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Ovation DJ Ashba: folle, ma non troppo
di [user #31] - pubblicato il

Voglio qui onorare la promessa fatta ad alcuni accordiani in occasione della conclusione del gioco Ovation, offrendo così alla lettura le mie impressioni d’uso della chitarra che proprio di quell’iniziativa costituiva l’ambito premio: la Ovation DJ Ashba.

Questa chitarra appartiene a quella che la Ovation ha nominato Demented Collection, la collezione folle. In effetti di follia ce n’è parecchia in questa storia. Innanzi tutto è piuttosto folle che ad averla tra le braccia sia un quasi cinquantenne perso dietro alle archtop e a un genere musicale agli antipodi di quello hard/heavy di Ashba. Inoltre, da ex uomo di marketing, penso che questa realizzazione sia, se non proprio una follia, una scelta molto coraggiosa da parte di Ovation. Nel mio immaginario vedo il mondo del rock pesante, popolato da muri di testate, casse 4x12 e mirabolanti e coloratissime superguitar dalle forme più esasperate, come terreno pressoché vergine rispetto agli strumenti acustici. Ma, di converso, penso anche che Ovation, con il suo forte contenuto di modernità, sia in fondo il produttore più adeguato per espolorare quel mondo sonoro quantomai tecno.

Fin dalla sua prima comparsa Ovation si è presentata come strumento di rottura rispetto alle tradizioni, e il tempo gli ha dato ragione. Sono certo che in Ovation abbiano valutato quantomai bene la consistenza del segmento dei potenziali utenti, e il fatto che l’ingresso sia stato così deciso ed evidente, con l’ormai conosciuta tecnica dell’endorsement da parte di un chitarrista di spicco, ne è la riprova. In questo caso il nostro Ashba, membro dei Guns’n’Roses, si è impegnato in una collaborazione quantomai intensa, specie per quel che riguarda la grafica che, in quattro versioni differenti, è la caratteristica più evidente di queste che si collocano nella famiglia delle acustiche flat-top a spalla mancante. La grafica è infatti ispirata ai tatuaggi che ricoprono il dorso del nostro guitar-hero. Queste le sue parole:

“Ho suonato chitarre Ovation per oltre vent’anni. Il mio obiettivo è stato disegnare dalla testa ai piedi una chitarra intrigante. Dal legno al timbro, dall’hardware alla grafica, la Demented Collection rappresenta il vertice delle chitarre acustiche elettrificate di Ovation.”

Per concludere questa introduzione, e passare quindi a questioni di sostanza, non mi rimane che confessare che imbracciare questa chitarra e suonarci le cose che a me piacciono (Bacharach, Brower, Bach…) mi ha posto di fronte a un aspetto tutto sommato buffo del mio essere: ho provato inizialmente un certo disagio, la sensazione di essere fuori posto, di indossare un abbigliamento sbagliato. Queste sensazioni si sono prontamente diradate non appena sono “entrato nella musica”, e questa chitarra si è da subito dimostrata leale compagna.
Passiamone ora in rassegna le caratteristiche. Il corpo, a spalla mancante, è composto dal famoso “guscio di tartaruga” bombato in materiale sintetico nero (Lyracord) che sostituisce le tradizionali fasce e fondo, e che è ormai la firma di Ovation. In questo caso è in versione mid-dept cioè di profondità intermedia, la qual cosa offre una superficie d’appoggio sufficiente per l’utilizzo da seduti. Suonando in posizione eretta, con l’ausilio della tracolla, la particolare conformazione bombata del back comporta che la chitarra, a causa dell’inevitabile pressione che si esercita con l’avambraccio, assuma una non del tutto trascurabile inclinazione verso l’alto. Questa caratteristica, se da un lato consente una miglior visione della tastiera, obbliga di converso a una maggior angolazione del polso sinistro e/o una posizione più avanzata del gomito in compensazione. Il top si presenta in versione multibuca, con i fori collocati nell’area definita dalla spalla dei bassi.
Il piano è costituito da tre tavole di abete incollate e rinforzate con una catenatura a X rastremata: gli incollaggi si presentano molto ben fatti, senza sbavature o eccessi di adesivo. Il top è visibile solo asportando un coperchio di forma rotonda che fa parte del dorso, trattenuto con un ingegnoso sistema comandato da una sola vite, dal quale si può accedere anche all’hardware elettrico di cui dirò. Ciò poiché la vista frontale non permette di vedere il legno. Infatti la finitura del top è alquanto innovativa, per decoro e materiali. L’intera superficie è decorata con quattro diverse varianti scenografiche ispirate, come già detto, ai tatuaggi di Ashba, stampate in quadricromia su, ritengo, un film plastico che viene applicato al piano. Il tutto è coperto a finire con una sottilissima lastra di materiale acrilico trasparente e lucido, rassomigliante a quello utilizzato per i bicchieri usa e getta. Quest’ultima è chiaramente una mia personale deduzione, derivata esclusivamente dall’esame visivo, ma ci sta che possa essere invece una verniciatura trasparente. Quel che è certo è che l’aspetto è quantomai lucente e vitreo. E’ del tutto evidente il grande contenuto di innovazione portato da questa chitarra, che si colloca in posizione rivoluzionaria in un contesto tradizionalmente dominato da verniciature quantomai flessibili e sottili. Il passo successivo potrebbe solo più essere la realizzazione di un piano armonico interamente in materiale sintetico. C’è da dire che la sonorità unplugged non ne risente, in termini di volume, sustain ed equilibrio timbrico, mentre da amplificata sembra trarne beneficio dimostrando una inconsueta resistenza al feedback. Quest’ultimo aspetto ci porta a esaminare la componente elettrica. La chitarra è dotata di uno Slimline pickup piezoelettrico collocato nel ponte, con sensore individuale per ogni corda, che fornisce il segnale a un sistema di preamplificazione marcato OP-4BT alloggiato, assieme alla pila da 9 volt, nella concavità superiore.

Il quadro comandi offre un efficace equalizzatore grafico a tre bande, alti, medi e bassi, che consente correzioni dell’ordine di 12 dB in più e in meno, e la manopolina di volume, di ridotte dimensioni che richiede, secondo me, un po’ di bianchetto nella scanalatura che funge da indicatore di posizione. Infine sono presenti un comodo tuner digitale cromatico, molto comprensibile e ben visibile anche allo scuro, e un led indicante lo stato di carica della pila. Il segnale viene prelevato dal classico jack d’uscita ¼” posto sulla parte bassa del dorso. In tutta questa moderna sinteticità, colori e luci, sopravvive un ponte in noce molto ben rifinito.
Il legno continua invece a essere il principale materiale con il quale è stato realizzato il manico. Questo è realizzato in mogano molto compatto, con rifinitura satinata che, al tatto, pare inesistente: molto piacevole e calda. Si tratta di un manico in pezzo unico nel senso longitudinale, mentre il tacco e la paletta sono stati aggiunti per incollaggio, molto ben realizzato e quasi invisibile.


Val la pena sottolineare che l’incollatura della paletta, un tempo vista come elemento di debolezza, è oggigiorno una soluzione quantomai diffusa (es. Taylor), fors’anche per le migliori tecnologie di lavorazione del legno e di incollaggio e aiutati in questo caso da un ulteriore elemento di rigidità collocato in superficie (non mi sembra vernice), dalla finitura nera satinata sulla quale campeggia il logo Ovation. Trovano alloggio le meccaniche in finitura nickel scuro, e la firma di Ashba. Quest’ultima la si ritrova incastonata in zona dodicesimo tasto e costituisce l’unico riferimento presente sulla tastiera, essendo quest’ultima in ottimo palissandro lasciato integro, senza segnatasti. Dico subito, per fugare le ansie che i chitarristi non classici potrebbero a questo proposito avvertire, che il manico presenta i classici pallini laterali, che ben si vedono sul campo in vernice nera con la quale è stata rifinita la tastiera. Quest’ultima risente, a mio avviso, della provenienza elettrica del suo designer: la distanza da mi a mi è di soli 34 mm contro una misura di 38 – 40 più facilmente riscontrabile (quantomeno sulle mie due altre acustiche, una Taylor e una Larrivée). La scala è invece quella ormai standard di 25 ¼“. L’action è già molto buona così anche se, volendo, si potrebbe ancora assottigliare il capotasto di un qualcosina, ma proprio di poco. L’intonazione è perfetta.
Veniamo alla sonorità. In versione acustica la chitarra offre una sonorità molto equilibrata, senza bassi boomy né acuti particolarmente squillanti. Altrettanto vale per gli armonici, presenti sì ma non invasivi. Si tratta in sostanza di una chitarra dal suono non appariscente ma buona un po’ per tutte le situazioni, non troppo ingombrante, leggera, robusta e piuttosto comoda. Se proprio la si deve collocare posso dire che mostra una maggior propensione allo strumming, rispetto a un contesto di arpeggio figerpicking. Nell’uso amplificato, cosa alla quale non sono avvezzo, ma alla quale mi sono prestato per dovere utilizzando un’amplificazione dedicata che ben conosco (testa Acoustic Image Focus su cassa Raezer’s Edge Stealth 12” ER, quella con il tweeter), risponde bene, con ottima dinamica ed equilibrio. L’efficace equalizzatore e la congenita resistenza al feedback ne preservano tutta la versatilità. Le uniche due caratteristiche che mi preme sottolineare, e che possono far la differenza, in bene o in male a seconda dei gusti, sono la disposizione ravvicinata delle corde e la posizione inclinata che la chitarra assume in uso in piedi. Il look è estremo e, quindi, questione quantomai soggettiva sulla quale mi astengo dal dissertare.
Concludendo: abbiamo qui una cinesina tutto pepe, molto ben realizzata, con un look e una costruzione innovativi, che strizza l’occhio a quei chitarristi elettrici che vogliono concedersi una scappatella in campo acustico, anche sul palco. Il rapporto qualità/prezzo è, con uno street price intorno ai 4cento euro, a mio giudizio ottimo.

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