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Giovanni Ghiazza
utente #31 - registrato il 11/02/2002
Della serie: anche i commercialisti hanno un'anima ... e qualche chitarra. Rocckettaro "pentito", transitato dalla chitarra classica e giunto infine ad essere sballottato dalle onde di quell'infinito oceano che è il jazz. Felicemente confinato nell'esilio incantato delle archtop e dei suoni rigorosamente clean.
Città: Alba
Genere: Jazz.
Sono interessato a: Chitarra elettrica.
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Attività

L’abito, il monaco e l'incontro con la Avant Garde
di Giovanni Ghiazza | 28 marzo 2010 ore 17:40 da (Chitarra)
Premio Accordo-Ovation 2010
James L. D’Aquisto, liutaio, nacque il 9 novembre 1935 a New York. In quella città crebbe e lavorò fino al giorno della sua dipartita, per un attacco di epilessia, il 18 aprile del 1995. I suoi inizi quale liutaio avvennero nella bottega di un altro italoamericano, tal John D’Angelico, del quale divenne con il passare del tempo l’alter ego e praticamente figlio d’adozione e, con la morte del suo maestro, colui che ne proseguì l’arte di costruire le migliori chitarre archtop. Oggi Jimmy D’Aquisto è riconosciuto come uno tra i più importanti, o forse il più importante liutaio del ‘900 americano. Le sue creazioni sono già nei musei e nelle più importanti collezioni, ed hanno superato per valore economico quelle lasciateci dal suo maestro.
A tutto volume! Evoluzione storica della chitarra
di Giovanni Ghiazza | 16 marzo 2010 ore 11:30 da (Chitarra)
Premio Accordo-Ovation 2010
Non di rado capita di imbattersi nell’assunto che vuole la chitarra come uno strumento giovane, nel senso che rispetto agli altri cordofoni, quali i violini, che si presentano da ormai due secoli nella loro forma definitiva, essa si è venuta a definire solo con il secolo scorso, seppure le sue origini possano essere fatte risalire alla fine del XV secolo, quando la “vihuela de mano” si era affermata in Spagna. Nel 1487 Johannes Tinctoris, nel suo “De inventione et usu musicae” descriveva uno strumento “inventato dagli spagnoli, che sia loro che gli italiani chiamano viola, ma i francesi mezzo-liuto.
Riempiamoci gli occhi di bello
di Giovanni Ghiazza | 25 febbraio 2010 ore 07:53 da (Chitarra)
Con questa breve recensione propongo all’attenzione degli appassionati della chitarra un libro di recente pubblicazione dell’editore Lark Books. Si tratta di “Hand Made, Hand Played – The art and craft of contemporary guitars” di Robert Shaw. Il titolo è, letteralmente: “Fatte a mano, suonate con le mani – l’arte ed l’artigianalità delle chitarre contemporanee”.
Reverse relic, ovvero: restaurata o consunta?
di Giovanni Ghiazza | 06 gennaio 2010 ore 08:30 da (Chitarra)
Sovente in questi ultimi tempi capita di imbattersi nei termini “relic” o di “road worn”, riferiti ovviamente alle chitarre, ed in certi scritti circa la psicologicamente amena attività di produrre oggi uno strumento con le sembianze di uno di molti anni fa e, per di più, con pesanti segni di usura, se non addirittura di maltrattamenti degni del più energico palco rock. Il fenomeno è divenuto talmente rilevante da indurre il più grande costruttore al mondo a mettere in produzione dei, diciamo, “falsi autentici”. La cosa è molto singolare e del tutto inconcepibile fin solo ad una manciata di anni or sono, se si tralasciano operazioni illegali pensate e realizzate da veri e propri falsari. Chi, come me, ha passato i quaranta non faticherà a ricordare quei timidi segnali che erano le prime serie Fender “vintage”: ma si trattava comunque di strumenti nuovi, seppur costruiti “come quelli di allora”.
Ai posteri
di Giovanni Ghiazza | 03 novembre 2009 ore 07:56 da (Chitarra)
Saranno le ricorrenze che per i primi di novembre ci fanno fermare per dedicare un po’ di attenzione a quanti ci hanno preceduti su questa terra ed ormai defunti. Sarà un mio personale periodo di stasi musicale che corrisponde a pensieri del tipo “ma non è che ho troppa roba?” o “e se lasciassi perdere e vendessi tutte ‘ste chitarre che ho?” (la risposta è ... no!).Sarà che delle due rampolle che costituiscono la mia discendenza al momento nessuna si è dimostra così irresistibilmente attratta dalla seicorde.
Johnny Smith e il trasformismo
di Giovanni Ghiazza | 07 agosto 2009 ore 23:30 da (Chitarra)
RistampaNdR: Nel novembre 2002 l'accordiano DOC Giovanni Ghiazza propose un'interessante articolo sulla Guild Johnny Smith Award, chitarra di cui è felice proprietario, ponendosi alcune domande sui curiosi rapporti tra mr. Johnny Smith, vero trasformista dell'endorsement, e cinque nomi del calibro (in ordine cronologico) di D'Angelico, Guild, Gibson, Benedetto, Fender, tutti coinvolti - prima o poi - con Johnny Smith. Un primato che difficilmente verrà superato e una lettura piacevole che riproponiamo nella consueta rassegna di ristampe di qualità da Accordo che fu.
Chorus contro chorus
di Giovanni Ghiazza | 16 aprile 2009 ore 12:06 da (Chitarra)

Nel ruolo di spacciatore di GASsosa scrivo queste righe ad uso di chi stesse pensando di mettersi in casa un amplificatore che offra l’autentico sound dello stereo chorus. La faccenda è nata dall’insolita possibilità che mi si è presentata, e che non mi sono lasciato scappare, di fare il confronto tra un mito, il Roland Jazz Chorus JC-120, ed un attempato outsider, il Fender Princeton Chorus (in livrea “red knobs”). Questi ampli sono sostanzialmente due realizzazioni della stessa idea, tanto che potrebbero essere definiti la copia l’uno dell’altro.
All'asta, all'asta!
di Giovanni Ghiazza | 20 febbraio 2009 ore 20:01 da (Chitarra)
Amici accordiani, amici GASati, ho lasciato decantare la cosa un paio di mesi perché, quando ho preso coscienza di quanto sto per raccontarvi, fui dapprima incredulo e poi disorientato. Ora ho riassorbito lo shock e quindi vi posso raccontare. A cosa faccio riferimento? Ai prezzi, tanto sbalorditivi quanto veri, di chitarre “vintage” di alto lignaggio. Un pomeriggio di ottobre mi capita sotto mano una rivista che stava lì, abbandonata, sopra un mobile di un bel salottino di una banca. La copertina era occupata da un ritratto di Mao Tse Tung su uno sfondo azzurro cromaticamente rimaneggiato da quel geniaccio di Andy Warhol. In testa, a grandi lettere bianche, acclamava attenzione l’headline “CHRISTIE’S magazine”. Apro la rivista, giusto per impegnare qualche minuto di attesa, ma, destino, mi compare a pagina 12 la foto di un violino. La pagina titolava “Peter Guarneri of Mantua - The 1715 violin that has it all.” La didascalia della foto riportava “A violin by Pietro Guarneri / Mantua, 1715 / Estimate: $350,000 – 450,000”.
Chitarre pulite
di Giovanni Ghiazza | 23 agosto 2008 ore 18:12 da (Chitarra)
ristampaNdR: il tema della pulizia della chitarra è ricorrente. In questo articolo del 2000, Giovanni Ghiazza - accordiano della prima ora - condivide con il popolo di Accordo la sua esperienza. Ovviamente il tema è vasto e ognuno ha i suoi strumenti e i suoi metodi, ma l'articolo di Giovanni è un eccellente punto di partenza soprattutto per chi è alle prime esperienze, dunque lo riproponiamo volentieri.
Buscarino Monarch, una archtop per idee chiare.
di Giovanni Ghiazza | 17 ottobre 2007 ore 04:07 da (Chitarra)

Buscarino Monarch, una archtop per idee chiare.Tempo fa, nel commentare la recensione di una archtop Eastman qui su Accordo, scrissi dubbioso: "Sono sempre più stupito dal range di variazione di prezzi delle archtop nuove. Come ci possiamo spiegare un livello di ingresso di 1.000 euro per uno strumento massello carved, per salire attorno ai 3.000 per strumenti di liuteria italiana, andare a toccare i 7.000 per Gibson e soci, salire sull'ordine dei 10/15.000 dollari per strumenti di liutai famosi (Buscarino, Campellone, Comins, Manzer, ecc.) con picchi di ...". E poi concludevo: "Che le proporzioni tra i prezzi siano giustificate è cosa difficile da appurare, ma tanto è."

Hofner Chancellor, una nuova voce dalla Germania
di Giovanni Ghiazza | 04 novembre 2006 ore 23:17 da (Chitarra)

Hofner Chancellor, una nuova voce dalla GermaniaGiovanni Ghiazza scrive: La chitarra oggetto di questa recensione potrà destare interesse negli appassionati di chitarre arch-top. Interesse che non deriva tanto da motivi di blasone: Hofner è sì un marchio storico, probabilmente l’unico sopravvissuto tra i costruttori europei degli anni ‘50/’60, ma non ha certamente la fama (ed avuto gli endorser …) di Gibson, Guild e delle mitiche D’A*. Non è comunque una nuova arrivata. Infatti della produzione Hofner si trovano citazioni e foto nei più completi ed importanti libri della storia della chitarra moderna. In particolare i due modelli alti di gamma degli anni di transizione tra ’50 e ’60 vengono presentati come strumenti eccellenti. Sono la Committee (che trae il nome da un comitato di chitarristi britannici che furono chiamati a definire il progetto dello strumento) e la Golden (uno strumento da 18” di eccezionale qualità, costruito in una sessantina di esemplari).

Speedster 25W Deluxe, ovvero l'ampli della nonna.
di Giovanni Ghiazza | 05 ottobre 2006 ore 19:16 da (Chitarra)

Speedster 25W Deluxe, ovvero lGiovanni Ghiazza scrive: Ci sta che l'appetito vien mangiando (mi riferisco al non così remoto acquisto della riedizione Bassman, di cui feci recensione). Ci sta che luglio sia per me un mese infernale con il peggior rapporto "lavoro/tempo da dedicare alla musica" dell'anno, per cui la GAS diventa più che una medicina. Ci sta che a luglio la famiglia sia al mare, per cui una scappatella ci può stare. Ci sta anche che a SHG ci sia chi esponga delle belle cose che incuriosiscono e meritano una prova seria. Ci stanno tutte queste cose. Fatto è che un sabato di luglio, di primo mattino, che il sole dormiva ancora, mi dirigo verso Milano con a bordo la fida Artist Award per un paio di incontri musicalmente piccanti. Due gli ampli del desiderio, nell'ambito della famiglia "valvolare, 1x12, pulito, semplice": Carr Rambler e Speedster Deluxe 25W.

Miles Davis, pensieri per tutti.
di Giovanni Ghiazza | 29 settembre 2006 ore 16:42 da (Chitarra)

Miles Davis, pensieri per tutti.Giovanni Ghiazza scrive: Propongo alla comunità di Accordo una certa quantità di pensieri, ovviamente a carattere musicale, tratti dall’autobiografia di Miles Davis, che ho di recente terminato di leggere. Ci sono molti spunti di riflessione, e credo che ognuno troverà almeno una cosa per la quale essere grato al buon Miles (oltre, ovviamente, che per la grande musica che ci ha lasciato). Giusto per ricompensare un minimo l’editore di questo mio saccheggio dico che la lettura del libro è veramente gustosa, con innumerevoli aneddoti e vicende umane raccontate di prima mano da uno dei più grandi protagonisti della musica del novecento (in libreria, “Miles – l’autobiografia” in lingua italiana, editore Minimum Fax, euro 14,98).

Fender '59 Bassman LTD
di Giovanni Ghiazza | 21 gennaio 2006 ore 16:59 da (Chitarra)

FenderCosa ci sta scrivere la recensione di un amplificatore uno come me, da sempre disinteressato, se non del tutto refrattario, all'elettronica applicata. A questa domanda preliminare ho trovato una sola risposta: segnalare la bontà sonora di un prodotto e condividere con la comunità (virtuale?) di Accordo la grande soddisfazione per quanto quell'ingombrante marchingegno a nome Fender '59 Bassman LTD è già stato in grado di regalarmi. Pertanto queste impressioni, scritte da uno che oltre al "se giri la manopola del treble aumenti gli acuti" non sa andare, sono del tutto superficiali sotto l'aspetto tecnico.

Di serie o liutaio. E con le acustiche?
di Giovanni Ghiazza | 29 settembre 2005 ore 08:05 da (Chitarra)

Giovanni Ghiazza scrive: L'articolo di Michel Di serie o di liuteria mi ha dato lo spunto per questo suo 'cugino'. Nell'articolo e nella discussione che ne è seguita sono state considerate esclusivamente le solid body, per le quali, a mio parere, il discorso è più semplice. Spero di non essere cacciato da Accordo affermando che il legno di un corpo pieno di una chitarra il cui suono è reso elettrico dai pick-up per poi essere amplificato con svariati watt, passando magari attraverso numerose diavolerie elettroniche, incida si e no un dieci per cento. Più importanti sono i pick up, ma qui si tratta più di assemblaggio che di 'liuteria'. Altre componenti della chitarra sono comuni alle varie famiglie (manico, tastiera, set up) ma attengono principalmente all'utilizzo, alla suonabilità, con riflessi di minor rilievo sul sound generale. Pertanto ritengo che la bravura del liutaio di solid risieda in una equilibrata ed elegante sensibilità che gli consente di accoppiare nel miglior modo materiali e componenti diversi. Un po' come fa un bravo cuoco con gli ingredienti: questione di misura.

Vendere le superguitar
di Giovanni Ghiazza | 07 novembre 2004 ore 12:14 da (Chitarra)

Giovanni Ghiazza scrive "Mi chiedo se esistono metodi e canali specifici per vendere, da privato, chitarre di valore elevato. Oppure: chitarre dal valore differente devono essere vendute tramite canali differenti? Ed ancora: una chitarra folk, una solid body, una arch top, una classica hanno tutte le stesse probabilità di trovare acquirente tramite gli stessi canali o ne esistono di preferibili, se non addirittura di "dedicati"? La domanda me la sono posta dopo alcune recenti esperienze che in breve propongo. "

Elogio del silenzio
di Giovanni Ghiazza | 06 gennaio 2004 ore 19:29 da (Chitarra)

Giovanni Ghiazza scrive "La musica viene definita come l’arte di disporre i suoni. Ed in effetti in un brano musicale disponiamo suoni (note) e silenzi (pause). Già. Ma il mondo che ci circonda, rispetto al modello musicale, è fortemente inquinato da un terzo elemento: il rumore. Ed è su questo elemento inquinante che invito a riflettere..."

Luigi Tarisio, il vintage quando Gruhn doveva ancora nascere
di Giovanni Ghiazza | 08 marzo 2003 ore 13:15 da (Chitarra)

Sono entrato in possesso di un libricino dal titolo “Quattro secoli di liuteria in Piemonte” (C. Canziani, G. Rimonda; edizione Regione Piemonte) e nelle ultime pagine ho potuto assaporare il racconto delle vicende di due personaggi: il conte Cozio di Salabue e Luigi Tarisio. Ambedue i personaggi sono stati collezionisti ed amanti di strumenti musicali a corda, in un’epoca in cui la chitarra non rivestiva il ruolo che invece ha assunto a partire dalla seconda metà del ‘900. Ma in quelle storie ho trovato tanto di quello spirito che permea chi oggigiorno si svena per il vintage.

Hofner - Chitarre jazz-style dai '50.
di Giovanni Ghiazza | 12 gennaio 2001 ore 11:13 da (Chitarra)
La mia storia con le Hofner jazz ebbe inizio alcuni anni fa, per caso. Era una domenica e, a Milano, c'era Second Hand Guitars.
Nel tardo pomeriggio, tra la densa umanità che affollava le sale del grande hotel che ospitava la fiera vidi un signore, sulla sessantina mi sembrava, che portava una custodia in similpelle marrone ripiegata sottobraccio e una chitarra nell'altra mano, sorretta per il manico. Si avvicinò. Attratto da quello strumento gli chiesi di poterla esaminare. Non ne avevo mai viste così. Era una chitarra a cassa vuota, con le due buche a forma di goccia, sul tipo delle Rickenbacker, due pickup monobobina completamente neri.

Quella chitarra aveva un fascino discreto, educato, fatto di dolci curvature, di acero fiammato e abete in finitura naturale riscaldata dagli anni, fatto di legno leggero e odoroso, di polvere, e di anni. Ebbi un sussulto, irrefrenabile.
La somma che quel signore mi chiese mi parve modesta e così quella chitarra - che solo dopo anni scoprii aver per nome un'anonima sigla 462/S/E2 e conservare al suo interno, scritta a matita, la data 22/10/1958 - passò di mano e mi fece compagnia per il viaggio di ritorno verso casa. E per gli anni a venire.
Quello fu un seme che, pian piano, germogliò e crebbe in una robusta passione, fascinosa e curiosa, che mi spinse a conoscere, collezionare e suonare queste originali chitarre europee.

Alle sorgenti del suono
di Giovanni Ghiazza | 01 settembre 2000 ore 00:24 da (Chitarra)

Vi voglio raccontare il mio cammino, durato all'incirca quindici anni, alla ricerca del SUONO, o meglio del "mio suono".

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