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Salvare la musica dal vivo si può?
Salvare la musica dal vivo si può?
di [user #4093] - pubblicato il

È troppo facile incolpare i gestori di locali poco interessati, il pubblico disincantato o i promoter squali per giustificare la crisi della musica live. Ascoltando i loro pareri si può imparare molto e magari anche trovare una soluzione, ed è quello che abbiamo fatto.
È innegabile: la musica dal vivo in Italia, ma non solo, sta vivendo un pessimo periodo storico. Si lamentano i musicisti, si lamentano i promoter, si lamentano i locali e il pubblico diserta diversi eventi, quindi una celata ammissione di lamentela anche dagli utenti finali. Cosa sta succedendo? Io faccio il musicista da quando mi sono diplomato, nel lontano 1994. Ho sempre e solo campato di questo. Il 90% del mio “stipendio” è sempre stato fatto di attività live, relegando una risicata percentuale all’attività didattica o organizzativa. Negli ultimi cinque anni la situazione è sempre peggiorata. È vero che sono riuscito a mantenere un tenore di concerti sempre alto, ma la difficoltà che incontro a mettere insieme un tour è enorme e giornaliera. Le sale si svuotano e l’età media del pubblico interessato si è drasticamente alzata, fino al punto da farmi tirare un sospiro di sollievo quando vedo tante teste brizzolate tra il pubblico.
Ho pensato di analizzare a fondo questa situazione, cercando di fare il punto attorno a quello che sta succedendo, focalizzando il tema dell’articolo su quali possano essere le migliorie a questa drammatica situazione. Inizio col dire che il tema di questo pezzo è, a tutti i costi, il meno polemico possibile e mi piacerebbe vedere, nei commenti, proposte e idee. Si perchè quello di cui abbiamo bisogno sono soluzioni, che possano aiutare a far diventare il mondo dei concerti nei club un’esperienza piacevole per il pubblico.
Ho pensato di chiedere pareri ad amici estremamente coinvolti in questo mondo, dividendoli per categorie. Ho chiesto il parere ai musicisti, ma ho anche chiesto il parere ai promoter, così come quello dei gestori dei locali e, infine, ma non ultimi, i pareri di alcuni amici appassionati frequentatori di eventi live. Ognuno ha espresso un tassello di una possibile soluzione a un problema che, se risolto, potrebbe aiutarci a stare tutti meglio perché, e qui dobbiamo essere necessariamente tutti d’accordo, la musica dal vivo è un’esperienza sempre positiva! Io mi auguro sinceramente che un giorno i miei figli preferiscano frequentare i concerti che le serate in discoteca ma, a oggi, la vedo veramente difficile come meta.

Tralascio le ovvie dissertazioni su quanto l’Italia sia una nazione con un rispetto verso l’arte a volte imbarazzante. Mi viene da pensare che spesso e volentieri non siamo degni di un passato così glorioso.
La musica, nel nostro caso, è veramente relegata a una specie di setta ristretta. Non esiste programma televisivo o radiofonico che punti sulla qualità, sulla diversità e, sopratutto, sul valore della musica suonata. Nelle scuole elementari e medie la musica è ridotta alla caricatura di se stessa. Ovviamente le nuove generazioni hanno sempre meno stimoli per capire e discernere una cosa buona da una cattiva e io, genitore di due figli, mi sento sempre più incapace di instillare l’amore per la musica, come fece a suo tempo mio padre (che, per inciso, non mi ha mai portato a vedere una partita di pallone, bensì centinaia di concerti jazz).

Salvare la musica dal vivo si può?

Partiamo dai pareri dei musicisti che ho raccolto. Molti di loro lamentano il fatto che il numero delle band si è alzato mostruosamente, ma non la loro qualità. Effettivamente adesso la smania di esibirsi è altissima, fino al punto di focalizzare l’impegno finale al raggiungimento dei fatidici trenta pezzi per affrontare i live, dimenticando che quello che si propone non è una lista di pezzi, ma uno spettacolo. Confrontandomi con alcuni colleghi siamo arrivati alla conclusione che 300 band dello stesso genere sul territorio nazionale, di cui 290 hanno gli stessi pezzi in scaletta, è uno dei mali peggiori. Senza uno show che, come un film o una piece teatrale, abbia i suoi momenti di liricità, di picco d’estasi, di virtuosismo, di semplice ironia, che scaturisce in un grandioso finale, difficilmente il pubblico sarà così curioso da metter piede nei club. Una band deve proporre qualcosa di unico, entro i limiti dei propri mezzi. Curare lo spettacolo, ma anche la propria immagine, prima, dopo e durante gli show.

Insomma, come dice Lucky, band leader dei GoodFellas, mediocrità dei media e super uso dei social ci hanno fatto credere a tutti che possiamo avere un talento illimitato da poter vendere-svendere a chiunque.
Andy, un mio amico batterista molto attivo da anni, dice che spesso, andando a vedere i live, nota l’assoluta incapacità comunicativa delle band. Effettivamente fare spettacolo è una forma di comunicazione e il pubblico lo vuole e lo pretende. Io stesso adoro quando il band leader mi introduce al genere o al singolo pezzo, magari con un aneddoto, una storiella divertente o anche semplicemente il retroscena di un pezzo o di un genere. Ovviamente questa cosa implica una profonda conoscenza del genere, e torniamo quindi all’aspetto fondamentale dell’essere musicisti: passione e dedizione, misti a talento.

I pareri dei promoter non sono meno importanti. Sono tutti concordi che un buon promoter debba puntare tutto sulla qualità. A volte è molto semplice scegliere spettacoli o band mediocri, solo perché costano poco o riempiono la sala di amici e parenti. Ma non stanno facendo un buon lavoro. Un buon promoter deve sapere dire “no”, insegnando al suo interlocutore che forse non è ancora arrivato il momento per calcare un palco. Il lavoro di un buon promoter permetterà di avere un pubblico fidelizzato, capace (col tempo) di distinguere la cioccolata dagli escrementi. Ma un buon promoter deve capire che ci sono posti e posti, così come utenze completamente diverse. Il bravo promoter non metterà una band di hard rock in una pizzeria, così come non metterà il quartetto jazz in una sala dove c’è una sconfinata area vuota di fronte al palco. Dovrà capire esigenze del locale che lo ospita e tipologia finale dell’utenza. Il bravo promoter dovrà anche far capire ai gestori che la direzione artistica è veramente un lavoro serio, così come dovrà far capire ai gestori che la musica, una volta programmata, va posta al centro dell’attenzione (quindi postazione per la band, luci giuste, acustica che accentui il piacere all’ascolto, ma anche backstage o un comodo tavolo riservato alle band che hanno affrontato lunghi viaggi per fare il concerto, e quindi, una volta trattati con rispetto, ricambieranno con uno spettacolo di classe).

Salvare la musica dal vivo si può?

Gli utenti finali, ossia il pubblico, forse meritano un’analisi più attenta delle loro esigenze. Ho chiesto veramente a tanti amici cosa non piace a loro della situazione attuale. La maggior parte di loro si trova concorde sul fatto che le abitudini italiche stiano diventando sempre più bizzarre.
Non è un dato segreto quello che il pubblico degli appassionati sia composto quasi del tutto da persone dai 35 anni in su. E non è assurdo credere che per chi ha una “certa età” il primo ostacolo alla frequentazione dei live sia l’orario di inizio. Insomma la paura di dover dormire quattro ore o meno e affrontare la giornata successiva completamente rimbambiti è forte. Sono appena rientrato da un tour di un mese in nazioni come Svizzera, Austria, Germania, Belgio e Olanda. Il concerto che è iniziato più tardi è stato quello fatto un sabato sera in Olanda, iniziato alle 22:30, ma la media di inizio era sempre attorno alle 21. Risultato? Locali sempre pieni di persone che riescono a godersi la serata senza fare le ore piccole, potendosi andare a coricare entro la mezzanotte, e poter dar conto al lavoro o alla famiglia il giorno successivo. Questo modo di concepire i concerti aiuta notevolmente anche il fiorire di eventi settimanali, sicuramente più informali, ma vitali per la linfa di un substrato culturale per adesso debole.
Un altro aspetto che mi hanno fatto notare in molti (e che ho analizzato tantissimo durante un tour nel Texas lo scorso febbraio, dove mi sono trovato a relazionarmi con leoni da live di un livello eccelso) è l’inadeguatezza di molti a gestire il “suono finale”. Mi spiego meglio: molti ascoltatori lamentano che spesso le band non sanno “ascoltarsi”, pregiudicando il mix finale. Effettivamente mi è capitato spesso di sentire batteristi picchiare sul rullante come dannati, mentre i chitarristi accompagnavano a tutto spiano di volume, e il cantate al limite della strozzatura per farsi sentire. Insomma questi tre strumenti (che ho preso giusto per fare un esempio) lavorano su un range di frequenze così simile che rischiano di annullarsi tra di loro nel tentativo di farsi sentire a tutti i costi. Parlando di esperienza personale, rimane indimenticabile il sound check di Scott Henderson che ho visto diversi anni fa. Il grande chitarrista americano si mise a suonare due chorus di ritmica, e due di solo, mentre registrava tutto con una loop station, con la band che lo accompagnava. Quindi, lasciando andare in play le parti registrate, si tolse la chitarra di dosso, se ne andò in sala e si mise ad analizzare il suono finale dal punto di vista dell’ascoltatore, correggendo il mix dal banco mixer, ma anche spostando la posizione del suo cabinet e facendo cenni e facce buffe al suo bassista e al suo batterista cercando di spiegar loro cosa fosse meglio per il risultato finale. Lo trovo un approccio assolutamente rispettoso verso chi paga, o semplicemente esce di casa, per sentirti. E, ricordando le parole di John Grammatico, il guru americano degli amplificatori, riguardo alla concezione che c’è dietro ai suoi ampli, non posso che essere d’accordo. Il signor Grammatico mi ha confessato che ha passato ore nei club di Austin e di LA guardando le facce degli avventori alla porta. Quando il suono della band era, ahimè, compromesso da un fastidioso suono di chitarra, gli avventori facevano una faccia stizzita già all’ingresso. Pochi quelli che raggiungevano una postazione frontale rispetto alla band. Da qui i suoi progetti sugli ampli dedicati ad avere un suono che fosse perfettamente amalgamato con il resto della sala. Spesso e volentieri noi musicisti confondiamo pressione sonora con groove: più si pesta più il pezzo sarà carico, eppure, andando in giro per club americani ho notato che suonano a volumi assolutamente moderati, mantenendo una carica e un impatto perfetto, e il pubblico sembra apprezzare! Ricordiamoci che il tema centrale di questo articolo è riavvicinare le persone ai concerti, facendogli godere l’esperienza di una band che ti regala uno show.

Salvare la musica dal vivo si può?

E adesso vado a elencare certi aspetti evidenziati da alcuni gestori di locali con i quali sono in estrema confidenza. Premetto che, sapendo già che loro saranno quelli presi principalmente di mira, sto parlando di gestori che adorano la musica, la trattano con rispetto, la programmano con coscienza e la vivono con amore. Uno dei miei amici, Davide, gestore di un live club messinese di tutto rispetto, punta il dito sulla grande difficoltà che ha nel proporre band che hanno tanto talento, ma non sono supportate dai canali di diffusione mediatici che, scarsi per quanto potranno essere, quel centinaio di supporter li racimolano. Insomma c’è gente super cool che non riesce a uscire da un oscuro underground. Quindi una soluzione papabile potrebbe essere quella di riportare in auge tutti quei giornaletti, pagine ciclostilate a volte, dove si elencavano gli eventi della zona, con piccole recensioni che possano stimolare la curiosità.
Purtroppo tanti altri amici gestori hanno puntato il dito sul fatto che la musica sta diventando più spesso un contorno alle serate a tema e loro, dovendo fare la quadra a fine mese coi conti, non possono non assecondare questo trend. Riflettendoci bene non è un cattivo modo (a mio parere) per provare a far tornare la gente nei club, rompendo gli schemi dei più scettici, provando ad accattivarsi la simpatia di nuovi adepti.
Alcuni di loro mi hanno detto che vorrebbero veramente puntare sulla qualità, ma districarsi in un mondo fatto da una miriade di gruppi "handmade" è veramente difficile. Sicuramente i locali devono rendere l’esperienza del concerto piacevole in tutti i sensi. Quindi cura del dettaglio (acustica, luci, temperatura del locale), ma devono trasmettere al proprio pubblico la loro passione! In alcuni dei posti più piacevoli dove ho suonato, prima dell’inizio del mio show, era proprio il gestore-padrone del locale che si piazzava davanti il microfono presentando la band, dicendo cosa facessi, da dove venivo, ringraziando gli intervenuti, presentando gli eventi delle settimane successive. Sembrano stupidaggini, ma fanno tanto club newyorkese figo, e non scordiamoci che alla gente piace essere coccolata.

Salvare la musica dal vivo si può?

Mentre stavo per chiudere questo articolo incontro Marco, un mio fraterno amico che è, prima di tutto, un grande appassionato di musica, sempre presente ai concerti di svariati generi, acquirente convinto di dischi e CD ed anche socio di una delle più attive agenzie di promoting europee di musica psychobilly e neo-rockabilly. Pongo anche a lui la fatidica domanda e lui, mettendo le mani avanti, mi dice “occhio che la mia è una risposta pessimistica e drastica”.
Io all’inizio avevo voluto evitare tutte le posizioni pessimistiche, quasi a scongiurare questo stato d’animo. Ma poi ho pensato, dopo averlo ascoltato, che la sua, se pur pessimistica, era comunque una soluzione.
In poche parole Marco sostiene che il disinteresse generalizzato verso la musica è causato dall’eccessivo fruirne in maniera gratuita. Troppi show in posti dove la musica non c’entra niente (bar, pizzerie, diner), mentre i live club chiudono o soffrono. Troppo facile accesso alla musica gratuita (download, peer to peer, pirateria eccetera). Insomma la sua soluzione, drastica, sarebbe quella di togliere tutto ciò che rende la musica roba di poca cosa. Cosa vuol dire questo? Vuoi una canzone? Devi comprarla (il disco o anche lo scarico legale). Questo renderebbe onore a chi lavora per produrla, ma sopratutto farebbe tornare interesse verso la musica, magari anche verso quella suonata dal vivo. Il paragone più appropriato è quello delle relazioni, ossia ti rendi conto quanto vuoi bene a una persona solo quando non ce l’hai più accanto.

Io non so se questo fiume di parole possa essere servito a qualcosa. Dal mio lato posso assicurarvi che ce la sto mettendo tutta per evitare che la musica muoia. Ma io sono solo uno degli anelli di questa catena. Cerco di fare in modo che il mio lavoro finisca con l’essere apprezzato da quella decina di spettatori di quel piccolo club sperando che, la prossima volta che ci risuono, almeno otto di loro tornino, portando qualcuno di nuovo, magari trainato dall’entusiasmo che ho provato a infondergli la volta precedente. Non è retorico pensare che un mondo dove regna la buona musica è un mondo migliore. Quindi aiutiamoci a migliorare la situazione attuale. Spero che i commenti a questo articolo possano dare spunto a tante piccole tessere di un puzzle complesso.
curiosità musica e lavoro
Link utili
Intervista con John Grammatico
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di blues65 [user #25832]
commento del 26/11/2016 ore 08:26:4
Complimenti Don Diego... disamina eccellente di un argomento/problema che mi affligge da anni, visto che ormai quasi non suono più. Come te il 90% del mio sostentamento proveniva dall'attività Live ma è venuto a scemare quasi del tutto se non consideriamo le serate Black Metal (io suonerei blues, figurati) e non mi restano che come dici tu attività didattiche (in nero). La colpa dobbiamo ricercarla un po' in tutti... locali, musici, stato, ecc ecc. Purtroppo la vedo sempre più dura non tanto per me che ormai sono rassegnato ma per le bands a venire che si troveranno a suonare quasi gratis e con gestori di locali sempre più attaccati al numero di persone paganti che alla musica. PS: non ultima peca il valore di questi nuovi musici!!! Mi è capitato di vedere gruppi presentarsi davanti al pubblico senza parvenza di tempistica e senza vergogna cercando di rifare assoli troppo pretenziosi per loro. Io ai mei tempi non mi sarei mai presentato con un assolo o una canzone che non mi dava sicurezza nel farla. Questi invece sono senza vergogna, con la faccia di marmo e il bello è che il pubblico applaude pure... Già, il pubblico... lasciamo perdere va!!!
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 26/11/2016 ore 09:30:02
Ciao! Grazie! Non immagini nemmeno quante volte ho cercato di evitare la frase "ai miei tempi".....ma è la verità! Ai miei tempi c'era più attenzione a tutto ciò!!! sigh
Rispondi
di Sykk [user #21196]
commento del 26/11/2016 ore 08:32:11
Io condivido tutto quello che hai scritto, ma purtroppo devo dire che non vedo soluzioni perché oltre a scontrarmi con la risposta del pubblico e con l'antipatia ed inettitudine di gestori e fonici, molte volte non riesco a far capire certe cose neanche ai miei colleghi musicisti.

Posso chiederti informazioni sulla tua (o tue) band? Mi hai incuriosito.
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 26/11/2016 ore 09:30:
Ciao, grazie intanto! La mia band attuale è il Don Diego Trio, lo trovi su FaceBook cercando "Don Diego Project"
Rispondi
di Sykk [user #21196]
commento del 26/11/2016 ore 10:30:07
che bravi!
d'altra parte se il tuo reddito viene dalla musica mentre il mio da uno studio di ingegneria, dovevo aspettarmelo. :-))))
Rispondi
di kelino [user #5]
commento del 26/11/2016 ore 08:41:32
Per tornare ad avere musica live di qualità, in giro per locali, si deve lavorare sulla gestione delle figure professionali. Credo sia giusto che i giovani abbiano la possibilità di esibirsi, ma non a scapito dei professionisti.
Una soluzione non ce l'ho e credo sarebbe difficile trovarla. Basti pensare a quanti meccanici, parrucchieri ed estetiste lavorano in nero...
Rispondi
di Rothko61 [user #32606]
commento del 26/11/2016 ore 09:10:42
Io credo che le figure professionali siano le meno responsabili, se non nella qualità improponibile di alcune band. In sostanza, sono d'accordo col tuo amico Marco. In giro c'è troppa offerta (musica) e poca domanda (voglia di ascoltare).
Un tempo si comprava un disco e lo si consumava letteralmente sul giradischi. Oggi si scaricano migliaia di canzoni, la maggior parte delle quali non sarà mai ascoltata.
Una volta si andava a sentire musica in un locale e si beveva qualcosa. Oggi si va a bere e, se c'è un gruppo che suona, pazienza. Speriamo che il volume non sia troppo alto.
Oggi un gruppo si afferma e dopo un attimo scompare. Ieri... beh, gli stadi e i palazzetti ancora oggi si riempiono di quella gente là, degli anni 70/80.
Del resto, un tempo si faceva un tour per promuovere il disco. Oggi si fa il tour per campare perché col disco non si guadagna più.
Il mondo del jazz fa forse eccezione perché chi si avvicina al jazz cerca certe sfumature e certe emozioni che richiedono qualità, concentrazione, ecc.
Difficile trattare in poche righe il problema che hai sollevato, ma non c'è dubbio che nel breve periodo le prospettive non siano rosee. Purtroppo.
Quando vai in un locale dove fanno musica di qualità e c'è il pienone, il 90% del pubblico è fatto di musicisti (che già fanno fatica a portarsi dietro le morose...).
Rispondi
di vinnij4 [user #15879]
commento del 27/11/2016 ore 21:15:5
Hai ragione da vendere!! quoto e straquoto il tuo concetto!
Rispondi
di chikensteven utente non più registrato
commento del 26/11/2016 ore 09:46:2
ciao don diego, tante verità dici tu, io concordo con il tuo amico che dice di far pagare la musica. ti porto una mia testimonianza, circa 15 anni fa a londra andai per sentire musica live in un pub, e per andare nella sala live, che era distaccata dal resto, si pagava 3 sterline per ascoltare band emergenti, io e miei amici le pagammo molto volentieri. ma londra non è l'italia e sai com'è, ciao!
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 26/11/2016 ore 14:22:03
A Londra una volta sul giornaletto degli show ho letto "blues concert, starts at 8.30", sono arrivato al locale alle 9e30. Non suonavano.....ho chiesto al barista "quando incomincia lo show?" e lui mi ha risposto "sono in pausa, hanno cominciato alle 20e30, tra dieci minuti ricominciano fino alle 10e15".....che pirla che sono stato!!!
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 26/11/2016 ore 09:56:56
Come sempre, le tue osservazioni sono intelligenti e competenti.

Vero: il musicista della domenica ha fatto danni. Basti pensare che anche qui, se un Gambale dice che dal vivo devi coinvolgere la gente, senti parlare di "scimmie ammaestrate"...
Il musicista della domenica suona per sè stesso (soprattutto i chitarristi) , per godersi la sua chitarra nuova, per schiacciare il nuovo pedalino, mai pensando a mettersi nei panni del pubblico. I cantanti sono spesso a livello karaoke, o, se bravi, mal supportati dalla band.
Agli altri punti che hai elencato, tutti pienamente condivisibili, ci aggiungo che in Italia manca la figura del manager, o impresario-agenzia, a mio avviso fondamentale.

E non ultimo, una deviazione della tradizione musicale. Questo scimmiottare la musica rock anglofona ha stufato, soprattutto se non c'è la giusta convinzione. Quando mai la nostra musica dal vivo ha beneficiato di cover malfatte di Queen Police Led Zeppelin etc? Sembra che il sogno utopico, ormai quarantenne, di essere una rockstar, abbia soffocato la vera natura artistica, fatta di un costante allaccio alla tradizione. Suono Clapton e nessuno mi caga...suono Pino Daniele e la gente applaude: ci vuol tanto a capire perchè?
Il peggio è che la colpa è sempre della "scarsa cultura degli italiani", accusati di apprezzare più i Pooh che i Deep Purple...eh sì, che ignoranti!

p.s. chiedo scusa per la "sottile" linea polemica. :)
Rispondi
di franklinus [user #15063]
commento del 26/11/2016 ore 10:00:18
io suono ora con un mio amico francese,canzoni d'autore,nostre e quindi originali,due chitarre acustiche,genere "pop",inteso come approccio compositivo ma,nell'esecuzione,abbellito da arpeggi e solo jazzofili;sulla carta,uno spettacolo bello e gradevole...certo,il canto è in francese ma il suono e ,soprattutto, la melodia,a detta del" nostro" parco e colto pubblico,sono eccellenti;dopo questo preambolo pseudo auto celebrativo,vengo al quid dell'articolo:come si fa a salvare la musica live se il 90 per 100 dei gestori dei locali vuole le cover e la coverband delle cover?come si fa se la maggio parte dei promoter (generalmente ragazzi e ragazze "poveri "di....esperienza ti chiedono(a te che porgi umilmente il tuo cd demo,a te che suoni da una vita,sei brizzolato nella testa ma ancora rosso nel cuore)"ah...va bbè,siete su iutubsnapchatfeibuk etc etc?"e tu rispondi"no,ascolti il cd,se le piace ci chiami",,risposta,delusa"si...si...vedrò...se ho tempo,però..."...mala tempora currunt,mi verrebbe da dire,ma capisco,razionalmente,che ora è così...non piango per questo,io e philippe,il mio amico,continuiamo a suonare,a fare canzoni(siamo di un'altra generazione?...si)poi philippe,anche suo malgrado,ha messo qualche brano sul tubo con i video girati con uno smartphone...chissà,diventeremo ricchi e famosi!
Rispondi
di Dinamite bla [user #35249]
commento del 26/11/2016 ore 10:04:44
Wow! Uno degli articoli più belli degli ultimi anni su accordo..
Io non ho una soluzione a tutti i problemi elencati, che ahimè conosco bene e condivido, ma mi propongo di stampare questo articolo e renderne obbligatoria la lettura ai miei allievi. Credo che la cosa potrebbe essere più utile di un intero anno di musica fatta a scuola...
In Italia tutto il sistema della cultura è andato in malora, musica in primis.
Almeno così ci provo ad educare musicalmente qualche giovane studente, e fargli capire come dovrebbero andare le cose.
Ok, è una goccia nell'oceano, ma se non si comincia da qualche parte, l'oceano non si riempirà mai
Rispondi
di Dimay [user #23996]
commento del 27/11/2016 ore 00:05:
Le soluzioni ci sono, solo che servirebbe partecipazione ed aggregazione, parole che spesso per i musicisti sono incomprensibili.

Noi ci proviamo!
www.sosmusicisti.org
Rispondi
di Lespo [user #18097]
commento del 26/11/2016 ore 10:11:19
Mi vengono un paio di considerazioni sul tuo interessantissimo scritto.
La prima è che la musica in generale ha perso di centralità nell'universo giovanile, il mondo è cambiato. Fino a vent'anni fa la musica è stata l'accentratore di tante energie creative ed economiche del mondo giovanile, con tutto quello che ne conseguiva.
Nel piccolo c'erano tanti locali dove si suonava dal vivo, fanzine, micro etichette ecc.ecc. E nel grande se una azienda voleva vendere il suo zainetto si rivolgeva ad un contenitore di musica per fare arrivare il messaggio. Oggi questa centralità l'ha assunta il web.
Il New York Time qualche tempo fa titolava “Is Staying In the New Going Out?”
Ho un caro amico che gestisce tre locali in Versilia e mi dice che se non cambia qualcosa nel giro di 5/6 anni sono tutti gambe all'aria.
Noi andavamo nel negozio di dischi e con le cuffie nelle orecchie sognavamo di diventare una Rock-Pop-Methal-Country Star, oggi si sogna di diventare Youtuber, ed anche quelli che prendono lezione di strumento il più delle volte fanno altre 4/5 attività extra scolastiche.
Siamo come i dinosauri, quell'era è finita e noi siamo sopravvissuti.
C'è e ci sarà sempre la nicchia ma quello che è stato non sarà più.

P.S. In Austria, Svizzera, Belgio, Olanda cenano alle 18.30, casa mia se metti tavola prima delle 21 ti guardano male.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 26/11/2016 ore 10:34:06
"la musica in generale ha perso di centralità nell'universo giovanile"

Vista cogli occhi del "dinosauro" (come ti definisci) si. Fallo dire a loro.
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 26/11/2016 ore 13:19:37
E' vero, in Italia si cena tardi, ma manco così tardi! io sono siciliano e vivo in Piemonte, in Sicilia si cena alle 20.30 e in Piemonte un'ora prima. Rimane comunque assurdo che la media dei concerti inizi alle 23....è tardissimo per la vita di molti....e non sto parlando di musicisti
Rispondi
di Capra_Poliuretanica [user #30609]
commento del 26/11/2016 ore 16:28:35
Su questo punto devo registrare un paradosso.
Anche secondo me l'ideale sarebbe cominciare alle 21,30, ma purtroppo se lo fai la gente comincia ad arrivare quando stai facendo gli ultimi 3 pezzi.
Non è una cosa che vale solo per la musica live, a dire il vero.
Quando ho cominciato a ballicchiare le musiche caraibiche già alle 22 si era in piena serata (sia che fosse sabato e giù per settimana), nel giro di qualche anno l'orario si è sempre più spostato verso la mezza o la una, infatti ho smesso! :-D
Rispondi
di elbearnie [user #42017]
commento del 26/11/2016 ore 10:34:06
Inizio con il dire che a mio avviso la musica che è morta e sepolta è quella registrata e non quella suonata dal vivo. Sono anni che noto che non si ascolta più un disco ma solo i vari live postati su youtube e altri social, di conseguenza, il futuro della musica sarà esclusivamente il palco...
Cosa che a me non dispiace.... si torna al passato...
Il problema dei live in Italia non è la mediocrità dei gruppi, ne delle band handmade (che adoro, hanno nelle viscere il rock, molto di più dei professionisti), ne degli orari, ne della musica gratis a portata di tutti, il problema è della qualità del prodotto finale offerto.
Mi spiego meglio, siamo nel 2016, tutto ha subito una grande evoluzione, ma la musica live è ferma a 50 anni fa.
Se voglio vedere una partita di calcio, ci sono stadi che mi offrono tutto ciò che voglio, ogni servizio possibile.
Se voglio andare in discoteca, ci sono tantissime discoteche, frutto di investimenti milionari, dove posso trovare tutto ciò che cerco.
Se ho voglia di mangiare bene, ho tantissimi ristoranti dove posso scegliere cibi, veg e non, provenienti da tutto il mondo.
Se devo comprare un prodotto, ci sono centri commerciali grandi a perdita d'occhio.
Se voglio vedere un film ci sono multisale, in ogni dove con tutti i film in uscita.
Perché se voglio vedere un concerto devo chiudermi in un club buio e umido, magari in culo al mondo, con un'acustica pessima, pochi parcheggi, senza mezzi pubblici, con cibo preconfezionato e cocktail fatti con alcool scadente venduti a prezzi esagerati?
Il problema dei live, è strettamente legato alla mancanza di investimenti che si fa attorno ad essi.
I locali che si salvano in Italia, si contano sulle dita di una mano, e fidatevi li ho visti tutti.
La soluzione è una sola. Investire sulla musica live. Creare dei locali che lascino a bocca aperta, con una acustica perfetta e via discorrendo.
Bisogna mettere l'ascoltatore al centro di tutto, coccolarlo e farlo sentire unico, il resto verrà da se.
Rispondi
di Sykk [user #21196]
commento del 26/11/2016 ore 10:41:54
Aggiungo un altro commento, molto spesso gli stessi musicisti non hanno interesse ad andare a sentire musica dal vivo, e devo dire che per come è cambiata la scena musicale ravennate/romagnola sto diventando così anche io.
Rispondi
di mattconfusion [user #13306]
commento del 26/11/2016 ore 11:00:0
Straquoto, non Ravenna ma hinterland brianzolo. Sarà da "stronzi", ma subire due ore di musica mediocre a un livello folle è una cosa al di là del masochismo.
Rispondi
di Lisso [user #45363]
commento del 26/11/2016 ore 16:19:36
Facendo parte della "scena brianzola" posso dirti che secondo me il livello non è poi così basso, basta sapere dove andare.
Rispondi
di mattconfusion [user #13306]
commento del 27/11/2016 ore 14:48:55
Ne ho fatto parte e ne faccio parte tutt'ora anche io, abbiamo anche un bel po' di conoscenze comuni ; D . il livello non è basso, anzi: però a gusto personale non mi ci ritrovo più, almeno nei generi suonati per la maggiore. I posti e la disponibilità non mancano, non ci si può lamentare di quello..
Rispondi
di chikensteven utente non più registrato
commento del 26/11/2016 ore 11:52:35
ciao, io vengo da Modena e la penso come te. Anch'io mi sono stancato di ascoltare musica live, ma la cosa che mi imbarazza di più, e non so se a te sia mai capitato, è di dover andare ad ascoltare amici che suonano proprio perchè non li vedi mai e l'unica occasione è quella di andare ai loro concerti per fare due chiacchere con loro e ti tocca di ascoltarli anche se non ti piace sia il genere e oltretutto suonato anche male...ma per gli amici si fa anche questo...sigh!
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di Claudio80 [user #27043]
commento del 26/11/2016 ore 11:02:43
Anzitutto complimenti per il bellissimo ed interessantissimo articolo; hai toccato punti decisamente delicati e intricati.
Per come la vedo io la situazione è grave un poco per colpa di tutti; "tutti" ci siamo impegnati a creare la situazione odierna. Cerco di spiegarmi meglio: Partendo dal fattore che più di tutti, professionisti o meno ci riguarda, l'aspetto musicale, legato non solo all'esecuzione ma anche alla performance dal vivo. Molti musicisti non professionisti, ho notato che spesso si concentravano più sulla quantità dei brani che sulla qualità, penalizzando tra l'altro la creatività e l'intuizione, canzoni suonate senza passione, emuli dei guitar hero del momento, scale suonate a 3000 senza comunicare niente di niente, trascurando, come hai scritto tu, anche l'aspetto dell'intrattenimento con aneddoti; bisogna stabilire un contatto con il pubblico. Essere creativi aiuta a non essere parte di quelle band, le famose 290 su 300, che fanno gli stessi pezzi. Legato a questo problema scaletta, vi è proprio il problema della scelta della cover e dei brani in genere Chi fa il musicista, o per estrema passione, o per lavoro, o per semplice passatempo, non può passare gli anni a suonare le canzoni degli altri. Certamente va bene studiare le musiche e le tecniche dei grandi per migliorare il proprio bagaglio tecnico, ma ad un certo punto si deve dare voce alla propria musica, bella io brutta che sia. Qui si arriva al problema locale/gestore che sempre più puntualmente, 9 su 10, è indisposto a far proporre musica originale sia alle band, che ai solisti come me. perchè quando sei un signor nessuno, quando su facebook non hai 30000 amici, la maggior parte falsi, o non porti millemila persone che riempiono si il locale, bevendo una birra in dieci ed occupando un tavolo per ore a loro sta bene così...Sarebbe come avere le tasche piene di soldi falsi....La parte più lesa resta per me comunque il musicista vero, quello che ama suonare la musica con il cuore, ma che non ha la possibilità di esibirsi regolarmente nei locali perchè o fa della musica magari"strana"ma originale, o perchè non porta tante persone, oppure perchè, cosa più probabile, non riesce a stare al passo con i tempi odierni, si trova "costretto" pur di fare qualche live a fare il marchettaro.
Un saluto!
Rispondi
di Claudio80 [user #27043]
commento del 26/11/2016 ore 11:04:5
Anzitutto complimenti per il bellissimo ed interessantissimo articolo; hai toccato punti decisamente delicati e intricati.
Per come la vedo io la situazione è grave un poco per colpa di tutti; "tutti" ci siamo impegnati a creare la situazione odierna. Cerco di spiegarmi meglio: Partendo dal fattore che più di tutti, professionisti o meno ci riguarda, l'aspetto musicale, legato non solo all'esecuzione ma anche alla performance dal vivo. Molti musicisti non professionisti, ho notato che spesso si concentravano più sulla quantità dei brani che sulla qualità, penalizzando tra l'altro la creatività e l'intuizione, canzoni suonate senza passione, emuli dei guitar hero del momento, scale suonate a 3000 senza comunicare niente di niente, trascurando, come hai scritto tu, anche l'aspetto dell'intrattenimento con aneddoti; bisogna stabilire un contatto con il pubblico. Essere creativi aiuta a non essere parte di quelle band, le famose 290 su 300, che fanno gli stessi pezzi. Legato a questo problema scaletta, vi è proprio il problema della scelta della cover e dei brani in genere Chi fa il musicista, o per estrema passione, o per lavoro, o per semplice passatempo, non può passare gli anni a suonare le canzoni degli altri. Certamente va bene studiare le musiche e le tecniche dei grandi per migliorare il proprio bagaglio tecnico, ma ad un certo punto si deve dare voce alla propria musica, bella io brutta che sia. Qui si arriva al problema locale/gestore che sempre più puntualmente, 9 su 10, è indisposto a far proporre musica originale sia alle band, che ai solisti come me. perchè quando sei un signor nessuno, quando su facebook non hai 30000 amici, la maggior parte falsi, o non porti millemila persone che riempiono si il locale, bevendo una birra in dieci ed occupando un tavolo per ore a loro sta bene così...Sarebbe come avere le tasche piene di soldi falsi....La parte più lesa resta per me comunque il musicista vero, quello che ama suonare la musica con il cuore, ma che non ha la possibilità di esibirsi regolarmente nei locali perchè o fa della musica magari"strana"ma originale, o perchè non porta tante persone, oppure perchè, cosa più probabile, non riesce a stare al passo con i tempi odierni, trovandosi "costretto" pur di fare qualche live a fare il marchettaro.
Un saluto!
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di ndrecchia [user #43094]
commento del 26/11/2016 ore 11:13:09
Si tratta di un mix di problemi, la musica dal vivo non ci sarà più e la cosa è inevitabile.
1) Non esiste più musica di qualità, sono 15 anni che le etichette discografiche propongono solo melma mediatica per avere produzioni rapide con personaggi iconici per attrarre un pubblico di stupidi e ragazzini, soprattutto per acquistare le hit da 0,05-1,00 € su cellulare. L'obiettivo è quello: fare massa con la melma.
2) Il pubblico interessato all'ascolto è di una certa età non perchè sia interessato all'ascolto ma perchè vuole riascoltare la musica della propria gioventù, per questo c'è un costante ripetersi di cover band che ripresentano costantemente sempre la stessa musica vecchia di 40 o 50 anni.
3) I musicisti non tentano più nuove strade. Questo sito è l'esempio lampante di questo problema. Tutti che stanno a parlare di sound, per riorendere il suono di questo o quell'artista, tutti a seguire stili del passato. Non esistono più novità musicali, nessuno che cerchi nuove strade sonore ed espressive. Il risultato è che esiste una melma di musicisti che scimmiotano quanto già preesistente e la logica del commercio vuole che tra un originale e un'imitazione la gente andrà sempre verso l'originale. Ormai il trend dei musicisti è quello: blues, cover band '60-'70 (se non proprio di un gruppk specifico) o musica noiosissima zeppa di fraseggi velocissimi quanto inutili. Alla fine si è raggiunta una saturazione di melma e nessuno ha più interesse.
4) Gestori dei locali interessati solo a fare utili senza dare più alcun supporto. Ormai lo standard è diventato quello di pagare i musicisti solo se sono in grado di portare un numero minimo di avventori, e ormai l'importo concordato scende sempre di più, ormai l'entrata media oscilla tra i 30 e i 50 €/serata a musicista, e questo anche quando il locale è strapieno.
5) Non esiste più un movimento culturale che ruota intorno alla musica. In passato l'ascoltatore si identificava nel musicista, perchè rappresentava le sue inquietudini. i suoi pensieri, i suoi desideri, la sua visione del mondo e della politica. Oggi non esiste più alcuna identificazione, ci sono i fenomeni di massa costruiti a tavolino, ma nessuno rappresenta più nessun altro, l'ascolto è diventato molto superficiale, ci sono i videoclip su internet da ascolare ma soprattutto da guardare in modo superficiale. Non c'è più nessun motivo per ascoltare qualcuno in cui non ci si identifichi.
Che dire? La respinsabilità è di tutti: gestori dei locali, pubblico e musicisti. Ognuno va in una propria direzione. Come quando una coppia decide spontaneamente di separarsi senza soffrire perchè il rapporto si è esaurito. Ci si lascia e basta senza far rumore. I musicisti non hanno più nulla da raccontare, il pubblico non vuole ascoltare più nulla di nuovo, i gestori dei locali vogliono solo guadagnare. Direzioni diverse, obiettivi diversi, nessun incontro. Storia conclusa. Rassegnatevi. La colpa è di tutti.
Rispondi
di Claudio80 [user #27043]
commento del 26/11/2016 ore 14:26:30
Condivido su tutto!
Rispondi
di _marco_ [user #16324]
commento del 26/11/2016 ore 15:43:33
Completamente d'accordo. La musica dopo tutto rispecchia in parte il momento storico,come per ogni forma d'arte,come in ogni periodo storico. E' difficile mettere d'accordo "5 teste" in una band,figuriamoci trovare un filo conduttore tra chi suona,chi ha il locale e chi ascota. La verità è che noi (musicisti o pseudotali) non abbiamo,salvo rare eccezioni, molte cose di nuovo da dire (il rapporto coverband:inediti penso sia 20:1).
I locali ovviamente pensano ai loro interessi,e se un DJ che mette i dischi (e NON SUONA) ti riempie il locale ben venga il dj.
Il pubblico ascolta,nella maggior parte dei casi ciò che passa la radio e questa estate campione di vendite è stato ANDIAMO A COMANDARE..dunque,di cosa vogliamo parlare?
Rispondi
di TidalRace [user #16055]
commento del 26/11/2016 ore 11:28:42
Anch'io sono d'accordo con il tuo amico Marco, la musica è ora solo un sottofondo della vita quotidiana, i grandi artisti scimmiottano se stessi mentre le nuove leve non mi emozionano affatto. Ora si guarda solo al profitto immediato, con i tormentoni estivi, le etichette discografiche propongono solo cantanti dotati di un certo appeal per far leva sui giovanissimi senza guardare la qualità e la proposta del brano.
E' da tempo che non assisto a un concerto live di un artista di un certo livello, l'ultimo è stato in un palazzetto ed è stata un'esperienza da non ripetere in quanto a qualità audio, ma la maggiorparte delle persone presenti questo non disturbava affatto, l'importante era ed è essere presente.
Nei piccoli concerti di qualche cover band, trovo che spesso in spazi aperti si tenda ad usare l'amplificazione al di sopra delle possibilità sonore con conseguente perdita di pulizia e dinamica ridotta, cosa che mi infastidisce molto e disturba l'ascolto, mentre in locali chiusi il volume è generalmente troppo elevato.
Rispondi
di mattconfusion [user #13306]
commento del 26/11/2016 ore 12:01:22
Leggendo i commenti a questi articoli mi stupisco come esca SEMPRE la storia che è colpa dei musicisti della domenica. Che è una stortura, visto che la maggior parte di noi SONO musicisti della domenica.
Mettiamola giù bene: ognuno è libero di fare quello che vuole. Se voglio suonare dal vivo, non devo essere per forza uno che lo fa di mestiere; così come se voglio fare uno sport non devo essere per forza un professionista.
Che il locale mi dia spazio e il prezzo o le modalità con cui io e lui ci mettiamo d'accordo sta a noi due. Detto questo: ci sono luoghi e momenti sia per gli amatori, sia per i professionisti.
Che gli spazi per i professionisti siano esigui rispetto alla quantità dei professionisti non è un problema degli amatori. Probabilmente c'è poca lungimiranza da parte dei gestori; o forse c'è poco ritorno a ingaggiare professionisti. C'è da dire che per quanto sia letteralmente schifato dalla "scena" dei dj, quello è un mondo musicale che purtroppo attira pubblico. Quale è la proposta dei professionisti , dei musicisti VERI, e quale pubblico cerca di ingaggiare, e questo pubblico garantisce un ritorno a chi organizza queste serate? Queste sono le domande. D'altronde però è sempre stato così in un certo senso...

Io non ho grandissima esperienza, ma 12 anni a suonare in giro la mia musica (e non le cover) e una manciata di concerti nei postacci per gli amatori me li sono fatti....
Rispondi
di eugenio01 [user #39191]
commento del 26/11/2016 ore 12:14:50
---->Quale è la proposta dei professionisti , dei musicisti VERI, e quale pubblico cerca di ingaggiare, e questo pubblico garantisce un ritorno a chi organizza queste serate? Queste sono le domande.

Il problema è perfettamente impostato ed è l'unica base su cui impostare una discussione sensata.
La questione della musica gratis\piratata\youtubata è semplicemente ridicola ,come se ad Austin o a Nashville non ci fosse youtube e decine di radio web\fm su cui gira musica 25 ore al giorno per otto giorni la settimana.
Dimentichiamo sempre poi che non siamo "americani" e che negli anni 50 loro avevano le fender e noi ballavamo a palchetto sugli argini del po con le ocarine..queste cose contano eh ?
Rispondi
di fenderpassion61 [user #13902]
commento del 26/11/2016 ore 12:16:11
Sono d'accordo con te e aggiungo: Gli "amatori" spendono un fracco di soldi in strumentazione e contribuiscono a far girare l'economia.
Rispondi
di mattconfusion [user #13306]
commento del 26/11/2016 ore 13:25:18
Strumentazione, concerti di musicisti che si rivolgono quasi esclusivamente ad altri musicisti, clinic, manifestazioni eccetera. Per non parlare dei corsi e delle scuole che in tanti fanno per migliorarsi o fare il salto di qualità. Questo sito è tenuto in piedi dagli amatori, per esempio. Non c'è nulla di male in tutto questo anzi: ma è chiaro che questa moltitudine non può limitarsi a suonare in casa o in sala prove.
L'intero mercato degli strumenti si è rivolto alle loro esigenze: costosi, ma con fasce per tutte le tasche; amplificatori che suonano bene in casa e dal vivo ma dimensionati per i palchi medi. Cose che di certo servono anche ai professionisti, ma che puntano agli amatori.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 26/11/2016 ore 12:43:58
"...ognuno è libero di fare quello che vuole. Se voglio suonare dal vivo, non devo essere per forza uno che lo fa di mestiere"

Sacrosanto. Però non ti puoi lamentare se il locale è vuoto.
Rispondi
di mattconfusion [user #13306]
commento del 26/11/2016 ore 13:20:30
Chi, io o il gestore? :D
E' chiaro, ognuno paga le sue scelte, sempre. Ma da quanto mi pare di capire il locale è vuoto anche quando suona il professionista. (Che poi io personalmente di live ne vedo pochi, e di solito sono di gente che suona la roba che scrive...)
C'è la traccia di apertura di "Things fall apart" dei The Roots dove c'è un pezzo parlato preso da una conversazione (sembra) e dice così:

"The people don't come because you grandiose motherfuckers don't play shit that they like. If you played the shit that they liked, then the people would come. Simple as that"
E' messa giù dura, ma alla fine vale per tutti. Ma subito dopo un'altra voce dice:
"Inevitably, hip-hop records are treated as though they are disposable. They are not maximized as product, not to mention as art"
E siamo daccapo: la musica ha sempre meno valore in questa società.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 26/11/2016 ore 13:48:
"il locale è vuoto anche quando suona il professionista"

Non vorrei sbagliare, ma i professionisti con un "nome" non hanno di questi problemi. Poi ci sono quelli meno conosciuti, pur sempre meritevoli, che purtroppo gravitano negli stessi ambienti localari degli amatori....forse è quello il problema.
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 26/11/2016 ore 13:22:17
io non me la prendo coi dopolavoristi, anzi a volte li stimo più dei professionisti proprio perchè praticano la loro passione con un impegno a volte maggiore di tanti professionisti, visto che sono stressati dal dover far quadrare i conti. Il problema imputabile ai musicisti sono i progetti poco curati, che essi siano della domenica o del resto della settimana
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 26/11/2016 ore 13:46:23
Per "musicista della domenica" io intendo quelli che suonicchiano a livello puramente amatoriale, senza un minimo di ricerca e professionalità, sempre le stesse cover per anni e anni.
C'è invece chi lavora per mantenersi, ma ha a cuore la musica più di ogni altra cosa, e si migliora costantemente.
Rispondi
di mattconfusion [user #13306]
commento del 26/11/2016 ore 14:03:53
Ci mancherebbe! Ho apprezzato tantissimo che l'articolo non avesse quel tipo di discorso, e sono totalmente d'accordo che alla fine che ci vivi o no è la qualità della proposta ad essere importante.
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 28/11/2016 ore 09:05:12
in parte hai ragione, il musicista della domenica da solo non basta a rovinare tutto, è necessaria la simbiosi con il popolo bue e con il gestore ignorante e inguaiato. Resta però che il musicista mediocre è un tassello fondamentale per questo ecosistema musicale marcio, quindi meglio eliminarlo! Puoi suonare a casa tua o a casa dei tuoi amici... esattamente come non ti farebbero giocare a pallone nello stadio della juve o non ti farebbero fare delle saldature in finmeccanica anche se a casa ti diletti con il DIY!! Suonare gratis in un locale pubblico è lavoro nero a tutti gli effetti, suonare male a prezzo ribassato e in nero è ancora peggio! Allora domani, mi invento di avere l'hobby della cardiochirurgia...
Rispondi
di mattconfusion [user #13306]
commento del 29/11/2016 ore 15:41:41
Al di là della normativa che è vera ma abbastanza ridicola - tutti paragoni assurdi. Non si sta parlando da amatori di andare a suonare al Blue Note, dai. Si stava dicendo di andare all'Arci piccolo tal dei tali, al baretto dello zio Tobia, al pub in cantina. Sono posti che non si possono permettere (quasi) mai i professionisti e che si rivolgono a quel giro di musicisti. Mediocri, bravi, belli e brutti, tutto molto soggettivo. Se c'è gente che li ascolta, vuol dire che a qualcuno piacciono.
Rispondi
di Baden [user #39846]
commento del 28/11/2016 ore 11:55:31
Ho dato un'occhiata ai vari post, non ho proprio letto tutto ma sono dalla parte di mattconfusion. Aggiungo anche una piccola riflessione, una volta quando io suonavo con continuità (anni 80-90) eravamo moltissime band non professioniste, quelle che qui definite musicisti della domenica, ed i pab, bar, centri sociali e quant'altro erano il nostro territorio. Tutto il movimento garage di quegli anni era animato da band non professioniste che avevano però grande fantasia. I professionisti suonavano da altre parti, palchi grossi, auditorium, sale da concerto etc.
Credo che per un certo verso, sottolineo per un certo verso, i musicisti professionisti abbiano invaso un territorio che prima era ad appannaggio di altre realtà culturali.
Credo inoltre che molta dell'innovazione musicale sia dovuta proprio a musicisti non ortodossi che hanno inventato nuovi percorsi e poi hanno imparato a suonare nel tempo.
Credo che i musicisti della domenica, tra i quali mi ci metto io, debbano poter continuare a dire la loro purché non si limitino a fare cover. Le cover band quelle proprio non le sopporto.
Rispondi
di mattconfusion [user #13306]
commento del 29/11/2016 ore 15:49:05
Sono d'accordo anche io con te. Le band di amatori dovrebbero essere le più libere perchè possono permettersi di fare buchi nell'acqua senza dover rischiare il tetto sulla testa. Spesso non è comunque così.
E' vero, i professionisti per assenza di spazi adatti hanno ripiegato su alcune situazioni che precedentemente non avrebbero accettato. E' comprensibile, ma questa commistione in locali minori è sempre esistita, senza grandi lamentele: un giorno hai la band locale che ha un lavoro normale di giorno, il giorno dopo la band americana che sta facendo un tour in Italia a fare la fame. Poi tornano in USA e hanno il loro lavoro di giorno per tirare a campare fra un tour e l'altro. Credo che a molti questa cosa sfugga perchè estranei a quel tipo di situazione... così come è estranea a questo tipo di situazioni l'idea delle cover band e del repertorio "standardizzato". Saranno in giro con le pezze al culo, ma nel furgone hanno i dischi con la loro roba sopra.
Rispondi
di Pietro utente non più registrato
commento del 26/11/2016 ore 12:43:07
La parola d'ordine è "qualità",su tuttii fronti e purtoppo latita enormemente!
P.S.
complimenti per il tuo progetto ;-)
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 26/11/2016 ore 13:22:58
grazie Pietro, è vero che la qualità ripaga sempre....il problema adesso è cercare di farla capire!!!
Rispondi
di dariothery [user #12896]
commento del 26/11/2016 ore 13:19:52
C'è un punto che sistematicamente tutti i musicisti o i lavoratori di qualsiasi settore trascurano: i modelli di business cambiano. Voglio dire, non si può pretendere che un sistema economico giri perennemente sugli stessi presupposti..imparo a suonare uno strumento, scrivo una canzone, la registro, la vendo, vado in tour, suono e vengo pagato etc etc
La nostra società "moderna" cambia carte in tavola perennemente, ed è ovvio che i vecchi schemi economici possano saltare..piuttosto che sbattere conto i muri, "combattendo" contro le nuove generazioni e soffrendo la frustrazione per la mancanza di attenzione, bisognerebbe magari focalizzarsi su come innovare, o almeno rinnovarsi.
Noi pretendiamo invece di reiterare gli stessi schemi, senza aggiungere nulla, è comprensibile ed umano, ma sicuramente criticabile...diciamo che la musica è in crisi eppure c'è più musica in giro oggi che in tutta la storia dell'umanità...
Le chiavi per svoltare non le conosco, ma posso provare ad immaginarle: spettacoli diversi, interattivi, sfruttamento di nuovi spazi e di nuovi canali, nuovi modi di "vendersi"...è solo una riflessione la mia, ma la penso così
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 26/11/2016 ore 13:25:27
grazie! questo è un contributo veramente prezioso!!! e la tua analisi non fa una piega.....
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 28/11/2016 ore 09:13:20
Non è vero che la musica non si sia riformata, solo che la parte che si è riformata noi spesso non la consideriamo nemmeno musica... a ragione magari! Un tempo si ballava con il ragtime, poi... e oggi si balla con la tecno di merda e le discoteche sono dei templi e i palchi dei festival più importanti fanno sembrare il palco dei pink floyd il retro di un pub... c'è poi la musica che non fa o non deve far ballare (quanti concerti di musica fenomenale e trascinante davanti a un pubblico catatonico) che sarà un po' come guardare i quadri al museo... L'arte in genere ha sempre le stesse esigenze, ma l'arte e i il prodotto commerciale sono due cose differenti, è bene distinguere se si tratta dell'uno o dell'altro, anche se li chiamiamo musica entrambi.
Rispondi
di pickuppato utente non più registrato
commento del 26/11/2016 ore 13:33:49
Sì vabbé... il fatto è che non c'è niente di nuovo all'orizzonte.
Se stai a massacrare la didattica colla pentatonica fino allo sfinimento neanche più pubblico e gestori riescono a immaginare uno stile diverso, in questo caso il blues o il rock ovvio.
Si viaggia a vela, faticoso metter mano ai remi ;)
Rispondi
di yasodanandana [user #699]
commento del 26/11/2016 ore 14:11:04
a mio parere tutto deriva dal fatto che, semplicemente, dagli anni 50 in poi, si è creato un interessa abnorme, fortissimo, esagerato per la musica. Interesse che, adesso, si sta semplicemente "normalizzando".
Tutte le problematiche enunciate nell'articolo e anche negli interventi, a mio parere, più o meno sussistevano anche quando la musica prosperava, per cui ..
Rispondi
di mattconfusion [user #13306]
commento del 26/11/2016 ore 16:21:1
sono d'accordo. tutte queste questioni esistevano già; e l'interesse per la musica sta scemando... come in tutti i settori, ci sono alti e bassi.
Rispondi
di slowmusic [user #44951]
commento del 26/11/2016 ore 14:40:06
Ma ci rendiamo conto che il 4/4 forse ha raccontato quello che c'era da raccontare. L'ultimo artista rock che ha esplorato nuove vie è stato Sting. Per il resto in giro si sentono e si vedono cover band e cloni approsimati di Metal e HR anni 70. Forse al pari dei grandi classici (Verdi per l'opera, Mozart e tutti gli altri fra fine 800 e primi 900) che hanno i loro estimatori ed esecutori contemporanei, il rock è destinato ad entrate nella storia della musica e stop.
Attendiamo ora, con pazienza, nuovi e creativi musicisti che sappiano miscelare i segni di G.D'Arezzo.
Rispondi
di fa [user #4259]
commento del 26/11/2016 ore 15:18:58
Bell'articolo!! Direi che c'è un concorso di colpa di tutti quelli parte del sistema... il musicista che si svende pur di suonare dal vivo, il gestore che ingaggia la band in base a quanta gente porta e punta al risparmio, il pubblico che vuole tutto e subito, l'ascolto facile di sottofondo mentre si fanno due chiacchiere. Musicisti professionisti che suonano per 50€ in 10 situazioni diverse per mantenersi e sono costretti a tenere il naso sullo spartito, altro che spettacolo. Se sei a contratto con un agenzia è come stare in catena di montaggio... arrivi, monti, sound check, show con balletto, come è bello far l'amore da Trieste in giù, smonti e parti.... le così dette party band et similia. La musica è arte, dove sta l'arte e l'espressione dell'uomo in tutto questo? Sparita. Non ho la soluzione... magari i gestori dovrebbero selezionare di più i gruppi, i gruppi dovrebbero esibirsi solo quando hanno qualcosa da offrire e il pubblico dovrebbe pagare per vedere l'esibizione frutto di lavoro e selezione accurata. I gruppi dovrebbero essere pagati il giusto e offrire uno spettacolo, magari ad un'orario decente e per un paio d'ore, non 1, non 4...A Milano e dintorni negli ultimi anni la situazione è parecchio peggiorata. Non so, ma se continua così, la musica dal vivo in pochi anni sarà morta. Ciao Fab
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 26/11/2016 ore 15:35:03
beh hai confermato i miei punti......ps tranquillo che la situazione non è così solo a Milano....
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 26/11/2016 ore 16:30:28
Grazie per lo spunto. Io credo che le lacune da colmare siano cultura e logistica. Sotto il primo profilo la scuola è di certo l'anello debole: i miei figli studiano musica a scuola, cioè fanno qualche ora di canto e flauto con la maestra che non solo non ha alcuna qualifica (neppure acquisista come amatrice), ma per sua ammissione è pure stonata. Se poi ci aggiungiamo che radio e tv generaliste in realtà generaliste non sono e trasmettono sempre e solo quei dieci pezzi che il mainstream ordina, è abbastanza facile che si crei un ambiente asfittico e di scarso interesse.
Anche la logistica non aiuta. La maggiornza dei locali non ha una zona dedicata ai musicisti e bisogna arrabattarsi spostando sedie e tavoli, se poi consideriamo che i locali (di loro) sono quasi vuoti quattro sere la settimana, è comprensibile che il gestore debba massimizzare i profitti del week end e non vorrà sacrificare dei posti.
Sul primo problema non credo che i musicisti in quanto tali possano fare nulla, ma credo che come cittadini debbano pretendere una scuola migliore, che da' spazio e risorse alle arti (non solo alla musica) ed allo sport. Là dove accade i risultati si vedono.
Sul secondo problema credo, invece, che i musicisti possano fare molto. In primo luogo aver coscienza di dove e come possono suonare: la musica dev'essere un piacevole accompaganmento ad una serata in cui si possano fare quattro chiacchiere o gustare in pace una birra. Se mi trovo un quartetto black metal che urla e fischia o un'emula della Pausini che stride tutta la sera, addio godimento pacifico. Inoltre ci si possono scambiare indirizzi e pareri, invece, io vedo il contrario. Come pure ci si può promuovere a vicenda: più di una volta mi è capitato un ingaggio che ho girato ad altri perchè la serata non faceva per la mia band ma non sempre il piacere è tornato indietro. Allo stesso modo posso benissimo accettare di suonare 45 minuti ed invitare un secondo gruppo se so che la cosa avrà un pari ritorno.
Infine vorrei solo segnalare a chi ha scritto che non c'è più niente di nuovo e che la musica ha finito di evolversi anni fa, di ascoltare qualcosa in giro perchè di musica nuova ce n'è eccome, poi piaccia o meno è altro conto, ma l'evoluzione non si è certo fermata agli anni '70/'80.
Ciao
Rispondi
di ndrecchia [user #43094]
commento del 26/11/2016 ore 16:54:36
Il fatto stesso che le case discografiche cercano di pubblicare e ripubblicare materiale vecchio di 40 o 50 anni di artisti che hanno fatto il loro tempo (vedi il nuovo box dei Pink Floyd, sul cui nome da una decina d'anni a questa parte non si fa altro che fare uscire boxsets di raccolte, inediti, live, mixaggi ecc) vuol dire che il linguaggio musicale del rock si è esaurito, non c'è più nulla da dire, le nuove generazioni preferiscono passare il tempo coi videogiochi. Tutto ha una fine nell'universo, anche il mondo della musica. Pensiamo alla poesia, è un genere espressivo che si è esaurito. Non si pubblicano più raccolte di poesie. Quando un genere artistico si satura, finisce. I musicisti non hanno nulla da dire, non avete più nulla da dire e nessuno vi vuole ascoltare perchè non offrite nulla di nuovo. Rassegnatevi a questa cosa, accettatela, e continuare a stare nelle vostre stanzette di ragazzi mai diventati uomini a spendere i soldi dei vostri lavori precari per soddisfare le pulsioni feticistiche nei confronti di effetti e pedali, nella speranza di ottenere quel suono di chi cercate di copiare.
Rispondi
di ruggerigta [user #23016]
commento del 26/11/2016 ore 16:58:04
Ciao, io la vedo molto più semplice: negli anni 90 (avevo 14-15 anni) tutti suonavano perchè la generazione del momento ascoltava band quali guns, metallica, nirvana, pearl jam ecc. tutte gruppi con una grossa componente live..con l'avvento degli anni '00 non ci sono state grandi band rock trascinanti in questa direzione (mi vengono in mente solo i muse che peraltro non mi piacciono). Dunque i ragazzi di questa generazione non sono particolarmente influenzati da attività del genere.. E' chiaro che poi i locali si adattano alla situazione. Nei pochi pub dove attualmente si suona solo metà del pubblico è interessata allo spettacolo, Gli altri ci vengono solo per una birretta e far due chiacchere; ecco che il gestore ti chiede di abbassare i volumi. Altra cosa: sono stato in un pub del lodigiano adeguato alla musica live (un bel palco attrezzato con luci ecc. ), suonavano band hard rock/ metal melodico quindi roba ascoltabile. Eppure i volumi erano talmente elevati che distorcevano e non si capiva pressochè nulla. Mia moglie, che ha poco a che fare col genere, si è stufata dopo 5 min.
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di cattaneo8 [user #13883]
commento del 26/11/2016 ore 17:22:00
questi commenti li ho già visti negli anni 90, dove ti offrivano serate per 20.000 lire per attirare un pò di gente nei locali perchè i titolari erano disperati con la crisi in corso dal 1987. Non cerchiamo il pelo nell'uovo, stiamo percorrendo momenti difficili. A memoria anche nel medioevo gli artisti facevano la fame, insieme a tutta la popolazione. Il problema è che noi veniamo da quindici anni di crescita ininterrotta (dal 1994 circa) e ci siamo abituati al meglio del meglio, ora sono 9 anni che va sempre peggio (e non voglio pensare a chi non ha più neanche la certezza della casa). Negli anni 70 si stava peggio di oggi (ad un certo punto era finita anche la benzina) ma si cercava di andare avanti in qualche modo, anche gli artisti cercavano nuove strade, forse perchè dietro non c'era niente oltre la parentesi degli anni 60. Noi non stiamo andando avanti, stiamo cercando di riprenderci quello che abbiamo perso, stiamo ancora guardando all'ultimo decennio. Forse dobbiamo cercare altre strade, stare più a contatto con la gente, fargli scoprire i veri talenti, creare occasioni live per proporre musica più interessante. Io ammiro tantissimo chi oggi cerca di vivere solo di musica e non so immaginare quanto sia dura. Io ho smesso di farlo dal 2000 con l'invasione del digitale e dei PC. Oggi suonicchio quando posso. A proposito, sono uno di quei brizzolati che a volte trovate tra il vostro pubblico.
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di Repentless [user #45400]
commento del 26/11/2016 ore 17:40:56
Non mi piace fare discorsi disfattisti, ma in una nazione che attribuisce un'importanza alla musica indipendente pari allo zero non si può pretendere di suonare nei locali senza fare coverine pop rock mainstream.
Il problema è culturale: al pubblico viene dato ciò di cui ha bisogno e la gente vuole musica easy o DJ set.
La crisi? conta, ma fino ad un certo punto. Non siamo in America purtroppo.
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di MojoKingBee [user #39456]
commento del 26/11/2016 ore 17:57:2
Bell'articolo, e interessanti pure molti commenti. Adoro la comunità di accordo.
PuLtroppo non ho nulla da aggiungere, che tutti i miei (2) live li ho fatti tempo fa, e ho dato il mio contributo al declino :/
Come dice un amico mio non mi resta che provare la strada del vecchietto prodigio.

Anzi, una cosa la voglio aggiungere, di straforo. Nel mio piccolo sono tra quei padri che accompagna il figlio i concerti. Mio figlio si sta appassionando (troppo!) al rap, ed essendo lui molto giovane lo ho accompagnato già a diversi live dei suoi preferiti spararime. I giovanissimi che riescono a stare lontano dagli amici di maria seguono gli amici della maria.
Cmq, in un caso mi è capitato un bel concerto dove il rapper di turno era accompagnato da una vera band, performance notevole.
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di Claes [user #29011]
commento del 26/11/2016 ore 18:46:12
Questo articolo super batterà il record di frequentazione e commenti... Fortissimo e feedback accordiano razzo! Diego ci deve da ora poi scrivere aneddoti - insomma avere un Don Diario dato che le cose le scrive così bene :) Adesso la vedrete partendo "dai miei tempi" visto da paga fissa dal 1975 in Danimarca (label/edizione/sessions/produzioni/ PR/contratti:
La musica è cambiata di molto - dal "Beat" come unico genere di una generazione. Alla RAI arrivava un pò tardi dall'estero ma bands italiane erano già in moto anni 60. 208 RTL e Radio Capodistria erano un passo avanti. La "Bibbia" dei musicisti era il settimanale Melody Maker. In Europa dominavano le labels EMI e CBS che avevano produzioni locali e, ovviamente, artisti internazionali sotto contratto. Le produzioni costavano molto (orchestra) anche se non si facevano videos.
Dopo il periodo Beat, è arrivato il Flower Power USA, Prog Rock dappertutto poi Punk in 2 versioni (UK/USA) e in seguito una vastissima paletta di generi e pubblico specializzato. Tra cui l'ondata DJ! Le discoteche!!! Techno-Dance e Rap basato su samples (quelli "giusti" costano da chitarra vintage) "Cocaine Cool" (Laid Back B-side di "Sunshine Reggae"!) costa $5000 per circa 2 secondi (me ne occupo tuttora), il numero uno è però "Funky Drummer" (James Brown con Clyde Stubblefield) - passatelo al vostro batterista.
Cantanti e gruppi famosi sono diventati da $$$ e viaggio in prima classe - aerei, alberghi, ristoranti... Nel frattempo è cominciata l'era keyboards, MIDI, sequencer. Un tastierista è un vantaggio in una band basata su chitarra solo se sa rassegnarsi ad un ruolo secondario, e per questo, dovendo quindi essere bravissimo. Se avete un tastierista dovete interessarvi a tastieristi storici e di come funzionano nel contesto della musica che suonate.
Un lancio 2016 è costoso... Ovviamente dato spese video e "sovvenzioni" varie. Demo: si invita un manager / promotor a vedere un concerto e poi si vedrà se va alle labels dopo già avendo fans - oggi c'è la rete con demo DIY ma non rende come il "dal vivo" che fa la differenza. Questo fattore non cambia.
Pezzi originali e covers live: facendo covers bisogna riarrangiarli - fatele "your way". I giovani di adesso avranno sentito hits da genitori e nonni e sarà piacevole ascoltarli in versioni ultra-moderne.
Mix: i chitarristi sono oggi tipicamente "egocentristi" ascoltando un proprio ampli piuttosto che il resto della band e generalmente con assoli lunghi. Costringe batterista a "pestare" e cantante a "strozzarsi" - e l'avete già fatto notare! W Scott Henderson :)
Show e commento aggiuntivo: chi canta è la star del vostro show - non si discute! La voce deve adattarsi al vostro sound e vi serve fare una girata su YT per averne esempi di tutti i tipi.
Il pubblico live: bisogna intrattenerlo, quì si tratta di show a pagamento - non tanto per voi ma per il pubblico in sala. Un cantante deve parlare al pubblico, da un "ciao" ad un storiella specialmente per pezzi originali - ci deve altro che un "mi ami o no?" da raccontare.
Per covers riarrangiate, potete pure chiedere la domanda "allora... adesso vedremo se la sapete identificare". Quando arriva un riff cruciale e il canto riconoscono il pezzo.
Truchetto divertente: fare un dimostrazione al pubblico dei vostri pedalini e di come funzionano - circa 5 minuti di riposo per il resto della band e meglio per il pubblico che un assolo di batteria. Follia che mi è andata bene: base playback, canto e chitarra live. A quanto pare, se il pubblico aveva un sound da CD + "scena", tutto bene. Abbiamo sentito dire "meglio di una band live come sound"! La base era batteria, basso e tastiera / sampler MIDI + sequencer, overdubs di chitarre ritmiche e di coro. Una cosa del genere rende possibile di facilmente cambiare la sequenza di pezzi mentre in palco - funziona - questa ottica vale però per ogni band. Tanto per vantarmi: sul palco del giardino del Tivoli a Copenaghen si suonava per un benefit per paraplegici a rotella - stava per piovere, prime goccie! Siamo partiti col pezzo più aggressivo, altrimenti da suonare alla fine, e tutto a posto. Previsioni del tempo cambiate.

Cose che non c'entrano con le capacità chitarristiche è il look on-stage. Deve essere totalmente accordato col colore della chitarra, tipo di musica e luce - Video/TV ma anche live. Uno scenografo può chiederti di avere dei colori adatti a quello della chitarra o l'opposto - dirti devi usare chitarra bianca con vestito nero, sunburst per un look più colorato "hippie", wine red per un look elegante, TV Yellow bocciato. Slash è tra i pochissimi che hanno un look originale e sempre da essere quello. Ci sono però quelli "tutti in nero" da Metal.
Bisogna saper muoversi on stage per far scena - sono poche le bands a cui vanno bene chitarristi cosidetti "shoe gazers". C'è invece da guardare il pubblico negli occhi a destra e sinistra, identificare chi è estasiato, e chi annoiato, per reagire con una occhiata laser, un sorriso, un movimentino con la chitarra allo stesso tempo e siete a metà strada - e già conquistadors!
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di Don Diego [user #4093]
commento del 27/11/2016 ore 00:38:10
dico solo una cosa: 92 minuti di applausi!
Rispondi
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/11/2016 ore 21:21:27
Non ho il tempo di leggere tutti i commenti, visto che sto in weekend d'amore con la donna e mi sto andando a godere una serata dedicata al buon Jimi, ma è tutta colpa di Maria De Filippi. Sto scherzando ma non troppo. Per apprezzare la musica, a qualsiasi livello preso in considerazione nella disanima del Don, bisogna innanzitutto essere dei buoni e voraci ascoltatori, ma oggi si ha a disposizione tanta roba, senza scrematura, pochi filtri e poco tempo a disposizione. Fino a 15 anni fa compravi un CD, ascoltavi le tracce una alla volta, a casa o in macchina era un rito e non potevi portarti dietro 20 discografie in un aggeggio delle dimensioni di una 100 lire. A ciò aggiungiamoci le esigenze dello show business che hanno messo la qualità totalmente da parte ed il fatto che sento spesso dire a gestori di locali che sta arrivando l'artista (un tronista di Uomini e donne o un concorrente del GF??? WTF!?); negli anni '70 le ragazzine sognavano di trascorrere una notte d'amore con David Gilmour e negli '80 con Sting, oggi con Alvaro Soleil o con Clementino...Devo andare avanti? L'ignoranza ha vinto. Se ti può consolare Don a Scalea, paese natale della mia donna, ancora si parla di una tua esibizione in un locale di qualche anno fa con gli Adels, a dimostrazione del fatto che in ogni caso la qualità resta in memoria.
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di Don Diego [user #4093]
commento del 27/11/2016 ore 00:40:03
la cosa mi onora e mi fa piacere! Spero solo di riuscire a riportare quell'atmosfera ovunque vado.....almeno io sarò in pace con la mia coscienza! Un abbraccio grosso e buon weekend di peace and love!
Rispondi
di Bitis [user #40450]
commento del 26/11/2016 ore 22:25:55
Lo confesso, sono un musicista della domenica, anzi più probabilmente del giovedì sera.
Devo dire che sono ben consapevole che le mie capacità mi pongono a un livello in cui potrei giusto essere degno di accordare la chitarra a molti di voi che scrivete qui, ma io e il mio povero gruppo di musicisti rock "dopolavoristi" che dovremmo fare ? Starcene rintanati in un buco, nascosti alla vista dei veri musicisti o tentare dopo millemila ore di prove di suonare quelle 4/5 volte all'anno se va bene per togliersi la soddisfazione di avere un pubblico e per cercare di dare un minimo senso al tempo, alla fatica e ai soldi investiti in una passione ?

Vedete, al di la di tentare di suonare frequento la scena dei locali milanesi, andando a sentire tanto gruppi "domenicali" quanto gruppi di ottimi musicisti (ampiamente professionisti) e vi assicuro che la situazione è lampante: non siamo mica noi che facciamo scappare il pubblico, no no, è proprio il pubblico che non viene ai concerti. E anche quando vengono, la maggior parte delle location è imbarazzante o non orientata allo spettacolo, ma agli hamburger che la gente si deve pappare durante la serata.
Così capita come alcune sere fa, di andare in uno di questi locali dove suonava un gruppo di quelli bravi sul serio (vi dico solo che c'erano uno dei migliori chitarristi italiani e il batterista della PFM) e di vedere che i poveretti (i musicisti) suonano praticamente seduti su una scala, in una specie di concerto semi-acustico per non fare troppo rumore, col pubblico più vicino seduto di schiena allo pseudopalco, un'acustica imbarazzante e, fatto 100 il numero delle persone presenti, con non più di una dozzina che ascoltavano mentre gli altri si districavano tra costate, hamburger, salsicce e altro in una cacofonia di rumori di posate e stoviglie varie.
Io al terzo pezzo e senza consumare nulla per protesta, li ho salutati (i musicisti) e me ne sono andato perchè mi veniva da piangere.....
Altre sere ho visto locali piuttosto conosciuti e ben strutturati per un concerto essere tragicamente vuoti solo perchè il gruppo (anche questo ben conosciuto e con un buon seguito), suonava in una serata diversa dal venerdì o dal sabato sera. Però su questo devo dire che davvero i gestori potrebbero pure sforzarsi di capire che a differenza loro la gente magari ha un lavoro normale e incominciare un concerto il giovedì alle 23.30 forse, ma dico FORSE, è un po' una "stupidata".

Io sono proprio l'ultimo che può avere delle ricette, ma una ce l'ho e riguarda il presunto conflitto tra musicisti "veri" e musicisti "faidate": basterebbe fare come fanno in alcuni posti dove fanno suonare i gruppi "scarsi" per primi a orari da cena in ospedale (pure gratis, per carità) e far suonare dopo il gruppo "serio" che da lustro e porta fiumi di gente. Ciò permetterebbe ai primi di farsi le ossa e crescere senza "rubare "il posto a chi sicuramente lo merita di più.
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 27/11/2016 ore 00:42:46
Uno dei commenti migliori che abbia letto! Credimi! Non ti vergognare di essere un musicista della domenica o del giovedì......spesso sono quelli che, essendo meno stressati dal dover far quadrare i conti, mettono più impegno e amore nelle cose!
Rispondi
di Bitis [user #40450]
commento del 27/11/2016 ore 00:49:33
Grazie ;-)
Rispondi
di poseidon [user #30697]
commento del 26/11/2016 ore 23:08:32
articolo molto condivisibile. credo che il secondo più grande errore che possa fare un musicista sia quello di dare la colpa al pubblico. Il primo invece è quello di dare la colpa agli altri musicisti.

...Nessuno è venuto a vedere me e la mia band, i locali non ci fanno più suonare... colpa dei musicisti della domenica... colpa di questo pubblico di capre... o forse è anche un po' colpa mia?
Migliorare la situazione? Iniziamo a migliorare noi stessi, che poi forse il resto arriva di conseguenza.
Sopra si diceva che non c'è più innovazione ed è vero... ma se non siamo noi a innovare, chi cavolo lo deve fare?
Io come musicista non sono riuscito a innovare un bel niente, quindi per me è innanzitutto colpa mia.
Rispondi
di coprofilo [user #593]
commento del 26/11/2016 ore 23:28:29
Questione spinosa il live. Io ho notato una cosa: i generi di nicchia hanno ancora un pubblico che partecipa ai live, magari con dinamiche particolari e non spesso comprensibili ma se si segue la scena indie o quella Metal o quella hardcore (una delle più complicate) si vede che i live funzionano discretamente. Spesso c'è il problema dell'esterofilia, il gruppetto Made in USA tira più gente dell'equivalente italiano ma in generale la gente c'è. Bisogna però essere in grado di farla muovere, e li purtroppo il problema è della capacità di organizzare decentemente una serata. Se i posti sono brutti, poco organizzati, i gestori poco socievoli e le band poco interessanti è chiaro che la gente non si sposta. Il punto è che questi sono generi per appassionati, gente disposta a spostarsi ( magari rischiando la patente per un drink di troppo) per un live, gente che compra cd e magliette, che ha un legame profondo con la musica che ascolta. Quest'estate sono andato a vedere i Sunn)))O al labirinto a Parma, è stata una delle cose più estreme degli ultimi anni ma era pieno di gente, non so di preciso quanto ma come ordine di grandezza direi un migliaio. Gente da tutta Italia, biglietto caro eppure posto pieno. Per "la massa" invece la musica non è più necessaria, è un contorno, non la si va più a cercare perché è lei che raggiunge te. O si partecipa ad un grande evento ( vedi i mega live di Ligabue o di Vasco) o si sta a casa, non c'è la via di mezzo. Non credo che il problema sia il download, quello alla fine c'è sempre stato, magari in misura inferiore però dalle cassette ai cd si è sempre copiato ma la passione rimaneva e si partecipava agli eventi. Deve ripartire un discorso culturale che in Italia è ancora fermo, ha fatto qualche passo anni fa ma ora è a bordo strada.
Rispondi
di mattconfusion [user #13306]
commento del 29/11/2016 ore 15:57:36
Verissimo. La nicchia va alla grande anche sul disco stampato, magari in proprio dalla band stessa. Per questi generi molto specifici, molto elitari (l'hardcore punk è una delle scene più unite e disunite che io conosca) la comunità è ancora stretta su sè stessa. Se uno si trova in quel tipo di ambito rischia sì di annoiarsi presto ma anche di avere grandi soddisfazioni.
Per le mie cose personali ho deciso che per il poco pubblico che ho posso permettermi di fare tutto da solo, tutto DIY e offrire una cosa che sicuramente non è perfetta ma ha un qualcosa in più dell'essere totalmente "fatto a mano".
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 26/11/2016 ore 23:31:16
C'è un gruppo italiano che suona irlandese che l'ultima volta che ho sentito faceva 130 serate l'anno, e non nei bar. Talmente richiesti che si erano splittati! Suonavano in due posti diversi (città diverse) nella stessa sera.
Il Don Diego ho avuto il piacere si sentirlo al SHG di marzo, e suona come Dio comanda con i volumi giusti ed il genere che può piacere o meno (a me piace, l'adoro) ma perlomeno non è la stessa minestra riscaldata. La verità è che qualsiasi gruppo che ha in scaletta Wish you were here e le solite cose, ha semplicemente stancato e la gente nemmeno se la paghi ha piacere di sentirli.
Le cover si possono fare, ma la sembra che le cover che si fanno qui siano tutte identiche e sempre le stesse. La chiamerei la sindrome del Wish you were here. Intendendo: il pubblico, che invece non c'è e non ci sarà mai con queste premesse.
Forza Don Diego .
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 27/11/2016 ore 11:21:03
Grazie per le belle parole! Facciamo forza insieme eheheheeh ;)
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 27/11/2016 ore 00:11:40
Ammazza che spettacolo di articolo!
Complimenti, fai delle considerazioni interessantissime, tocchi dei tasti caldi.
Ora è tardi, ma ci sarebbe da dire molto... appena ho un attimo.
Rispondi
di Dimay [user #23996]
commento del 27/11/2016 ore 00:35:30
Diciamo che i fattori sono molteplici e tutti concatenati, come evidenzia l'articolo.
Personalmente, sono dell'idea che una grossa fetta della colpa sia delle istituzioni che non incentivano affatto ne l'esecuzione ne l'ascolto della musica, sia dal punto di vista culturale (insegnamento serio e più ascolto della musica nelle scuole pubbliche, più incentivi per le scuole private, più eventi musicali gratuiti, etc.), sia dal punto di vista fiscale e previdenziale (sgravi fiscali, snellimento e semplificazione, meno burocrazia, etc).

Altro grosso problema è la scarsa partecipazione ed aggregazione della categoria dei musicisti.
Noi ci proviamo, ma senza sostegno la vedo dura, davvero dura!
www.sosmusicisti.org
Rispondi
di eugenio01 [user #39191]
commento del 27/11/2016 ore 10:26:19
Avrei una domanda per il disponibilissimo Don.
Quanti musicisti del tuo livello conosci che non riescano a campare con la musica?
Perchè io nella mia risicata esperienza non ho mai visto un musicista bravo rimaner senza serate..mai :-)
Io ci rimanevo..ma quelli bravi no.
Ed anche adesso mi sembra lo stesso..quelli bravi suonano..Varini in italia ferro in Giappone tu ovunque i Dolcetti fan da spalla a qualsiasi mostro passi in italia...quindi ripeto :-)

Quanti musicisti del tuo livello conosci che non riescano a campare con la musica?


Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 27/11/2016 ore 11:17:18
Ciao Eugenio.
Intanto premetto una cosa: il nodo dell'articolo non è la difficoltà di trovare lavoro, ma cercare di far tornare club e locali pieni di gente interessata, cercando soluzioni semplici e attuabili (nei limiti delle divagazioni).
Adesso rispondo alla tua domanda.
Non conosco nessuno che non lavora, ma ne conosco tanti che lavorano in maniera insoddisfatta. Troppi che hanno ripiegato sull'insegnamento, troppi che accettano ingaggi indegni, dove il proprio strumento viene messo in quarto piano, rispetto all'ego del frontman. E, purtroppo, ne conosco troppi che ripiegano costantemente sul lavoro all'estero (io sono uno di quelli, che, aihmè, cerca costantemente di allargare il giro estero nella speranza di risollevare la possibilità di proporre il proprio percorso musicale davanti ad un pubblico competente). I session men continueranno a fare le sessioni, ma magari, visto che il lavoro di session man si concentra si e no in tre mesi all'anno, vorrebbero proporre la loro musica, magari in maniera più informale, nei club. Eppure hanno grandissime difficoltà. Hai parlato di Varini, uno dei più bravi e talentuosi chitarristi mondiali (si l'ho detto! Ma è la verità.....)! Quante volte sei riuscito a vederlo al di fuori di contesti che non siano il mega-cantante di turno o gli eventi legati allo "strumento"? Per me è un grandissimo peccato.....lui potrebbe essere un traino mostruoso per far riavvicinare la gente alla musica, perchè il suo modo di proporsi è semplicemente fantastico......
Ciao!
Rispondi
di eugenio01 [user #39191]
commento del 27/11/2016 ore 11:35:08
Ok grazie mille.
Un ultima cosa, tanto per consolare voi musicisti ...

a- Non conosco nessuno che non lavora, ma ne conosco tanti che lavorano in maniera insoddisfatta.
b- troppi che accettano ingaggi indegni
c- troppi che ripiegano costantemente sul lavoro all'estero

stai parlando di forza lavoro adesso, non solo di musicisti, o no ?
Chiaro, voi state messi peggio perché girala come la vuoi ma la musica è cultura e quindi, pensa te cosa se ne fa adesso la gente della cultura :-)
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 27/11/2016 ore 11:59:27
ops.....effettivamente mi sa che vale per tutti!!! ahahaahah
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 28/11/2016 ore 09:25:16
Scusa ma ripiegare sull'insegnamento è una formula un po' ingrata... a parte che tutti i più bravi, nessuno escluso, insegnano e quindi "ripiegano"...
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 28/11/2016 ore 16:25:56
Io non penso di aver offeso nessuno dicendo che "ripiega" sull'insegnamento, e ti spiego perchè: penso che il fine primo di un musicista sia esprimersi suonando, il secondo insegnando, il terzo organizzando. Quando un punto prioritario manca o diminuisce, si è obbligati a passare allo step successivo. Il "ripiegare" non è denigratorio, ma semplicemente un modo di descrivere. Se leggi bene l'ho anche usato per definire quelli che (come me) spostano il lavoro all'estero. Mi spiace che sia stato interpretato in questa maniera, ma non era il mio intento! Io stesso ho insegnato per tanti anni e insegno sporadicamente adesso. Ovviamente, quando l'attività live mi si è alzata a livelli esponenziali, ho tralasciato l'insegnamento. E i motivi erano diversi: il primo perchè non riuscivo ad essere un insegnante con una frequenza continuativa (mi capita di partire anche per 3 mesi di fila in tour), il secondo perchè se avessi continuato a suonare tanto e insegnare tanto non avrei avuto tempo per il mio studio e per la mia vita privata, il terzo (il peggiore) stava nel fatto che i miei gusti musicali pian piano erano distanti anni luce da quelli dei miei alunni....quindi non volevo forzare me ad insegnare cose che non mi piacevano, ne, tantomeno, forzare i miei alunni ad ascoltare e studiare i generi e gli stili che io preferivo. Ciao
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 28/11/2016 ore 16:39:1
nessuna offesa, ci mancherebbe, in parte sono daccordo nel senso che se uno è un insegnante di musica e non un musicista in quel caso insegnare è davvero un ripiego... soprattutto per gli alunni;) Per il resto credo che suonare e insegnare siano due attività inscindibili, due aspetti complementari di uno stesso percorso... in fondo il titolo accademico è "maestro"!))
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 28/11/2016 ore 16:42:58
ehehehe è vero! Però ricordo una bellissima massima di Pavarotti che diceva così: Chi sa fare la musica la fa, chi la sa fare meno la insegna, chi la sa fare così così la organizza, chi non la sa fare proprio la critica! Lucianone, seppure non fosse tra i miei preferiti, questa l'ha azzeccata!
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 01/12/2016 ore 12:10:14
...non so se Pavarotti dicesse proprio questo, quel che è certo è che anche lui avesse i suoi allievi, anche famosi... mi spiace, ma è così;))
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 01/12/2016 ore 16:01:
La frase è sua....e sicuramente, avendo alunni, non si "credeva" così bravo e superiore da non insegnare evidentemente.....
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646]
commento del 27/11/2016 ore 12:03:50
Bell'articolo... ma secondo me bisogna fare lo sforzo di guardare la cosa dall'esterno, e non è facile. Per noi over 35 pare impossibile o forse semplicemente "sbagliato" questo totale disinteresse dei giovani per la musica live. Ma purtroppo la verità è che i tempi cambiano, le mode cambiano, e la musica suonata ha fatto il suo tempo.
Non serve scervellarsi a trovare i perché... semplicemente ora i giovani hanno altri interessi ed è giusto che sia così. Non credo si possa far niente per far tornare indietro il tempo... :)
La musica live è destinata a divenire (o forse lo è già) un divertimento di nicchia... e invece ora ci si aggrappa alla speranza che forse tornerà in auge, ma no... è andata.
Siamo in un periodo di transizione... ancora tanti musicisti che ci credono e che saturano un pubblico sempre più esiguo (e più anziano).
Col tempo inizieranno a sparire anche i musicisti e tutto si equilibrerà.
Sad but true.

p.S.
Se poi sti concerti maledetti inziassero alle 21 invece che alle 22:30 o 23, farebbero secondo me il triplo del pubblico, ma faglielo capire ai gestori che devono puntare ai 40enni e non ai 20enni... ahhh... amen.
Rispondi
di _marco_ [user #16324]
commento del 27/11/2016 ore 13:22:57
"semplicemente ora i giovani hanno altri interessi ed è giusto che sia così. Non credo si possa far niente per far tornare indietro il tempo... :)
La musica live è destinata a divenire (o forse lo è già) un divertimento di nicchia... e invece ora ci si aggrappa alla speranza che forse tornerà in auge, ma no... è andata."

Pura e semplice verità...inutile dare la colpa a questo o a quello. Basta ascoltare cosa propone il mercato musicale oggi. E le aziende si sà,mettono in vendita ciò che i clienti vogliono. Domanda e offerta nulla di più. Al di la della bravura,dello spettacolo,dell'orario, la verità è che l'offerta è enorme, e di tutti i prezzi, ma la domanda è calata drasticamente. Un pò come sta accandendo col liscio,tra 10/20 sarà solo un ricordo dei tempi che furono delle feste di paese.
Rispondi
di fenderpassion61 [user #13902]
commento del 28/11/2016 ore 21:48:22
Sull'orario sono d'accordo con te. Sarà forse perchè ho 55 anni? No, già da giovane mi facevano girare le p...e con l'argomento.
Andavo a ballare il liscio il mercoledì e si cominciava alle 22 poi pian piano si sono spostati alle 24...non ci son più andato. Le discoteche, pure loro, hanno cominciato ad aprire le serate ad ore in cui io andavo a letto. Ma come si fa a pretendere che uno che lavora faccia tardi così o il sabato e domenica si devasti?
Comunque qui ad Aosta qualche suonatina ce la si fa senza grossi problemi. Mi diverto con le mie cover e faccio anche Wish you where here che mi piace tanto.
Peccato che ultimamente siamo in tre con le basi MIDI e non posso rielaborare i pezzi come facevo una volta con la band.
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 27/11/2016 ore 16:27:11
Parliamo chiaramente di realtà italiana.
Io in tutto questo giro vizioso, do la colpa (perché a qualcuno bisogna darla) ai gestori dei locali, che non hanno mai educato i loro frequentatori ad ascoltare musica dal vivo. Mai, dalla notte dei tempi, almeno, al centro nord è sempre stato così, forse al sud meno.
Poi do la colpa alla mentalità gretta dell'italiano medio, al quale non va mai bene nulla, non sopporta di avere una band che gli suona nell'orecchio mentre è seduto al tavolo di un locale, e se questo frequentatore è anche un po' musicista, commenta coi suoi amici o la sua ragazza che costoro fanno pietà e lui farebbe molto meglio. L'italiano, purtroppo, è così. Bisognerebbe mettere da parte l'invidia, l'egoismo, e le paure dei fantasmi.
Nella mia città, finalmente vari gestori stanno aprendo le porte ai gruppi musicali locali, cover band, eccetera... non era mai successo. Il risultato però, è che per il pubblico presente è come se nemmeno esistessero; e questo per chi suona è frustrante.
Non so vedere nel futuro da questo punto di vista, so solo che chi suona, deve prima di tutto divertirsi, e cercare di offrire uno spettacolo possibilmente non mediocre, solo così potrà anche solo pensare di intrattenere qualcuno. Io, col mio gruppo di musicisti amatori, cerchiamo di fare così.
I vari talent-show credo che non aiutino, anzi, producano l'effetto contrario, ma i giovani sono educati a guardarli... quindi, la vedo molto male.
Inoltre concordo con chi dice che c'è troppa musica fruibile immediatamente e gratuitamente, e anche questo non aiuta.
Rispondi
di Overdriveit [user #45958]
commento del 27/11/2016 ore 18:27:04
Articolo bellissimo, complimenti..
Rispondi
di dalai [user #2043]
commento del 27/11/2016 ore 19:26:01
Hai fatto benissimo a inserire il commento "pessimistico". VERO! Aggiungo che la tecnologia digitale dal CD in poi, e dunque dalla possibilità di replicare infinite copie identiche all'originale, è la causa della rovina economica del settore della musica ma anche del cinema etc. Sono anche contro la "musica di sottofondo". Un insulto. Grazie bellissimo articolo.
Rispondi
di alexus77 [user #3871]
commento del 27/11/2016 ore 19:40:05
E' un problema complesso... le cause della paralisi sono molteplici, ad esempio secondo me:
- un approccio feudale protezionista, dove in ogni area geografica tendono ad esserci pochi soliti noti che monopolizzano
- una carenza di locali, con gestori incapaci di considerare il potenziale musicale per espandere il loro business
- una carenza di aree adatte, ed una mancanza di voglia di investire con lungimiranza
- una assenza di professionalità da parte di tanti gruppi, che mettono su setlists ignobili (forza, i Pink Floyd va bene suonarli a casa, ma non in un pub...) e che non considerano uno show come un prodotto da confezionare ad arte e con qualità
- una carenza di educazione del pubblico, che non sa distinguere una base midi da un gruppo che sta suonando buona musica
- una insufficienza del sistema educativo, che non prepara sia musicisti che ascoltatori ad una corretta educazione musicale
- un sistema di media che non premia la qualità ed il talento, ma ormai svende la musica come una "commodity", quindi basso costo, rapido turnaround, bassa qualità sono dati per scontati
- ignoranza del sistema politico che, in piena rappresentanza di un elettorato parimenti disinteressato, completamente trascura il potenziale economico delle arti, oltre che il valore culturale
- un sistema fiscale e burocratico inadeguato ai tempi, che costringe artisti e gestori ad inutili incombenze rendendo il lavoro effettivo necessario superiore a quanto e' logico

Da dove si inizia? Per me i primi due problemi da affrontare sarebbero il sistema fiscale e quello scolastico. La soluzione sarebbe solo a lungo termine, per il breve termine siamo fregati... ma prima si inizia, prima si vedranno i risultati.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 27/11/2016 ore 20:02:05
Concordo con MM e vi aggiungo qualcos'altro: Mai mancare un appuntamento musicale - meglio prima, che 1 secondo di ritardo. E bagaglio sotto controllo. Niente di nuovo... ma quanti rispettano queste regole non causando un subitaneo stress al resto del gruppo?
Essere on tour è cmq stressante. Bisogna star bene assieme, tranquilli e relax. Non basta essere stellari come musicisti per durare alla lunga come band. Meglio una band senza egomaniaci ma sono spesso inevitabili... Cantanti, solisti vari, compositori (ancor peggio) - mai sentito di parlare di bassisti però batteristi si possono far valere col volume - bisogna che si rassegnino a suonare con dinamica e con una vasta collezione di dampers sempre a disposizione.
Fate attenzione a roadies principianti - bisogna dare loro istruzioni ben precise. Per esempio per sconnettare la spina di un cavo XLR da un microfono.
Mia moglie adora fare la DJ percui vi passo vai al link David Bowie e vai al link Fleetwood Mac che vale una storiella extra:
Mick Fleetwood e John McVie sono rimasti un team partito da Blues UK. Le tastiere sono di Christine Perfect (!), session musician a Londra e persino nota come cantante. È adesso sposata con McVie e con quel cognome da allora. I due front-stage sono gli ex-Buckinghams - si sono sentiti separarsi per essere più "liberi" on tour e per carriere soliste. A parte queste disquisizioni, è un perfetto esempio di come si suona la chitarra dal vivo per far andare il balla il pubblico USA. E di come si può funzionare come gruppo nonostante situazioni di questo tipo.
Bisogna pure guardare le groupies! Sono fans che si aspettano un bacetto e saranno fans ad vitam aeternam se vi beccano! Il seguito dipende da come siete messi con morosa o moglie.
Rispondi
di adriano26 [user #24319]
commento del 28/11/2016 ore 01:11:1
Don Diego, piacere! Trovo che questo articolo sia molto lucido, esaustivo e sincero nell'analizzare i vari fattori che hanno e stanno "affossando" la musica live. Non mi dilungherò nelle mie opinioni, ma partendo dalla mia esperienza personale di qualche anno come cantautore acustico confermo molto di quello che è scritto. A breve inizierò le prove con altri musicisti per portare i miei brani (inediti) in giro, e farlo oggi costa molto coraggio, visto che i locali danno il benestare a gruppi di musica non originale o al musicista del momento che riempie e porta pubblico, è la dura realtà, ahimè, a parte qualche eccezione. Da parte mia la musica avrà sempre il rispetto che merita e spero che gli altri facciano lo stesso, sia come pubblico, come musicisti e come operatori di settore. è sempre un piacere leggere post come questo e i vari commenti, molto stimolante, a presto!
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 28/11/2016 ore 07:48:56
Secondo me:

1) la musica non dovrebbe essere la tapezzeria di una pizzeria, ...queste sono scelte personali che però denigrano tutta l'offerta musicale... un trio d'archi non va a suonare per gente che sforchetta, schiamazza e sganascia, ad esempio...
2) questa credo che sia la cosa più importante, dovrebbe essere proibito per legge esibirsi a titolo grautuito. Puoi suonare gratis alle feste private o agli eventi benefici. Suonare gratis è lavoro nero e deve essere perseguito, come si fa in tutti i settori.
3) il mondo è cambiato, la gente cambia, la musica non può continuare a rappresentare sempre la stessa cosa allo stesso livello d'importanza per la società, ma non deve prostituirsi alla cieca nell'affanno di ritrovare i bei tempi d'oro di una volta. Troppa gente suona, troppa gente suona male, il pubblico ha mille cazzi...
4) un buon promoter è sempre più importante, è una figura da coltivare in ogni modo, a ciascuno il proprio mestiere...
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 28/11/2016 ore 16:41:18
Mah, non capisco questi precetti o meglio ritengo che manchi a monte una distizione tra professionisti ed amatori. Perche' quanto scrivi vale certo per i pro, ma e' del tutto fuori luogo per i semplici appassionati. In primo luogo perche' la musica sia al centro della serata ocorre che se lo meriti ma se si suonano le solite cover o i brani che si sentono quotidianamente in radio non vedo perche' si dovrebbe essere il fulcro della serata. Suonare gratis non e' lavoro nero, come non lo e' giocare una partita di pallone nel torneo amatori: le cose si possono fare per passione e, giustamente, gli appassionati non vanno trattati come i professionisti. Sul punto 3 vorrei capire chi decide quali sono i troppi che suonano e quindi chi va escluso. Chiudo sul promoter: tutto dipende dalla prospettiva, sinceramente per promuovere il mio gruppo tra la festa dell'agricoltura e la sagra della porchetta basto io, anzi ti dirò, basta il mio batterista che di lavoro fa l'oste.
Ciao
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 29/11/2016 ore 10:54:34
Se farsi pagare è obbligatorio, si escludono in automatico tutti quelli che non riescono a contrattare il minimo sindacale... il mercato sceglie, e non credo che resterebbero fuori i migliori...

Suonare gratis in un locale è "lavoro nero" perchè si offre un servizio ad un'attività produttiva... il campionato amatoriale di calcetto sta sotto un altro quadro normativo, più simile, nel peggiore dei casi, al suonare in un circolo.

Per gli amatori è pieno il mondo di occasioni per divertirsi suonando fuori dai circuiti commerciali, dove senza volerlo e senza una vera colpa fanno un danno maggiore di quello che si pensa.
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 29/11/2016 ore 17:10:5
La tua prima proposta sconta una schizofrenia di fondo singolare: il mercato sceglie in libertà, ma c'è un minimo insindacabile; allora il mercato non è libero e, paradossalmente, già esclude coloro che vogliano suonare gratis, magari perchè il locale è del padre o per allietare l'inaugurazione di una Onlus o, colmo dei colmi, perchè gli viene offerta la possibilità di esibirsi in una location di grande richiamo, utilissimo per farsi conoscere o in mille altre occasioni.
Inoltre la proposta sarebbe corretta se tutti fossero posti in grado di farsi apprezzare alla stessa maniera, ma sinceramente mi vuoi dire che un gruppo appena formatosi di emeriti sconosciuti ha le stesse possibilità del gruppo che suona da 20 anni? Peraltro l'assunto per cui il mercato farebbe solo le scelte giuste è una corbelleria: stando al tuo criterio se io chiedo il minimo sindacale ed un professionista no (giustamente) ed io ottengo la serata, dovrei essere considerato il migliore dei due, anche se non è vero. Ricordiamoci che il mercato (soprattutto nel volluttuario) va dove si spende meno; made in China docet.
Sul fato che si offra un servizio mi pare che ci siano sopra innumerevoli post che denunciano come la musica sia spesso "tollerata" più che ricercata nei locali. Quanto all'inquadramento normativo hai ragione, se chi suona lo fa di professione, ma se lo si fa per semplice diletto si può benissimo cedere la prestazione gratuitamente: hai mai visto un coro farsi pagare per aver cantato a Messa?
Non capisco poi cosa significhi "fuori dai circuiti commerciali", detta così sembra "sotto i portici o all'angolo delle strade". Quali sarebbero i circuiti non commerciali in cui si può suonare?
Ciao
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 29/11/2016 ore 17:25:33
Fuori dai circuiti commerciali sarebbe appunto per beneficienza o agli eventi privati... Il discorso sulla legalità sembra tanto assurdo perchè molti non considerano una professione vera e propria quella del musicista, ma se io facessi il tuo lavoro, ipotizziamo il geometra, per passione e andassi in giro per studi e imprese a fare il geometra a gratis, magari facendo tanti lavori presso il tuo studio o i tuoi clienti, come la prenderesti? Questo vale per qualsiasi professione, e legalmente non è ammesso lavorare gratis nemmeno per il proprio padre all'infuori di una impresa famigliare che comunque non è gratis!!!
I musicisti scarsi fanno fatica a farsi conoscere? Tanto meglio per tutti, che cambino aria;) Si creeranno dei circuiti alternativi, nei circoli, i festival... dove gli emergenti potranno dire la loro, ma questo diritto di scagazzare musicaccia a gratis, per giunta mal tollerata dal pubblico (sempre più somaro...), in giro per il mondo, davvero non si vede, è un'assurdità!!!
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 29/11/2016 ore 17:25:3
Fuori dai circuiti commerciali sarebbe appunto per beneficienza o agli eventi privati... Il discorso sulla legalità sembra tanto assurdo perchè molti non considerano una professione vera e propria quella del musicista, ma se io facessi il tuo lavoro, ipotizziamo il geometra, per passione e andassi in giro per studi e imprese a fare il geometra a gratis, magari facendo tanti lavori presso il tuo studio o i tuoi clienti, come la prenderesti? Questo vale per qualsiasi professione, e legalmente non è ammesso lavorare gratis nemmeno per il proprio padre all'infuori di una impresa famigliare che comunque non è gratis!!!
I musicisti scarsi fanno fatica a farsi conoscere? Tanto meglio per tutti, che cambino aria;) Si creeranno dei circuiti alternativi, nei circoli, i festival... dove gli emergenti potranno dire la loro, ma questo diritto di scagazzare musicaccia a gratis, per giunta mal tollerata dal pubblico (sempre più somaro...), in giro per il mondo, davvero non si vede, è un'assurdità!!!
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 30/11/2016 ore 13:28:15
Scusa ma c'è un po' di confusione. In primo luogo ci son professioni protette (tra cui quella del Geometra) che puoi esercitare solo se sei iscritto a dun albo o registro altrimenti no e per cui esistono dei vincoli di legge e deontologici che tentano di regolamentare anche la concorrenza. Poi ci sono professioni non protette in cui vige il mercato: vale per i musicisti come per gli istruttori di tennis o di sci (ad esempio), ognuno deve cercare di fare impresa con i mezzi che ha, ma la storia ci dimostra che la qualità paga. Pensa che Vam Ghogh scambiava i suoi quadri pe rqualche ciotola di minestra, oggi vengono battuti all'asta a prezzi da capogiro. Senza spingersi così in là, io credo che se un gestore intende fare un bel concerto, chiama gente brava (i professionisti) e sa che dovrà pagarla. Ma se un gestore intende solo ravvivare una serata dove normalmente non avrebbe avventori, per cui non intende investire molto, perchè non deve potersi permettere un gruppo capace che gli costi cena e birra per i musicisti? Inutile lamentarsi che la musica live viene marginalizzata poi pretendere di imporre vincoli a chi dovrebbe veicolarla.
Io non ho scritto assolutamente che i musicisti dcarsi fanno fatica a farsi conoscere, questo non so da dove l' hai preso, ma che un gruppo che suona da 20 anni sarà di certo più noto di un gruppo di 16enni formatosi ieri ergo i due non partono alla pari nella ricerca di ingaggi.
Infine non capisco perchè metti in parallelo il suonare gratis col suonare male. Ho sentito gruppi di base suonare benissimo eppure non avere alcuna pretesa economica perchè dovevano farsi la gavetta e non avevano spese particolari; come, d'altra parte, gruppi che prendono 1.000 euro a serata suonare le solite tristissime cover degli ac/dc che conoscono anche i muri e che, senza nulla togliere agli australiani, non danno certo la cifra di un gruppo capace: se dopo 10 anni che le suoni, non ti vengono bene hell bells e compagnia, allora meglio appendere le mani al chiodo.
Ciao
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 02/12/2016 ore 01:21:53
1) non faccio alcuna confusione il lavoro nero è lavoro nero e riguarda qualunque professione non solo quelle con albi e ordini professionali, sei tu che confondi l'arte di van gogh con il mestiere dell'idraulico!)
2) nessun locale al mondo vuole semplicemente ravvivare la serata. Soprattutto quelli più scalcinati, e non a caso, vogliono che le band portino pubblico proprio, cioè clienti, questo spesso è un controsenso in primo luogo per chi vuole farsi conoscere...
3) io non sono contro i dilettanti, gli amatori... anzi, ma il sistema attuale non aiuta nessuno e va cambiato, è uno schifo dover suonare per dei pezzenti che ti contano le birre e che a fine serata ritrattano il prezzo stabilito perchè è venuta poca gente, il vero problema è che i cosiddetti musicisti amatoriali sono spesso persone senza alcuna dignità e senza rispetto per se stessi che considerano l'esibirsi "a tutti i costi" un traguardo importante al quale sacrificare tutto e tutti!
4) ciò che non permette agli emergenti di crescere oggi è il dover esordire in un ambiente totalmente privo regole dove trovi "colleghi" che accettano passivi e felici qualunque trattamento e umiliazione da organizzazioni e locali che non devono assumersi alcuna responsabilità... quale sarebbe il vantaggio di questa porcata???!!!
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 02/12/2016 ore 09:05:27
MI spiace, ma continui ad andare per la tua strada senza nemmeno leggere (o capire) quel che scrivo. E' evidente che sei ingastrito per i fatti tuoi, ma considerare gli amatori il male della musica è un controsenso perchè essi sono la maggioranza ed economicamente il motivo di un'ampia offerta di mercato. Inoltre ogni percorso artistico (anche quello di musicista) inizia da amatore e voler tarpare questo settore significa dichiarare guerra alla musica. Infine non è assolutamente vero che il male della musica live siano gli amatori succubi dei gestori: nella mia zona c'era un locale che tiranneggiava i musicisti come dici tu, ci siamo dati la voce e nessuno c'è più andato a suonare. Adesso è una sala slot. Il male è questo atteggiamento divisorio e settario. Come ho scritto in un altro post basterebbe che i musicisti si passassero le informazioni, buone o cattive perchè siano loro a fare selezione; inoltre sarebbe utilissimo che si sponsorizzassero a vicenda. Invece vedo che, tu per primo, molti già qui alzano degli steccati. Peccato che, come avevano già capito i romani, la divisione comporta la soccombenza.
Ciao
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 02/12/2016 ore 09:11:57
Sarei molto daccordo con te sulla collaborazione e la messa al bando dei localacci etc... ma vivo in una grande città dove la mamma del cretino fa un parto gemellare al giorno e ho davvero poca speranza che le cose possano andare come dici, sembra che la gente impari a suonare uno strumento prima per passione e poi per farsi prendere per il culo! Non ho alcun astio, non voglio cancellare nessun amatore dalla faccia della terra, credo che per il bene di tutti le cose vadano riformate secondo regole ben chiare... detto da un anarchico;))
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 29/11/2016 ore 10:54:36
Se farsi pagare è obbligatorio, si escludono in automatico tutti quelli che non riescono a contrattare il minimo sindacale... il mercato sceglie, e non credo che resterebbero fuori i migliori...

Suonare gratis in un locale è "lavoro nero" perchè si offre un servizio ad un'attività produttiva... il campionato amatoriale di calcetto sta sotto un altro quadro normativo, più simile, nel peggiore dei casi, al suonare in un circolo.

Per gli amatori è pieno il mondo di occasioni per divertirsi suonando fuori dai circuiti commerciali, dove senza volerlo e senza una vera colpa fanno un danno maggiore di quello che si pensa.
Rispondi
di ADayDrive [user #12502]
commento del 28/11/2016 ore 08:48:58
Il problema, temo, è che la musica suonata stia morendo perché antistorica. I giovani, che sono il pubblico più mobile e più disposto a spendere in intrattenimenti, non la ascoltano più in quanto storicamente sorpassata (parlo soprattutto di rock, i generi di nicchia tipo il blues non sono mai stati troppo seguiti in realtà) in quanto tutte le moderne produzioni in studio prevedono esagerato utilizzo di elettronica ed informatica e sono IRRIPRODUCIBILI DAL VIVO. La musica dei dischi degli anni '60/'70 era sostanzialmente musica dal vivo registrata in studio. Già dalla fine dei '70 le sovraincisioni e le elaborazioni cominciavano a far da padrone, adesso non c'è alcuna speranza di riprodurre dal vivo musica moderna a meno che non si sia in dodici sul palco e con un utilizzo smodato di basi e sovraincisioni. Ci sarebbe la via di rielaborare completamente la musica (ad esempio ci sono decine di ottime cover band bravissime nel rielaborare in chiave jazz/blues brani moderni), ma questo approccio genera comunque prodotti di nicchia.
E da qui il senso del ragionamento: se dal vivo posso suonare CREDIBILMENTE solo Stones, Black Sabbath, Deep Purple, blues e rock'n'roll, che è musica di 40/50 anni fa, il pubblico giovane non può apprezzarla principalmente per distanza anagrafica. Ed ecco perché ai concerti l'utenza diventa sempre più attempata.
Il discorso delle discoteche secondo me non sta in piedi. Quand'ero giovane, nei '90, c'era la moda del grunge, dalle mie parti si suonava qualsiasi cosa dappertutto e c'erano 10 discoteche in 30 chilometri di costa. Adesso non si suona più e le discoteche hanno comunque tutte chiuso.
C'è infine da dire che di giovani ce ne sono sempre meno in numero a causa del calo demografico, quindi la platea dei potenziali fruitori diminuisce perché gli adulti, con l'aumentare dell'età, apprezzano sempre di più il divano e meno le birrerie.
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 28/11/2016 ore 09:33:22
"IRRIPRODUCIBILI DAL VIVO".... e perchè questo da solo fa tutto questo???? (jacob collier)

vai al link

...pensa se fossero in due!))
Rispondi
di eugenio01 [user #39191]
commento del 28/11/2016 ore 13:01:45
Per favore non postate link che puntano a gente con talenti assurdi..mi rovinano il pomeriggio :-)
Rispondi
di phunkabbestia [user #42918]
commento del 28/11/2016 ore 14:36:40
hahahahaha se è solo per il pomeriggio, te la cavi con poco..;)
Rispondi
di yasodanandana [user #699]
commento del 29/11/2016 ore 11:59:33
mi sembra che quando c'era molta musica dal vivo, si suonasse anche musica elettronica/informatica o elettronica più il gruppo "tradizionale". Oggi sarebbe anche, tecnicamente, molto più facile di allora ..
Concordo con te, invece, sulla questione anagrafica.. considerazione intelligente che mi sembra nessuno abbia fatto.. ciao!! :-)
Rispondi
di smilzo [user #428]
commento del 28/11/2016 ore 09:49:28
Sono per la meritocrazia, la quale deve avere un contesto adeguato per svilupparsi. Via la SIAE e via burocrazia e IVA e balzelli sulla musica dal vivo. Chi si esibisce deve godere dei frutti del suo lavoro, e non ingrassare la pancia degli altri. Con queste premesse, si stimolerebbero imprenditori a fare locali live e musicisti a scrivere e suonare musica propria. Almeno spero!

Bell'articolo! :)
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 29/11/2016 ore 11:15:08
La SIAE è inevitabile... non c'è verso e il ritornello è che rappresenta la fonte di guadagno di autori e delle edizioni musicali e soggetti a regole internazionali stabilite dalla società BIEM che rappresenta gli interessi delle edizioni musicali.
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 29/11/2016 ore 17:20:20
Sulla Siae non mi trovi concorde: si tratta della tutela della produzione intellettuale che, a mio parere, è sacrosanta quanto quella di chi inventa un arnese che poi usi nella vita quotidiana. Quanto alla burocrazia dipende: a me che il locale dove suono abbia tre o sei bagni cambia poco, ma se dietro al palco c'è l'uscita di sicurezza mi interessa e mi cale pure che non sia ostruita da casse di bibite impilate all'esterno. Io concordo con chi ha scritto meno locali, attrezzati meglio. Il guaio è che attrezzarli costa e poi chi ripaga l'investimento?
Ciao
Rispondi
di pg667 [user #40129]
commento del 30/11/2016 ore 10:03:43
il problema è che la SIAE tutela esclusivamente "artisti" italiani protetti dalle case discografiche, solo quelli già molto famosi e benestanti.
se io domani vado in un locale e suono una cover di Sweet Child o' Mine nel borderou siae devo scrivere nome del pezzo ed il nome dei singoli autori: se sbaglio i nomi - tipo scrivere "Rose-Slash" pittosto che "Rose-Hudson" o anche solo una vocale nel titolo del pezzo - i soldi vanno nel mucchio perchè nel database non compaiono quei nomi, e si li intascano siae, Ligabue, Vasco, sale da ballo liscio.

basta dare un'occhiata a questo vecchio filmato di Report vai al link
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 30/11/2016 ore 13:14:56
Capisco, ma quello che segnali sugli errori è un problema di gestione, non della tutela in se'. Peraltro non è vero che sono tutelati solo i famosi, ogni iscritto alla Siae matura il compenso sui diritti d'autore, la differenza è che in una serata in Italia si suoneranno centinaia di canzoni di Ligabue, Led Zeppeli e compagnia varia, ma probabilmente la canzone composta da mio cugino la suoneremo solo leui ed io se siamo nello stesso gruppo, se no solo lui. Però se è iscritto alal Siae e risulta che qualcuno ha suonato il suo brano, la tutela ce l'ha.
Rispondi
di pg667 [user #40129]
commento del 30/11/2016 ore 14:25:47
purtroppo no. se hai tempo e voglia di farti salire una gigantesca incaXXatura guardati il video, basta anche solo ascoltarlo mentre fai altro.

gli artisti percepiscono soldi solo se raggiungono una soglia minima (che non ricordo quanto è), ed i compensi non vengono principalmente dai borderò (ho scoperto ora che si scrive così) ma dai passaggi radiofonici o televisivi.
facciamo un esempio: se io ho un mio brano passato alla radio 300 volte a me spetterebbe il compenso relativo a quel passaggio, ma siccome le radio non pagano a brano ma pagano una quota percentuale dei guadagni annuali non si sa quali brani sono effettivamente passati; per sapere quali sono questi brani (ed a chi dare i soldi) vengono scelte delle radio "a campione", se il mio pezzo passa in una di quelle radio mi dovrebbero arrivare i soldi, altrimenti vanno a Warner, Emi, balere ed a quegli artisti già primi nelle classifiche sponsorizzati da queste grandi etichette.

la maggior parte degli associati siae non becca una lira manco per sbaglio, purtroppo... se ti fregano un brano registrato puoi essere rimborsato, per tutto il resto sono solo una macchina puppa soldi.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 30/11/2016 ore 20:13:23
Grazie per questo rapporto a cura del di quelli che hanno stilato il filmato - è interessante vedere com'è la situazione in Italia. C'è tra l'altro stato un articolo su Accordo su questo soggetto ma non me ne ricordo l'intestazione - tanto vale riassumere un pò... Per comodità, seguo la cronologia del filmato partendo dalla vendita di dischi usati.
Una volta venduto un CD la SIAE è pagata per quello che riguarda il diritto di riproduzione meccanica. Chi paga è la casa discografica e la grana è suddivisa tra SIAE, editori + autori sulla base di cifre di vendita. Ha solo interesse se vendete CD avendo una propria etichetta (dovendo pagare) - per voi compositori ha interesse guardando un rendiconto semestrale dalla SIAE.
Discoteche: è impossibile calcolare quanti brani di cosa sono mixati da un DJ nel corso di una serata incluse dissolvenze incrociate - la soluzione è la stessa per tutti i paesi - volo nolo. A me pare giustissima e pratica per tutti ma è ovviamente a vantaggio di compositori di successo quel semestre - pezzi nuovissimi e hits vintage. Festini a casa sono esonerati se non a scopo di lucro.
Si va avanti col live - quello che ci interessa! C'è confusione tra diritti meccanici e di esecuzione pubblica dove le labels possono solo sperare che aiuti a vendere CD (sui quali cmq pagare la quota SIAE).
Jingles: sono troppo corti o generici per essere "composizioni". La stazione radio o Tv paga zero in quanto a SIAE... però paga un tot al compositore, una tantum, per il lavoro. Possono anche usare musica "copyright-free" presa dalla rete. Ce n'è molta! A quel livello sono samples e tipicamente loops da batteria - non ci sono note. Usare la versione audio originale richiede $$$ dato che si tratta di acquistare pochi secondi di audio originale dal proprietario del master. Di nuovo un pagamento una tantum. C'è poi un "ma chi l'ha inventata la SIAE?" - sono gli editori musicali e di riflesso è la "paga" dei compositori. Tutto questo è un "business" storico... un copyright scade dopo 70 anni - una edizione musicale guadagnerà per sempre su spartiti di successo Bach & Co. Vendita o... noleggio!
Adesso mi viene in mente che nel "salvare la musica dal vivo" c'entra pure quella classica. In pratica, è da sovvenzionare...
E qui si arriva al dunque: sembra che pochi capiscono come la suddivisione tra autori / editori e la percentuale alla SIAE sia stata concepita "a quei tempi" e tuttora una specie di legge.
Un gran premio e applauso da parte mia ai MD di Warner-Chappell e Emi Publ'g - ancor di più a chi ha dovuto rappresentare la SIAE in questo dibattito. Pollice verso a questo programma ma interessante da vedere!
Rispondi
di magheggio [user #10968]
commento del 28/11/2016 ore 10:14:26
In un paese dove nascono le cover band degli 883 e le si fanno anche suonare dal vivo credo che la musica sia già morta!
Rispondi
di sdl [user #5004]
commento del 28/11/2016 ore 10:39:05
Articolo molto interessate...credo che l'amico promoter di Don Diego abbia visto il problema dal punto di vista giusto. La musica live è inflazionata, sdoganata in postacci (tanti) spesso inadeguati e come tutte le cose inflazionate, ha perso di valore. Le band che suonano sono moltissime (e quelle brave, che peraltro sono comunque molte, suonano tutte), e non sono daccordo che il livello si sia abbassato negli anni, anzi: oggi sento spessissimo nei live suoni ottimi, volumi equilibrati, strumentazione pro, arrangiamenti curati, strumentisti molto preparati. Onestamente, in passato (parlo degli anni '90 quando ho iniziato io con i live) non era così. Addirittura molti gestori oggi sono più che in grado di discernere il livello tecnico/qualitativo (quindi sia la preparazione musicale, sia la qualità audio) della band che ospitano e possono permettersi di scartare le band che non raggiungono determinati requisiti. Chiaro però che se nella stessa provincetta (io sono di Vicenza) lo stesso venerdi o sabato sera, ci sono 40/50 locali (dal club più serio alla pizzeria) che fanno musica live e magari 4/5 propongono anche lo stesso tipo di spettacolo, non ci si può aspettare che siano tutti pieni. Paradossalmente, si suona più di una volta e per me si offre anche un prodotto mediamente di qualità migliore (e giudicato in modo molto più severo dalla maggior parte del pubblico e dei gestori), ma l'offerta di musica live, elargita gatuitamente al pubblico fra una pizza e una birra, è enormemente superiore alla domanda. Anzi, posto che fruizione della musica live è gratuita e "comoda" (e a volte "obbligata" addirittura), direi proprio che una vera "domanda" non c'è proprio. Ah...e non ne farei tutto sto discorso "culturale", il 90% di chi ascolta musica segue e seguiva una "moda". Negli anni '90 la moda è stata quella delle chitarre distorte e delle camicione a quadri, poi c'è forse stata (anche di pari passo con un certo sviluppo della tecnologia) un po più di moda delle band che proponevano musica propria a cavallo degli anni 2000, dove più o meno tutti hanno registrato il "demino" con quelle 4 o 5 canzoni da portare in giro a contest, poi la moda dei tributi, adesso la moda del "revival" (dal super vintage delle feste a tema anni 30, al rock'n'roll rockabilly, che peraltro è il mio genere, al glam, ecc...tutte cose che 10 anni fa non erano sdoganabili). Sinceramente...non ci vedo nulla di male in tutto questo...come non ci vedo nulla di male nel fatto che la band debba vendere uno "spettacolo", un momento di intrattenimento insomma, e non solo una pura esecuzione musicale di spalle e a testa bassa...
Rispondi
di francescosireno [user #36194]
commento del 28/11/2016 ore 10:50:39
Un bell'articolo,
c'è anche un evoluzione nel concetto di live, l'attenzione del pubblico si è spostata, ora non vanno più le band semi-rock etc, ma se andiamo a guardare la scena elettronica (anche suonata dal vivo, non dj) va un sacco, ha molto pubblico.

Non so se sia la SOLUZIONE definitiva, ma secondo me bisognerebbe far pagare un biglietto minimo SEMPRE (anche solo 3€) per qualsiasi concerto, anche di una band giovane e scarsa.

Solo così si può ridare valore al "gesto musicale".


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di sdl [user #5004]
commento del 28/11/2016 ore 11:30:23
Meno locali, più attrezzati, e prezzo minimo di ingresso. Selezione naturale insomma, sia dei locali che del pubblico. Non sono daccordo però sul far pagare anche per "band giovani e scarse": a parte il fatto che una band scarsa per me deve stare in sala prove per imparare ad essere meno "scarsa", penso che per una band giovane (ma non scarsa appunto), proprio il fatto di organizzare serate ad hoc per band emergenti, in cui l'ingresso è libero (in contrapposizione appunto alle altre serate in cui si DEVE, giustamente, pagare l'ingresso) possa contribuire ad aumentare il pubblico.
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di magheggio [user #10968]
commento del 28/11/2016 ore 11:13:31
Per quanto mi riguarda io sono ad Alessandria, ma questo non è il luogo dove sono cresciuto ne quello dove ho intenzione di stabilirmi... purtroppo ci sono da 5 anni ormai. Qui non ho conoscenze, quindi ho qualche difficoltà, ma posso dire che qui è tutto MORTO e STRAMORTO... a parte qualche cover band di Vasco, Ligabue, Queen che a me non interessano molto... non mi è mai arrivata voce, in nessun modo, di un live in qualche pub/club della zona che ne valesse la pena... ed anche altre attività culturali sono pressochè inesistenti. A titolo di esempio alla Feltrinelli in centro in 5 anni sono stato a 2 presentazioni di libri (credo ne abbiano fatta una terza, quella della D'Urso, alla quale ho preferito non partecipare) e, nel caso migliore, i presenti non arrivavano alla ventina... a titolo di confronto, un mio amico che ha una piccola libreria a Benevento due eventi li fa in un mese.

Per risolvere il problema?
Sono scettico purtroppo, perchè non c'è la volontà... perchè noi non contiamo nulla... prima di tutto servirebbe più cultura... il resto verrebbe di conseguenza...
poi certo sarebbero utili delle soluzioni prospettate già da altri... orari più consoni per chi lavora... locali all'altezza... professionismo in ruoli chiave...

Ma siamo in una fase di analfabetismo di ritorno.
Rispondi
di ADayDrive [user #12502]
commento del 28/11/2016 ore 11:24:4
Amaro ma condivisibile. In giro si legge di 22 milioni di semianalfabeti, più di un terzo della popolazione che sa a malapena leggere e scrivere, e sono obbligato a crederci: entrando nei bar si vedono giovani ed adulti che leggono gli articoli della Gazzetta dello Sport sussurrando una parola alla volta come i bambini delle elementari, spesso non capendone il significato.
E la musica ne soffre alla pari di qualsiasi altra attività culturale.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 28/11/2016 ore 16:09:47
Non credere che quando la gente si affollava nei locali per ascoltare musica dal vivo, ci fosse più istruzione. Ce n'era molta di meno. Anche quello con la 3a elementare andava a sentire musica, era la moda dei tempi, la cultura non c'entra niente.
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di ADayDrive [user #12502]
commento del 28/11/2016 ore 16:32:02
Non sono d'accordo. I baby boomers potevano contare su un'istruzione di certo meno articolata e diffusa ma sicuramente più selettiva e formativa, anche solo nelle scuole dell'obbligo. Senza contare che la TV non era demente/demenziale come ora e c'era comunque massimo rispetto per le figure culturalmente più elevate.
Allo stato attuale le scuole dell'obbligo sono un pro-forma, le scuole superiori sono un parcheggio del tipo "perché tanto i ragazzi non posso lavorare fino a diciotto anni" e anche l'università è diventata meno formativa (per non dire che è stata quasi completamente sputtanata). I dati non mentono: l'Italia vari decenni fa annoverava decine di eccellenze in vari campi, adesso le nostre scuole sono sprofondate nelle classifiche. Anche la figa dei cervelli rappresenta un dato abbastanza chiaro.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 28/11/2016 ore 17:33:47
Sei cpnvinto che un 20enne degli anni 80 fosse più istruito di un 20enne di oggi?

Mah...non so quanti anni hai, ma io all'epoca c'ero, e di ignoranza ce n'era a pacchi. Tantissima.

Non si puo dare la colpa sempre al pubblico, ogni epoca ha i suoi miti e le sue mode. Il rock è morto, i millennials hanno altri interessi.
Rispondi
di rockit [user #11557]
commento del 28/11/2016 ore 18:00:29
Che la _figa_ dei cervelli sia il problema principale mi pare chiaro.
Il resto di quello che dici è smentito da praticamente qualsiasi dato: quarant'anni fa semplicemente le classifiche ce le cagavamo poco, in compenso il numero di analfabeti (non di analfabeti funzionali: di gente che proprio non sapeva leggere e scrivere) era decisamente più alto.
La fuga dei cervelli era un problema che manco si poneva, con un lavoro poco qualificato ti ci compravi casa e un bliglietto aereo costava uno stipendio, al contrario di oggi...non è certo un problema di scarsa istruzione, caso mai il contrario.
Rispondi
di ADayDrive [user #12502]
commento del 29/11/2016 ore 08:27:45
mmh, mi sembra un analisi poco corretta. Basta guardare quando abbiamo vinto l'ultimo nobel, Dario Fo a parte, che peraltro lo ha vinto per la letteratura e non in una disciplina che preveda lavoro e ricerca d'equipe. E poi gli imbianchini e muratori non sono mai andati ad insegnare ad Harvard, e non ci vanno neppure ora che guadagnano un terzo di quello che prendevano negli anni '80. L'analfabetismo nell'immediato dopoguerra era già sotto il 15%, e soprattutto diffuso nelle aree geografiche più disagiate.
Fidati, sono figlio di insegnanti del '45 che hanno visto l'istruzione pubblica sbocciare, appassire e quasi morire durante la loro carriera, ed in vari punti dell'Italia. Ed ho alle spalle una decina di anni di carriera nel mondo della ricerca che lo confermano amaramente.
Rispondi
di rockit [user #11557]
commento del 29/11/2016 ore 09:29:19
Secondo me invece le difficoltà atroci della ricerca (lo ben so) sono da tenere estremamente distinte dai discorsi sul percorso formativo, che invece di solito viaggia su livelli eccellenti (tanto che a ricollocarsi all'estero non ci sono problemi, di solito).
Il fatto che l'accademia sia, esattamente come l'industria, incapace di assorbire il flusso in uscita dall'università non è segno della morte dei percorsi di istruzione, quanto dell'arretratezza di un sistema paese incapace di star dietro a un'istruzione ancora di alto livello, nonostante tutto.

Ma stiamo divagando :)
Rispondi
di ADayDrive [user #12502]
commento del 29/11/2016 ore 09:36:49
Si, in effetti stiamo divagando un bel po'... Però almeno vuol dire che ci teniamo alle sorti di questo paese...
Rispondi
di dale [user #2255]
commento del 28/11/2016 ore 20:34:36
" Anche la figa dei cervelli rappresenta un dato abbastanza chiaro"

:-) :-) :-) :-) :-) :-) :-) :-) :-)
Non c'è dubbio!!!! :-) :-) :-) :-)
Rispondi
di ADayDrive [user #12502]
commento del 29/11/2016 ore 08:16:15
Scusatemi, notoriamente, nella tastiera del pc, la "u" è vicina alla "i". Correggo.
Rispondi
di dale [user #2255]
commento del 29/11/2016 ore 08:39:41
Ma no lascialo è bellissimo, ha più senso quello di tutto il resto!
:-) :-) :-)
Rispondi
di magheggio [user #10968]
commento del 29/11/2016 ore 09:47:55
Di cultura ce n'era di più perchè la scuola era fatta meglio! Inoltre forse noi (perchè io sono di quella generazione) eravamo meno rincoglioniti da Smartphone e TV (che ormai passa solo pura spazzatura... per ordini superiori). E' mai possibile che un demente oggi si fa investire da un treno perchè gioca a Candy Crush Saga o a pokemon go? Ohh, dico un TRENO non una bicicletta... un mezzo enorme che anche i sordi sentirebbero... Prima degli anni 2000 non era mai successo anche se noi andavamo eccome in giro con walkman e cuffie...
Inoltre c'è analfabestismo di ritorno perchè migliaia di persone, anche commentatori di FB, Blog, Portali, ecc leggono le notizie o a volte solo il titolo e commentano senza aver capito una mazza dell'articolo stesso... io ne ho conosciuti tanti, al punto che ho tolto di mezzo l'iscrizione a quei portali (larepubblica, il fattoquotidiano) sui quali pure mi piaceva discutere... lnoltre lo testimoniano diversi esperti del settore..
In più io conosco decine di professori univeritari che lamentano sempre lo stesso fatto: i loro studenti (circa ventenni quindi) non sono capaci assolutamente di fare un ragionamento anche abbastanza semplice...
E' anche per questo motivo che questo paese va a rotoli: io ho sentito tanti che dicono "io voto per Renzi perchè almeno lui mi ha dato gli 80 euro!", opure "...perchè almeno ha fatto qualcosa!"...
Altro esempio: C'è gente che pure se le legge o le sente le notizie al TG non capisce nulla... OH! Renzi, a suo tempo fu assolto (si parla della questione delle assunzioni alla provincia di Firenze di anni fa), perchè secondo i giudici non poteva capire che stava provocando un danno all'erario... praticamente il giudice lo ha dichiarato INCAPACE ma è come se nessuno se ne fosse accorto!

E poi prima c'era piu rispetto!

Oggi è solo menefreghismo ed egoismo!
Rispondi
di magheggio [user #10968]
commento del 28/11/2016 ore 11:27:27
Una richiesta per i signori di Accordo.

Sarebbe utile per capire in che direzione sta andando il nostro settore e la nostra passione che pubblicaste delle statistiche sul portale, per esempio:
quanti inscritti e percentuali in base a fasce d'età...
iscritti attivi ecc sempre legandoli alle fasce d'età, senza ledere la privacy di alcuno... perchè se dovesse venir fuori che l'80% degli iscritti e degli attivi ha più di 40 anni vorrebbe dire che la musica è già morta e siamo solo dei nostalgici.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 29/11/2016 ore 23:03:35
Sono d'accordo, l'età media è alta (credo).
Questo non vuol dire che la musica è morta. Per i giovani non esistiamo, e forse è giusto così.
Rispondi
di magheggio [user #10968]
commento del 30/11/2016 ore 11:03:16
Non è che dobbiamo esistere per loro... ma che dovrebbero esistere per se stessi e cercare informazioni e confronto anche con i loro coetanei...

Ma a parte questo che è marginale... Credo che accordo sia un portale italiano ben rappresentativo della situazione musicale nazionale...
E, se supponiamo che su questo portale siamo in larga maggioranza musici non di primo pelo, dobbiamo anche domandarci dove sono i giovani?
Logica vuole che dovrebbero essere loro in maggioranza, visto che tanti di noi non hanno tempo e loro si... visto che noi 40enni siamo solo una parte dei ventenni che eravano e suonavamo, io stesso conosco tanti che hanno suonato tra i 14 ed i 25 e poi hanno smesso (famiglia, lavoro, ecc)... e se la risposta fosse "No i giovani non ci sono! Ne qui ne altrove..." non possiamo non concludere che la musica è moribonda (ma per me sarebbe morta)... a meno di inversioni di tendenza improbabili morirà presto... per essere ottimisti.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 02/12/2016 ore 07:30:29
"dove sono i giovani? "
La risposta è pressochè la stessa: non qui in mezzo ai vecchi. Sono proprio gli a rgomenti qui trattati ad essere vecchi. Cosa vuoi che gliene importi di chitarre degli anni 50, di musica dei nonni (si, dei nonni), di diatribe sul digitale e le valvole?
Qualche giovane musicista ci sarà, ma pochi a confronto.
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 02/12/2016 ore 12:0
Non so se posso considerarmi giovane visto che ho da poco superato i 30, ma considerando che come lavoro faccio principalmente l'insegnante di musica in varie scuole della mia zona e privatamente (ahimè con i concerti è difficile mettere insieme uno stipendio vero), e frequento costantemente l'ambiente musicale dove i miei amici e conoscenti hanno età variabile tra i 20 ai 40, forse posso rispondere. I musicisti giovani ci sono, sono interessati, mediamente molto più preparati rispetto al passato, e li vedo settimanalmente alle jam session regolari che ci sono qui nell'area padova/venezia, di cui almeno 2 realtà ormai consolidate. Quello che sfugge al lettore medio di Accordo, dipende secondo me dal fatto che questo è un sito fortemente rock-centrico, dove il rock viene mitizzato come massima espressione della cultura musicale umana dei secoli passati presenti e futuri e che l' "epoca d'oro 60/70", i suoi suoni valvolari, i suoi organici granitici (chitarra basso batteria voce a volte tastiere, il resto non pervenuto......) sia il massimo punto di riferimento a cui tutti devono tendere. In questo senso il messaggio di Guycho ha molto senso: escludendo tutto ciò che non ha che vedere con la musica, parlo di note, ma piuttosto con la sottocultura rock e tutti i suoi aspetti extramusicali, il rock è una corrente artistica come ce ne sono state tante in passato nel corso di tutte le epoche (vale per la musica come per le arti figurative, pensiamo all'impressionismo, l'espressionismo, il neorealismo italiano nel cinema, ecc......), che ha avuto il suo momento d'oro in una certa epoca e poi è diventato storia; alcune sue caratteristiche sono state assorbite dall'enorme calderone della pop culture nel senso più amplio del termine, e per il resto si è andati avanti in molteplici direzioni. Il rock è la musica dei genitori e dei nonni, non dei giovani di oggi. Questo non significa che non ci siano musicisti giovani preparatissimi e pieni di creatività, solo che tendenzialmente non fanno rock, fanno altre cose. Cose che all'accordiano medio farebbero schifo molto probabilmente, o non le capirebbe, ma onestamente quello è un problema suo, non dei giovani musicisti che vedo regolamento alle jam e che lo suonano bene, e molto. E' un discorso che ho affrontato spesso con alcuni miei allievi privati, 50enni formatisi come ascoltatori sui classici gruppi che conosciamo tutti (Led Zeppelin, Deep Purple eccetera), stupiti del fatto che fossi emotivamente poco legato a quella musica anche se per scopi didattici conosco molti di quei pezzi. Io mi sono messo a piangere (sul serio) quando ho ascoltato pochi mesi fa suonare al teatro Comunale di Bologna Brad Mehldau, o quando ho avuto la fortuna di ascoltare Richard Beirach e David Liebman in duo in un concerto gratuito al Conservatorio di Rovigo, sono andato in delirio quando ho potuto ascoltare dal vivo la Brian Blade Fellowship e gli Snarky Puppy, e ho apprezzato molto l'ultimo disco di quello che viene considerato un rapper, Kendrick Lamar. Mi spiace, ma giovani interessati alla musica ci sono eccome, ma il rock non è tutto, e tanti ne fanno tranquillamente a meno
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 03/12/2016 ore 09:55:27
Anche io insegno musica e mi trovo in accordo con quanto dici.

Non si può pretendere di riproporre il mondo "alla Pink Floyd" a ragazzi del terzo millennio. Quelle sono cose per nostalgici, i giovani vanno avanti da soli e non sono assolutamente ignoranti. Anzi...pensando a cosa accadeva ai concerti rock dei mitici anni 70, direi che gli ignoranti eravamo noi.

Rispondi
di magheggio [user #10968]
commento del 15/12/2016 ore 10:12:44
Sicuramente sulla questione ne sai più di me...
ma io dico che se Accordo è abbastanza rock-centrico è perchè i suoi iscritti sono principalmente rock-ettari... e se siamo principalmente noi vecchi a creare gli articoli c'è comunque quacosa di strano... cosa fanno i giovani? dove si scambiano informazioni? e dove le raccolgono?... avranno anche altri gusti ma se hanno bisogno di una dritta su un setup, una cassa, un'ampli... dove la prendono?

Sarà che sono vecchio... io comunque già sono meno vecchio... non me ne frega un tubo degli anni 50 ed odio profondamente i 60...
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 16/12/2016 ore 09:30:33
fai domande alle quali non è facile rispondere, provo ad azzardare un ipotesi prendendo come esempio la mia esperienza. Quali come me che gravitano attorno alla realtà del conservatorio o di accademie grosse si scambiano informazioni tra di loro, e via social sopratutto. Solo quest'anno al mio conservatorio tra chitarra jazz e pop si sono iscritti tipo in 40: tra prof e studenti degli anni più avanti informazioni ne recuperi parecchie di prima mano. Idem chi va a lezione da un insegnante, privato o a scuola: i miei allievi mi chiedono le cose, e io cerco di risponder loro e indirizzarli in un certo modo. Ho notato però, e questo appunto non so se può assurgere a regola generale, che quasi nessuno si fa i segoni sul "suono" che sento spesso qui (e che mi faccio anch'io volte, non mi tiro mica fuori, proprio adesso sono in crisi per l'utilizzo degli ear monitor in-ear dal vivo....), cioè la politica è: lo strumento è comodo? si. suona bene? si. Fine. E' indubbio che ci sia una saturazione del mercato e che in realtà ci siano un sacco di strumenti e componenti dalla fascia media in su che vanno più che bene. Cioè le persone con cui lavoro io si preoccupano più di suonare che di pensare alle differenze infinitesimali tra un setup e l'altro o tra valvole cotte a legna o in umido. Quelli che spendono di più paradossalmente sono i nostri allievi che hanno un lavoro stabile (un mio allievo medico si è comprato 30 chitarre in poco più di due anni, cioè io non le ho mai suonate nella mia vita 30 chitarre probabilmente......). Sul fatto di venire qui non saprei come invogliare, visto che l'ambiente qui mi piace appena ho un po' di tempo proverò magari a scrivere qualche articolo su quelle che sono le tendenze musicali che trovo più interessanti degli ultimi anni. Però sarà sempre gusto mio quindi magari frega nulla a nessuno :)
Rispondi
di magheggio [user #10968]
commento del 15/12/2016 ore 10:17:51
Se venissero in tanti qui in mezzo ai vecchi potrebbero trattare tranquillamente argomenti da giovani... è questo uno dei nostri problemi... negli ultimi decenni i giovani sono incapaci di uccidere il padre (per dirla alla Freud).

Anche io comunque me ne frego delle chitarre anni 50, (e del 90 % degli articoli che sono scritti qui su accordo), ma non mi farebbe proprio schifo provarne una per vedere se veramente suona da dio come dicono... anche se per il Metal non sarebbe proprio l'ideale... ed inoltre odio la musica anni 60 ecc ma capisco che sono gusti personali.
Rispondi
di francescosireno [user #36194]
commento del 28/11/2016 ore 12:18:29
Un altro degli aspetti da migliorare è la gestione dei locali.
L'incompenteza regna sovrana a livello acustico-musicale.

Illuminazione, arredamento, backline, acustica (trovi posti dove 1 colpo di rullante produce un riverbero naturale di 10 secondi), equipaggiamento tecnico, valorizzazione dello spettacolo.
Rispondi
di sombrerobianco [user #8769]
commento del 28/11/2016 ore 14:47:06
Articolo bellissimo complimenti !
Come già detto in precedenza anche io penso che ormai la musica live sia un fenomeno in decadenza perché le nuove generazioni non sono cresciute e non crescono con il mito che avevano le generazioni precedenti verso le rock star.
...oggi vanno artisti veloci con poca preparazione musicale nati spesso dalla rete e lanciati subito alla ribalta.
Dopo il periodo grunge direi dalla metà degli anni 90 si è perso l'interesse verso la musica suonata che invece ha vissuto un grande boom nel 30ennio precedente
Io (sono sui 40anni) suono rock in qualche locale in Torino e provincia e la gente che viene a vederci è tutta sopra i 30/40 anni e spesso anche più grandicelli !.... di ragazzi/ragazzini non c'è traccia...
Per quel che riguarda l'impreparazione dei gruppi che circolano credo che conti veramente poco: mi è capitato di assistere ad un concerto in cui si sono esibiti dei ragazzi giovani che suonavano punk senza troppo pretese e successivamente si sono esibiti Gutrie Govan e Kilmister ...tutti gli spettatori giovani dopo il gruppo punk se ne sono andati (probabilmente erano amici della band che apriva il concerto radunati via social) e siamo rimasti in 4 musicisti ad ascoltare i 2 fenomeni ...per cui non è la preparazione del gruppo che si esibisce a fare la differenza è proprio una mancanza di interesse delle nuove generazioni.
Poi questo si ripercuote sui locali ...se nessuno viene a vederti suonare e ovvio che il gestore non guadagna nulla e non ha interesse a promuovere l'attivita' live nel suo locale investire in impianti palchi ecc....e ovviamente non può dare cachet adeguati ai gruppi che si esibiscono.
Del resto io avevo la camera tappezzata di poster dei black sabbath dei led zeppelin deep purple van halen guns n roses e chi ne ha più ne metta e avevo 14/15 anni ....ora i poster non li vendono neanche più !!!!
E non saprei neanche la generazione attuale con quali miti cresca....boh...mi capita di ascoltare sui mezzi pubblici ragazzini ascoltare quasi solo rap italiano.
Quando usciva un disco nuovo (un bel 33 giri peraltro !!) io mi precipitavo in negozio a comparlo e per la settimana successiva stavo rinchiuso in cameretta a consumarlo ...ora penso che le nuove generazioni non abbiano neanche mai ascoltato un album intero di un artista e comprino solo qualche singolo con lo smarthphone.
E' un cambiamento troppo evidente nelle generazioni e non si può dar colpa ai gruppi o ai gestori del locale ...





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di Zoso1974 [user #42646]
commento del 28/11/2016 ore 14:51:25
...e comunque questo venerdì suonerò con la mia cover band dei Led Zeppelin in una pizzeria della zona.
E' la terza volta in 2 anni che ci andiamo. Ci danno 150 euro e ci paghiamo per un mese l'affitto della saletta prove. Il perché il gestore voglia gruppi a suonare mi è ignota.
Uscirò dal lavoro e mi fionderò direttamente lì... faremo i suoni in 10 minuti per non disturbare, e l'unica indicazione del gestore sarà "volumi più bassi".... il risultato sarà pessimo.
Tipicamente si inizia alle 22:30, con le tavolate piene di gente che chiacchera. Parte la musica, e dopo i primi secondi di interesse, la gente ricomincierà a chiaccherare urlando per farsi sentire. Dopo mezz'ora la sala si sarà svuotata (ovviamente). E noi finiremo il concerto davanti a una decina di persona (amici nostri quasi sempre).
Il gestore ci farà i complimenti per come abbiamo suonato e si lamenterà delle poche persone che abbiamo portato.

Il tutto non avrà molto senso. Ma il mondo là fuori è questo.
Rispondi
di ndrecchia [user #43094]
commento del 28/11/2016 ore 15:36:53
Ma scusa.. Tu vuoi andare a suonare i Led Zeppelin in mezzo ai tavoli di una pizzeria? Il mondo là fuori non è questo. È il mondo che ti sei scelto tu. Cover band, pizzerie... È il tuo mondo. Meglio non suonare proprio che andare in giro suonando cover dei Led Zeppelin in mezzo ai tavolini di una pizzeria dall'acustica pessima. Tempo ed energie sprecate.
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646]
commento del 28/11/2016 ore 16:03:36
Non so dove vivi tu, ma nella mia città non è che hai tanta scelta.
Le cover Band sono le uniche che molti locali accettano. Se fai cover generiche ti schifano (all'inizio avevamo un repertorio più variegato, ma molti gestori ci hanno vivamente "consigliato" di fare una cover band). Se poi fai pezzi tuoi... ti ridono letteralmente in faccia.
E su una base di 30 locali plausibili, 20/25 sono pub/pizzerie, dove la musica live è un plus mal gestito.
Se l'alternativa è non suonare, uno accetta questo. Ovviamente, ok, scelta nostra... altri, come te, nella stessa situazione preferirebbero strimpellare tutta la vita nella propria cameretta. Ma io preferisco dare un minimo di senso alle prove, allo studio e ai soldi spesi.
Poi ogni tanto capita, per fortuna, di suonare in un locale "di livello". Posti dedicati alla musica, con il pubblico coinvolto, etc... ma è una rarità.

Conosco tanta altra gente che suona, a livello amatoriale come me, e la situazione è questa per tutti. Stanno un po' meglio quelli che fanno cover di Vasco o Ligabue... o di gruppi più "commerciali". O le terribili "party band" che fanno musica revival ballabile. Ecco, in quel caso, piuttosto che finire a fare quelle robe lì, sì che preferire stare a casa...

Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 28/11/2016 ore 16:15:25
Ciao! Io non mi permetterei mai di giudicare una tua scelta!!! Però hai mai pensato a migliorare questa situazione? per esempio avete mai provato a discutere col proprietario della pizzeria convincendolo a fare un qualcosa di diverso la sera che suonate voi? tipo liberare di tavoli la sala quando iniziate, abbassare le luci, provare una promozione con una birra, fare promozione rivolta a persone che amano gli zep? insomma hai la fortuna di avere un gestore ben disposto ad ospitarti! perchè non rendere l'esperienza culturalmente funzionale anzichè pensare alle 150 euro che, alla fine, non penso vi cambino la vita.....fareste un favore alla musica e a voi stessi......magari non succede niente di diverso, ma almeno ci avrete provato......a me è spesso capitato di trovare posti disposti ad ospitarmi ma completamente inadatti! sono stato io a spiegar loro come tramutare un "semplice sabato da pizza e birretta" in una festa
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646]
commento del 28/11/2016 ore 17:10:1
Ciao Diego!
Nello specifico, col signore della pizzeria abbiamo parlato e molto. Dopo il primo concerto da lui, ci ha fatto un sacco di complimenti, lui fa suonare tutte le settimane, e diceva che gruppi bravi come noi ne passano pochi, bla bla bla... (magari lo diceva a tutti), comunque cogliendo la palla al balzo abbiamo provato a proporgli una serata a tema o comunque incentrata sulla musica etc... e lui è stato molto chiaro, "se mi assicurate almeno 100 persone, facciamo tutto quello che volete, altrimenti questo è, io ci devo guadagnare..."
Fine dei discorsi.
Comunque, con il mio gruppo 1 o 2 date al mese di solito le facciamo... quindi di posti ne giriamo e di gestori ne conosciamo. La tiritera è sempre quella... loro vogliono "investire" il meno possibile per tirare su qualche euro in più a fine serata con la gente che "porta" il gruppo. Fine.

Qualcuno si prende la briga di fare l'evento su facebook (quasi sempre lo facciamo noi) e raramente qualcuno stampa anche qualche volantino. Questo e l'andazzo qui.
Guai a chiedere qualcosa in più... il ritornello è sempre "Sì ma quanta gente mi portate?"

Rispondi
di blues65 [user #25832]
commento del 28/11/2016 ore 17:17:55
Covers dei Led a basso volume non ha nessun senso... Come non ha senso suonare in pizzeria!!! Ma quello che più mi da fastidio sono i 150 €... La tua zona deve essere propria spilorcia per dare questi "compensi"... Se siete in 3 (ma non credo) ci può anche stare al limite... Ma se siete in più di 3 non vedo il ritorno economico... avrete difficoltà a comprare anche le corde!!! PS: Volumi più bassi... quante volte l'ho sentita dire dai gestori dei locali ('tacci loro). Quando poi viene il DJ a "suonare" i volumi sono al cardiopalma...
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646]
commento del 28/11/2016 ore 17:27:32
No, il basso volume alla fine non lo teniamo mai... è solo la pretesa insensata di quasi tutti i gestori. ;)
La mia zona è spilorcia? Parliamo di Genova... fai te! :o)))
Siamo in 5... e come detto i soldi li mettiamo in cassa per pagare l'affitto della saletta. Sono talmente pochi che dividerli non avrebbe senso...
Comunque per la cronaca, 150 euro è già un buon cachet qua... qualche volta si arriva a 200... rarissimamente a 250... e altre volte anche 70 euro... abbiamo suonato anche per un piatto di pasta e una birra.
Rispondi
di blues65 [user #25832]
commento del 28/11/2016 ore 17:55:55
OK... su Genova alzo le mani... Pensandoci bene anche i New Trolls all'epoca avranno mangiato i tuoi piatti di paste e birra. :)
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 28/11/2016 ore 16:44:4
Tutti i commenti negativi di chi lamenta che la musica e' morta e che nessuno va piu' a sentire i live mi hanno fatto rammentare le lamentele di chi diceva che la gente non andava piu' allo stadio. I piu' furbi hanno adattato lo stadio e la gente ci va eccome nonostante sky o premium.
Ciao
Rispondi
di alessandrob [user #15388]
commento del 28/11/2016 ore 16:47:23
Un ragazzo classe 1988 sale in macchina da me (classe 1975) e sposta a calci i cd sparsi praticamente ovunque dicendo: "ma tu sei ancora uno di quelli che compra ancora cd"? Ecco, la fine della musica.
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 28/11/2016 ore 16:48:56
Io sono classe 1975 e l'avrei fatto scendere immediatamente dall'auto! I cd (o i vinili, come i libri e tutti i supporti che supportano la cultura) sono SACRI! Idiota.....
Rispondi
di giampus [user #16018]
commento del 28/11/2016 ore 17:24:13
Grande Don Diego per aver sollevato la questione.

L'asserto del "paradosso del musicista live", riassumendolo in poche parole è questo:
"Un musicista live dovrebbe guadagnare almeno 70 euro più le spese".

Dimostrazione:
Se io parto da casa alle 17 per fare un'ora di macchina e raggiungere il locale dove faccio soundcheck, ceno, suono, smonto e torno a casa, ho lavorato almeno 8 ore.
Le spese sono: automobile, strumentazione.
Se sono un dopolavorista, queste spese non mi tangono: l'automobile ce l'ho per lavorare (il lavoro vero, non il musicista), la strumentazione fa parte del seguente loop "oggi guadagno la 50 euro lorda, domani compro la PRS Custom 24" con lo stipendio vero, giustificando a mia moglie che la chitarra l'ho comprata suonando.

Perciò sapete qual è il risultato? Io che faccio (facevo, ormai) il musicista live, me ne sto a casa a guardare la TV perché non mi vale la pena spaccarmi il culo per così poco. Faccio una serata e prego il giorno dopo che funzioni ancora chitarra, ampli, tastiera, perché non posso permettere di ricomprarli. Il dopolavorista invece fa il musicista, compra tonnellate di strumentazione, fa girare l'economia.

E a me tutto questo fa girare le palle. Perchè: se scaricate l'app dell'ACI, scoprite che per fare 100 km con un'automobile per raggiungere il locale (che è il luogo di lavoro, ricordatevelo) andata e ritorno quindi 200 km, i costi sono 0,43 €/km. Cioè per coprire i costi dell'auto ci vogliono 86€ di rimborso spese. Una follia, ma la realtà. Mica sono idioti all'ACI. Un'auto, comprata per il solo esclusivo motivo di usarla per portare culo e strumenti a suonare, costa tanto. Un tastierista che compra una Nord Stage 2 che costa oltre 3000€, ci metterà 10 anni suonando a pagarsi SOLO la tastiera che nel frattempo sarà diventata vintage. E per i tastieristi quasi sempre ciò indica una svalutazione.
Perciò nel mio compenso dev'essere inclusa una voce di spesa che metterò da parte per comprare lo strumento sostitutivo alla fine della vita utile di quello attuale.
In pratica secondo me, facendo una media di 100 km totali, una strumentazione discreta, e un cachet onesto, un musicista dovrebbe percepire non meno di 200€ a serata, tenendo conto del 33% da versare all'ENPALS. Ah già, l'enpals. Nessuno fin qui mi pare abbia menzionato le tasse. Viva l'Italia in cui chi è contribuente INPS è esentato dal pagare l'ENPALS. Dovrebbe pagare almeno il DOPPIO! Sempre che la parola "tasse" non sia considerata un insulto.

Per il resto sono d'accordo sulla maggior parte delle dissertazioni sin qui fatte riguardanti pubblico e gestori dei locali.
Morale della favola: "salvare la musica live si può?"
NO
Rispondi
di Baden [user #39846]
commento del 28/11/2016 ore 18:35:04
Non vorrei andare controcorrente ma faccio solo due riflessioni:
1) perché se la musica live è morta io non riesco a comperare i biglietti di nessun concerto di livello? i biglietti costano un botto, molto ma molto di più che nei decantati anni 80 e 90, e si esauriscono in 10 minuti. Una volta, quando ero ragazzo, sono andato a Modena a vedere gli U2 (The Joshua Tree Tour), sono sceso dal treno, mi sono recato alla biglietteria e ho comprato i biglietti prima di entrare allo stadio.
Oggi i grandi gruppi vivono di concerti e non certo di vendita di dischi come all'epoca.
2) Non capisco tante discussioni tra professionisti e musicisti della domenica. Credo che la musica sia una forma d'arte e che ogni musicista (bravo o meno) abbia la necessità di esprimersi. Alcuni suonando in modo approssimativo sono riusciti ad inventare ed imporre al grande pubblico generi musicali nuovi, altri, dalla tecnica eccellente e sopraffina, fanno i turnisti e suonano musica composta da altri. Credo sia utile riportare la musica ad una grande forma d'arte dove ognuno contribuisce con il suo talento, a volte costituito dalla fantasia, a volte dalla tecnica, ogni tanto da entrambe le cose.
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 28/11/2016 ore 18:43:58
Rispondo, per dovere in quanto autore dell'articolo.
1) non ho detto che la musica live è morta, ma solo che sta passando un brutto periodo, e sto parlando della musica suonata nei club e non quella delle mega star che riempiono gli stadi. Sono argomenti diversi e non mi sognerei di paragonarli.
2) non ho MAI criticato chi suona per diletto o elogiato i professionisti. Sto solo dicendo che chiunque salga su un palco ha, come primo dovere, onorare chi ha pagato o è uscito di casa, proponendo il frutto del proprio impegno. Spesso elogio di più i "dopolavoristi" (che è una definizione che odio....tra l'altro) proprio perchè, non essendo assillati dal dover far quadrare i conti a fine mese, si impegnano con più caparbietà.
Se le tue riflessioni sono riferite alla miriade di commenti al mio articolo mi scuso in anticipo! Però, purtroppo, il punto focale dell'articolo si è perso per strada.....io, sinceramente, non volevo che venisse analizzato il problema a dismisura.....volevo semplicemente confrontarmi sulle papabili soluzioni.....peccato, occasione persa
Rispondi
di Baden [user #39846]
commento del 28/11/2016 ore 19:12:32
Grazie per la risposta, ma la mia riflessione era rivolta ai vari commenti che si sono susseguiti e non certo al tuo articolo che reputo ben fatto e condivisibile.
Complimenti anche per la tua musica.
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 28/11/2016 ore 20:39:35
grazie e perdonami per la precisazione fuori luogo!
Rispondi
di Capra_Poliuretanica [user #30609]
commento del 28/11/2016 ore 21:57:35
T'invito a leggere "I Barbari. Saggio sulla mutazione" di Baricco.
Purtroppo non ti darà soluzioni, ma (almeno secondo me) è una lucida disamina sul modo di pensare ed agire delle nuove generazioni e, per alcuni versi, anche su quelle non più nuovissime.
Già il capire alcuni meccanismi può essere d'aiuto.
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 29/11/2016 ore 09:38:05
grazie per il consiglio letterario! Mi ha incuriosito e non poco.....
Rispondi
di gibbs [user #38345]
commento del 29/11/2016 ore 08:43:47
Grande Don Diego, ottimo articolo e ottima musica. Spero di vederti presto dal vivo.

L'osservazione della realtà che hai fatto è completa e molto articolata, compreso il paragone tra lo scenario italiano e quello internazionale. Gli oltre 100 commenti dicono che hai fatto risuonare un tema sentito e caro a molti, almeno qui su Accordo. Non aggiungerei niente sui locali (ma anche sulle chiese -dove si suona parecchio), sulla cultura musicale sradicata dalle scuole, sugli interessi sociali (con la i) di giovani e "vecchi", su gestori e location (club, pizzerie, birrerie, bar, locali gastronomici, ma anche feste patronali locali, eventi benefici, piccoli teatri ecc),

Un esame di coscienza collettivo come questo che chiedi, che sia stimolo di soluzione, richiede di discernere anche alcuni vincoli del nostro paese, che nel marasma della discussione ha secondo me annacquato.

Il primo vincolo è geografico. Dal Lodigiano al Nisseno la strada è lunga lunga lunga, hai voglia iniziare tardi per consentire di venire e di tornare... ma anche verso Vicenza, dove c'è molta più offerta di eventi, non è che la strada sia breve. Siamo un paese lungo e stretto, geograficamente disperso e anche un po campanilistico. E non posso certo venire a sentirti ad Austin TX.

Soluzione 1: Ognuno deve fare i conti -creare domanda ed offerta- dove è e dove c'è. Vuoi fare il front man di un gruppo rock e non riesci a intortarti un gestore di pizzeria? Rivedi 1000 volte Jack ed Elwood da Bob (e il pubblico di Bob e il repertorio che vuole il pubblico di Bob). Poi lo fai una volta sola? Almeno che sia mitica ... Il musicista professionista poi DEVE andare dove c'è domanda, ma se emigra sempre come fa a far crescere il luogo dove sta?

--Siamo anche un paese dove le informazioni sugli eventi raggiungibili non circolano. Per esempio settimana scorsa c'era un concerto live di Gigi Cifarelli ad un ora decente in un piccolo splendido teatro comunale (anche questo è un club, e anche pagato dalle nostre tasse) di un posto per me molto raggiungibile. Io l'ho saputo tardi... i miei amici del posto credevano che io lo sapessi e -dopo- mi hanno detto: "ammazza", sto Gigi...

Soluzione 2. Prendere sul serio la bacheca eventi di Accordo, magari divisa per aree geografiche. Aprirla a tutti e a tutti i generi. E chi commenta qui può anche alimentarla...
Altrimenti come faccio a sapere dove suona Paolo Pilo o il gruppo cover degli Zep qui sopracitato o qualcuno che fa: bluegrass, folk, jazz, rock, ambient, classic rock, liscio, indie, fusion, jazz, meditazione e preghiera o metal rock e -mettici quello che vuoi- nelle prossime tre settimane, o anche stasera? Se non so non mi posso organizzare, poi magari non posso, ma se lo so prima, magari mi organizzo...

***Il terzo vincolo è di livello e repertorio rispetto alla location. E' EVIDENTE che gli Zep buttati li in pizzeria ad alto volume possono dare soddisfazione solo al proprietario del locale (cui evidentemente piace il genere, anche se apparentemente lo disprezza, altrimenti chiamerebbe il duo piano bar) e alla band -che dopo aver letto la Soluzione 1 faranno un GRANDE evento. Come pure è evidente che solo suonando davanti ad un pubblico (qualsiasi, anche di vecchiette in chiesa; ah be, ma li c'è anche Qualcun Altro;almeno Lui ha misericordia di come suono...) si crea quel legame tra band e pubblico che ci fa amare la musica dal vivo. Ma chi suonerebbe canzoni da oratorio al centro sociale? (per inciso, ricordate che gli Elii hanno fatto anche Oratorium e Zucchero ha suonato "Solo una sana e consapevole libidine"... al Meeting di CL a Rimini, ma questa è un'altra classe!).

Soluzione 3: Se l'offerta locale è scarsa per generi, location e pubblico, quelli che hanno un interesse musicale affine o anziche no possono sempre fare un open mic, magari alla locale festa della porchetta o nella sala parrocchiale, o nel bar del paese, o nel polveroso teatro comunale che aspetta solo qualcuno, e chiamare i loro amici. E quelli curiosi che trovano l'evento su Accordo...

Smiles forever.
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 29/11/2016 ore 09:42:0
Ciao Gibbs (non ho capito chi sei ma mi pare di capire che un poco ci conosciamo nella vita reale)! Grazie per il tuo commento.....è quello che cercavo: idee e proposte e non analisi del problema! Rileggo e rifletto sulle tue parole con piacere!!!
Rispondi
di gibbs [user #38345]
commento del 29/11/2016 ore 17:39:14
Ciao Diego, non ci conosciamo ma evidentemente abbiamo qualche affinità -a partire dalla musica. E' l''affinità che fa trovare ed incontrare, infatti come dici bene nell'articolo; se il live è un evento e la gente ci si trova, viene.
Poi, se il gruppo si suona addosso o suona addosso al pubblico, non c'è promozione che tenga.
Se/quando vieni a suonare nel milanese cerco di venire a sentirti...
Rispondi
di Vegetto [user #38434]
commento del 29/11/2016 ore 09:26:16
Una volta (ormai quasi 10 anni fa) a Roma si poteva suonare e tirar su qualche cosa. Riuscivo a farmi 5-6 serate al mese e c'era in giro anche gente tipo adriano viterbini o i dead shrimp. Oggi che ho ripreso a suonare mi hanno chiesto se potevo suonare PER UN PAIO DI BIRRE dopo le 11 e 30. Il quanta gente mi porti poi è qualcosa di disarmante.

Oggi,sempre a roma, i locali storici chiudono, rimangono solo alcuni che non hanno il coraggio di rinnovare il palinsesto,e cosi Roma è una città abulica.
Sul discorso dei live che costano,bè io non mi capacitavo del fatto che i biglietti dei coldplay costassero 1200 euro. Poi ho avuto l'illuminazione da una mia cliente che ha detto candidamente: "bè,è UN EVENTO!"

Ecco,è anche questo,spacciare i concerti per qualcosa che non è un concerto che rovina la musica.
Rispondi
di magheggio [user #10968]
commento del 29/11/2016 ore 10:01:13
Un'altro punto...
Fino a 20 anni fa anche le ideologie aiutavano la musica... la stragrande maggioranza dei giovani erano di sinistra con un nutrito gruppo di anarchici (la mia esperienza mi suggerisce che tanti di loro erano solo ipocriti)... e il 99,9% di loro erano presenti a qualsiasi concertino rock, hr, punk raggiungibile con i loro mezzi... le macchine all'occorenza si trasformavano in pulmini... che si facesse anche nei posti più impensabili ed inadatti, con acustica impossibile... era quasi un dovere.
Oggi non ci sono più ideologie... ed un certo tipo di musica (escludendo blues, jazz e classica che sono sempre state di nicchia) che prima era di massa ha perso anche quindi questo suo appiglio, questo riferimento
Rispondi
di fraz666 [user #43257]
commento del 29/11/2016 ore 10:48:49
articolo molto molto bello, così come tanti commenti.
mi limito a sottolineare due cose (prese dalla discussione generale, non solo sull'articolo) sulle quali non sono d'accordo.
- "la musica gratis fa danni". no. io molto spesso negli ultimi anni ho visto concerti di gruppi che ho visto su youtube o spotify e mi hanno incuriosito. e magari dopo il live gli ho anche comprato qualcosa.
l'illusione del 'gratis' è il modo in cui i tempi cambiano e cambia il modo di fruire la musica, non è meglio o peggio ma è diverso. e bisogna stare al passo coi tempi, il 'eh ma io ho comprato tanti vinili per aver letto una recensione o perchè mi piaceva la copertina' non serve a niente e a nessuno, è obsoleto.
- "band della domenica": vero che spesso non viene curato abbastanza il prodotto finale, ma sono band della domenica e ci si deve aspettare questo. se vado in un club dove fanno gruppi locali ed entro gratis o max 5€ so cosa aspettarmi. secondo me è molto peggio pagare per vedere dei professionisti che hanno molto poco da dire (tanti, troppi)
Rispondi
di Jumpy [user #1050]
commento del 29/11/2016 ore 16:31:32
Grande articolo... che solleva un bel calderone e ci tocca praticamente tutti :)
Bazzico l'ambiente della musica dal vivo e suono dall'89-90 più o meno, molte delle cose che scriverò probabile che sian già state toccate, ma è giusto per riportare quello che ho notato personalmente.
Sono un semplice appassionato, un "musicista della domenica" mi capita di suonare di tanto in tanto nei locali ma di lavoro faccio tutt'altro... lo scenario è cambiato radicalmente, è innegabile... seguono considerazioni sparse.
- Gli orari. Nei primi anni '90 di sabato in un locale si stava per le 21:30, massimo 22, a volte il gruppo già aveva iniziato perchè per mezzanotte, massimo la mezza, doveva finir tutto.
Ora un locale si movimenta non prima delle 23-23:30, il gruppo inizia a suonare più o meno verso le 23:30 e i gestori si lamentano che a suon di ordinanze fan finire la musica "troppo presto" (il troppo presto di adesso son l'1:30-2).
Per chi la mattina si alza presto per studio/lavoro (cioè quasi tutti) sono orari quasi improponibili anche di sabato... figuriamoci infrasettimana.
- Cultura musicale 1. Decenni fa, gruppo indie voleva dire ascoltarsi buona musica, fatta da artisti bravi, ma sconosciuti. Ora sotto l'etichetta musica indipendente ci sta praticamente di tutto, dall'artista emergente, al dilettante allo sbaraglio.
A volte vedo serate improponibili, gruppi completamente inesperti: strumenti scordati, sound check inesistenti, suoni brutti, tecnica inesistente... ma non si fan più mesi di pratica in garage prima di proporsi dal vivo?
- Cultura musicale 2. Per parte dei gestori (non tutta, molti gestori hanno una cultura musicale smisurata) "live music" può essere qualsiasi cosa: dal cantante che fa pianobar, mette su le basi midi e fa finta di suonare la tastiera mentre canta, al Frank Gambale natural high trio... tutto fa brodo, basta avere il massimo ricavo con la minima spesa. Ovvio che chi ci rimette di più sono i professionisti, quelli che con la musica ci vivono.
- Cultura musicale 3. Sul lato cover band, tolta qualche eccezione, la musica si è fermata nel 1995.
D'accordo che adesso, anche in radio, molta roba è improponibile... la qualità della musica è scesa parecchio, sono lontani i tempi di Planet Rock, ma qualcosa credo che ancora si salvi.
Com'è già stato osservato, in parte per il pubblico, ma anche i giovanissimi (i 15-20enni di adesso) che musicalmente vogliono evolvere, hanno ancora come riferimento il rock degli anni '60-'70-'80 ... come me alla loro età!
- Cultura musicale 4. La musica a scuola... ahahahah... tre anni alle scuole medie e a stento si fa doremifasolasi... la situazione me la ricordo così da sempre, in Italia la cultura musicale è piuttosto trasmessa in famiglia, oppure per il passaparola di amici.
Rispondi
di gibbs [user #38345]
commento del 29/11/2016 ore 17:47:08
-Cultura musicale 5. Due dei miei tre figli hanno fatto il liceo delle scienze umane a indirizzo musicale in una scuola pubblica di una provincia lombarda non insignificante. Finchè c'era un vicepreside appassionato di musica vera (e insegnante musicista praticante), hanno suonato il piano, la chitarra, e sono stati esposti ad una cultura musicale vasta e approfondita, da Bach al Folk. Quando la nuova preside "manager" ha indirizzato diversamente il percorso musicale il docente se ne'è andato. AI miei figli è rimasto l'altro docente che al massimo fa suonare "ticotico" con la clavietta... Per fortuna possono attingere ai miei CD/mp3 o scaricarsi quello che a loro piace dalla mia rete aziendale...
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 29/11/2016 ore 21:54:02
Anche mia figlia scienze umane, ed ama la musica tantissimo, come altri suoi coetanei. ma questo non la porterà mai ad uscire per vedersi una cover band di 40-50enni annoiati, è questa la verità. Vero che ascoltano anche cose degli anni 70-80, ma da qui ad andarsi a vedere suonatori vecchi come il padre che ne passa...

Credo che il primo passo per capire cosa stia succedendo, sia quello di comprendere le nuove generazioni invece di accusarle di ignoranza, come tanti fanno (non tu, mi sembra). Io a 20 anni volevo sentire musica fatta da 20-30enni, musica vera.

Rispondi
di gibbs [user #38345]
commento del 29/11/2016 ore 23:20:51
Hai ragione da vendere. Infatti i miei figli non vengono a sentirmi fuori casa. Ne quando ci do di telecaster e neanche quando suono folk o alla sacra rappresentazione. Si chiama Gap generazionale. Nei 60 li chiamavamo matusa.
Ma il punto è che anche loro vanno a sentire quella che per loro è musica vera a prescindere dall'età...
Rispondi
di gibbs [user #38345]
commento del 29/11/2016 ore 23:27:37
Quello che è certo è che sul cellulare dei miei figli puoi trovare anche un sacco di rock classico. Indovina dove l'hanno trovato (da soli). Poi fanno le loro scelte. Peccato che non gli piace Franco Morone o Roberto dalla Vecchia o Bill Kirchen. Loro scelte. Io sono qui che aspetto di ascoltare qualche loro proposta ..
Rispondi
di gibbs [user #38345]
commento del 29/11/2016 ore 17:54:5
-Cultura musicale 6. Nel 1969 facevo la seconda elementare in una città medio grande in provincia di Varese. Sull'onda del flower power ci capitò un supplente in giacca frangiata che invece di insegnarci a leggere e scrivere e far di conto ci suonava seduto sulla cattedra il folk del periodo. E' durato poco...
E comunque quell'atteggiamento allora mi ha dato fastidio, perchè non ci voleva bene per quello che eravamo ma cercava di imporci la sua visione alternativa del mondo, che noi non potevamo neanche capire. Alla faccia di quelli che mitizzano gli anni 60-70.
Comunque la musica folk di quegli anni mi è entrata nel cuore, quando ho potuto capirla liberamente.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 29/11/2016 ore 17:23:16
Ma come salvare questa strabenedetta musica live? Tutti noi possiamo fare poco altro che salvare noi stessi e la nostra band a livello individuale, in competizione con la concorrenza - folta e nutrita più che mai.
C'è pure da considerare il pubblico "da pizzeria" dove non si trovano fans incalliti di generi specifici - c'è un pò di tutto, bisogna accontentare tutti e idealmente essere una band di camaleonti per un pubblico di gente interessata a conversare e trovarsi con amici. Per le ragazzine ci vuole un Justin Bieber e per ragazzini "tosti" il Rap. Tenere d'occhio le classifiche è una buona idea! Per un pubblico più anzianetto ci vogliono le classifiche delle loro generazioni. Districarsi è difficile - chi ci riesce ha un lavoro assicurato e gestori di locali contenti che vi richiameranno.
Fare musica di un genere specifico e creativa non deve essere un ostacolo insuperabile. Con la dovuta attenzione e applicazione può riuscire una promozione attiva. Mica facile! La missione esplorativa non comporta cmq altro che stare a casa davanti al computer con Google sullo schermo.
Si parte da una lista di media locali che si occuppano di cosa succede in giro. Sono avidi di notizie e hanno giornalisti di continuo interessati a spettacoli che non sia il loro solito tran-tran, di tipo fare un servizio su apertura o chiusura di un supermarket, ecc.
Giornalisti diventati amiconi sono pure interessati a cose fate dopo aver cambiato gruppo e sempre pronti a una chiaccherata e darvi informazioni su com'è l'andazzo musicale da quelle parti.
L'ammunizione è un scorta di elementi promozionali - niente di speciale basta che sia di buona qualità sonora per le radio in zona che inviterete, vi farete forse pure intervistare. Ci sono di solito qualche associazione di musica (anche in posti remoti) che apprezzeranno un contatto dalla vostra parte. Insomma, "building fans". Pensate, da giovinetto il posto dove andare era al strip-club di Venezia dove c'era un pomeriggio danzante aperto per i minorenni. C'era la band di professionisti che si divertiva e noi aspiranti musicisti ad imparare a bocca aperta, e vedere chitarre e ampli di qualità. Sono cose che portano avanti la musica live suonata a base di voce/chitarra/basso/batteria e magari pure un tastierista.

C'è adesso il vantaggio extra di avere Accordo - vi sono molti giovani da aiutare e c'è sempre una risposta alle domande più strane :)
Rispondi
di dale [user #2255]
commento del 29/11/2016 ore 18:54:45
Ragazzi non sono riuscito a leggere tutto.
Dico la mia.
Come il 99,9% di voi non sono professionista.
Suono da vent'anni.
Ho suonato in locali deserti, poco frequentati, solo per i camerieri, molto frequentati.
Spiagge, bar, pub, birrerie, piazze, per strada, parchi, ristoranti, da solo su una panchina, gelaterie, hotel, feste dell'unità, matrimoni, motoraduni, grandi e piccoli eventi.
A capodanno, ferragosto, anniversari e compleanni vari.
Ho suonato bene e ho suonato male, o con la febbre a 39.
Ubriaco o sobrio.
Ho suonato gratis, per beneficenza, per farmi vedere, per eventi con diverse centinaia di persone, forse anche qualche migliaio.
L'ho fatto gratis, in cambio di qualche birra, in cambio di una grigliata di carne e un litro di vino, oppure per150 200 300 o €400.
A volte sono andato io dal gestore, a dirgli che eravamo già a posto così, oppure a pretendere fino all'ultimo euro.
Ho suonato cover e brani originali, ho improvvisato. Ho fatto il buffone oppure altre volte non ho detto nemmeno una parola.
Suono perché mi piace, perché ci credo, perché adoro stare su un palco a suonare la chitarra e mi rende felice.
Stare con la band e mi rende felice.
Se ci si fa il mazzo per cercare i locali giusti e gli eventi giusti, e si è capace a fare quello che si deve fare, prima o poi gli ingaggi si trovano.
E arriva il momento in cui da quattro date all'anno passi a 40 o anche molto di più.
Volere è potere, a patto di essere capaci.
Non devo rendere conto a nessuno, i professionisti stanno tranquilli, loro fanno un altro campionato.
Come i dj.
Saluti a tutti.
:-)
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 30/11/2016 ore 12:08:1
Bell'intervento, credo sia proprio così.
Rispondi
di massisv [user #8196]
commento del 30/11/2016 ore 14:47:21
grande. Mi rivedo molto nel tuo commento.
Rispondi
di alcor72 [user #16133]
commento del 30/11/2016 ore 17:37:0
Concordo.
Pensare che le band che si fanno pagare poco o niente siano la rovina del mercato del live (inteso come live nei locali) è una considerazione miope.
Un buon locale che propone musica live ed è attrezzato per farlo può permettersi una turnazione logica per fare suonare quelli bravi davvero, quelli che aspirano ad esserlo, quelli che non lo saranno mai (e infatti non vengono poi richiamati).

Non provo invidia per i principianti (che magari smetteranno la settimana dopo) ne per quelli bravi (che si meritano il "di più che prendono),quando vado a cercare date quello che non vorrei sentirmi dire è: quante persone mi porti?
Rispondi
di alcor72 [user #16133]
commento del 30/11/2016 ore 17:37:13
Concordo.
Pensare che le band che si fanno pagare poco o niente siano la rovina del mercato del live (inteso come live nei locali) è una considerazione miope.
Un buon locale che propone musica live ed è attrezzato per farlo può permettersi una turnazione logica per fare suonare quelli bravi davvero, quelli che aspirano ad esserlo, quelli che non lo saranno mai (e infatti non vengono poi richiamati).

Non provo invidia per i principianti (che magari smetteranno la settimana dopo) ne per quelli bravi (che si meritano il "di più che prendono),quando vado a cercare date quello che non vorrei sentirmi dire è: quante persone mi porti?
Rispondi
di alcor72 [user #16133]
commento del 30/11/2016 ore 17:37:19
Concordo.
Pensare che le band che si fanno pagare poco o niente siano la rovina del mercato del live (inteso come live nei locali) è una considerazione miope.
Un buon locale che propone musica live ed è attrezzato per farlo può permettersi una turnazione logica per fare suonare quelli bravi davvero, quelli che aspirano ad esserlo, quelli che non lo saranno mai (e infatti non vengono poi richiamati).

Non provo invidia per i principianti (che magari smetteranno la settimana dopo) ne per quelli bravi (che si meritano il "di più che prendono),quando vado a cercare date quello che non vorrei sentirmi dire è: quante persone mi porti?
Rispondi
di psykoguitar utente non più registrato
commento del 02/12/2016 ore 18:58:08
Sei un grande, Dale, concordo su tutto e ti abbraccio.

Psyk.
Rispondi
di MrGi [user #33656]
commento del 29/11/2016 ore 19:06:03
Salvare la musica dal vivo si DEVE!!
La musica è per definizione qualcosa che esprime il suo vero senso solo se suonata in diretta, soprattutto oggi, nell'era dei sequancer, loops, emulazioni, intonatori, etc,etc

Come fare? io ho alcune opinioni che servono secondo me a mgliorare la vita di tutti e rendere ogni serata un piacevole evento, a cui tutti avranno voglia di tornare.

DILETTANTI:
preparazione, preparazione, preparazione.
State portando uno SHOW!! dovete pretendere da voi stessi il meglio che potete esprimere e qualsiasi cosa facciate (cover o inediti) lo dovete fare BENE ed esprimendo la VOSTRA personalità di musicista..altrimenti tanto vale mettere su un disco.
La musica è linguaggio e voi dovete avere qualcosa da dire, altrimenti state zitti..è meglio.

Pretendete dai gestori un minimo di servizio, una zona per suonare con spazio sufficiente, un locale adeguato alla musica che proponete. Siete dilettanti, verosimilmente se vi va bene vi daranno una cena e forse un rimborso spese, potete quindi permettervi di scegliere dove e come andare a proporre il vostro spettacolo.

GESTORI:
Offrite ai chi viene a portare un pezzo di se nelle vostre serate un minimo di rispetto e questo vuol dire:
- spazio adeguato
- un minimo di promozione, soprattutto se la band viene da fuori
- un ambiente amichevole ed accogliente. State ottenendo un servizio, non siete voi che fate un favore, altrimenti chiamate professionisti e pagateli.

TUTTI
fate girare la musica, coinvolgete chiunque, costruiamo insieme una cultura dell'ascolto, allontaniamo i ragazzi dagli eventi di massa facendogli ascoltare cosa sia un evento di musica vera suonata per bene.

lo so sono un sognatore, ma la musica è l'ultima cosa che mi è rimasta per sognare e finchè vivo la vivrò così

ciao!
MrG.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 29/11/2016 ore 19:14:47
Keep on dreaming! Welcome to the club :)
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 30/11/2016 ore 12:09:03
Ottimi anche questi suggerimenti.
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 30/11/2016 ore 12:11:30
L'altro giorno ho regalato i biglietti per il concerto di Ligabue alle mie figlie.... minchia che prezzi, non sarebbe il caso di renderli un po' più accessibili... tanto la gente (me compreso) li compra lo stesso.
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 30/11/2016 ore 13:16:
rettifico: .... non lo faranno mai, tanto la gente (me compreso) li compra lo stesso.
Rispondi
di cosoid35 [user #35730]
commento del 30/11/2016 ore 21:43:39
Ciao Don Diego e grazie per l'articolo, è un po’ che ricerco articoli simili su questo argomento che mi appassiona non poco.
Ho un po’ d’imbarazzo a confrontarmi con chi "vive" con la musica e ha comunque l'urgenza di garantirsi lo stipendio. Infatti il tuo punto di vista è molto da "professionista" e dici cose evidenti dal tuo punto di vista, inclusa l'ultima affermazione, legittima, di ridurre l'accesso gratuito alla musica live.
Io sono un medico, suono blues e ho fatto per una decina di anni seratine "dilettantesche" nelle situazioni e modalità pessime che tu sintetizzi benissimo nell'articolo (ma anche di peggio), in breve sono proprio quello che si dice un musicodilettante della domenica.
ANNI 80
frequentavo l'università e quasi ogni sera si andava a sentire musica Live, nei centri sociali Padovani, nella casa dello studente in locali come il glorioso "Banale", giravano band Punk inglesi che venivano giù in pulmino ed insieme una miriade di band italiane, Ricordo gli Spirocheta Pergoli di Massimo Giacon, i Gaznevada, CCCP, Bluvertigo e tantissimi altri. La musica era politica, si ascoltavano volentieri anche quelle spuntate dal garage sottocasa. C'era un clima diverso: le retate al CSO "Nuvola Rossa" durante un concerto degli Stiff Little Fingers (che guardavano perplessi dal palco), gli sfondamenti ai concerti di Echo & Bunnymen, Bauhaus, Cure. Suonavano in piazze chiuse alla buona con cancelletti e nastri di sicurezza dei cantieri. Si potevano “toccare” i musici dopo i concerti. Si "sfondava" perchè la musica è un diritto (dicevano) di chi l'ascolta, non delle case discografiche o delle società organizzatrici dei concerti, il copiright è un furto (dicevano). Lo diceva anche Benjamin Tucker e non credo avesse tutti i torti (Benjamin Tucker: “copia pure”, stampa alteraniva editrice).
ANNI 90
Avevo un trabiccoletto a minidisc con cui registravo gruppetti padovani nei locali e Pubs. Era inpossibile starci dietro, avevo seri problemi con la Specialità, troppo sonno in corsia e troppi locali dove registrare live in giro per la provincia. Al “Banale estivo” suonavano anche band post-rock patavine all’epoca. Mi ero appassionato ad una band i “Carcers” suonavano in centri sociali e in locali/pubs, Il batterista della band era un tizio interessante, che ogni tanto suonava la chitarra e cantava strane ballate psichedeliche. Mi piaceva, avevo la sensazione di registrare uno con “talento”. Il tipo era Marco Fasolo poi fondatore dei Jennifer Jentle, unica band italiana che è stata prodotta dalla Sub Pop di Seattle. Facemmo amicizia e venne qualche volta a casa mia dove scoprì il mio Fender Bassman (un Blackface del 1964), lo ha adottato anche lui. E credo non l’abbia mai tradito.
ANNI 00
Tribute Band e
Autoproduzioni (la triade malefica: industria discografica-musicista-ascoltatore, si era rotta…altro che movimento Punk e Benjamin Tucker, l’autoproduzione deve tutto a IBM, Apple e software vari)
Minchia che bello…anche uno come me riusciva a registrare musica musica e metterla in rete e suonare in giro. Non era difficile, bastava semplicemente chiedere. Avere solo il coraggio di farlo. Credevamo che fosse la nuova era, in realtà vivevamo di rendita. Della carica propulsiva insita negli anni precedenti. Una sorta di lunga onda, percui chiunque salisse sul palco avrebbe garantito l’incasso di birre della serata.
ANNI 10 secondo millennium
L’acqua si sta fermando. È il momento di chiedersi cosa si è spento.
Da professionista a professionista: nella mia professione, ogni volta ci si chiede prima di rianimare, se si sta salvando una vita o prolungando un processo naturale di morte, nel secondo caso è accanimento terapeutico.
Un momento! Vedo muoversi qualcosa: Youtube.
Avete presente NPR, la National Popular Radio in Youtube.
Dunque come concludere sinteticamente e in maniera propositiva?
È evidente che è un problema di modalità di fruizione musicale della musica LIVE.
Il concerto dal vivo è morto. Ma la richiesta/offerta di musica suonata è viva e vegeta,
L’ascoltatore nell’epoca dei social e dei Talent show, non vuole essere passivo ma parte attiva, direi il protagonista dell’evento.
Guardate questo LIVE su NPR e domandatevi se è più divertente suonare o stare ad ascoltare.
vai al link
Io preferisco essere spettatore.
E badate bene che non è solo un problema di “fare spettacolo” come è scritto nell’articolo, ma di chiedersi finalmente;
Io ho TALENTO per presentarmi in pubblico?
gli ascoltatori saranno i PROTAGONISTI della serata?
Bene se entrambe le risposte sono positive siete nel nuovo
Rispondi
di SALA PROVE BRESSO [user #44437]
commento del 02/12/2016 ore 03:32:33
E NESSUNO PARLA DELLA COSA PIU' IMPORTANTE . LA MAGGIORANZA DEI MUSICISTI E' ARROGANTE , PRESUNTUOSA , NON AMA STARE CON GLI ALTRI MUSICISTI , PREFERISCE PARLARNE MALE COME IN UNA PORTINERIA , OGNI VOLTA CHE HO FORMATO UN GRUPPO TUTTI SI PREOCCUPAVANO SOLO DELLA SERATA E DI QUANTO SI GUADAGNAVA , TUTTI I MUSICISTI SI SONO DIMENTICATI DELLA GIOIA DI SUONARE CON GLI ALTRI , E DI STARE INSIEME . E SOPRATTUTTO DI RISPETTARCI ED APPREZZARCI CON UMILTA '. TUTTO QUESTO TE LO PORTI SUL PALCO E LA GENTE LO SENTE ECCOME . LA MUSICA LIVE E' ALLA FINE . NON ABBIAMO SAPUTO RINNOVARCI , ABBIAMO SOLO SCIMMIOTTATO LE GRANDI ROCK STAR DEL PASSATO , SENZA CERCARE NULLA DI NUOVO , MA QUELLE ROCK STAR AVEVANO UN CUORE E UN ANIMA , E SE QUELLE DUE COSE NON TE LE PORTI SUL PALCO , E' MEGLIO CHE NON CI SALI !!
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 02/12/2016 ore 09:24:51
Il discorso sui "dopolavoristi" e i professionisti secondo me è mal posto nella maggior parte dei commenti. Nessuno vuole togliere a chi non lo fa di mestiere la possibilità di esibirsi, ma nessuno ha fatto presente che la maggior parte (se non la totalità) dei dopolavoristi si esibisce in nero, senza adempiere agli obblighi fiscali enpals o avendo partita iva. Troppo comodo dire "sono un musicista della domenica il modo in cui mi organizzo con il locale sono affari miei" quando anche dal punto di vista legale non è affatto così, e ci sarebbero degli obblighi di legge di cui tutti se ne infischiano. E questo mi spiace, si rovina il mercato a quelli bravi e fa scendere il livello medio delle esibizioni, tanto che nella programmazione dei locali trovi mescolati dilettanti e professionisti senza logica perché il 95% dei locali paga 50 euro in nero senza controlli da parte di nessuno (siae men che meno)
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 02/12/2016 ore 09:27:45
beh però è proprio lo stato che rende esenti dal pagamento dell'enpals coloro che versano i contributi perchè dipendenti o titolari di partita iva, o studenti universitari o altre categorie "protette". In pratica è lo stato stesso a dirti "prendi un non professionista che ti costa meno". Io lo trovo un metodo scorretto di proporre qualità e professionalità....
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 02/12/2016 ore 10:00:54
sappiamo bene che queste "eccezioni" non si riscontrano quasi nella pratica, e che di fatto la maggior parte dei gestori paga in nero, al massimo facendo fare il borderò siae, e fine. Io sono assolutamente favorevole a cabaret card come in alcuni stati, o a un albo dei musicisti. Sei un dilettante? ti esibisci massimo con rimborso spese. Non lo sei e ci guadagni? Devi essere in regola con tutti gli adempimenti fiscali. Ma finché i controlli sono su meno dell 0,5% (stima realistica) delle esibizioni mensili non ci sarà mai un circuito di qualità, come non ci sarebbe in altre professioni se tutti potessero esercitarle in nero a prezzi da elemosina
Rispondi
di Don Diego [user #4093]
commento del 02/12/2016 ore 10:08:22
Assolutamente d'accordo con te! Ma questa cosa implicherebbe uno stato che rispetta l'arte come mestiere.....cosa che in italia non è mai successa (vedi la fine che han fatto quei nomi di spicco dell'underground degli anni '60, che adesso risicano la vita con una pensione e un rispetto verso la memoria pari a zero)....peccato, come dico nell'articolo quasi quasi non ci meritiamo un passato così glorioso!
Rispondi
di g.candyman [user #44820]
commento del 02/12/2016 ore 12:23:20
Ciao a tutti, condivido con voi quello che percepisco da ventitreenne studente universitario. Vorrei articolare la mia esposizione in diversi punti:
GIOVANI NEL 2016
Ho tanti amici che suonano uno strumento musicale, alcuni si ritrovano per suonare insieme e divertirsi ma non chiamateli band. Quando chiedo "a quando una serata al pub?" le risposte sono sempre simili: "ci abbiamo provato qualche volta ma non ci siamo trovati: qualcuno aveva calcetto o doveva uscire con la ragazza (uscire con un musicista non era figo??), qualcuno si vergognava... e poi un paio di volte che ci siamo messi d'accordo con un proprietario non ci voleva dare neanche 100 euro a testa! Sai quanto ci vuole solo per spostare tutta la strumentazione?..."
Oggi non siamo in grado di concentrarci su qualcosa e impegnarci perché siamo cresciuti con la tecnologia del multitasking che ci induce a fare tante cose senza dare priorità e attenzione a nessuna. E poi le generazioni moderne (parlo come se non ne facessi parte ma fidatevi che in questo sono diverso dai miei coetanei) sono impazienti: vogliono tutto e subito e sono anche presuntuose e materialiste: tutto si basa sugli oggetti e sul valore in denaro che hanno. A parte che non so se ridere o piangere tutte le volte che vedo qualcuno ergersi sugli altri forte dei costosi oggetti che può sfoggiare, dimostrando poi di essere una persona vuota e spesso capace solo di seguire gli altri, senza ragionare, come puoi pretendere che un gestore sganci 100 euro a testa a dei ragazzi sconosciuti che non sa neanche se saranno bravi e che certo non attirano gente nel locale perché ancora sconosciuti: il brivido di suonare davanti ad un pubblico, vedere la gente che canta e balla sulle tue note, sentir tornare indietro le emozioni che stai trasmettendo, ci sono cose che non hanno prezzo (e no, non si possono comprare neanche con una mastercard). Ma io lo farei anche per una pizza e per fare nuove amicizie, in fondo se suoni è per passione e se non sei (ancora) un musicista di professione che ha un background (offre qualità) vai a divertirti e non essere presuntuoso! Non lo fai per vivere: se racimoli qualcosa tanto meglio ma non deve essere il fattore discriminante.
ATTITUDINI
Oggi si va a ballare in discoteca. E' quello il luogo percepito per poter ballare: mi è successo spesso che amici quando proponevo di andare ad ascoltare musica live mi rispondevano che loro volevano ballare. Chi dice che non si può ballare in un pub? Anzi è molto meglio! In discoteca non c'è dialogo con gli amici, molto spesso non li vedi neanche è come se ballassi da solo: quando io esco voglio scambiare idee e pareri con i miei amici e poi balliamo anche! Solo che oggi sulle locandine di tantissimi pub non trovi "live band" ma "DJ set": un pub che vuole fare la discoteca. E dove sta l'emozione che ti trasmette una persona che suona davanti a te, che ti guarda, che ti fa cantare o viaggiare sulle sue note? Purtroppo non è semplice neanche trovare un locale con musica live oggi, non ce ne sono poi così tanti.
GESTORI DI LOCALI
Non posso entrare nel merito dei "conti a fine serata" di un gestore, ma dico quello che penso: se mi fai pagare 5euro (o 10) l'ingresso con consumazione e 20 (o 25) l'ingresso con consumazione quando c'è la band (non considero neanche il dj set), è una differenza spropositata. Se la band è conosciuta e ha un seguito ci sta perché se spendi 80-100 euro per andare a vedere dei musicisti affermati ne spendi volentieri 15 per ascoltare una band emergente che ti piace. Ma se si tratta di sconosciuti con 20 euro non mi invogli ad entrare, in genere in questi casi l'aumento è di 5euro sull'entrata standard perché tanto oltre al cocktail incluso nell'ingresso almeno altri due a testa li compri durante la serata, soprattutto se balli!
SOUND-CHECK
Ci sono casi in cui i ragazzi sono pure bravi a suonare, ma hanno sottovalutato l'importanza del sound-check. Questo compromette tantissimo la fruibilità della performance: parte strumentale che copre la voce, oppure basso che non si sente... o anche solo il volume altissimo: siamo in un pub non in un'arena, non c'è bisogno di suonare al massimo, anzi disturba e non riesci né a godere della performance né a divertirti perché il volume è eccessivo.
Detto ciò a me nella musica piace poter seguire uno strumento, uno qualsiasi, ma che ti faccia muovere sulle sue note, che trasmetta le emozioni del musicista. Anche la voce del cantante, se c'è, non deve solo sentirsi come se dovesse riempire un silenzio. Oggi sento tantissime canzoni o musiche che non trasmettono nulla, sono quelle che senti per un paio di mesi e poi te ne dimentichi. Sarà per questo che mi sono rifugiato nel mondo musicale degli anni 70/80/90 anche se non smetto di cercare oggi quello che provo con i suoni di ieri.
P.S.
Sono stato contento di vedere che non siamo in pochi giovani a pensarla così quando sono stato a diversi concerti della PFM e ho incontrato tanti ragazzi che la pensavano come me (anche se la maggior parte del pubblico aveva un'età media più alta).
Rispondi
di cicciobluestress [user #36271]
commento del 02/12/2016 ore 12:39:45
Un articolo come questo apre a tante considerazioni! Vorrei portarne un paio alla vostra attenzione.

Un problema generazionale.
Una volta suonare era "figo", l'80% (forse sono scarso) di noi ha cominciato a suonare non solo per una spiccata passione per la musica, ma per distinguersi: "la gnocca" :) ha sempre e comunque il suo perchè.
Oggi sei suoni sei uno sfigato, i miei nipoti guardano lo zio che ancora va in giro a suonare con una discreta dose di ironia e tristezza. I loro idoli a parte qualche rapper sono i dj! Sono loro i veri attori di questi anni, i dj "vanno a suonare" con cachet che noi spesso ci sogniamo ma si chiama richiesta e offerta,,, La musica per un 15enne oggi ha un valore completamente diverso da ciò che è stata per noi.

C'è un aspetto sociologico che io chiamo il "dopo Fiorello". Negli anni del dopo Fiorello con il Karaoke nelle piazze ho avvertito sempre più forte da parte del "pubblico" una crescente incapacità ad ascoltare.
Le persone vogliono essere loro le protagoniste! E' una tendenza che poi ho rivisto negli anni in tantissime trasmissioni televisive che hanno continuamente rafforzato questo mio pensiero.

Non c'è ricambio generazionale e non c'è educazione all'ascolto.
E' finita? Non credo, ma la musica sarà sempre più di nicchia, Rai 5 lo dimostra ampiamente.
Esserne consapevoli, trattarla ancor più con amore e dedizione è l'unica cosa che nel mio piccolo posso fare.
Rispondi
di psykoguitar utente non più registrato
commento del 02/12/2016 ore 18:52:5
Caro Don Diego, voglio farti i complimenti. Questo è uno dei migliori articoli che io abbia mai letto su accordo. L'ho letto alcune volte ma penso che lo stamperò per rileggerlo ogni tanto. Hai fatto una analisi puntuale e precisa della situazione della musica live in Italia, osservata da diversi punti di vista e senza pregiudizi. Grazie per questo lavoro. E' questo il punto di partenza per capire come stiamo messi e tentare di vedere se esistono soluzioni. A me non viene in mente nulla, ormai passata la cinquantina mi accorgo che sono vissuto da giovane in un mondo che di fatto non esiste più; noi andavamo in moto, al pub, al bowling, a sentire i concerti o anche solo a ascoltare musica dal vivo, provavamo in posti incredibili, in cantine, garage, tra puzza di legno e muffa, e tanta birra.

Non so, non voglio essere il nostalgico del "C'era una volta...", però lo scenario è molto cambiato. Ora siamo noi 35-50 enni che andiamo ai live dei 35-50enni, a sentire cover anni 80-90. E' una situazione paradossale, che alla lunga non ha prospettive.

Come invertire questa cosa e riportare la musica live al centro della scena, non saprei.
Sarò storto io, ma i dj mi fanno ribrezzo, quando vedo Bob Sinclair cambio canale, David Guetta lo metterei a lavorare in fabbrica... Però i DJ-set, come le prostitute, "i pacchi" in TV, "il grande fratello" esistono perchè qualcuno li vuole, compra quel prodotto. Sennò finirebbero.

Forse, forse, le nuove generazioni non vogliono la musica live. Non si tratta di tipo di musica, è proprio disinteresse. Quanti giovani, non musicisti, sanno distinguere una chitarra da un basso? Pochi purtroppo. Molti non sanno neppure a che serve "quella chitarra con 4 corde invece che sei"; se questo è il livello, dove andiamo con la nostra musica anni '80?

Credo che un discorso diverso meriti il jazz, forse quello live ha maggiori possibilità di sopravvivere. E' sempre stato per pochi, di nicchia, colti. Gli appassionati non sono aumentati, ma non sono neanche diminuiti.

Invito qualcuno che ha meglio presente la situazione del jazz a rispondermi.

Certo la situazione resta sconsolante se per suonare dal vivo bisogna scegliere tra mazurka e be-bop... scusa l'ironia...
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 02/12/2016 ore 19:04:12
nel jazz e affini (fusion, black music in genere e tutti i progetti crossover) la situazione è migliore per quanto riguarda la produzione e la qualità, meno per le possibilità live che sono sempre scarse. Io conosco bene la situazione del triveneto, dove la presenza di ottimi dipartimenti jazz e pop nei conservatori di rovigo, vicenza, padova e adria ha creato una comunità di studenti di età variabile tra i 20 e i 40, alcuni dei quali molto bravi e già sulla via del professionismo, con jam session ed eventi regolari (fantastica la programmazione del conservatorio di rovigo, che offre concerti completamente gratuiti a studenti e non di musicisti anche molto grossi a livello mondiale, io quest'estate ho visto John Abercrombie in quartetto ad esempio). Molti hanno già prodotto dei lavori discografici, anche molto interessanti. Certo non si tratta di grandi numeri di vendite nè grandi numeri a livello di concerti, ma io ad esempio lavorando in 3 progetti stabili, uno fusion, uno di jazz con brani totalmente originali e un trio con cantante date ne faccio. poche ma regolari. Potrebbe andare meglio, ma ci si sente parte di un gruppo solido e in fermento
Rispondi
di psykoguitar utente non più registrato
commento del 02/12/2016 ore 19:12:53
Grazie Mariano, bel contributo il tuo. Dai anche l'idea che, studiando seriamente jazz almeno dalle vostre parti si può suonare ed essere apprezzati. Camparci magari è per pochi, però si intravede una via, una luce nel tunnel. In altri generi, non la vedo bene. Dire che il rock è finito è un'espressione "forte" e non me la sento di dirlo. Però, almeno in Italia, la situazione è un po' drammatica per le serate live, non jazz.
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 02/12/2016 ore 19:34:55
Qui si entra in un argomento molto complesso, alcuni dei punti sono stati sviscerati dall'articolo. In riferimento al rock più nello specifico, mi spiace ma mi sento di dire che la colpa è principalmente di chi lo fa. Cioè parliamoci chiaro, il 99% del rock originale, o meglio inedito (perché essere originali è un'altra cosa.....) che mi capita di sentire in giro FA SCHIFO. Musica derivativa da modelli che ormai per un 20enne sono la musica dei nonni, suoni maniacalmente ricercati come quelli di 50 anni fa, e zero ricerca. Un venti/trentenne che studia jazz si trascrive si i soli di gente di 50-60 anni fa, ma poi va a vedersi i concerti degli Snarky Puppy, della Brian Blade Fellowship e tutto il filone dell'avanguardia newyorkese, gente che conosce il be-bop a menadito ma suona ALTRO, di originale e ricercato e sopratutto CONTEMPORANEO, senza temere collaborazioni. Pensiamo alle musiche dell'ultimo disco dei rapper Kendrick Lamar o Aanderson Paak curate da Kamasi Washington o Gerald Clayton, dove uno può sentire gente che canta e fa rap su musiche stupende e che quindi possono appagare un pubblico variatissimo, dagli amanti del rap a chi come me apprezza strutture armonicamente elaborate, tempi dispari e gran groove. Il rock cosa offre a parte la riproposizione costante di suoni e modelli dati, e datati?
Rispondi
di eugenio01 [user #39191]
commento del 03/12/2016 ore 09:07:16
Ed eccone un altro che sapendo suonare suona in giro..non cambia il ferrari una volta ogni tre anni ma fa le sue seratine con gruppo e cantante.
E' tutta qui la risposta ed è sempre la solita : qualità.
Andate a veder gli eventi e le proposte su jazzitalia.net e vi renderete conto che musicisti in giro ce ne sono tantissimi e suonano pure, i cani no e al posto loro ben vengano djset e cantanti con basi midi.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 03/12/2016 ore 09:35:25
Come non essere d'accordo?

D'accordissimo anche con Mariano C.

Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 03/12/2016 ore 10:12:09
grazie :) credo che un problema generale, che ho notato molto in tutto il tempo in cui sono stato lurker su questo sito, è che il distacco di un certo tipo di tradizione (rock e post rock) dal mondo giovanile, non solo sia per certi veri autoimposta, ma denota un atteggiamento fortemente anti-rock, per come la vedo io. Parlo in particolare all'attaccamento a certi tipi di suoni e di strumentazione, e al revival vintage di questi ultimi anni (ma che è comunque sempre rimasto). Jimi Hendrix usava la tecnologia all'avanguardia della sua epoca, anzi andava a rompere le palle ai produttori per farsi costruire effetti apposta ed è stato una forza di cambiamento (lui come molti altri, sia chitarristi che non, pensiamo a tutta la ricerca e sviluppo fatta sulle tastiere e i synth), non faceva come fanno i rockettari di oggi che vogliono ostinatamente usare suoni di 50 anni fa. Se avesse ragionato così avrebbe usato la tecnologia dei tempi di Django Reinardth, Charlie Christian o ancor prima Lonnie Johnson o Eddie Lang. Invece era in prima linea a sperimentare nuovi suoni, e nuovi orizzonti musicali, pensando anche a come poco prima della morte avesse in progetto un disco con Miles e uno con la Gil Evans orchestra, e aveva iniziato a jammare regolarmente con i musicisti rock e jazz che poi ci avrebbero aperto le strade del jazz-rock, fusion eccetera.....non so voi, ma io me lo sarei visto bene a fianco di Jaco Pastorius negli Weather Report. Questo spirito di ricerca e sviluppo dov'è finito nel rock? Ovvio che se a uno piace un certo tipo di sound fa bene a dedicarvisi, ma mi sembra molto lo stesso atteggiamento di quelli che "se non è swing, non è jazz" dimenticandosi che tutti gli avvicendamenti sono stati un punto di rottura con gli schemi precedenti, ANCHE dal punto di vista della strumentazione. Con un atteggiamento del genere si diventa molto autoreferenziali, e allora ovvio che persone che vivono in un substrato culturale differente (che non significa siano ignoranti o non capiscano un cazzo di musica, magari hanno solo gusti diversi) non siano interessati alla tua offerta
Rispondi
di eugenio01 [user #39191]
commento del 03/12/2016 ore 10:14:37
E' vero che siamo un pochino fuori tema perché il Don era interessato a sollecitare intuizioni et opinioni sul come migliorare la fruibilità e l'accessibilità per la musica dal vivo ma si può parlare di questi fattori solo a partire dal punto di vista di quel che ti chiede il pubblico pagante e quello che offri.
Parlare di queste cose in Campania per esempio ha tutto un senso diverso.
Funziona benissimo il neomelodico e suonano a battesimi matrimoni e cresime fanno concerti e concertini...sempre di meno ma lo fanno ancora eccome.
Quindi se hai una bella voce vai in giro e fai le tue seratine. La stessa voce a Milano o Torino la usi per dire scemenze al bar.
Laddove a livello sociale ESISTE una richiesta di musica dal vivo questa viene soddisfatta.
Ma se questa richiesta non c'è cosa vogliamo fare, non c'è :-)
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 03/12/2016 ore 10:46:1
Hai ragione che siamo un po' fuori tema, ma per certi versi è un discorso attinente. Ho sentito e letto spesso, anche sui commenti a questo articolo peraltro, molti lamentarsi che manca la "cultura" musicale da parte dei giovani, che l'offerta di oggi non è di qualità (sottintendendo che la musica che fanno loro e i loro miti si, ovviamente.....) eccetera. Il punto è che se la mia musica sia di qualità o meno non lo devo dire io quando suono in un piccolo locale, lo devono dire il pubblico e il mercato. E questo passa anche attraverso al discorso sui suoni e la strumentazione scelta: quelli che suonano poco o niente in giro sono sicuri che la loro musica e i loro suoni siano di qualità superiore a quella degli altri e che il loro modo di intendere la musica, la strumentazione e lo studio siano quelli giusti? Che ci siano molti problemi legati alla musica live dal punto di vista dei gestori, del pubblico, e anche della legalità e del fisco è indubbio, ma un po' di autocritica non guasterebbe. Magari dirsi "forse la mia musica non va non perché è sublime e il popolo bue, ma forse perché non è così sublime come penso". Poco più di un anno fa ho suonato in un locale a Padova che poi ha cambiato per l'ennesima volta gestione, e li ci sarebbe da aprire il capitolo "molti locali live non vanno perché la loro programmazione è pessima, un mischione di tutto senza una logica e una ricerca della qualità"; serata doppia, prima il mio gruppo fusion poi una cover band di 50enni dilettanti, con strumentazioni notevoli, chitarre super vintage e valvolari cablati a mano e cotti a legna. Bravi, non c'era niente che non andava, bei suoni, bel repertorio (rock anni 60 e 70), ma quando abbiamo suonato noi locale pieno e gente interessata, quando anno iniziato loro la gente è uscita. mancanza di cultura musicale? allora perché all'avventore medio è piaciuta la nostra versione di Human Nature? cos'è adesso è più easy listening per il popolo bue un 5/4 da 10 minuti di cui 6 strumentali di assolo chitarra e piano piuttosto che un bel pezzo rock d'annata? O forse che giustamente come dice Don Diego si confonde "groove" con pressione sonora e quindi si pensa che con strumenti vintage si abbia più "botta" quando la "botta" che l'hai tu, pochi cazzi, e io con la mia Ibanez discount da 280 euro che passa in un emulatore direttamente nell'impianto (si, a volte suono senza ampli, tutto digitale e finto.....) ne riesco ad avere indipendentemente dal volume. Alla gente la qualità piace, che sia rock/pop/soul/jazz o qualsiasi altra cosa, ed è meno scema di quello che si pensa. Molti qui si lamentano, ma nei loro messaggi si legge implicitamente (ma anche esplicitamente spesso) che la musica che piace a loro e che fanno loro ha un quid in più di quella che può piacere alla massa (massa che vorrebbero fosse il loro pubblico però......) e i loro live sono in postacci con poco pubblico, ed è colpa del "rap" e del "pop" e della musica da ballo eccetera. Certo per loro è scontato che un pezzo rock dei Deep Purple sia meglio di un pezzo pop, e il pubblico non capisce niente. Ma è davvero così? Sta gente a mai provato a scriverlo un pezzo pop, o una bella base per un brano hip-hop? Sono mai stati a registrare in uno studio serio, e hanno idea di cosa c'è dietro una delle produzioni che magari loro snobbano tanto? Mi spiace ma penso che uno dei motivi per cui i live non vanno è che la c'è troppa gente scarsa in giro che propone musica scarsa, unito alla mancanza di meccanismi fiscali di controllo che permettano ai professionisti di fare il mestiere senza lottare in continuazione per racimolare uno stipendio, spesso in nero o in "grigio"
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 03/12/2016 ore 11:43:38
Si, forse un po' fuori tema ma comunque cmplementare al discorso di Don Diego.

E' proprio quello che ho scritto più su: se ci si mette sul piedistallo credendo che è bello solo quello che suono io, magari scopri che la gente non ti segue.
Chi si lamenta che i ragazzi preferiscono ballare: ma perchè negli anni 70 la gente non ballava? Cavolo, Saturday Night Fever dettava legge! Tutto questo non c'entra niente con la cultura. I Pink Floyd e i Deep Purple hanno stufato, basta, è storia. E a dirla tutta, non sarà mai al pari della musica classica, perchè aivoglia a dire, ma tra Mozart e Gilmour ci passa il mare.

Per il resto, non scordiamoci che di soldi in giro ce ne sono pochi, ed è il superfluo a risentirne.
Rispondi
di scorrazzo [user #37353]
commento del 03/12/2016 ore 20:37:56
Bellissimi i tuoi interventi
Spero di leggerne altri su questo sito
Rispondi
di psykoguitar utente non più registrato
commento del 04/12/2016 ore 18:08:59
E' interessante quello che scrivi, forse la vedo in modo simile a te, se non fosse che penso di avere più dubbi di te sulla situazione attuale. Credo che un grosso equivoco che sul quale abbiamo battuto il muso noi 50 e più enni è questo: noi abbiamo vissuto un'epoca di musica davvero emozionante, di bei suoni, musicisti di talento, espressivi e capaci di trasmettere emozioni. Questo ha fatto si che siamo rimasti convinti che i suoni e la musica di quei tempi siano ancora attuali, "belli" a prescindere, e chi non li apprezza (= i giovani) è un ignorante... quindi giù a trovare il suono di Gilmor, quello di Knopfler, a imitare assoli e riff e riproporli, rimanendo poi stupiti se queste musiche hanno stancato, non piacciono più, sono addirittura sconosciute. Il nostro è un grossolano errore, amarcordiano si potrebbe dire. Quella è un'epoca passata e non riproponibile, è storia della musica ormai. Forse, ma dico forse, l'unica vero punto fermo è la qualità e l'amore per quel che si fa. Se si fa bella musica, suonata bene, si può essere apprezzati. Chiaramente bisogna sapere bene cosa si vuole fare e conoscere i propri limiti... forse ci vuole un pizzico di umiltà, il non pretendere di avere un successo planetario dopo una settimana, avere milioni di fan quando si pubblica su FB un giro di DO sulla chitarra elettrica... Lavoro, umiltà, passione e obbiettivi ragionevoli, questo può portare qualche soddisfazione. Forse.
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 04/12/2016 ore 20:00:34
Questo è sicuramente vero. Personalmente penso che ogni epoca abbia espresso "musica davvero emozionante, di bei suoni, musicisti di talento, espressivi e capaci di trasmettere emozioni", basta solo scoprire quali sono e quali ci possono piacere di più. A me la musica di quest'epoca mi piace, e molto, nonostante studi e trascriva regolarmente cose di gente morta da decenni (a volte secoli....), quando vado a sentire i miei "miti" (a volte gente della mia età o meno, a volte con un decennio in più, sulla quarantina, a volte grandi vecchi maestri ancora in attività) mi trovo sempre soddisfatto e stimolato. Due dei miei dischi in assoluto preferiti, con dentro la musica che più si avvicina a poter essere considerata da me la "musica del cuore", sono del 2005 e 2011. E penso che sopratutto ora, con internet che ci mette a disposizione fin troppe cose, cercare e trovare ciò che ci piace e ci dia nuovi stimoli sia sono questione di mettersi e fare una ricerca, a volte infruttuosa, ma regolare.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 02/12/2016 ore 19:43:17
Ah... il Jazz. Pubblico ormai limitato e pochi clubs specializzati. E bisogna pure (da band) specializzarsi - che sia Dixieland o Miles Davis. Ma eccovi una lezione di blues bending - vai al link - Ella ha il tocco nero e Dinah quello bianco.
Per il tocco intellettuale c'è Miles Davis - vai al link - "So What" (tradotto sarebbe "chissenefrega"). C'è un riff di basso impareggiabile.
Rispondi
di scorrazzo [user #37353]
commento del 03/12/2016 ore 21:07:53
Le applicazioni come
EVENTA
EVENSI
Possono essere di aiuto x chi vuole sponsorizzare i propri live e x il pubblico che cerca tramite gps concerti

L'opera di divulgazione di accordo e di don diego possono smuovere la curiosità di nuovi ascoltatori verso altri generi ed aumentare la curiosità.

La commistione di alcuni generi come il rockabilly con il ballo possono garantire più ritorno di pubblico.
Son rimasto molto contento di aver conosciuto il
Festival di inzago dove la musica rockabilly e dintorni vanno a braccetto con tutto il contorno di vestiario e costume.

Nelle scuole di ballo latino americane si fanno anche corsi di percussioni per aumentare la comprensione dei ritmi.
Sarebbe possibile una cosa simile con i balli che hanno come base altri generi musicali?
Si riuscirebbe a far apprezzare meglio la musica dal vivo e relativi strumenti ad un pubblico nuovo?
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 05/12/2016 ore 10:56:36
Musica ballabile: la stragrande maggioranza della musica che suoniamo di solito è ballabile... ma il pubblico questo non lo sa! E sono in pochi a sapere come si balla, per esempio un tango. Che serva annunciare "questo pezzo X si balla Y"? Allearsi con qualcuno che ne sa qualcosa è cmq utile in sala prove o registrando - un bpm più veloce o più lento oppure un ritocco al groove della batteria può aiutare.
Rispondi
di eugenio01 [user #39191]
commento del 05/12/2016 ore 12:29:42
Gavotta ciaccona sarabanda minuetto allemande giga corrente sono tutte danze contadine rapinate dai compositori classici ai contadini spagnoli francesi ungheresi polacchi... fino al valzer che ballavano i contadini austriaci scippati pure loro :-).

Il mitico "assolo" in cui l'improvvisatore da il meglio di se (quando gli esce...) nasce anche quello dal fatto che la gente CHE BALLAVA il motivo di moda non voleva smettere e quindi i musicisti dovevano continuare sul binario ma inventarsi qualcosa di diverso, se no dal ballo si passava alla noia anche se non sarebbe successo perché li avrebbero tirati giù dal palco molto prima ,ma in ogni caso il concetto di assolo nasce in quel contesto ed è da li (dall'esigenza di BALLARE) che nasce ujez, anche lui si , anzi, soprattutto lui.
La musica o è religiosa o si balla e questo da quando è nata...da sempre.
Levatevi ste chitarre da tracollo e andate a pogare :-P
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 05/12/2016 ore 17:29:1
Ah, che bello questo tuo intervento! E partito dal commento iniziale di Scorazzo. Devo esagerare: il pubblico inesorabilmente confinato alle sedie di un teatro non può cercare di imitare le graziose ballerine in palco. Stando in piedi, si può andare a un concerto dei Rolling Stones o Metalica con 130.000 dove c'è posto per 100.000 - non c'è posto per ballare.
Dovendo scegliere, un locale con musica ballabile è l'ideale per stare coi compagni, farsi quattro risate e ballare in coppia. C'è da rinunciare ad ambizioni? No di certo. Basta che fa ballare... !!!
Rispondi
di Aquarius utente non più registrato
commento del 04/12/2016 ore 10:07:45
Articolo monumentale, bellissimo: complimenti all’autore. Idem per gli interventi, pertinenti, ognuno dei quali, portatori di verità sulla realtà attuale. Mi atterrò solo alla situazione del nostro paese, in quanto non ho elementi per una visione più critica di quanto succede all’estero. E vorrei concentrarmi in particolar modo nell’ambito del dilettantismo, ovvero chi vive e suona per passione e divertimento. Penso che sia completamente cambiata la società, le nuove generazioni con i loro idoli e riferimenti, soprattutto il modo di ascoltare e percepire la musica. Ai miei tempi (sono del ’64), era normale investire anche somme significative nel tanto desiderato ed agognato “impianto stereo”. L’ascolto della musica era vero ascolto, i dischi si compravano, con non pochi sacrifici, e poi si “consumavano”, letteralmente, sul piatto del giradischi. Ora non è più così, si fruisce in modo più veloce, effimero e compulsivo; non è più determinante la qualità del mezzo per l’ascolto, ma l’ingurgitare freneticamente il più possibile: un disco dei Pink Floyd durava decenni, ora un brano è vecchio dopo un mese. E’ giusto, sbagliato? Non lo so, ma tant’è. Da non trascurare l’importanza di internet e dei social. FB non è nient’altro che un surrogato della televisione, un modo di soddisfare la voglia di protagonismo e dell’apparire imperante: non sei nessuno per poter partecipare ad un programma televisivo? Beh, posta tutto quello che puoi sul social. E’ preferibile postare un video dove ti fai randellare i coglioni e così ottenere migliaia di visualizzazioni che applicarsi nello studio dello strumento per un risultato che, forse, otterrai con molto tempo e fatica. Non mitizzerei nemmeno gli anni passati in cui c’era sicuramente un fermento ed una partecipazione più consistente: non dimentichiamo che per molti era una moda, interesse, (per la serie “tira più un pelo di figa che una coppia di buoi"), senza contare, - vi ricordate? – il pretesto, ad ogni concerto, per scatenare scontri, disordini, autoriduzioni e prese di posizione pseudo-politiche. Arrivo al dunque. Non ho una soluzione, ma la mia strada ed i miei obbiettivi stanno cambiando; è d’uopo un ritorno alle origini, alla radice della musica. Non inseguo più il fine dell’esibizione live a tutti i costi con i compromessi e le amenità ben descritte in tutti gli interventi di questo ottimo articolo. No, la mia soddisfazione si è spostata sulla vera essenza della musica: creare, comporre, imparare ad arrangiare i brani, instaurare un rapporto cordiale, creativo e costruttivo con i membri del gruppo. Imparare ad utilizzare i suoni per rendere sempre migliore il risultato finale dell’insieme, fregandomene se tutto ciò lo otterrò con le valvole, con il digitale, o con un’apparecchiatura a carbonella. Non è nemmeno importante essere dei geni, non è necessario creare composizioni originali e superlative: fondamentale è tirare fuori quello che abbiamo dentro, poco o tanto che sia. Tenendo presente che anche comporre ha bisogno di pratica e insistendo si migliora. Ben vengano le cover, per imparare e poi rivoltarle e metterci del nostro. Penso che ciò non cambierà di una virgola la situazione attuale, ma almeno riscopriamo il piacere di fare della vera musica, sincera, genuina e magari mettendoci al riparo da frustrazioni ed aspettative poco realistiche. L’esibizione live la farò, la cercherò, solo quando tutto mi sembrerà a posto, quando riterrò di avere qualcosa di interessante da dire, e categorico, in un luogo, un locale, un contesto adeguato: meglio un’esibizione all’anno con cinquanta persone interessate che cento concerti alla sagra della salama da sugo davanti ad un pubblico (?!!) disattento, interessato a tutto tranne che alla musica recepita come semplice contorno, rumore bianco.
Rispondi
di psykoguitar utente non più registrato
commento del 04/12/2016 ore 18:20:34
Ciao Aquarius.
Caro coscritto (sono anch'io del '64), forse la maturità ci porta delle riflessioni sui tempi e la tua mi piace molto. Tornare alle radici, alla qualità. Forse l'unica cosa che regge al passare del tempo, al mutare delle mode, è la qualità. Poi dobbiamo farcene una ragione che i tempi cambiano, oggi imperano i social media, tutto è fruito e consumato in modo veloce e superficiale. Dobbiamo (anche io in primis) smettere di cercare il suono X, lo strumento X, l'effetto Y, ma puntare su qualità di quello che si fa e si suona, preparazione sugli strumenti e con gli strumentisti. Invece di vedere l'epoca attuale com limitata, usare le nuove tecnologie per migliorare qualitativamente e soprattutto, suonare quello che ci piace, ma senza scimmiottare i grandi musicisti della nostra epoca.

Come scrivi tu, "Ben vengano le cover, per imparare poi a rivoltarle e metterci del nostro".

"metterci del nostro", questa forse è la vera chiave per essere apprezzati ed uscire dalla massa informe del "ecco un altro video su youtube, la trentaseiesima cover di pinco pallo...".





Rispondi
di Aquarius utente non più registrato
commento del 05/12/2016 ore 09:22:05
Ciao Psyko,
concordo con le tue riflessioni; si, probabilmente ci siamo crogiolati ed abbiamo goduto di quella fantastica, e forse irripetibile, stagione musicale... Però come ben osservato, dobbiamo anche considerare le cose buone - e ce ne sono - di questa epoca: strumenti validi in ogni fascia di prezzo, non solo chitarre, ampli ecc. ma anche mezzi per registrare, accedere a informazioni e didattica senza precedenti, e, cosa ancor più importante, la possibilità di avere una vetrina sul mondo. Da un certo punto di vista questa potrebbe rivelarsi la vera età dell'oro... scarseggiano un poco le idee... e sotto questo punto di vista dobbiamo rimboccarci le maniche :))) forse è più una questione di mentalità e di approccio che di capacità: di gente che suona bene, a mio parere, ce n'è...
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 05/12/2016 ore 12:38:26
Dal mio punto di vista, uno dei motivi della mancanza di idee è che spesso i chitarristi ascoltano musica "chitarristica", che per certi versi è comprensibile visto che tutti dobbiamo confrontarci con la storia del nostro strumento, ma spesso se non c'è chitarra alcuni progetti non vengono proprio presi in considerazione, indipendentemente dallo stile. Eppure suoni interessanti da riversare sul nostro strumento a corde, sia in termini di effettistica che di tecnica, ce ne sono tantissimi, e tagliandosi fuori da una grossa fetta di produzione come ascoltatori porta a perdersi magari musica molto molto bella che viene composta, e che magari crea a sua volta delle correnti che influenzano il pubblico che poi è (o potrebbe essere) anche il nostro, un pubblico che si abitua a certi suoni che noi con la chitarra non possiamo, ma sarebbe meglio dire non vogliamo (visto che con le tecnologie attuali c'è l'imbarazzo della scelta) dar loro. E a volte l'ego ci mette del suo, quanti qui hanno scritto brani originali che poi hanno analizzato anche dal punto di vista del suono e hanno detto "no niente chitarra in questo pezzo, meglio che lo suonino gli altri con questi suoni"? a me è successo di recente, un brano dove ancora non ho capito cosa farci con la chitarra, sicuramente una soluzione esiste e magari qualcuno che vede le cose da un'altra prospettiva la troverebbe subito, ma io non ci sono riuscito: pace lo suonano gli altri intanto, mi verrà in mente qualcosa, o forse no, sono contento di sentirlo suonare e di aver trovato suoni soddisfacenti per gli altri strumenti insieme ai colleghi. è anche questo il bello di avere enormi librerie di suoni e plug in ed emulazioni di effetti, come abbiamo oggi a portata di clic. Forse l'enorme quantità a disposizione spaventa, ma non deve essere una scusa per accontentarsi di un suono magari storico, magari bellissimo, che però spinge in una direzione ben precisa
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 05/12/2016 ore 19:12:50
Brano: trovati un sound di colore compatibile per farci un mini-riff 3-4 note 2 secondi repetitivo che imita un synth - il synth può solo invidiare l'espressività di un pitch-wheel a corde.
Rispondi
di Aquarius utente non più registrato
commento del 05/12/2016 ore 14:04:31
Ciao Mariano, hai detto una sacrosanta verità, anche questo probabilmente incide non poco. In effetti noi chitarristi, in generale, siamo un po' "autistici": ci chiudiamo nel nostro mondo e "pretendiamo" che il resto del mondo approdi verso i nostri lidi... l'ego del chitarrista medio non scherza eh... Mi ritrovo in quello che dici e sotto questo punto di vista devo fare un mea culpa.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 09/12/2016 ore 14:59:28
L'ego può essere estremo di molto - arte, teatro, cinema. Noi chitarristi siamo sottovalutati! Non siamo da psichiatra.
Le cose cominciano a cambiare appena si ha un successone. Diventa "chi è l'elemento portante?" (o magari un duo). In ogni caso ci sarà l'eterno dibattito riguardo a musica da suonare! O l'opposto, fare da backing band. Ci vuole diplomazia e... sacrificarsi per il bene della band.
Rispondi
di catma [user #44939]
commento del 16/12/2016 ore 09:28:30
La faccio breve, perché a lamentarsi di questa cosa dei locali per suonare sono solo i musicisti così detti "professionisti", a loro parere i soli a doversi esibire nei luoghi pubblici, chiaramente per un fattore economico, e non altro.
La musica ancor prima che un lavoro è una forma di arte e quanto tale non ha alcuna proprietà, quindi tutti la possono trattare come meglio può far piacere, a casa con qualche amico, oppure in qualunque altro posto sia pubblico che privato.
Se voi professionisti avete scoperto la musica come un lavoro, allora quando una certa situazione aime' lo richiede, dovete fare come tutti gli altri lavoratori: cercare unaltro lavoro, cambiando anche mestiere.
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 16/12/2016 ore 10:24:49
Questa è una regola senz'altro vera in generale. La ritengo comunque inadatta a un ambito lavorativo (che sia la musica o un altro) dove non esiste di fatto controllo fiscale e assicurativo e dove chiunque può farlo senza ottemperare agli obblighi di legge che i professionisti sono tenuti a ottemperare. Cosa possibile nel mondo della musica live per la quasi completa mancanza di controlli sopracitata. In tal modo il lavoro nero e la concorrenza sleale impediscono un sano sviluppo professionale. In quel caso, e per la mia esperienza nella musica live questo è il caso, chi vuole farlo seriamente ha il diritto di lamentarsi, come avrebbe diritto di farlo un avvocato se iniziassero a spuntare studi legali aperti da persone non abilitate e non a norma, e nessuno facesse una piega a riguardo
Rispondi
di catma [user #44939]
commento del 16/12/2016 ore 11:29:3
Non è arte la giurisprudenza.
Rispondi
di catma [user #44939]
commento del 16/12/2016 ore 11:29:3
Non è arte la giurisprudenza.
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 16/12/2016 ore 12:09:37
questo è irrilevante. La musica è un mercato dove i professionisti sono impossibilitati a lavorare da un sistema che non ha alcuna tutela e dove chiunque può lavorare in nero. Come in qualsiasi professione questo impedisce la crescita di qualità, visto che le persone che possono effettivamente dedicarsi appieno al lavoro sono solo una piccola percentuale di quelli che ne avrebbero le competenze e le capacità, perché soffocati da un mare di lavoro nero e concorrenza sleale. E di questo ovviamente ne risente la produzione artistica, impoverita
Rispondi
di catma [user #44939]
commento del 16/12/2016 ore 12:52:1
No non è irrilevante, è altresì fondamentale perché mio caro nessuno può vietare a chiunque di fare musica, come nessuno può vietare a chiunque di esprimersi in qualunque altra forma di arte, perché l'arte e la sua espressione è il principio dell'essere e della libertà dell'uomo, tutti gli altri discorsi vengono dopo e dopo ancora. Trovatevi un'altra professione se non riuscite a guadagnare sufficientemente con questa, e se siete davvero artisti be' le occasioni per esprimervi ci sono tutti i santi giorni e non solo nei pub. Stammi bene.
Rispondi
di catma [user #44939]
commento del 16/12/2016 ore 12:52:15
No non è irrilevante, è altresì fondamentale perché mio caro nessuno può vietare a chiunque di fare musica, come nessuno può vietare a chiunque di esprimersi in qualunque altra forma di arte, perché l'arte e la sua espressione è il principio dell'essere e della libertà dell'uomo, tutti gli altri discorsi vengono dopo e dopo ancora. Trovatevi un'altra professione se non riuscite a guadagnare sufficientemente con questa, e se siete davvero artisti be' le occasioni per esprimervi ci sono tutti i santi giorni e non solo nei pub. Stammi bene.
Rispondi
di Mariano C [user #45976]
commento del 16/12/2016 ore 13:27:50
Ognuno è libero di fare arte, ma quando da essa si vuole trarre un profitto, ci si scontra con le regole del mercato, regole che hanno anche a che vedere con adempimenti assicurativi e fiscali. Adempimenti che la maggior parte dei dilettanti NON ottempera pur ottenendo un profitto dal suo operato. Fare date in nero per arrotondare 100-200 euro al mese NON è suonare solo per passione, è lavorare in nero e fare concorrenza sleale ai professionisti costretti ad avere partita IVA e adempiere a una serie di obblighi che tutti dovrebbero avere, ma che per mancanza di controlli la maggior parte della gente se ne frega. Se ci si deve trovare un'altra professione non si potrà mai fare arte ad alti livelli perché per farlo è necessario studiare in continuazione, sopratutto nella musica dove per essere un minimo competitivo sul mercato almeno 5 ore al giorno di studio sono necessarie (ma non sono neppure molte). Io non ho niente in contrario al fatto che sia il mercato a decidere, anzi ne sarei davvero felice, ma allora TUTTI devono essere in regola, no solo io e pochi altri. Troppo comodo volere che le leggi e le regole del mercato valgano per gli altri e non per noi stessi, lavorando di fatto in nero e alimentando un circuito di concorrenza sleale, perché di questo si tratta. Le uno lo fa per passione come sento dire spesso qui dentro allora che non si faccia pagare, se si fa pagare lo faccia in regola, non in nero, se no non è passione, è solo lavoro nero. Molti non riescono a "guadagnare sufficientemente con questa (professione)" non perché non sono sufficientemente bravi, ma perché il mercato è assolutamente senza controlli e saturo di lavoro nero, che impedisce a chi è costretto a essere in regola (cioè a chi lavora con una certa regolarità) ad avere come competitor individui simili ai nobili di una volta, che non avevano obblighi fiscali quando decidevano di darsi al commercio, perché erano nobili. Partendo atto che per te:

-Non è necessario ne doveroso essere in regola per offrire un servizio e recepirne un compenso
-Non è indispensabile che in un mercato sano chi si affaccia su questo mercato sia in regola, e così i suoi colleghi/concorrenti
-Se in un mercato pieno di lavoro nero una persona che cerca di essere in regola non riesce a mettere insieme uno stipendio, l'invito è a cambiare lavoro, non a risolvere le problematiche del mercato

Spero vivamente che, quale che sia il tuo lavoro, non ci siano migliaia di lavoratori in nero che lo fanno a cuor leggero senza alcun timore di essere beccati mentre tu sei in regola.
Rispondi
di Kool cat [user #213]
commento del 16/12/2016 ore 13:21:44
Sinceramente cosi' come e' anche se si potesse io personalmente non la salverei e adesso spiego il perche' ! Allora premetto che vivo in Inghilterra da quasi 20 anni e qui' la musica dal vivo e' una cosa seria (grazie a Dio!!) Quando sono in Italia (spesso nei mesi estivi ,e mi capita di andare a vedere bands dal vivo, quello che spesso vedo sono 4 o cinque ragazzetti che ...suonano ....e BASTA ! Spesso vestiti male ,magari suonano in quella che loro chiamano un AC-DC tribute band e si presentano sul palco con le ciabatte da mare e i bermuda(perche'....fa caldo e che adesso che mi vesto come Brian Johnson con cappelletto di lana ad Agosto !!) dicevo 4 cinque ragazzi che rifanno quello che hanno provato nel garage, non c'e' movimento non c'e' ...SPETTACOLO ,non c'e' interazione con il pubblico non c'e' coinvolgimento c'e' un cantante che di solito ha il leggio con le parole ( Ahooo ma quelle sono scritte in Inglese e io mica me le posso imparare tutte a memoria ) C'e' un chitarrista che non aspetta altro che strattonare i zebedei a tutti con i suoi soli e la sua pedaliere chitarra amp ultima maniera, c'e' un bassista che a paragone la Torre Eiffell e' un esempio di dinamicita' assoluta e tastieristi vari che usano i loro mega-sinth con i suoni meno appropriati per i pezzi !!! Ecco ...la musica dal vivo e' qualcos' altro deve essere un esperienza,deve coinvolgere ovviamente se vuoi essere trattato da professionista comportati da professionista ,impara a memoria le canzoni vestiti per "la parte" come se stessi andando a fare un qualsiasi altro lavoro,il vigile non lo fa' in ciabatte e camicia hawaiana come il dottore non si veste con lo smoking per andare in corsia !! E anche se e' AGOSTO ...SUDI !!!! Perche' e meglio sudare su un palco che in una miniera e dovresti considerarti fortunato che in quella miniera non ci devi andare TU! Non ci si puo' lamentare piu' di tanto perche' spesso questa e' la realta !!!! Io sono un chitarrista in UK come ho detto qui'....e' un altra storia.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 18/12/2016 ore 13:25:13
Paga in nero o persino suonare GRATIS... Da giovincello si parte da zero, bisogna farsi esperienza e imparare proprio tutto! Si suona per passione e non è detto che si diventerà professionisti di alto bordo. Da considerare vi sono genitori che di solito hanno l'aspettativa che ti troverai un lavoro "decente"! Quale musica si suona ha un aspetto tutto suo - certe cose hanno interesse sottozero. Per il pubblico, per i locali, per i manager e persino per le case discografiche.
È da sempre difficile fare pezzi propri, inediti e un pò strani in confronto a covers "normali". La strada da fare è cmq lunga anche per musicisti davvero bravi.
È il partire che è difficile - per fortuna c'è Accordo con dritte e consigli per quelli che sono in partenza e questo articolo del Don con tutti i vostri commenti sono preziosi :)
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 23/12/2016 ore 13:57:13
Un commento extra + esempio video: come ben sapete Bob Dylan ha ricevuto il suo premio Nobel per corrispondenza mandando Patti Smith a rappresentarlo. Un pò per caso ho trovato il clip del pezzo eseguito - "A Hard Rain's A-Gonna Fall" (testo fa-vo-lo-so). Dimostra per eccellenza COME suonare dal vivo!!! vai al link
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