di paoloanessi [user #32554] - pubblicato il 29 giugno 2014 ore 11:00
Integrare dei normali pedali per chitarra all'uscita di una pedaliera guitar synth può aiutare ad aggiungere versatilità e praticità a un set diverso dal solito. Ecco alcune idee per rendere più organica una strumentazione pensata per… fare le scarpe ai tastieristi!
Integrare dei normali pedali per chitarra all'uscita di una pedaliera guitar synth può aiutare ad aggiungere versatilità e praticità a un set diverso dal solito. Ecco alcune idee per rendere più organica una strumentazione pensata per… fare le scarpe ai tastieristi.
È già il secondo anno che, con Simona, veniamo ingaggiati in una bellissima manifestazione che prevede la performance di un pittore, in questo caso Piero Cicoli che in un paio d’ore dipingeva la propria opera, un grande piatto di ceramica. Mi è stato chiesto e proposto di portare un sottofondo musicale molto leggero, quasi etereo, quindi ho armeggiato con la pedaliera che solitamente non porto mai nei live, in quanto con la formazione in duo amo la praticità, snellezza di strumentazione e la filosofia “chitarra e ampli”. Ma qui il caso è diametralmente opposto, in quanto questo ingaggio è sempre stato sostenuto da un pianista, quindi ho dovuto adattare il mio suono e il nostro modo di interpretare i brani più dolci e struggenti a questa manifestazione.
Ho deciso di affidarmi a una chitarra Ibanez Artcore AF75 dotata di pickup essafonico GK2A che porta il segnale in una pedaliera Roland GR9 che credo di possedere da oltre vent'anni, utilizzata raramente dal vivo, ma abbondantemente in studio per pilotare composizioni MIDI o semplicemente per trascrivere parti con maggior rapidità, semplicemente suonandole. Ho scelto principalmente due suoni, un pad che ricordasse degli archi e un pianoforte miscelato con il violoncello.
Il problema era la dimensione sonora. Sapendo di entrare in un impianto di 5mila watt, sapevo di aver bisogno di tantissimo controllo delle dinamiche e della profondità sonora, quindi ho collegato l'uscita della pedaliera MIDI a un riverbero Guyatone MR2, che a sua volta entra in un boost T-Rex, poi in due delay regolati diversamente: un analogico Electro Harmonix e un più comune Boss DD3. Successivamente, il tutto è filtrato dal pedale synth Line6 FM4 per gli effetti di chorus e flanger, da qui nel Digitech Whammy semplicemente per ottenere un’armonizzazione per terze laddove servisse un rafforzo. Il tutto termina nel classico, e in questo caso indispensabile, pedale volume Ernie Ball. Indispensabile perché ogni accordo sgranato è condizionato appunto da quest'ultimo pedale per controllare la dimensione sonora, in quanto la performance si svolgeva all’aperto, sotto una grande tenso struttura praticamente aperta sui quattro lati.
Gli effetti mi sono stati di grande aiuto per bagnare e allungare il suono in modo da renderlo quasi voluttuoso, nelle ricerca di quella sensazione eterea di cui mi è stata fatta specifica richiesta come soluzione sonora. Il risultato è quello che si può sentire nel video, il pubblico ha particolarmente apprezzato e il pittore ha detto di essere stato felicemente ispirato.
Per me e Simona è stata una bella esperienza, completamente diversa, quella di sentire brani del nostro repertorio completamente stravolti nella resa sonora.
L’augurio è che condividere questo setup, chitarristico alla vista ma sicuramente non nelle sonorità, possa esservi di ispirazione per approfondire le potenzialità di un rig meno convenzionale.