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La rock Jam italiana di Riccardo Rizzi
La rock Jam italiana di Riccardo Rizzi
di [user #116] - pubblicato il

Claudio Cicolin, Vanny Tonon, Matteo Mancuso e Simona Malandrino sono alcuni dei 15 chitarristi che lo youtuber palermitano ha riunito per una collaborazione virtuale sul suo canale "Febbre da chitarra". Ci siamo fatti raccontare la nascita del progetto ispirato alle collaborazioni americane e gli aspetti della produzione.

Come è nata l'idea di questa Jam?
L'idea della Jam nasce dopo aver visto, nel 2017, un video di Jared Dines (The Biggest Shred Collaboration in the world), quando non avevo ancora aperto il mio canale Youtube. Non ho potuto fare a meno di notare però che molti dei chitarristi e Youtubers italiani che seguivo sul web erano assenti. 
Da qui l'idea di produrre un video ispirato a quello di Jared Dines ma al 100% made in Italy e considerato che il nostro paese è pieno di chitarristi talentuosi che oggi popolano i social, sapevo che il progetto sarebbe stato valido. 
Così, dopo avere aperto il mio canale nel luglio 2018, ho atteso pazientemente che la community crescesse abbastanza per poter proporre un progetto del genere a quanti più chitarristi italiani possibili. 
Il primo episodio è stato un successo e mi riprometto di farlo diventare un appuntamento annuale magari coinvolgendo anche altri musicisti di spicco del nostro panorama italiano (Luca Colombo, Marco Sfogli, Massimo Varini etc..). 

Come hai selezionato i chitarristi coinvolti?
Per decidere a chi mandare l'invito ho tenuto a mente soltanto due criteri. I musicisti dovevano essere Italiani ed avere un qualsiasi tipo di presenza sui social. Non era importante che avessero migliaia di followers anche perchè un altro scopo del progetto era quello di dare maggiore visibilità a chitarristi che avevano un seguito più piccolo on line. 
Sicuramente avrei potuto coinvolgere molte altre persone (non necessariamente chitarristi ad esempio) ma per questo primo episodio ho ritenuto che quindici partecipanti fosse un ottimo punto di partenza. 

La rock Jam italiana di Riccardo Rizzi

Raccontaci dal punto di vista più tecnico come hai gestito la produzione audio e video dell'operazione?
Per quanto riguarda la produzione audio un enorme grazie va a Diego Leanza che si è occupato della backing track e del mix finale, senza la sua collaborazione i tempi di produzione sarebbero stati ancora più lunghi. Io mi sono occupato delle "public relations" (stare dietro agli impegni di 14 persone non è stato affatto semplice) e del montaggio video. 
Ognuno dei chitarristi invitati ha ricevuto una backing track personalizzata sulla quale ha registrato il proprio assolo. 
Una volta recuperati tutti i files io e Diego abbiamo lavorato in stretto contatto per assemblare il tutto cercando di creare un unico grande brano. 

Non ritieni che questo tipo di contenuti rischino di rendere pigri i chitarristi? Di allontanarsi dall'idea di suonare assieme ad altre persone?
Nel senso che li spronano a concentrarsi unicamente su un aspetto, quello solistico. Quando uno degli elementi più delicati del fare musica e del suonare in una band è proprio l'attenzione all'aspetto ritmico, la cura degli arrangiamenti, il risultato d'insieme, la forma struttura di una canzone...
Non credo che questo genere di iniziative possa suscitare l'idea di allontanarsi dal suonare in gruppo, penso si tratti di due cose scollegate tra loro. Suonare in gruppo dal vivo è tutto un altro mondo che sicuramente non può essere sostituito dal registrare un assolo di 15 secondi davanti ad una telecamera. 
E' vero, ho deciso di evidenziare la chitarra solista ma è stata una scelta "scenica" e soprattutto l'unica che permettesse ai 15 partecipanti di potersi esprimere in quei pochi secondi. 
Spero, al contrario, di aver suscitato negli spettatori il desiderio di aggregazione e la voglia di fare squadra con altri musicisti. 

Viceversa il fatto di produrre la propria musica in autonomia, e diffonderla - sempre in autonomia - sui social, ha reso le nuove generazioni di chitarristi molto più autonomi su tanti fronti: dalla gestione dell'audio alla produzione di video, fino a una discreta sensibilità nella cura di suoni, mix, master...che ne pensi?
Le possibilità che ci da oggi la tecnologia sono incredibili e mai viste prima. 
Cinquanta anni fa si conoscevano soltanto i grandi musicisti, oggi basta scorrere la Home di Instagram per scoprirne centinaia fenomenali ogni giorno. 
Se da un lato questo è fonte di incredibili nuove opportunità per i musicisti emergenti, dall'altro è anche un ottimo strumento di apprendimento e sprono per tutti noi.
Il fatto che la qualità audio/video di questi contenuti migliori di anno in anno, con l'impiego di un budget anche minimo, alimenta questo circolo virtuoso. 
Grazie a tutto ciò oggi il chitarrista medio è decisamente più competente su più fronti rispetto a quello del passato.

Tu personalmente in che progetti sei coinvolto?
Per anni sono stato il chitarrista di una band popolare nella mia Città (Palermo). Da qualche mese, dopo aver conseguito la laurea magistrale in Economia e Management, ho deciso di lasciare il gruppo per intraprendere una strada lavorativa differente e poter dedicare molto più tempo e risorse alla crescita del mio canale Youtube "Febbre da Chitarra" senza però mollare lo studio dello strumento e le esibizioni dal vivo.

intervista jam riccardo rizzo
Link utili
La pagina Facebook Febbre da Chitarra
Simona Malandrino su Accordo
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