marca (prezzo 50 euro o più) costano in produzione una decina, un IPhone non costa 200 euro di materiali ma un ordine di grandezza in meno, e così via...
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 17:19:09
Ottimo contributo direi.
Ecco il ragionamento dal quale partono le mie considerazioni iniziali raccolte nell'articolo:
la disinformazione guasta un mercato che diversamente sarebbe sano e che invece attualmente è diviso tra i mistici a qualsiasi prezzo ed i detrattori di un artigianato ed un industria sani ammiccando al low cost senza indagare troppo.
Se la priorità su tutto è salvare il portafogli, nessuno dei due atteggiamenti è sano...
Il primo alimenta i disonesti, gli esosi ed i furbi, uccidendo un potenziale mercato di prodotti equivalenti, interessanti e dal prezzo ragionevole per quello che offrono.
Il secondo, se lo si estendesse a tutti i settori merceologici, renderebbe tutti disoccupati e, in definitiva, anche i suoi fautori incapaci di acquistare qualsivoglia oggetto fosse pure low cost.
Il mio discorso su etica, impatto ambientale e sociale, è rivolto proprio a chi con leggerezza sottovaluta gli effetti collaterali di un mercato malato, specialmente quando la malattia è contagiosa e può contaminare tutto: una buona parte del degrado della nostra economia risiede in questo tipo di superficialità.
Non voglio biasimare chi non può permettersi un prodotto "sano", ma almeno non si cercasse di motivare con altre ragioni le proprie scelte senza averne almeno considerate le conseguenze su larga scala.
Rispondi
di KJ Midway [user #10754]
commento del 11/01/2016 ore 17:46:28
Ottimo intervento quanto banale, nel senso che ogni volta che esce questo discorso la gente si dimentica che per tenere in piedi un'attività ci sono dei costi fissi che qualcuno deve compensare ed il povero costruttore per essere concorrenziale l'unica cosa che può fare è abbassare quel 1/3 che gli spetterebbe di guadagno, se facesse x2 ci pagarebbe a malapena le tasse, non considerando poi anche la lunghezza della filiera che sta a valle visto che deve guadagnarci qualcosa anche il negoziante finale che ce lo consegna in mano... alla fine è come le bottiglie dell'acqua, quello che costa meno nel pacchetto è quello di cui abbiamo più bisogno.
Rispondi
di rockit [user #11557]
commento del 11/01/2016 ore 18:04:00
Triste verità purtroppo...sono cose che in realtà sono meno banali di quello che si pensa, nel senso che se non provi almeno a farti i conti una volta o a informarti di cosa comporta lavorare come autonomo non è automatico saperlo (seriamente, non è per nulla scontato che la proporzione di questi numeri sia intuitiva, meno ancora tradursi le percentuali in cifre e fare il rapporto con uno stipendio), per cui tocca ripeterle, speriamo che prima o poi non serva più. Comunque io l'articolo l'ho trovato molto interessante proprio perché fa il ragionamento completo, in modo accessibile ma non scontato.
Rispondi
di KJ Midway [user #10754]
commento del 11/01/2016 ore 18:13:0
Esatto, io mi son fatto 12 anni da p.iva e la mia unica fortuna era che i contributi previdenziali non li pagavo all'INPS ma ad una cassa per professionisti che chiedeva meno della metà, quello era il mio guadagno, solitamente chi non conosce queste dinamiche guarda solo alle aliquote IRPEF non considerando IRAP ed INPS che alle volte è più dell'aliquota sul reddito... se poi devi pagare affitto dello studio azienda trasferte ecc altro che per 3.... solo che poi a chi vendi il prodotto...
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 11/01/2016 ore 20:24:08
Qui però si stanno paragonando mele e pere: tra l'artigiano che fa pedali in cantina, ma cerca di camparci, e per dire Wampler c'è un abisso. Poi tra Wampler e Boss c'è un triplo abisso, ok, ma almeno non facciamo equazioni che non stanno in piedi.
Poi non diciamo che il mondo sarebbe migliore se pagassimo 200 euro un wampler senza fiatare, dato che tanto poi.. lo facciamo. Anche di altre categorie merceologiche si dice, ovvero le solite cose tipo che il costo di produzione delle nike sono 50 cents etc.. ecco se prendessimo meno nike, ci sarebbe un impatto più che a prendere più pedali boutique.
Rispondi
di KJ Midway [user #10754]
commento del 11/01/2016 ore 20:52:53
Scusa non capisco.... E dov'è che avrei detto una cosa del genere o paragonato mele e pere? Mi sembra solo di aver quotato il fatto che solitamente ci dimentichiamo di considerare sempre i costi fissi ed il margine di guadagno di tutta la filiera... Forse ti ha confuso l'esempio della bottiglia d'acqua.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 21:09:19
Forse, se non ho inteso male il senso del tuo commento, tralasci qualche dettaglio.
Anche se wampler è un grosso nome ormai, nel ricarico ci mette anche la quota per il distributore e per l'assistenza nelle nazioni nelle quali è presente. Pertanto, il vantaggio che ha nell'acquistare grosse partite di componentistica, compensa tale quota.
Il piccolo artigiano regolare (quello che in cantina ci tiene solo il vino, le melanzane sott'olio ed i caciocavalli....) non ha il problema della grande distribuzione (può optare per la distribuzione diretta e, contestualmente qualche negozio serio sul territorio nazionale) e questo compensa l'acquisto di componenti ad un prezzo più alto di wampler (e più basso del diyers che opera in garage e cantine, vende qualche pedalinosenza pretese e si diverte pure parecchio!). Alla fine gira e rigira la differenza diventano poche decine di euro sul prezzo finale e sta all'acquirente decidere se premiare l'artigiano nazionale o wampler. I pedali più economici che trovi in commercio li fanno in Cina e li paghi 30 euro perché iperindustriali, senza regole ambientali, di sicurezza e con manodopera che con clemenza si potrebbe definire solo a basso costo... Ora, se EHX lo fa in modo sostenibile e ci chiede 100 euro in più (per un smd che alla fin fine costa meno di un joyo) va bene, se invece c'è un forte impiego di manodopera per la realizzazione ed il controllo qualità (ed il risultato è qualitativamente migliore) 150/200 sono troppi?
Mi sono perso qualcosa nel tuo ragionamento?
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 11/01/2016 ore 21:57:44
Guarda, sembra che non si riesca a focalizzare la discussione perchè qualunque argomento è contestato senza dati oggettivi. Prendo casi volutamente estremi in modo da non lasciare adito a dubbi: un booster di quelli mono potenziometro, o un fuzz ultrasemplice. Quello di cui parlo è il fatto che due oggetti del genere vengono venduti anche a 100, se non a 200 euro. Ora, va bene tutto, ma la differenza con un EXH non è la manodopera (america su america) non penso che EXH scarichi rifiuti tossici nella via a fianco, quindi cosa rimane? si parla di robustezza, ok, mai rotto un pedale. Adesso siamo alla qualità del montaggio.. io che non sono capace di saldare un fuzz in mezz'ora l'ho fatto, scusate ma a 200 euro non riesco ad arrivare. in certi casi siamo a 4X, anche. Capirei se ci fosse molto sbalzo tra progetto semplice (fuzz) e complesso (delay) ma se tutti e due finiscono compressi nello stesso range di prezzo proprio non ha senso.
Mi sono spiegato? se un booster viene 150 euro allora un effetto di modulazione dovrebbe venirne 400, dato che contiene il quadruplo di componenti, e il quadruplo di lavoro.
Rispondi
di KJ Midway [user #10754]
commento del 11/01/2016 ore 22:29:2
Scusa ma hai preso degli elementi sbagliati per il tuo esempio, il fuzz avrà ben pochi componenti ma necessita di esperienza e competenza per "accordarli" assieme ed ottenere il suono desiderato e questo vuol dire tempo e il tempo costa per non parlare della selezione e ricerca dei componenti (vedi fulltone con il 69 che ha smesso di farlo nella vecchia versione), il delay invece soprattutto se digitale e magari su SMD che criticità vuoi che abbia...
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 11/01/2016 ore 22:46:5
vedi? ogni cosa viene girata al contrario. Non tutti i fuzz sono al germanio selezionati uno a uno, e parlavo di delay analogici.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 23:32:04
vai al link -with-a-jhs-modded-soul-food-please-help-me.1394134%2Fpage-3&psig=AFQjCNEL2CVG4opruI1XqNmB3ptMWd9O4A&ust=1452637564097863

vai al link v.111396085,d.ZWU&psig=AFQjCNGQpia5Q0EDgUlG_Wbr380ykASczg&ust=1452637697689170

Il primo link mostra il Soul Food EHX, il secondo un Wampler Ecstasy (pure meno complesso rispetto al Tumnus). Cosa ne pensi?
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 12/01/2016 ore 13:48:40
dico che ovviamente non c'entrano nulla l'uno con l'altro come costruzione, difatti il soul food viene 80 euro, il tumnus 200. Dico anche che dei pedali EXH che ho, non se ne è mai rotto uno, nè gli switch, nè i pots, e che di norma non ho nemmeno problemi di qualità di suono (ronzii, interferenze, gracchiamenti..) quindi per me gli EXH sono "buoni pedali". Si entra nel personale, se il suono piaccia o meno, non è qualità "oggettiva".
Il Tumnus è fatto diversamente? certo. Giustifica la differenza? lo sentiremo nella prova che RozzoAristocratico ci ha promesso. Ma ho qualche dubbio, almeno per la maggioranza dei chitarristi. La differenza di suono risiede in differenze di componenti, in termini di qualità, o per progetto non uguale al 100%? boh. vedremo. Il parallelo che mi viene in mente è: se in gibson o PRS o qualunque produttore di alto livello invece del CNC avessero umani che sagomano a mano i body, quanto costerebbe? ci sarebbero differenze? Quello che vedo nella seconda foto va in negozio a 230 euro, e a me continua a sembrare un problema.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 12/01/2016 ore 14:20:44
Sono semplicemente scelte costruttive diverse: uno si rivolge alla grossa utenza e non mira alla longevità o alla facilità/convenienza nella riparazione, l'altro sceglie una strada diversa ed ha potenzialmente una vita più lunga, offrendo altresì una facilità e semplicità di riparazione che l'altro non ha. Come vedi, anche tralasciando volutamente le differenze qualitative delle componenti (che a qualcuno potrebbero pure sembrare superfle) sono le scelte di mercato che li differenziano. Una volta noti questi fattori, si può scegliere EHX o Wampler secondo i personali criteri di opportunità, necessità e valore, ma questo non li rende comunque due prodotti equiparabili e di pari valore, a mio avviso.
Pure un Hiwatt se lo fai per bene su pcb suona lo stesso e bene, ma perde quei requisiti legati proprio alle scelte costruttive del produttore, cosa che ne rappresenta comunque una peculiarità alla quale il 99% dei possessori di un hiwatt non rinuncerebbe.
In sintesi, non ti sto dando torto, ma trovo la tua posizione molto personale.
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 12/01/2016 ore 14:29:25
Per doverlo riparare, deve rompersi. E come dicevo, mai rotto un EXH, mai rotto un Boss, mai rotto un ibanez.. Poi, se parli di riparalo da solo, ricadiamo nel parallelo del FARLO da solo, mentre se lo faccio riparare, oltre ad averlo pagato 230 euro, ne pago quanti altri per ripararlo? a 79 euro lo posso buttare 3 volte prima di arrivare in pari al nuovo. Ripeto, se l'EXH si rompesse come un behringer capirei ma no..
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 12/01/2016 ore 15:15:41
Magari li tratti con cura, magari non li stressi, tra una serata in un locale ed un'altra, spostandoli di continuo, magari ti ha detto c**o! ;)
Adesso invece, se tu fossi lo sfigato possessore di un EHX rotto e fuori garanzia, dimezzato nel valore già per il solo essere usato, considerando che, se non lo devi spedire, una riparazione pure di una singola resistenza bruciata o la sostituzione di un potenziometro in assistenza ti possono cercare come niente (voglio essere buono) 15/20 euro. Ora i casi sono due: o lo ripari o te lo ricompri, nonostante valga sul mercato la metà del valore originario, cioè 40 euro circa...
Ti si rompe fuori garanzia un Wampler pagato 230 euro (ed è già meno probabile che ti lasci a piedi di suo) e, per un pedale che varrà ancora i suoi 120/130 euro, ti chiedono gli stessi soldi per riparartelo ed è più facile trovare chi te lo ripara (non essendo in smd) in tempi più brevi, data la disponibilità più ampia di componenti thruhole rispetto a tipo smt. Aggiungo che, se poco poco hai un saldatore e te la cavicchi, il resistore per un wampler lo trovi nella tua città a meno di 10 cent al dettaglio ed in venti minuti te lo ripari pure da solo a costo zero: prova a girare nei piccoli negozi di componenti elettrici al dettaglio a cercare un resistore smd e saldatelo da solo se ci riesci. Pertanto, finché vanno entrambi il tuo discorso non fa una piega e non c'è niente di male a scegliere un EHX da 80 euro e risparmiare nel breve periodo, ma lo fai consapevole di avere tra le mani un prodotto non proprio usa e getta ma... lì vicino! Questa è la mia opinione e non voglio persuaderti, ma come vedi non è possibile vedere l'argomento del quale parliamo da una sola prospettiva. Tutto qui.
Rispondi
di eugenio01 [user #39191]
commento del 12/01/2016 ore 18:26:37
------>Magari li tratti con cura, magari non li stressi, tra una serata in un locale ed un'altra

Io mi son fatto la convinzione che buona parte dell'effettistica degli ultimi anni si stia dedicando con sempre maggior attenzione alla utenza non professionale se non quasi domestica.
Sarebbe interessante conoscere i dati di vendita ( e soprattutto a chi..) di effetti come il C9 o K9 della Helectroharmonix o il Ravish..sempre loro. Non riesco ad immaginare un professionista nell'acquisto di un C9 se non per sfizio mentre lo vedo benissimo come regalo per il figlio\nipote\cugino....
Qualcuno conosce con buona approssimazione chi compra queste cose ? Conoscete siti in cui vengano trattati questi argomenti? L'unica fonte che ho sono le cifre comunicate da Thomann e mi sa che non siano sufficenti a farsi un idea precisa.

P.S: ad occhio..quanti pedali di quel tipo si dovrebbe vendere per raggiungere quota pareggio?
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 13/01/2016 ore 11:33:28
Hai centrato la questione prezzi credo: il mercato si è diviso da tempo in segmenti di utenza e questo crea confusione, specialmente presso chi non è in grado di valutare la bontà di un pedale aldilà della resa immediata e dell'appeal estetico.
Rispondi
di KJ Midway [user #10754]
commento del 12/01/2016 ore 07:38:11
Eheheh ma se non lo specifichi cosa faccio tiro ad indovinare? Tu hai scritto: "semplice (fuzz) e complesso (delay)"
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 23:12:54
Un booster a 150 euro non direi proprio che è economico (bisogna valutarne anche la qualità, questo è vero).... lo vedo un prezzo da overdrive base semmai, mentre un buon delay può superare anche di parecchio i 400 euro, ma parleremmo di un delay sicuramente molto performante e con diverse opzioni di utilizzo che sconfinano in un buon echo! Dici di aver realizzato un fuzz in mezz'ora e, con il giusto kit, non ho dubbi che ti vi sia riuscito e che suoni pure in modo soddisfacente, ma il tuo discorso è da diyer e non puoi accostarlo ai costi che ha un artigiano con partita iva o una piccola azienda semiartigianale, alla quale si richiede anche un assemblaggio impeccabile ed un minimo di appeal estetico: magari per un diyer questi sono dettagli o, se vi si applica, non lo considera un costo ma un passatempo. Sempre tornando al tuo esempio sul fuzz: lo hai realizzato per te o ne produci venti, trenta, cento al mese? Se facessi dei numeri da vendita, quanto chiederesti per il tuo lavoro?
Rispondi
di nawa utente non più registrato
commento del 13/01/2016 ore 11:16:26
sacrosante parole. ma anche tutte le considerazioni su etica, impatto ambientale e sociale sfiorano il paradosso quando non il ridicolo. sono 2700 anni che la nostra società occidentale vive utilizzando la schiavitù e però sembra che il problema sia il cinese che fa i pedali. francamente rispetto a tutto il sistema di produzione e consumo in cui viviamo i paladini dell'etica da pedaliera fanno un po' sorridere. ora se da una parte mettiamo gli aspetti etici di un pedale made in china e dall'altra mobilità/alimentazione/sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche per non parlare dell'inquinamento a me sembra che gli ordini di grandezza siano talmente incommensurabili che tutto il thread sembra un poco una presa in giro del povero operaio cinese. certe volte a NOI chitarristi manca il senso della misura e del ridicolo. ribadisco il NOI per evitare sterili discussioni.

per rimanere sul pezzo trovo molto poco etico soprattutto l'evasione fiscale di tutto il settore con una disinvoltura che certe volte spaventa.

comunque invito tutti a fare per gioco un business plan per avviare un azienda di produzione artigianale, anche individuale, che tenga conto della concorrenza e del posizionamento sul mercato. già riuscire a stilare solo le voci di costo senza cifre da l'idea della complessità della cosa.

ieri ho fatto visita a un amico liutaio e produttore di pedali che ha una sede aperta al pubblico, tutto a norma, misure di sicurezza, smaltimento differenziato, insegna sul negozio, pagamento delle tasse, fatturazione (perché i musicisti professionisti scaricano gli acquisti), fornisce assistenza, ha una sala insonorizzata dove provare i prodotti con ogni ben di dio di strumentazione e ha anche il pos per il bancomat e la carta di credito. io trovo che sia un piacere pagare 400 euro un overdrive a queste condizioni.

onestamente però mi stanno simpatici anche i cantinari che vendono la stessa cosa a 100 euro sul mercatino musicale :-)
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 13/01/2016 ore 11:28:3
Capisco perfettamente il senso del tuo commento, ma l'articolo in questione è giusto uno spunto e si rivolge al mondo dei pedali per una mera semplicità nell'esemplificare. L'auspicio è che partendo da piccoli esempi si provi ad avere una visione di insieme (quindi non limitata ai pedali) ed un consumo critico che sia generale e punti a non assecondare logiche di mercato non solo eticamente discutibili, ma dannose in termini di macroeconomia. Sarebbe bello affrontare il tema in modo più complesso ed articolato, ma non avrei avuto né le conoscenze, né l'autorevolezza per poter avviare un tale discorso in un articolo: in poche parole, non è che tutti i problemi etici si risolvono evitando i pedali cinesi, ma di sicuro è uno dei mille impegni che potremmo prenderci per salvaguardare un'economia sana. Lo stesso vale anche per i cantinari che, fino a che vendono due o tre pedaletti a prezzo di recupero senza millantare o dare dei furbi o dei ladri a chi produce in regola, non fanno danno e, magari, sono persone in una fase di transizione prima di emergere con una attività propria. Basta che sia pane al pane e vino al vino.
Rispondi
di nawa utente non più registrato
commento del 13/01/2016 ore 15:52:27
l'articolo è utilissimo, il tema ben posto, ho imparato un sacco di cose. mi riferivo un poco in generale ai commenti ricorrenti in questo e altri siti e dare ulteriori spunti di riflessione. ciao :-)
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 13/01/2016 ore 16:10:39
Al prossimo piacevole scambio! Complimenti per il bel sito.
Rispondi
di rockit [user #11557]
commento del 13/01/2016 ore 15:02:15
Sono perfettamente d'accordo, a me pareva che l'articolo fosse più un'esortazione a avere senso della misura che a voler salvare il mondo ;-)
Io mi ero fatto i conti per aprire una liuteria individuale, non del tutto in regola (ad esempio senza cabina di verniciatura), ma facendo tutto correttamente (laboratorio in zona artigianale, utenze, vendite fatturate...). Con un prezzo medio a strumento di 1500 euro, vendendone (vendendo, non solo producendo) 50 all'anno, facendo tutto ma tutto da soli, ti resta in tasca uno stipendio ai limiti del tollerabile...

Per cui anche a me stanno simpatici i cantinari che si rivendono il progetto su mercatino ripigliandoci i costi dei materiali e la soddisfazione, ma se fanno le pulci alle tariffe degli altri senza rendersi conto che loro non ci stanno manco ripigliando la spesa per gli attrezzi la cosa cambia...comunque mi stanno di più sulle balle quelli che gonfiano i prezzi delle squier coreane spacciandole per "vintage", sarebbe un capitolo ancora più spassoso :D
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308]
commento del 11/01/2016 ore 18:57:20
Purtroppo i costi per un produttore sono davvero molti, e soprattutto cambiano a seconda di come si lavori, del personale e molto altro, quindi non mi inserisco in un vortice senza fine. Un altro problema è secondo me legato anche all'estetica che sto vedendo sempre più spesso significare più del contenuto. È vero che l'occhio vuole la sua parte ma come si diceva prima tu bevi l'acqua, mica te magni la bottiglia... Potessimo fregarcene delle serigrafie e usare contenitori grezzi già si potrebbe abbassare il prezzo di qualcosina, ma come detto l'occhio vuole la sua parte, e forse in fondo piace anche a noi divertirci nel rendere bello esteticamente la nostra creatura. Per i componenti hi-fu citati da qualcuno non sono daccordo. Confrontate ad esempio un burrbrown con prodotti simili; costerà 10 volte tanto ma che qualità ;)
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 20:02:19
Su tutti il 2604! Un capolavoro...
Rispondi
di Inglese [user #31999]
commento del 11/01/2016 ore 20:53:5
Lasciamo andare i discorsi sui costi, tutti giusti, tutti sbagliati perché tutti parziali; troppi "dipende da".
Se fai un pedale e lo metti sul mercato a un miliardo puoi farlo, se c'è qualcuno che lo compra ben per te. Che c'è di male? Lo ritieni esagerato? non comprarlo.
Puoi produrre al un decimo dei concorrenti (in modo legale)? ben per te. Mio nonno diceva "chi pòl pì piange manco" (tipo "chi può di più piange di meno").
Ma sii onesto in quello che proponi.
Fallo soprattutto per non approfittare della poca competenza di chi compra. Si. Poca competenza per non dire ignoranza, senza offesa. Il brutto è che spesso è ignorante, senza offesa, anche chi vende.
"I migliori componenti disponibili sul mercato". Come è possibile? "Migliori" in che senso?
Di' che hai fatto molte prove e scelto in base al tuo gusto o a quello di un buon numero di tester.
Vuoi vendere un TS? Di' che è un TS e cosa ci hai fatto, secondo me non basta dire che è un overdrive dal timbro vintage.
E tu che compri sii critico, non innamorarti di idee e miti, verifica, leggi, informati, chiedi.
E dove va a finire la poesia?
Accidenti, sono un maledetto tecnico, non sarò mai un chitarrista.
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 11/01/2016 ore 21:16:19
L'ignoranza è terra fertile per le volpi ed un brutto posto per collocare i pollai!
:)
Rispondi
di mz2250 [user #40980]
commento del 12/01/2016 ore 02:39:23
Comunque è da ammettere che una discussione con contenuto interessante, che è materia di dibattito e sopratutto gestita civilmente genera una risposta immensa dell'utenza 115 commenti è un numero non indifferente nell'accordo degli ultimi tempi.
Rispondi
di giambibolla [user #5757]
commento del 12/01/2016 ore 11:37:58
ottimo articolo, non stampavo articolo e discussione da anni....
Rispondi
di Benedetto utente non più registrato
commento del 12/01/2016 ore 11:50:45
Sono tre giorni che leggo e rileggo questo articolo e i commenti. Non ho altro da aggiungere a quanto già è stato scritto, io ho la mia etica e se posso permettermi di scegliere la qualità del boutique lo faccio pure per non alimentare lo sfruttamento del lavoro e dei lavoratori che permette di tenere bassi i prezzi di taluni pedali, chitarre e ...
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308]
commento del 12/01/2016 ore 12:10:50
Non penso che si possa dare un prezzo ad una categoria di pedali a prescindere. È vero, un Buffer o un Booster non necessitano di molti componenti, ma non è sempre detto. Su un overdrive è ancora più difficile. Molti hanno più circuiti o meglio sezioni di circuito, ad esempio un buffer e un raddoppiatore di voltaggio, altri sono a due o più canali, ad esempio hanno un boost separato o un canale distorto, senza poi parlare di overdrive valvolari... Io credo e spero che un pedale artigianale costi di più rispetto ad uno prodotto da una multinazionale per il semplice motivo che non combattono ad armi pari ma lottano comunque sullo stesso campo. Non si è parlato invece di uno strano motivo, almeno secondo me, che aumenta in alcuni casi il prezzo di un pedale, ovvero chi lo usa. Cornish è l'esempio più lampante. Per carità, i suoi pedali suonano bene, anche se troppo hi-Fi per i miei gusti, ma i prezzi?! Ecco, ricollegandomi ad inizio post, non saprei dare un prezzo ad un pedale o ad una categoria, ma di certo non darei 700 euro a nessuno, nemmeno fosse che accendendo il pedale mi venissero le mani di Pat Metheny (o forse lo comprerei...).

PS. Io adoro i 2134 ;)
Rispondi
di jdessi [user #27382]
commento del 12/01/2016 ore 12:28:28
Accidenti non sapevo che il mercato chitarristico fosse pieno di santi!
E noi che pensavamo che ne approfittassero! La prossima volta gli lascio il 10% in più in offerta!
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 12/01/2016 ore 12:49:21
Santi no, ma nemmeno ladri ed assassini ad ogni costo solo perché messi a confronto, talvolta, con un discutibile made in china o realizzazioni amatoriali nemmeno fatte troppo bene ed all'ombra confortevole dell'evasione.
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308]
commento del 12/01/2016 ore 17:03:2
Direi che in generale tutti i pedali analogici sono riparabili, soprattutto se non SMD (a volte ho riparato pure quelli ma ci perdi la vista per non dire i santi tirati giù...). Certo devi perderci tempo a capire dov'è il guasto, ma almeno hai possibilità che nel digitale non hai. Va però detto che alcuni pedali seppur analogici sono una rogna, vedi Boss, sia per lo scomodissimo case che per la leggerezza dei cablaggi (oltre all'odioso flip flop che per le prove di funzionamento è un dito al c...). Oltremodo per modificare questi pedali si sta davvero scomodi. Gli EHX hanno case abbondanti e di solito sono tra i più comodi per riparazioni e mod, e ammetto che sono davvero resistenti nel tempo rispetto ad altro. I Boss spesso mi hanno mollato, poi li ho mollati io per altro... Comunque chiudo con una differenza secondo me incolmabile tra boutique e industriale che vale non uno sproposito ma un giusto incremento del prezzo. La personalizzazione del pedale. E almeno che non siate qualcuno famoso la vedo dura che le grandi case si scomodino ;)
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 13/01/2016 ore 20:30:58
in realtà rimango stupito quando vedo che nelle pedaliere di professionisti famosi abbondano pedali boss, o di altri marchi "industriali" e invece i boutique scarseggiano, o le cose custom sono gli switch MIDI..
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308]
commento del 14/01/2016 ore 11:46:
Secondo me o sono endorser, o sono abituati ad usarli da secoli e quindi preferiscono affidarsi a ciò che conoscono bene, oppure non hanno tempo o non hanno avuto l'occasione di provare roba artigianale, perché non credo davvero che un DD7 (nuovo 155 euro) suoni come un Mastro Valvola TimeLab (nuovo 190 euro). Comunque ognuno è libero di usare quello che preferisce. Io stesso uso pedali boutique per ciò che non può prescindere dall'analogico, anche per mantenere un suono più vero e caldo, quindi buffer, wah, overdrive, distorsore e post eq e boost, ma per le modulazioni, quasi tutte digitali, utilizzo tutte cose industriali, in generale perché non posso prescindere dai preset che hanno a disposizione, cosa che difficilmente si può trovare in prodotti artigianali anche per questione di costi e di tecnologia utilizzata (poi se ne conoscete fatemi sapere :D ). Per fare alcuni esempi uso il EHX Pog2 e l'Empress SuperDelay ;)
Rispondi
di gerlop [user #44005]
commento del 15/01/2016 ore 10:43:25
sono anni che costruisco aggeggini per il mio uso chitarristico. tempo fa scrissi quest'articolo vai al link su come preamplificai una mia chitarra. ometto il nome del preampli per questioni ovvie, ma è di una notissima azienda che lo vende a più di 120 euro. risparmiando più di 100 euro, che non sono caramelle, me lo sono fatto su misura, miniaturizzato e molto, molto pulito ed efficiente! vogliamo mettere, poi, la soddisfazione di farsi il pane in casa anziché comprarlo? le aziende molto spesso lucrano parecchio giustificando i prezzi alti con mille parole. la realtà è che tolte le tasse e la manodopera, il più delle volte si fanno pagare molto più del dovuto...per mia esperienza le uniche difficoltà riscontrabili nella realizzazione di certi circuiti, potrebbero essere quelle legate all'utilizzo di componenti dai valori non standard. ad esempio...mi sono imbattuto in schemi che utilizzavano resistori di valore non esistente in commercio e questo mi ha fatto capire che le aziende, molto spesso, utilizzano questo stratagemma proprio per evitare le clonazioni là dove è possibile...rimane ben inteso che le persone non sono tutte esperte di elettronica e, anche se lo fossero, magari preferirebbero comprarle già fatte, ma io appartengo alla categoria di chi costruisce per sé ciò che può e cerca di non farsi pelare dai "boutique" e altre cavolate varie che alla fine servono solo per giustificare prezzi assurdi di aggeggini molto economici!
Rispondi
di gasuso [user #43275]
commento del 16/01/2016 ore 01:39:47
Anche io smanetto con il saldatore e il tester da quando ero adolescente e ora, che fortunatamente
ho la stessa fluente chioma di allora solo praticamente candida, non mi sogno di smettere, ho realizzato di tutto, ampli a valvole e a transistor, casse, pedali di ogni sorta, con componentistica di alto livello per rispettare la "sacralità" del suono o, molto più spesso, con componenti di surplus.
E chiaro che quello degli stomp box è un mercato che pur di massa non produce i volumi di altri comparti e non può abbattere più di tanto i costi, ma è anche vero che quando acquisti un prodotto, che sia boutique o cineseria economica, non paghi solo la componentistica, che oggettivamente ha all'origine dei costi assolutamente trascurabili, ma tutto il meccanismo distributivo, laddove l'aspetto progettuale è oggigiorno quasi marginale facilitato com'è dall'informatica e anche da molta ripetitività.
Se lo faccio è per lo stesso motivo per cui molti curano il loro giardino nei week end pur potendosi permettere un giardiniere: passione, risparmio, sfida personale, fate voi... sta di fatto che così guardo poca televisione e i risultati con gli apparecchi che realizzo sono spesso molto gratificanti poiché non mi limito a clonare ma sperimento anche dove c'è poco da inventare.
Naturalmente non si può pretendere che tutti possano o vogliano coltivare queste discipline complementari alla chitarra, tuttavia penso che realizzare anche un semplice clone sia alla portata di tutti è dia molta soddisfazione facendoti sentire meno vittima di un marketing subdolo e ingannevole che ti propone tutto facile e tutto comodo con il minimo sforzo...basta pagare!

Rispondi
di blue stoner sound [user #8271]
commento del 17/01/2016 ore 13:33:
Complimenti per l'articolo, per le considerazioni per la logica e l'educazione che hai usato nelle risposte, cosa non da poco considerato il discorso ed il successivo vespaio.
Io da quasi 15 anni ho la fissa del Klon centaur. 7/8 anni fa stavo per prendermelo alla modica cifra di 700€, ma... Non me la sono sentita di spendere così tanto per un pedale, anche se era la mia fissa e D anche se avrei avuto la possibilità economica. Ne ho provati tanti di overdrive ed ho trovato la pace dei sensi con il Maxon od820, detto da molti molto simile alle caratteristiche del Klon, ma con un circuito differente.
Ho una persona di fiducia che costruisce overdrive ed è molto bravo. Una volta gli ho commissionato di fare il Klon, ma lui mi ha risposto che per rifarlo come Dio comanda ci sarebbero voluti quasi 90€ di materiale, senza calcolare che non è cosi semplice da fare e lui non se la sentiva. Da lì e' nata la mia diffidenza verso chi costruisce cloni del Klon a 80/100€.
Buona domenica e buona Musica a tutti!
Rispondi
di strato78 [user #17091]
commento del 17/01/2016 ore 17:39:56
A quanto pare, la persona di fiducia alla quale ti riferisci ha semplicemente continuato a guadagnarsela questa fiducia. Una tale serietà non è sempre facile da trovare e questo lo rende ancora più stimabile, oltre che serio. Probabilmente è della prima specie indicata nell'articolo.
Rispondi
di Kapa [user #22968]
commento del 18/01/2016 ore 03:01:38
Io ho il Secret-1 e non ho ancora trovato un overdrive che possa competere con lui...la qualità si paga e va bene così
Rispondi
di Criss79 [user #38354]
commento del 18/01/2016 ore 15:49:23
A questo punto è possibile vivisezionare un calciatore e trovarci dentro un po' di muscoli, un po' di estro con la palla (ma anche mio figlio a 3 anni posso dire che ha l'estro con la palla) e un cervello come tanti altri (per non dire meno).
Eppure costano e sono pagati milioni di euro... dov'è l'etica?
E se li clonassimo?!?

Ok, post inutile il mio! ;-)
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 21/01/2016 ore 15:08:49
Un post umoristico non è mai inutile!
Rispondi
di Fenderson [user #39020]
commento del 05/08/2018 ore 18:58:49
Stavo leggendo con attenzione questo argomento e in internet e più precisamente in qs sito web vai al link|null:201:r1895458217
c'è la possibilità di acquistare il prodotto ad un prezzo molto modico.
Volevo sapere un vostro parere
Claudio
Rispondi
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