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Eko Ranger 12 Electra riemersa dall'oblio
Eko Ranger 12 Electra riemersa dall'oblio
di [user #53104] - pubblicato il

Tornare a imbracciare la chitarra acustica su cui si sono calcati i palchi da giovani, nei lontani anni '70, è un'emozione. In particolare se si scopre quanto è invecchiata bene. Lo racconta un nostro lettore.
Finalmente ho montato una nuova muta di corde alla mia vecchia Eko Ranger 12 Electra.
Erano almeno 10/15 anni che giaceva dimenticata all'interno della sua custodia, verosimilmente perché non sono moltissimi i brani che richiedono il particolare sound di cui è dotata. Inoltre, avendo altre chitarre, la scelta cade sempre sulle stesse due o tre.

L'occasione per farla riemergere dall'oblio mi si è presentata quando, ricordando con un mio vecchio amico i bei tempi andati, questi mi chiese se avessi ancora la mia vecchia 12 corde, proponendosi per l'acquisto, cosa che ovviamente rifiutai.
Ho avuto, e venduto, diverse chitarre, ma questa in particolare rappresenta la mia adolescenza, le mie prime esperienze musicali, in altre parole una parte importante della mia vita.
Ricordo ancora la mia felicità quando mio padre, RIP, me la regalò nel 1968, e ricordo i gruppi (allora si chiamavano complessi) con cui la suonavo.
Ricordo le serate, i soldi (pochi) che si guadagnavano, ma che per uno studente squattrinato erano manna dal cielo, le prove, i box affittati per queste, l'emozione del palco e la botta adrenalinica che ne derivava, il repertorio che si adattava di volta in volta al pubblico presente, le risate, le nottate, le interminabili discussioni con gli altri musicisti, le rivalità, le incomprensioni, insomma tutto quello che era la vita di un gruppo.
Di groupie manco a parlarne, al più qualche ragazzina che timidamente attaccava bottone, ma sempre sotto l'occhio vigile della madre.
Poi con l'università non mi fu più possibile conciliare la musica con lo studio, e le chitarre (cui nel frattempo si era aggiunta una Stratocaster americana), furono tristemente accantonate, salvo durante le vacanze (ovviamente al mare), quando rispolveravo per gli amici i miei cavalli di battaglia. Quindi il matrimonio, e quasi in contemporanea il lavoro, infine dopo un paio d'anni la figlia.
Adesso, con l'agognata pensione, ho ripreso con la mia antica passione, trovando che nel frattempo è cambiato tutto, la strumentazione, l'effettistica, gli stili musicali.

Eko Ranger 12 Electra riemersa dall'oblio

Ma torniamo alla mia "12 corde". Questo era il nome con cui era indicata. Forse perché in quegli anni era l'unico (?) modello che girava in Italia di tale tipologia. Ricordo che ne avessero una identica i Dik Dik, Bennato, i Delirium, forse anche Battisti.

Era una chitarra di fascia economica, ricordo che il prezzo si aggirasse sulle 30/35.000 lire. Ma si presentava bene, con quel suo sunburst accattivante, e pazienza se i bassi lasciavano un po' a desiderare e l'action era tale che dopo una serata non sentivi più la mano sinistra. Anche la qualità costruttiva era di buon livello: dopo anni che non la toccavo, l'ho trovata ancora abbastanza accordata. Ovviamante dopo tanto tempo le corde erano molto ossidate e avevano uno sgradevole suono "sferragliante".
Non ho riscontrato alcuna deformazione sul top in corrispondenza del ponte, nonostante la tensione delle dodici corde che non ho mai allentato in tutti questi anni.

Eko Ranger 12 Electra riemersa dall'oblio

La finitura è rimasta impeccabile, grazie anche al fatto che è stata conservata all'interno della sua custodia rigida. Solo il binding, in origine bianco, ha assunto una gradevole tonalità color crema.
Le meccaniche tengono ottimamente ed è presente il tasto zero (non capisco perché non si usi più sulle chitarre).

L'ho provata collegandola all'amplificatore e l'elettronica funzione perfettamente. Questa è molto semplice: un solo pickup applicato alla fine del manico e due controllli, rispettivamante uno per il volume e l'altro per il tono.

Leggo sul web opinioni discordanti su questo modello prodotto in quegli anni, alcune positive, altre che lo stroncano senza pietà. Sono assolutamente consapevole della variabilità intraspecifica di ogni singolo strumento, e ciò mi porta a concludere che nella fattispecie personalmente sia stato fortunato.

Eko Ranger 12 Electra riemersa dall'oblio

Che dire? A prescindere dalla valenza affettiva che per me possiede, è innegabile che si tratti di uno strumento che ha fatto la musica italiana degli anni '70/'80 del secolo scorso, e se tuttora viene prodotto dimostra quanto sia iconico.
Non ho avuto modo di riscontrare personalmente la qualità dell'attuale produzione cinese, ma riconosco a tale liuteria un soddisfacente rapporto qualità/prezzo.
chitarre acustiche eko gli articoli dei lettori ranger xii
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di dariothery [user #12896]
commento del 13/04/2022 ore 11:49:1
Bella storia, rimane solo una domanda: ma perchè si deve necessariamente votare la propria esistenza al lavoro sacrificando una passione?la trovo una bestialità (nulla di personale)
Rispondi
di Krippo [user #752]
commento del 13/04/2022 ore 16:25:34
A.M.E.N.!!!!
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 13/04/2022 ore 19:56:19
la risposta è semplice:
a volte nella vita ci si trova davanti a scelte, diciamo, obbligate, in cui sono presenti pochi o nulli margini di manovra. Ovviamente ciò dipende dalle priorità e dagli obiettivi che ci si pongono.
Personalmente non mi sono pentito delle decisioni prese, e rifarei tutto esattamente nella stessa maniera. Ovviamente qualche piccolo rimpianto c'è, ma... come disse Thomas Hobbes (o forse Aristotele?) "prima vivere, deinde philosophari"
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 13/04/2022 ore 21:04:1
mi correggo: "primum vivere, deinde philosophari"
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 13/04/2022 ore 15:15:00
La.chitarra di Bennato, una vera icona degli anni 70. Già , hai ragione, perché non le fanno con il.tasto zero? Per risparmiare non credo, per estetica? Ma.anche sulle martin non c'è. Qualcuno ha idea?
Rispondi
di Gigibagigi [user #49591]
commento del 13/04/2022 ore 16:12:39
Perché se non è in acciaio tende a dare problemi col tempo per i solchi che si creano dove poggiano le corde.
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 13/04/2022 ore 16:14:27
Va bene ma non possono metterlo di acciaio come tutti gli altri frets? Sta male o cosa
Rispondi
di Gigibagigi [user #49591]
commento del 13/04/2022 ore 16:24:16
...gli altri tasti mica sono in acciaio. Anzi, è raro trovare una chitarra coi tasti di quel materiale, è assai più difficile e costoso da lavorare. Peraltro, in quegli anni non credo neppure nessuno si sognasse di usare l'acciaio per una tastiera... credo abbiano iniziato nei tardi anni '80 (almeno questo leggo in giro)
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 13/04/2022 ore 16:45:01
Caspita se penso che la chitarra che si è fatto Brian May con suo padre aveva tasti mi pare in ottone, ancora adesso perfetti non ha mai dovuto sistemarli in 40 anni!!
Rispondi
di Gigibagigi [user #49591]
commento del 13/04/2022 ore 16:47:19
Perdona, ma questa dove l'hai sentita?
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 14/04/2022 ore 03:17:23
Ah dalla bocca di Brian May , in una bella intervista che avevo guardato su YouTube. Mi aveva colpito proprio il fatto che Brian diceva di non aver dovuto mai fare lavori sulla Red special, al che chiedevano ma almeno i frets.. e lui "no..mai cambiati"
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 14/04/2022 ore 14:35:48
Tasti in ottone?
Credo che tu abbia inteso male.
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 18/04/2022 ore 01:48:44
Ciao ho trovato il filmato!!

vai al link

vai a 4:37 !!
Hai ragione, sono frets che aveva comprato in negozio. Non dice che sono in ottone.
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 18/04/2022 ore 18:57:42
Già il nickel silver non è un materiale duro, l’ottone in confronto è “burro”, mai visti, e sarebbe un vero controsenso.
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 13/04/2022 ore 16:16:09
Ci sarà un motivo, se tutti i costruttori usano il capotasto.
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 13/04/2022 ore 19:32:0
me lo sono sempre chiesto anch'io. Possiedo una Hofner, made in Germany, risalente agli anni 70, a anche lì è presente lo "0 fret". La ritengo una caratteristica costruttiva più accurata rispetto a quella attuale, dove (a meno che non si trattri di una c.s.) a volte, ma non sempre, occorre sostituire il capotasto.
In fondo, quando si usa il capotasto mobile, non si ricreano le stesse condizioni presenti con lo "0 fret"?
Si apra il dibattito!

Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 14/04/2022 ore 08:27:4
Mah, io non sono d'accordo che sia una soluzione costruttiva più accurata, o meglio, si può trovare un capotasto accurato oppure fatto in malo modo, come uno zero fret accurato o fatto in malo modo.
Il capotasto puoi permetterti (partendo dall'alto) di regolare gli slot a tuo piacimento.
Io, preferisco sempre un capotasto realizzato perfettamente (come dev'essere) a uno zero fret.
Infatti, ripeto, ci sarà un motivo, che Martin, Taylor, Takamine, Gibson, Collings, e tutti gli altri, mettono il capotasto nei loro strumenti.
Poi anch'io possiedo una Eko Ranger 12, non d'annata, e me la faccio andare bene.
Rispondi
di BBSlow [user #41324]
commento del 13/04/2022 ore 15:23:54
Bennato è stato il mio idolo adolescenziale, e la Eko 12 un sogno mai realizzato (mio padre mi comprò una Di Giorgio, anch'io ce l'ho ancora). Oggi ci siamo abituati a ricreare ogni suono grazie al digitale, ed è possibile che certi campionamenti suonino meglio di tante chitarre che giravano tra noi ragazzi di ****ant'anni fa. Però il fascino di certi strumenti, la storia che rappresentano, il simbolo che sono stati e-soprattutto, per noi- i ricordi che conservano non possono essere campionati in nessun modo.
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 13/04/2022 ore 19:20:34
sono andato a controllare sullo strumento i tasti, compreso lo "0 fret".
Quest'ultimo è perfetto. Viceversa gli altri presentano segni di usura, specialmente i primi. Non è una chitarra dove eseguivo soli, ne tantomeno bendings. Preferibilmente i miei accordi erano realizzati, laddove possibile, in prima posizione, causa action.
Forse ci sarebbe bisogno di un refret, ma considero i solchi presenti, che non pregiudicano troppo la suonabilità, medaglie al valore conquistate sul campo.
Anche il capotasto, metallico, è perfetto.
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 13/04/2022 ore 20:08:03
p.s.
desidero complimentarmi con lo staff di "Accordo" per le immagini che ha inserito nel mio post, rendendolo più puntuale ed accattivante. Grazie!
Rispondi
di Rinaldo [user #50282]
commento del 13/04/2022 ore 21:13:43
Leggendoti ho rivissuto la mia storia: una Ranger 12 del 68,da decenni in cima ad un armadio nella sua custodia. Poi università, lavoro, matrimonio, tanti impegni... non più tempo per la musica. Ma vicino ai 50 riesplode la passione, merito di una Gibson Lucille adocchiata in un negozio, che mi ha letteralmente abbagliato. Ora, che ho passato i 70 alla Lucille si sono aggiunte diverse chitarre tutte di fascia alta, ma la economica Ranger 12 del 68 è sempre là in cima al l'armadio nella sua custodia. Mi hai fatto venire la voglia di tirarla fuori.
P. S. :a proposito di zero fret, possiedo una Gretsch 6120 Chet Atkins che ha lo zero fret, e malgrado la usi molto non si è affatto consumato.
Rinaldo
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 13/04/2022 ore 21:35:57
ciao Rinaldo, mi ha fatto piacere leggere la tua risposta. Sono sicuro che troverai la tua Eko in ottime condizioni, e vedrai, così come è stato per me, anche tu riproverai le suggestioni di quegli anni indimenticabili.
Che bella la Lucille, prima o poi me la regalo!

Rispondi
di MAURIZIO [user #49375]
commento del 14/04/2022 ore 07:53:04
Quando ero un giovane boy-scout uno degli anziani (cioè un ventenne...) aveva la eko 12 corde che mi prestava quando volevo. Era fantastica. Praticamente la suonavo prima ancora di comprare la mia prima elettrica.
Recentemente ho preso una HB 12 corde che ogni tanto mi delizio a suonare la sera accanto al camino: Supertramp, Neil Young, Bennato, De Gregori. Un tuffo nel passato con armonie celestiali.
Rispondi
di alberto biraghi [user #3]
commento del 14/04/2022 ore 11:47:3
Mia mamma dopo una trattativa estenuante da Discolandia in corso Vercelli a Milano (ora mi pare sia un ambulatorio veterinario) la portò via a 25.000 lire. Era il 1964. Durante la trattativa sudai freddo, da bambinetto non capivo cosa stesse succedendo, ma quando la ebbi al collo fui felice.
Era una chitarra pessima, pesante e sorda, il truss-rod funzionava male, lo zero-fret imponeva action faticose, il pickup magnetico fischiava e comunque non aveva nulla di acustico nella resa. Ma se ti mettevi il reggiarmonica al collo potevi credere di essere Bennato o Antoine (solo i boomer se lo ricordano) e attiravi l'attenzione delle ragazze, aspetto non secondario a tredici anni.
Si spezzò la paletta al primo scivolone, ne comprai un'altra qualche anno dopo, ma forse era anche peggiore. Comunque resta simbolo di un'epoca irripetibile della musica italiana.
Ha un primato nella storia: nessuna chitarra così scadente, di nessuna marca, ne ha mai eguagliato il successo. E io non riesco a non volerle bene.
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 14/04/2022 ore 13:48:35
Antoine...
Pietre, la tramontana. Poi basta. Tornò a fare l'ingegnere, e quindi a girare il mondo con la sua barca. Un grande!
Rispondi
di pelgas [user #50313]
commento del 14/04/2022 ore 23:34:09
Innanzitutto il consumo dei fret non è dovuto ad usura bensì a sfregamento o colpi. Sicché il zero fret non si consumerà mai.
Perché non viene più adottato? Perché suona più metallico, perché costa, perché non è regolabile e perché fa leva sul nut.
Le Eko ranger e similari, erano prodotti di tante aziende unite insieme nelle Marche, con legni nazionali per arredamenti che presentavano poco sfrido. Anche taglio fresatura incollaggio e verniciatura erano dei mobilifici locali. Erano sostanzialmente dei carrarmati. Attualmente è raro trovare qualcosa di intatto purtuttavia. Una cosa è certa: l'originalità del timbro. Un suono molto diverso dal classico suono americano, o in generale di chitarra acustica. Un suono affinato ormai da decenni di invecchiamento che non è assolutamente da sottovalutare per chi cerca originalità
Rispondi
di strambers [user #15413]
commento del 15/04/2022 ore 11:01:3
La prima vera chitarra dell'adolescenza non si scorda mai, specie se regalata dal papà!! Le chitarre della ns epoca hanno un grande fascino (almeno per noi), erano suonate dai ns idoli. A proposito la Eko era mitica. Bennato, Battisti non suonavano marchi stranieri blasonati, ma Eko. Spesso si ritorna a suonare dopo tanti anni ed è come andare in bici non si dimentica nulla, anzi si può migliorare sempre grazie a tutorial, basi etc. Viva la prima chitarra!
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 15/04/2022 ore 13:39:24
Ti ringrazio per il tuo contributo. Hai condiviso in pieno il senso di questo post.
Rispondi
di FBASS [user #22255]
commento del 16/04/2022 ore 09:50:22
Io ne ho avuta una della prima metà anni 60's, appartenuta al chitarrista di Fausto Leali, prima, e di Peppino di Capri, poi, data in permuta al negozio di Alfredo in Napoli dove la trovai e comperai a metà anni 80's. Aveva la cassa armonica di un sunburst bicolore tendente al verde, il manico verniciato nero sul retro, le meccaniche del tipo con le palettine in plastica bianca a Zig-Zag e la scritta EKO in corsivo piccolo posta orizzontalmente sulla parte superiore della paletta; la diedi poi ad un mio collaboratore FS che si trasferiva al Nord per il lavoro dei figli (lo ritrovai anni dopo nell'officina manutenzione ETR500 di Milano Fiorenza). Ricordo però che un paio di EKO Ranger dei miei amici avevano subito il distacco della paletta per una caduta di fianco dalla posizione di appoggiate al muro soltanto, quindi nemmeno tanto traumatica, ed in base a questa mia fissazione di presunta debolezza mi fissai e dopo una EKO Ranger 6 che mi fece invece una buona riuscita, ho comperato, usate, prima una Fender Shenandoah con una bellissima paletta, ma sorda, poi una Epiphone Texan 12 modello FT-160, del periodo Norlin Made in Japan (circa 1972) che ancora posseggo e che amplifico con un pickup adesivo Barcus Berry Junior (anche se ne ho comperato poi uno magnetico da montare nella rosa); ma, tornando indietro nel tempo, le prima 12 corde in assoluto è stata una Crucianelli comperata da un collega di Torino nel 1975, FBASS.
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 16/04/2022 ore 12:19:49
Anche alla mia si ruppe la paletta. Suonavo col mio gruppo, ed in una pausa avevo lasciato lo strumento poggiato sul suo stand. Un ragazzo la urtò, facendola cadere. Fortunatamente (per me) il padre dello sciagurato mi rimborsò fino all'ultima lira le spese sostenute per il restauro. Fu spedita alla Eko, a Recanati, dove le fu sostituito tutto il manico, comprese le meccaniche.
Comunque anche altre chitarre, se cadono male, subiscono lo stesso accidente (vedi Les Paul)
Rispondi
di FBASS [user #22255]
commento del 16/04/2022 ore 12:32:24
Negli anni 90's ebbi in cambio alla pari con un mio basso Washburn una double-neck Ibanez, una di quelle clone di fine anni 70's con la scritta con la I maiuscola corsiva ad anello quasi chiuso, cioè una SG Artic White con la 12 corde superiormente e la 6 corde inferiormente (che mi fu carpita poi con un inganno da uno che credevo un amico e che mi aveva proposto uno scambio con una sua Fender Coronado I, mai vista), quest'ultima poi mi sarà caduta un'infinità di volte, pesante come era, ed aveva una paletta enormemente lunga per la 12 corde, però, salvo qualche scalfittura della vernice del body, non si è mai rotta, eppure aveva la stessa inclinazione delle mie tre Gibson; comunque io sono bassista e di EKO ho recuperato fino ad ora un basso Camaro Sunburst di inizio anno 1970, più una EKO Junior del 1966, ma cerco sempre i miei primi due strumenti di allora, una EKO Fiesta ed un basso EKO madreperlato bianco modello 1100/MB/2... FBASS.
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 16/04/2022 ore 12:54:02
Non sono un bassista, e non conosco questi strumenti. Ma pare che i bassi Eko di quegli anni non avessero nulla da invidiare ai Fender
Rispondi
di FBASS [user #22255]
commento del 16/04/2022 ore 13:18:12
Beh non è proprio così, io di Fender ne ho 4 più un Music Man fretless ed un G&L2000E, questi ultimi due che insieme al mio OLP 5 corde sono tutti d'ispirazione Leo Fender, anche i miei due della concorrenza, un Gibson G3 ed un Epiphone EB3 sono a scala lunga e comunque ho posseduto anche un Gibson EB0 a scala corta, non c'era paragone con gli EKO degli anni 60 di cui ne ho posseduti 2 elettrici ed uno acustico (quest'ultimo aveva il ponte appoggiato ed era difficile da amplificare) oltre ad aver avuto in uso sia un Cobra ad 1 pickup che un Freccia Rokes, sempre ad un pickup; non ci siamo anche se non del tutto malvagi; poi ad inizio anno 2002 comperai un EKO MM300 per € 200 e da allora mi sono un po' ricreduto tanto da consigliarlo ai miei giovani allievi (a gratis) ed infine ho trovato questo ultimo mio EKO Camaro che effettivamente, una volta montata una cordiera Fender flatwound non ha quasi niente da invidiare al mio Fender Jazz Bass del 1974; ma di quegli anni BEAT ho sia un Hofner Violin Bass del 1967 che due Framus, uno Strato Star Bass mod. 5/156-2 del 1962 ed uno Strato Star Bass DeLuxe mod. 5/165-2 del 1965, e già qui eravamo già allora su un altro pianeta, però ripeto questo a mio modesto parere e gusto personale e basta, FBASS.
Rispondi
di DAME54 [user #53104]
commento del 17/04/2022 ore 07:05:08
Penso invece che il tuo sia un parere autorevole, e non modesto come dici, espresso con dati di fatto
Rispondi
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